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Inter Venezia
, , 12 Gennaio 2025

Venezia-Inter 0-1, Considerazioni Sparse


L'Inter batte di misura il Venezia grazie ad una rete di Darmian e ritrova il sorriso dopo le delusioni saudite.

Dopo una settimana di travaglio, voci di mercato e cenere sul capo post rimonta in Supercoppa, l'Inter trova ciò di cui più aveva bisogno tra i canali di Venezia, e lo fa con una prestazione positiva ma non pienamente convincente contro una squadra, quella di Di Francesco, che ha avuto il merito di rimanere in partita fino all'ultimo momento e di mettere in difficoltà gli ospiti grazie ad una partita di applicazione e intensità. Alla fine è solo la rete di Matteo Darmian a decidere la prima gara interista in campionato del 2025, in un pomeriggio veneziano baciato dal sole ma raccontato attraverso le riprese di una regia ben poco conciliabile con i postumi del pranzo domenicale, per colpa di telecamere che, vuoi anche per la collocazione territoriale, sembravano pensate per ricreare il beccheggiare del Buccintoro piuttosto che le dinamiche di una partita di calcio.

Il Venezia ha fatto i compiti e si vede da come Di Francesco sembri, fin dai primi minuti della partita, voler prendere spunto dal Cagliari e organizzare una prima linea di pressione molto alta per mettere in difficoltà la fase d'inizio azione dell'Inter. In questo sono molto bravi Ellertsson e Doumbia ma, a differenza del primo tempo dei sardi nell'ultima partita del 2024 dell'Inter, il Venezia non è altrettanto bravo a coprire la profondità, che è invece regolarmente attaccata dagli uomini d'Inzaghi ed esposta agli inserimenti dei braccetti e delle mezzali. Il Venezia, col passare del tempo, cala comunque d'intensità e l'Inter può riuscire a creare più mole di gioco e a controllare i ritmi della partita, creando scompiglio soprattutto sulla destra e soprattutto grazie alla fluidità dei movimenti di Darmian e Lautaro, che confondono le linee serenissime e costringono i padroni di casa a scoprire il fianco sinistro.

Nel secondo tempo, invece, il Venezia riacquista verve e intensità dinnanzi ad una contesa che l'Inter fa fatica sia a chiudere che, alternativamente, ad addormentare. In maniera simile a quanto accaduto nella partita d'andata tra le due squadre, i nerazzurri costruiscono tanto, pur senza riuscire ad imprimere davvero il proprio ritmo, e approfittano degli spazi creati da un Venezia proiettato alla ricerca del pareggio ma mancano colpevolmente l'appuntamento col gol della sicurezza, in un canovaccio ben consolidato e tipico degli usi e costumi dell'Inter di Inzaghi. La linea di demarcazione tra tre punti fondamentali per la lotta scudetto e l'ennesima rimonta subita questa volta, però, non ha la forma del braccio di Sverko ma quello del palo della porta difesa da Sommer e baciato dalla rasoiata fulminea e sfortunata di Busio a metà secondo tempo. Ancora una volta, e nonostante la vittoria, l'Inter dimostra di dover crescere tanto sotto i profili della lucidità sotto porta, del decision making e della gestione dell'equilibrio, soprattutto nelle transizioni, messo a repentaglio anche dalle pesanti assenze di Mkhitaryan e Calhanoglu.

Ma nonostante i suoi lati negativi, quella dell'Inter è una vittoria pesante soprattutto, appunto, per premesse e condizioni. Più che per aver allungato su un buon numero di dirette concorrenti, però, il successo di Venezia è importante per rassicurare un gruppo evidentemente scosso (e chi non lo sarebbe) dalle ben note vicende saudite. Qualsiasi risultato diverso dalla vittoria avrebbe portato l'Inter più vicina ad un mental breakdown che non ha il lusso di potersi permettere ma, per fortuna dei tifosi interisti che hanno comunque avuto la loro buona e consueta dose di sofferenza finale, la rete di Darmian ha rinviato questo rischio di almeno qualche giorno, fino alla delicatissima e mai banale partita contro il Bologna. E proprio da Matteo Darmian dovrebbe ripartire la squadra d'Inzaghi: in una settimana in cui si è parlato molto di mentalità e predisposizione a lavoro, sembrerebbe quasi non essere un caso che una rete così decisiva arrivi da un giocatore che ha fatto del lavoro la cifra della sua carriera interista. Il movimento con cui s'inserisce alle spalle della difesa del Venezia, la rapidità di riflessi con cui ribadisce in rete, la solidità della sua prestazione difensiva arrivano da un giocatore che ha perso da tempo i galloni della titolarità ma che pure sembra essere naturalmente predisposto alle richieste tattiche e d'intensità tipiche del calcio d'Inzaghi.

Il Venezia si ritrova, ancora una volta, a ripensare ad una prestazione encomiabile ma che ha lasciato i lagunari a mani vuote, come all'andata. La sconfitta odierna ha mostrato la necessità di una serie d'innesti sul mercato, a partire dalla difesa falcidiata dagli infortuni (oggi due), ma anche la possibilità per Di Francesco di poter contare su una squadra che vive e combatte insieme a lui. Sverko e Idzes non lesinano ottime chiusure e contrasti attenti, Nicolussi Caviglia riesce a ben figurare anche contro il centrocampo dell'Inter e la coppia Pohjampalo-Oristanio riesce a funzionare bene anche se a scarto ridotto. Forse oggi ciò che è mancato di più è stato il gol della punta finlandese, che pure ha svolto bene i suoi compiti in fase di non possesso e ha avuto le sue buone occasioni, soprattutto nel finale. Vista anche l'imminente partenza di Gytkjaer, probabilmente per il Venezia l'acquisto di un centravanti capace di alternarsi col capitano e permettergli meglio di dosare lucidità e intensità.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto e l'abusivismo edilizio. Ha studiato a Bologna, dove si è laureato in giurisprudenza, e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema, quasi quanto fare oscuri riferimenti alla storia o alla politica. Ha sul comodino una sua foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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