
Dov'era nascosto Tino Anjorin?
Arrivato in Serie A dopo mille peripezie, Anjorin è diventato l'arma in più dell'Empoli.
Per raccontare calciatori non più giovanissimi che si impongono a sorpresa nei grandi palcoscenici, si utilizza la definizione di venuto dal nulla, spesso per giocatori militanti in campionati periferici o non professionistici. Calciatori di cui sappiamo poco, solo per sentito dire, ma che portano con sé un bagaglio e delle esperienze ben noti agli addetti ai lavori, sfuggiti ai radar dei grandi club solo per colpa di qualche dettaglio. Eppure, se parliamo di Tino Anjorin, tale definizione non appare poi così peregrina.
Il centrocampista inglese dell'Empoli fin qui ha disputato 924' in Serie A, e ha già battuto il suo record stagionale di minuti giocati in una singola stagione da professionista, pur avendo compiuto 23 anni a novembre. Al di fuori delle giovanili e dalla squadra riserve del Chelsea, il talento di Anjorin si poteva solamente intuire, ipotizzare: non vi è mai stato un campione di partite sufficiente a raccontarci che giocatore è l'attuale numero 8 dell'Empoli, arrivato in sordina in Toscana durante l'ultimo giorno del calciomercato estivo.

Faustino Adebola Rasheed Anjorin, padre nigeriano e madre inglese, nasce a Poole il 23 novembre 2001. Tra la cittadina che ha dato i natali a John le Carré, celebre autore di romanzi di spionaggio, e Londra, ci sono quasi tre ore di automobile, che papà Sheriff si ritrova a percorrere quando suo figlio ha soltanto 7 anni: Tino è stato selezionato per entrare a far parte del settore giovanile del Chelsea. Assieme a lui ci sono, oltre ai già citati Gilmour e Hudson-Odoi, anche Gallagher, Guehi e il capitano, Reece James.
I primi incroci tra Anjorin e l'Italia arrivano quando il ragazzo non ha ancora un'identità calcistica definita: al Chelsea viene imposto a centrocampo fin quasi da subito, mentre i vari selezionatori delle nazionali giovanili provano ad impiegarlo in altri ruoli. Con l'Inghilterra U15, contro gli azzurrini del Ct Francesco Kawasaki Rocca tra i quali spicca Roberto Piccoli, il talento del Chelsea gioca da difensore centrale; l'anno dopo, contro l'U16 di Zoratto, viene impiegato da laterale difensivo di destra. L'altro terzino? Bukayo Saka.
Tra i giocatori a cui Anjorin ha dichiarato di ispirarsi ci sono Yaya Touré, Kevin De Bruyne e Frank Lampard; proprio quest'ultimo, da allenatore del Chelsea, permetterà a Tino di esordire in prima squadra, mezz'ora scarsa nel comodo 7-1 rifilato al Grimsby in Carabao Cup, gara che vede il debutto anche di Ian Maatsen. Anjorin, non ancora diciottenne, col numero 55 sulle spalle sostituisce Pedro nel ruolo di trequartista centrale del 4-2-3-1, ruolo cucitogli addosso dal tecnico dell'U18 Andy Myers per sfruttarne la facilità di calcio.
La stagione 2019/20 vede il centrocampista fare la spola tra U18, di cui è capitano, e campionato riserve, con un altro assaggio di prima squadra, stavolta in Premier League, contro l'Everton. Siamo nel marzo del 2020, appena prima dello stop dei campionati a causa della pandemia da Covid-19, evento che influirà pesantemente sull'inizio di carriera di Anjorin. "Durante il lockdown ho perso 10 kg a causa di una dieta e di un programma di allenamento sbagliati - ha raccontato Anjorin in una recente intervista alla BBC - ho finito per strapparmi completamente il quadricipite, non avevo più muscoli".
Serviranno quasi 9 mesi per rivedere Anjorin in campo col Chelsea: nell'ultima giornata dei gironi di Champions League, con la qualificazione già in tasca, Lampard premia il ragazzo con il debutto in Europa, schierandolo da esterno sinistro titolare contro il Krasnodar. "Ho scoperto solo il giorno prima che avrei giocato titolare, avevo solo 5 biglietti per parenti e amici, gli ingressi erano contingentati, non è stato facile scegliere chi far venire!": pur fuori ruolo, Tino disputa una gara di spessore, venendo elogiato anche dal tecnico, che tuttavia da lì a fine stagione gli concederà solo qualche scampolo di gara in FA Cup.
Il sogno Blues di Tino tarda ad avverarsi: il ragazzo si accorda con la società per un'esperienza in prestito. Molto influente, in questa trattativa e nella carriera del calciatore in generale, è la figura del padre-procuratore Sheriff, appassionatissimo di calcio tanto da aver chiamato il suo primo figlio Faustino - in onore di Asprilla - e il secondogenito Zico. Nell'estate del 2021 Anjorin passa alla Lokomotiv Mosca: i media britannici parlano di prestito secco, mentre il padre rivela l'inserimento di una clausola per il riscatto a titolo definitivo a favore dei russi.
Insignito della numero 10, Anjorin impiega davvero poco tempo a incidere con la maglia dei moscoviti, segnando il primo gol europeo all'esordio in Europa League, contro il Marsiglia di Sampaoli e Cengiz Under. L'allenatore Nikolic però fatica a dar fiducia al ragazzo nell'11 titolare, sfruttandolo soprattutto come arma per l'ultima mezz'ora, da impiegare prevalentemente in fascia; l'estemporaneo tentativo di sfruttare l'ex Chelsea da centravanti dura giusto i primi 45' della partita contro il Rostov.
L'avvicendamento in panchina tra Nikolic e Markus Gisdol sembra aprirgli nuovi spiragli, ma si rivelerà soltanto uno dei tanti what if della sua carriera: giusto qualche giorno dopo la sua prima da titolare col nuovo tecnico, ancora da esterno sinistro del 4-2-3-1, Tino rimedia una frattura al metatarso. La Lokomotiv rispedisce Anjorin a Londra per gli accertamenti e le cure del caso, con la speranza di riaverlo in primavera, ma lo scoppio del conflitto armato tra Russia e Ucraina impedirà il ritorno del calciatore a Mosca.
Un po' per tenerlo sott'occhio da vicino, un po' perché le offerte - per un calciatore che a 20 anni ha già rimediato due infortuni gravi - non sono numerosissime, il Chelsea spedisce Anjorin in Championship, per giocare con la maglia dell'Huddersfield. Il processo di riatletizzazione e di ritorno ai livelli precedenti dell'anglonigeriano è più lento del previsto: con i Terriers mette insieme solamente 8 presenze nel girone di ritorno, mai da titolare, andando a segno alla penultima di campionato su rigore contro il Coventry.
I buoni rapporti tra Chelsea e Huddersfield, che in quel periodo accoglie altri talenti cresciuti a Cobham come Colwill e Chalobah, fanno sì che il prestito venga rinnovato per un'altra stagione nonostante i problemi fisici del calciatore. Anjorin si presenta tirato a lucido alle porte della Championship 22/23 e trova finalmente spazio con continuità nell'11 titolare, da trequartista centrale del 4-2-3-1 o da mezzapunta di sinistra del 3-4-2-1, barcamenandosi nel migliore dei modi nonostante il difficile inizio di stagione dei Terriers, che costa la panchina a Schofield.
Ancora una volta però, quando sembra arrivato il suo momento, Anjorin deve fermarsi: stavolta non sono i muscoli a imporgli uno stop, ma la mononucleosi, che lo tiene ai box per un mese e mezzo facendogli saltare 11 gare di campionato. La sosta forzata della Championship durante il Mondiale in Qatar permette a Tino di rimettersi in forma al pari dei compagni: durante il ritiro dell'Huddersfield in Spagna, l'ex Chelsea appare tra i più brillanti, tanto che il nuovo tecnico Mark Fotheringham sembra intenzionato a schierarlo da titolare alla ripresa delle danze, il 10 dicembre contro lo Sheffield.
Sembra davvero esserci un sinistro burattinaio a manovrare la carriera di Anjorin: il giorno prima della gara con lo Sheffield il calciatore rimedia un infortunio alla caviglia, talmente grave da costringerlo ad operarsi. La stagione di Anjorin termina qui: 9 presenze, 2 reti e pochissime speranze per il futuro. Chi vorrebbe mai scommettere su un calciatore che, a quasi ventidue anni, conta molte più gare saltate per infortunio che presenze da professionista?
A ricordarsi del talento di Anjorin è Jon Harley, suo ex allenatore nelle giovanili del Chelsea: divenuto viceallenatore del Portsmouth, Harley convince Tino a ripartire dalla League One, terzo livello del calcio britannico, ottenendone il prestito secco per l'intera stagione 2023/24. "Siamo davvero emozionati nello scoprire cosa potrà darci - afferma il tecnico dei Pompey John Mousinho quando l'affare è ormai finalizzato - abbiamo tra le mani un giocatore da Premier, ottimo con la palla e con grandi doti atletiche".
Lo stesso Anjorin, dal canto suo, non vive il trasferimento in League One come un declassamento, ma come una nuova, grande opportunità, e non perde l'occasione per ingraziarsi i tifosi definendo il Portsmouth "un club da Premier League" e rinfocolando la rivalità con i rivali Bournemouth e Southampton. Alla ricerca della forma migliore, Anjorin subentra sul finale delle prime gare di campionato, mentre l'esordio da titolare avviene il 3 ottobre 2023, da trequartista centrale contro il Wycombe.
A fine mese Anjorin segna la sua prima rete in League One in maglia Pompey, decisivo per il 3-2 in casa del Reading, con un bell'inserimento in area sul cross dell'esterno nordirlandese Paddy Lane. La maglia rosa da trasferta del Portsmouth, il 28 sulle spalle, i capelli più lunghi del solito raccolti in una coda, i movimenti che sembrano farsi via via più fluidi: tutto lascia presagire che per il ragazzo di Poole sia arrivato il momento di un nuovo inizio, inizio che però verrà ancora una volta posticipato dall'ennesimo, brutto infortunio.
Il racconto dei giorni successivi lo lasciamo ad Anjorin stesso, sempre dall'intervista alla BBC dello scorso dicembre.
"Tutto stava iniziando ad andare per il meglio, poi il mio tendine si è distaccato dal ginocchio quasi completamente, soltanto il 5% era rimasto attaccato, non è stata una bella sensazione. Non ho una storia relativa a qualcosa che mi abbia aiutato a superare quel momento, la mia testa era completamente andata, a livello mentale è stato il peggior periodo della mia vita. Non riuscivo ad affrontarlo, nessuno poteva parlarmi o fare nulla. Arrivavo, mettevo il ghiaccio sul ginocchio e me ne andavo a letto, la mia vita era tutta qui".
"A sei settimane dall'intervento stavo ancora parecchio male, ma qui il Portsmouth mi ha aiutato moltissimo. Mi hanno detto che mi avrebbero aspettato fino a fine stagione, di non avere fretta, prendermi il mio tempo per recuperare e tornare ad allenarmi solo quando mi sarei sentito abbastanza forte".
E così Anjorin torna, a quasi sei mesi dalla partita col Reading, subentrando al 70' del match casalingo contro il Derby County. Le ultime giornate servono al ragazzo per riprendere confidenza col terreno di gioco e con una categoria in cui si sarebbe aspettato di militare per un'altra stagione, come da lui stesso dichiarato: "In estate pensavo davvero di tornare a Portsmouth, anche a titolo definitivo, e mi sarei messo a ridere se qualcuno mi avesse detto che avrei giocato contro il Milan a San Siro".
Il resto è storia recente: D'Aversa, nominato tecnico dell'Empoli, chiede alla società un innesto per rinforzare il centrocampo e il ds Roberto Gemmi, anch'egli un volto nuovo in azzurro, decide di scommettere su Tino Anjorin. Le condizioni strappate al Chelsea sono decisamente favorevoli, anche per un calciatore col contratto in scadenza nel 2025: un milione d'indennizzo, più il 50% sulla futura rivendita, mentre l'inglese firma con i toscani fino al 2027 (più opzione per un ulteriore anno), con uno stipendio di € 300mila netti a stagione.

A dare la spinta finale ad Anjorin verso Empoli è Carlo Cudicini, l'ex portiere ora responsabile della gestione dei calciatori in prestito del Chelsea, protagonista di un curioso intreccio: Cudicini e D'Aversa (due anni più giovane) sono entrambi cresciuti nel settore giovanile del Milan, e hanno giocato insieme in Serie C1 nel Prato nella stagione 1995/96. Per il figlio del compianto Ragno Nero Fabio Cudicini, recentemente scomparso, è naturale affidare Anjorin alle cure dell'ex compagno di squadra, il quale cerca a sua volta riscatto dopo un'esperienza poco felice sulla panchina del Lecce.
Il tecnico in conferenza definisce Anjorin "un centrocampista completo che può giocare sia a tre che a due, anche trequartista perché tecnicamente è molto bravo", e sul campo darà seguito a tali affermazioni, dato che fin qui l'ex Chelsea si è visto un po' in tutte le posizioni centrali del 3-4-2-1 e del 3-5-2, ma mai in fascia come gli era capitato in passato. L'esordio di Tino in maglia empolese arriva contro la Juventus, ultimi 13' da mediano al posto di Grassi per blindare lo 0-0, mentre la settimana dopo ecco la prima da titolare, favorita dall'infortunio di Maleh nel riscaldamento, all'Unipol Domus contro il Cagliari.
All'annuncio di Anjorin nello starting XI di D'Aversa, la reazione dell'appassionato medio è qualcosa del tipo "ma questo chi è?", reazione che si trasforma minuto dopo minuto in "oh ma questo è forte". Quasi nessuno, complici le peripezie incontrate, aveva mai visto giocare l'inglese, così è naturale rimanere sorpresi di fronte al suo mix di tecnica e fisicità. Fiore all'occhiello della partita di Tino è il delicato filtrante di prima intenzione che manda in porta Colombo, decisivo per l'1-0 dell'Empoli.
Complici alcune defezioni nel reparto centrale, Anjorin si ritaglia spazio con discreta continuità, giostrando da mediano a due, da mezzala di sinistra del 3-5-2 o da mezzapunta di sinistra nel 3-4-2-1. Al recupero dei compagni di reparto, il titolare resta comunque lui, per la sua abilità nell'abbinare qualità e quantità; in attesa del suo primo gol italiano, Tino si è messo al servizio delle punte servendo tre assist, due per Seba Esposito e uno per Colombo, con 5 grandi opportunità complessive create e 1,1 passaggi chiave a partita.
La sua prestazione più convincente è però quella andata in scena al Penzo, dove il numero 8 empolese è sembrato muoversi su un piano diverso rispetto agli altri 21 in campo, più veloce e più forte di chiunque altro. Ai 3 passaggi chiave, migliore in campo con Esposito, Anjorin ha abbinato una mole di cose fatte accadere in campo a dir poco impressionante: 18 duelli ingaggiati (9 vinti), 7 dribbling tentati (3 riusciti), 3 tiri tentati (uno nello specchio). In 82 minuti Anjorin ha monopolizzato la gara, facendo sentire la sua presenza in ogni fase di gioco.
Se volete paragonare Anjorin a un giocatore del passato recente, potete pensare al Kevin-Prince Boateng mezzala, in una versione con più tecnica e meno capacità di proporsi in area; ancor più calzante è il confronto con il primo Ederson visto alla Salernitana, per zone di campo occupate e compiti svolti sul rettangolo di gioco.
Il percorso di Anjorin fin qui è stato, per usare un forte eufemismo, decisamente accidentato, ma ha anche forgiato un calciatore che, a dispetto dei pochi minuti disputati tra i professionisti rispetto ai pari età, in campo appare lucido nelle scelte e meticoloso nei movimenti. Il ragazzo, visti i trascorsi, resta coi piedi per terra: "I miei obiettivi sono semplicemente giocare più partite possibile, vivere una stagione senza problemi fisici e disputare molte gare dal 1' al 90'". Tino vola basso, e non potrebbe essere altrimenti, ma la speranza è vederlo finalmente esprimersi al massimo del suo potenziale, senza più scherzi di quel destino con cui il ragazzo è decisamente in credito.
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