
Real Madrid-Barcellona 2-5, Considerazioni Sparse
A Jeddah è un autentico dominio del Barcellona: i blaugrana conquistano Clasico e Supercoppa rifilando una manita al Real Madrid.
Il Barcellona ha dominato, surclassato e distrutto il Real Madrid al King Abdullah Sports City di Jeddah. Sarà un termine forte, ma questa sera fino all’espulsione di Szczesny è stato un massacro. I blaugrana arrivavano su ogni pallone, limitavano egregiamente i Blancos ed in attacco facevano letteralmente tutto ciò che volevano. Per 56 minuti di gioco c’è stata una sola squadra in campo. Il Barcellona vince con ampio merito la quindicesima Supercoppa di Spagna della sua storia e vendica la sconfitta rimediata all’atto conclusivo lo scorso anno. Questo titolo, però, ha un sapore diverso in quanto arriva in un momento poco roseo della stagione con qualche incertezza sia dentro al campo che fuori, facendo un rapido esempio della vicenda Dani Olmo che ora pare essersi conclusa. Il Barcellona non sembra più brillante come ad inizio stagione ed anche contro l’Athletic Club in semifinale era stato tutt’altro che perfetto, ma questa sera la prestazione dei blaugrana è stata mostruosa.
Il vantaggio di Mbappé è stata un’illusione. Già nei primi minuti i blaugrana avevano fatto meglio ed avevano costretto Courtois a due grandi interventi prima su un mancino da fuori di Yamal e poi su un colpo di testa più ravvicinato di Raphinha. Dopo il vantaggio del Real Madrid firmato dal francese, però, è cominciato il monologo del Barcellona. Il pari è arrivato al 22’: Lewandowski serve sulla fascia Lamine Yamal che si accentra, salta Tchouameni e con un mancino dolcissimo infila la sfera all’angolino. Poco dopo la mezz’ora Gavi viene steso da Camavinga in area, ma a Gil Manzano serve l’ausilio del Var per assegnare il rigore e dal dischetto Lewandowski non sbaglia. I Blancos sono in bambola, i catalani invece gli unici padroni del campo. A lunghi tratti sembra di vedere la stessa gara di metà ottobre: quando il Real Madrid era completamente scomparso dal Bernabeu. Poco prima del duplice fischio il Barça cala anche il poker: prima con un colpo di testa eccezionale di Raphinha e poi con un mancino ad incrociare di Baldé servito dallo stesso brasiliano. La ripresa si apre come peggio non può per la squadra di Ancelotti: palo di Rodrygo e poco dopo la manita firmata da Raphinha. Serve a poco il rosso di Szczesny e la punizione calciata dall’11 del Real che termina in porta, cambia molto la gara ed il risultato, ma non permette ai Blancos di ribaltare la gara.
Lasciamo la cronaca da parte: è stato un autentico capolavoro di Hansi Flick e dei suoi ragazzi. Non è un caso se in due Clásicos realizzi nove gol, ne subisci solo due e sei padrone del campo entrambe le volte. Il tecnico tedesco ha composto lo spartito in modo magistrale, ed i suoi giocatori l’hanno eseguito mostrando una facilità disarmante nel farlo. Le transizioni offensive sono state perfette, rapide e dolorose per la difesa del Real Madrid che non è mai stata capace di frenarle o di metterci una pezza. Il modo in cui il Barcellona ha spesso scelto di sovraccaricare al centro per poi verticalizzare sulle fasce è stato da manuale: Pedri, Gavi e Casadó hanno disputato una gara da far vedere e rivedere a tutta La Masía per far comprendere al cento per cento cosa deve fare un centrocampista blaugrana. In riaggressione, inoltre, il Barcellona ha divorato gli avversari non lasciando loro nemmeno il tempo di pensare. Dopo di che non possiamo non citare la difesa: perfetta questa sera. Con Araujo in campo il Barça accettava ancora con meno paura l’uno contro uno grazie alla sua eccellente rapidità. L’uruguaiano e Cubarsí formano la coppia che dev’essere titolare in queste partite, non me ne voglia Inigo Martinez. Koundé ormai ha pochi rivali ed è probabilmente il miglior terzino destro al mondo: pazzesco il lavoro nelle due fasi e come ha arginato Vinicius. Baldé ha vissuto una serata da sogno trovando anche la rete, la difesa del Barcellona dev’essere questa, veloce, abile in impostazione ed anche perfetta a cambiare spartito se necessario come accaduto post espulsione di Szczesny quando è stato preferito una difesa più bassa e più conservativa. Piccolo appello a Deco ed alla società: non vendete Ronald Araujo.
Non si può non parlare del tridente offensivo. È stato perfetto nella metà campo avversaria, ma anche in fase di non possesso ha fatto un lavoro strepitoso in riaggressione ed anche quando doveva eseguire la prima pressione. Il tridente Lamine-Lewandowski-Raphinha ricorda tanto un altro terzetto che in Catalunya ha fatto sognare i tanti tifosi blaugrana, ma che purtroppo per motivi anagrafici non beneficerà della stessa longevità. Il brasiliano ex Leeds con la sua doppietta ha raggiunto quota 30 G+A in stagione. In sole 26 partite, infatti, ha depositato la palla in porta per ben 19 volte, mentre 11 volte ha servito ai compagni il passaggio decisivo. L’evoluzione fatta da Raphinha è semplicemente incredibile. Lamine Yamal è stato lontano dal rettangolo di gioco per quasi un mese a causa del problema alla caviglia rimediato nella sfida interna contro il Leganés. In semifinale contro l’Athletic Club, nonostante la rete, era parso un po’ indietro di condizione e poco brillante. Bene, questa sera, ha fugato anche quei pochi dubbi che c’erano sulla sua condizione fisica. Il pari è da giocatore esperto, non prova il tiro di potenza, ma opta per un tocco morbidissimo di mancino che s’infila all’angolino. Gestisce ogni pallone con una calma e semplicità che fa invidia a tutta Europa, poi guardi la carta d’identità e leggi 2007. In Catalunya, se solo ce l’avessero, cercherebbero di dare l’elisir della giovinezza a Robert Lewandowski: passeranno secoli prima che un altro attaccante come lui vesta la 9 blaugrana probabilmente.
È stato il primo titolo di Hansi Flick da allenatore del Barcellona, è la partita che può dare una spallata emotiva alla stagione? Il momento poco roseo dei blaugrana questa sera è stato allontanato, così come tutti i fantasmi delle sconfitte subite contro Las Palmas, Leganés o Atlético. Il Barça questa sera potrebbe aver ritrovato quella consapevolezza che tanto aveva nei primi mesi stagionali, ma che altrettanto era mancata a dicembre. Fare ipotesi è complicato, dunque si può solo affermare che i catalani non devono perdere punti nelle prossime gare e sperare in qualche passo falso delle due squadre della capitale per riaprire la corsa al campionato e renderla una lotta a tre. Per questi giorni i ragazzi di Flick torneranno a lavorare sicuramente con entusiasmo e tanti sorrisi, con la felicità di aver ottenuto il primo trofeo stagionale e con la voglia di metterne altri in bacheca. Appuntamento ora a mercoledì contro il Betis per gli ottavi di Copa del Rey.
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