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De Zerbi Marsiglia
, 29 Novembre 2024

L'evoluzione di Roberto De Zerbi


De Zerbi sta trovando difficoltà a Marsiglia, nonostante qualche cambiamento rispetto al passato.

Se cercate un nome più divisivo di Roberto De Zerbi nel panorama calcistico italiano, quantomeno in quello degli allenatori, non ne troverete. L'allenatore bresciano ha rappresentato l'inizio dell'aumento, in Italia, di una corrente di gioco posizionale e aggressiva, se non addirittura una sua estremizzazione. Dalle sue strategie di gioco si sono formati due schieramenti: chi sostiene "il calcio è semplice", ossia i suoi detrattori più convinti, e chi abbraccia questa filosofia definita "giochista".

C'è quindi un'attenzione certosina nel seguire i suoi passi, da ormai 4 anni indirizzati fuori dal suolo italico. C'è chi dice che il suo modo di giocare non può essere vincente, per il suo rifiuto nell'accettare i compromessi: parliamo di un tecnico integralista, ma in un modo diverso da come possono intendersi i Conte o gli Inzaghi. De Zerbi non è un mister fissato con determinati moduli e strutture in campo (l'ex Sassuolo ha più volte cambiato, nella sua carriera), ma lo è nella predisposizione a preparare le partite facendo l'occhiolino alla sola fase offensiva.

Il calcio di De Zerbi infatti è sempre stato caratterizzato dalla ferocia sia in fase di non possesso che, soprattutto, in fase di possesso. Le sue squadre hanno sempre avuto la pretesa di dominare il campo tenendo il pallone tra i piedi: se ce l'hai tu, non ce l'ha l'avversario.

Ogni squadra che ha allenato - Darfo Boario, Foggia, Palermo, Benevento, Sassuolo, Shakhtar Donetsk e Brighton - ha mostrato una costruzione dal basso organizzata con determinati capisaldi a cui non ha mai rinunciato: 4+2 in uscita, mediani molto a ridosso dell'area, lancio diretto del portiere se gli avversari pressano uomo contro uomo, per giocarsi la parità numerica creata dalla distanza tra i reparti con gli attaccanti in campo aperto.

"Follow the pressure"

Di De Zerbi ha sempre impressionato l'abilità nell'insegnare ai propri giocatori quali sono gli spazi più pericolosi, come muoversi in relazione non solo del compagno ma anche dell'avversario, come palleggiare nello stretto e creare dei veri e propri torelli in mezzo al campo per favorire l'avanzata verticale, e palla a terra, del campo.

Al contrario, la fase difensiva è sempre stata deficitaria, sia per gli interpreti chiamati a eseguirla sia per alcuni principi dettati dallo staff tecnico. Nonostante l'aderenza a diversi principi inderogabili, però, il calcio proposto da Roberto De Zerbi è sempre stato un'evoluzione di se stesso. E l'ultima esperienza in ordine di tempo, che sta vedendo il tecnico bresciano alla guida dell'Olympique Marsiglia, ne è la perfetta rappresentazione.

Un progetto che non decolla

"Non voglio sentir parlare del 2°, del 3° o del 4° posto. Sono venuto qui per dare qualcosa, per trasmettere e vivere qualcosa che trascenda il calcio. Se sono io il problema, allora devo andarmene. Non mi interessano i soldi. Quello che cerco è la gratificazione del lavoro": De Zerbi ci aveva lasciato alla sosta nazionali con queste parole, nella conferenza post seconda sconfitta casalinga consecutiva in Ligue 1 contro l'Auxerre (1-3). Dichiarazioni che sembravano un escamotage per scuotere l'ambiente, più che una seria minaccia: il Marsiglia è 3° in Ligue 1, anche se forse De Zerbi in primis si aspettava qualcosa di più dal punto di vista delle prestazioni.

I marsigliesi, dopo un grande avvio di campionato, hanno tirato il freno a mano, complici anche i piani partita sempre più accurati degli avversari, studiati per dare fastidio alla classica impostazione di gioco dezerbiana.

La forza principale delle squadre di De Zerbi è sempre stata quella di crearsi lo spazio per attaccare la porta verticalmente, attirando la pressione dell'avversario: spesso e volentieri, la fatica più grande è riuscirci contro avversari più deboli che, di fronte a una formazione più forte che deve fare la partita, tendono naturalmente a chiudersi.

Questo è l'aspetto in cui si aspettava l'ex Sassuolo al varco: per la prima volta, oltre all'esperienza nel campionato ucraino con lo Shakhtar, guida un Marsiglia con cui sarà quasi sempre il favorito in Francia. L'abilità nell'attaccare i blocchi bassi, uno dei talloni d'Achille, sarà sempre sotto esame.

A inizio stagione il Marsiglia si distingueva per l'uso del 3-2-5 in fase di possesso, col terzino sinistro che saliva in ampiezza favorito dall'accentramento dell'ala (Luis Henrique).

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Le fasce però sono zone in cui solitamente si esplorano pochi vantaggi, o perlomeno non senza aver rotto almeno una linea di pressione grazie all'apporto dei centrocampisti. I mediani del Marsiglia fanno sempre uno smarcamento veloce incontro ai difensori per poi giocare a muro con quest'ultimi, trovare il terzo uomo (altro centrale) o combinare tra di loro. In questo vengono in aiuto gli uomini nei mezzi spazi: la struttura infatti crea il classico box midfield, utile per creare linee di passaggio in verticale, favorire le combinazioni nello stretto e svuotare le fasce, attaccate poi se si esce dalla pressione.

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Per fare questo è fondamentale la presenza di un giocatore abile nel verticalizzare: al Sassuolo era Ferrari, al Brighton Colwill e successivamente Dunk, al Marsiglia c'è Balerdi, nell'86° percentile per passaggi progressivi tra i difensori centrali della Ligue 1 (via Opta/FBref)

Se c'è stato qualche cambiamento nella preparazione delle partite di De Zerbi, tra questi non c'è la struttura in fase di prima costruzione: il 4+2 con i mediani a ridosso dell'area è costante. La strategia è sempre la stessa: vedere se gli avversari pressano in parità numerica per poi, eventualmente, andare dagli attaccanti che possono giocarsi il 3v3 o il 4v4.

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L'attaccante balla tra i due centrali: il Brest può rimanere in superiorità nella parte alta del campo...
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... Lirola allora sale in ampiezza, il Brest si divide i 4 attaccanti con i 4 difensori. Rulli, dalla porta, lancia oltre le prime due linee di pressione.

Il Marsiglia sfrutta le doti da rifinitore del trequartista Harit, quelle in dribbling di Greenwood e quelle di attacco alla profondità di Wahi. Per il tecnico bresciano infatti è sempre stata fondamentale la presenza di ali atleticamente dominanti per risalire il campo velocemente ma anche di un giocatore che sapesse imbeccarle.

Non mancano, come già detto, le triangolazioni in mezzo al campo tra centrocampisti: il trequartista scende tanto per aiutare la manovra e si relaziona con i due mediani, diventando spesso il terzo uomo cercato dietro le linee avversarie.

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Harit svolge la funzione di connettore tra i reparti, molto simile al Djuricic di Sassuolo. Diverso era invece il lavoro di Lallana al Brighton, praticamente un costruttore aggiunto.
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In viola, le zone su cui il Marsiglia esercita il proprio dominio: presidio dei corridoi interni, per poi attaccare la linea sulla fasce.

Dove iniziano i problemi? L'aggiunta di Rabiot dal mercato degli svincolati è tuttora un rebus: il francese è stato sempre schierato in mediana al fianco di Hojbjerg, ma non ha le doti di palleggio che hanno sempre contraddistinto i centrocampisti di De Zerbi. L'ex Juventus è una tipologia di giocatore diversa rispetto a quella che l'allenatore ha sempre prediletto, ed è uno dei cambiamenti/compromessi che il bresciano ha apportato in questa nuova avventura.

Con Rabiot in campo, il Marsiglia abbandona il 4+2 fisso in costruzione e soprattutto il 3-2-5 che tanto ha fatto bene nelle prime partite del campionato optando per un classico 4+1 ed il francese ad oscillare tra il mezzo spazio, la zona di costruzione ed ampiezza favorendo le sovrapposizioni interne del terzino destro. Un cambiamento, quindi, positivo o ancora negativo?

Il nemico numero uno: i blocchi bassi.

Sin dai tempi del Sassuolo, le squadre di De Zerbi faticano contro squadre con riferimenti a uomo: questa marcatura riesce a occupare bene tutti i canali del campo "semplicemente" adeguandosi ai tentativi di smarcamento, rendendo i giochi di posizione meno efficaci.

Si ricordano le sconfitte contro l'Inter di Conte o l'Atalanta di Gasperini: magari il Sassuolo dominava il possesso palla ma senza creare granché sotto il punto di vista delle occasioni da gol. Emblematico lo 0-3 incassato nel novembre 2020 dall'Inter che conquisterà lo Scudetto: 66% possesso palla per il Sassuolo, 13 tiri a 11 ma solo 0.75xG creati per un non invidiabile 0.05 xG/shot (per rendere l'idea, la qualità media dei tiri di Venezia e Lecce in questa Serie A si attesta sui 0.09 xG/shot).

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La copertura dell'Inter non lascia molti spazi: Skriniar rompe la linea ma è sostituito da Darmian e Vidal.

Il Marsiglia di De Zerbi, come anche Brighton & co., soffre tremendamente se l'avversario chiude i canali centrali e indirizza lo sviluppo dell'azione sulle fasce. L'OM non lavora praticamente mai in catena e, se costretto a giocare sulle fasce, fatica a creare occasioni.

Ricordate le difficoltà contro Inter e Atalanta, sono da portare alla mente anche le brutte sconfitte di De Zerbi alla guida dei Seagulls contro Aston Villa e West Ham. Nella Ligue 1 2024/25, tra le squadre che hanno messo alla luce le fragilità dei francesi ci sono state già Strasburgo ed Auxerre.

I primi hanno giocato con un 4-1-4-1 in fase di non possesso: gli esterni alti uscivano sui centrali del Marsiglia coprendo le linee di ampiezza, i terzini sui terzini e i centrali scalavano sulle ali. Tutti i corridoi interni erano intasati, rendendo molto più difficili le combinazioni tra i centrocampisti, col mediano invece occupava la linea diretta verso l'attaccante.

L'Auxerre invece ha optato per un 5-4-1 chiuso nella propria metà campo: De Zerbi ha accettato di andare sulle fasce, rispolverando dal repertorio la posizione molto accentrata dei terzini per costringere gli esterni alti avversari a stringere senza poter portare il raddoppio ai compagni, in un 2-3-5 che chiamava a gran voce le giocate in ampiezza.

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Già al 1' il Marsiglia stupisce gli avversari: Rabiot, dal mezzo spazio, scende in ampiezza facendosi aggredire dagli esterni avversari (probabilmente sorpresi); Greenwood si accentra per favorirne lo smarcamento, attirare il braccetto e creare lo spazio per l'inserimento centrale di Lirola, favorito dalla sua posizione accentrata. Un'azione che quasi porta a un gol che avrebbe messo sui binari giusti la partita.

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Da lì l'Auxerre capisce il giochino, il quinto non si fa attirare da Rabiot ed il Marsiglia fatica tanto a creare palle gol. In nessuna delle due sfide, Strasburgo e Auxerre hanno pressato la squadra di De Zerbi, non permettendogli di creare lo spazio necessario per costruire le transizioni artificiali. Il piano partita è ora utilizzato da molte squadre in Francia, così come fatto ad esempio dal Nantes che faceva "galleggiare" il proprio attaccante tra i due centrali.

Balerdi e Kondogbia - impiegato come centrale di una retroguardia a 3 già da Gasset nella seconda parte della scorsa stagione, ora stabilmente difensore centrale sinistro della coppia di De Zerbi - superavano la pressione di Mohamed grazie al principio del terzo uomo con i centrocampisti, ma senza quasi mai riuscire ad arrivare in zone di campo pericolose.

Il risultato è che l'OM è la squadra con la fase di possesso più corta del campionato: tutti gli effettivi sono raccolti in nemmeno 30 metri. Questo sta portando De Zerbi a vivere una situazione lontana anni luce da quella a cui è sempre stato abituato: con gli spazi congestionati, il suo calcio è meno efficace, e la produzione offensiva ovviamente ne risente.

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Il fatto che la squadra sia corta in fase di possesso non è negativo in generale, però è la conseguenza del non riuscire ad allungare gli avversari che sanno di non doverli pressare, congestionando gli spazi.

Questa densità nel palleggio ha portato alla titolarità di Jonathan Rowe, esterno alto inglese in prestito dal Norwich, più a suo agio nel creare occasioni da gol da situazioni statiche. Il classe 2003 londinese è 3° per GCA (Goal Created Actions) per 90' in Ligue 1 e il migliore del Marsiglia per GCA generate da un dribbling, oltre ad essere l'ala dell'OM quello che tenta più dribbling (migliore di Greenwood anche per quanto riguarda il un tasso di conversione: 54%).

La produzione offensiva risente di questi fattori: le squadre di De Zerbi hanno sempre prodotto tantissimo, mentre quest'anno il Marsiglia si sta fermando a 1.26 NPxG per 90', addirittura 10° valore della Ligue 1.

Attraverso le statistiche si può anche notare anche quanto la manovra sia diventata meno pericolosa: l'OM è 2° in campionato per passaggi tentati, anche considerando solo l'ultimo terzo, ma è solo 8° per passaggi verso l'area (8.08 ogni 90'). Il Marsiglia è anche 10° per conduzioni progressive (16.2), 12° per conduzioni verso l'ultimo terzo (11.3) e 6° per conduzioni verso l'area (5.5) ogni 90'.

Con Rabiot in squadra, come detto, cambia la struttura in fase di costruzione ma questo non deve essere necessariamente un problema: De Zerbi utilizza tanti tipi di smarcamento e costruzione (3+2, 2+3, 4+2), il problema sono le funzioni che devono svolgere questi giocatori. L'ex Juve e PSG sembra non ancora integrato: il gioco non può essere fluido, veloce ed efficace come abbiamo sempre visto, se una pedina di questa importanza non funziona a dovere.

Dati FBrefMarsiglia (24/25)Brighton (23/24)Brighton (22/23)Sassuolo (20/21)
NPxG 1.261.371.811.26
Passaggi tentati615.5658.7602.3622.6
Passaggi progressivi42.246.848.745.9
Passaggi verso ultimo terzo4039.138.440.5
Passaggi in area avversaria8.0810.110.39.29
Conduzioni progressive16.222.721.320.3
Conduzioni verso l'ultimo terzo11.315.414.416.4
Conduzioni verso l'area5.57.086.584.79
Tocchi ultimo terzo144.8178.1180.9170.9
Tocchi in area avversaria20.428.42922.2
Il confronto statistico tra le fasi di possesso delle squadre di alto livello allenate da De Zerbi, aggiustati per 90' (manca lo Shakhtar, per ragioni di campione limitato e abilità degli avversari del campionato ucraino).

Molti di questi numeri vanno contestualizzati: De Zerbi è arrivato a Marsiglia da pochi mesi, è normale che il gruppo debba ancora lavorare per applicare le sue idee dopo un 2023/24 in cui il gruppo è stato sballottato dalle idee di Marcelino a quelle di Gasset, passando per Gattuso e Gasset. Tuttavia, restano numeri utili a farsi un'idea delle difficoltà che sta incontrando nel trovare il ritmo di gioco che in altre annate era stata forse il principale punto di forza delle sue squadre.

Il Sassuolo non aveva di certo una rosa di altissimo livello, mentre al suo primo anno al Brighton aveva a disposizione molti giocatori di spessore tecnico (Mac Allister, Colwill, Groβ, Caicedo) e i numeri ne hanno rispecchiato il potenziale. Alla sua seconda stagione in Inghilterra, invece, l'organico era notevolmente indebolito e le statistiche offensive della squadra ne hanno chiaramente risentito.

La dirigenza dell'OM, quest'estate, ha portato a Marsiglia ottimi giocatori per la Ligue 1 - Greenwood, Wahi, Hojbjerg, lo stesso Rabiot - mettendo in mano all'allenatore bresciano una rosa costruita con il chiaro obiettivo di tornare in Champions League. Se da una parte la classifica - per ora - rispecchia queste ambizioni, dall'altro i numeri al momento restano deludenti rispetto alle aspettative che Roberto De Zerbi ha creato su di sé negli anni passati.

La mancanza del fattore "X"

Tra i motivi delle difficoltà nel produrre azioni pericolose di questa squadra c'è forse l'assenza di almeno un giocatore che riesca a interpretare, il calcio di De Zerbi. Guardando al passato recente, al Sassuolo erano Locatelli e ancor di più Maxime Lopez; al Brighton, Caicedo, Mac Allister e soprattutto Groß: centrocampisti che offrivano grande fluidità alla squadra, che sapevano muoversi dove la situazione lo richiedeva quasi in automatico, spostandosi sempre nella zona in cui sarebbero stati più utili al momento più adatto.

Groß, ad esempio, partiva sempre da mediano nel 4+2, ma era libero di smarcarsi in profondità se l'ala veniva incontro. Al contempo, il tedesco ora al Borussia Dortmund sapeva fare smarcamenti fuorilinea in ampiezza al momento giusto; addirittura, a volte occupava il mezzo spazio destro.

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Groß permetteva l'esecuzione di più strutture in costruzione alta, mettendo in seria difficoltà le marcature degli avversari. Una capacità in cui spiccava anche Maxime Lopez, ancor più sfuggente e mobile del tedesco.

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De Zerbi gioca un calcio che permette a questi giocatori di essere persino più pericolosi senza palla rispetto che con: a Marsiglia forse manca proprio un giocatore che sappia svolgere queste funzioni. Hojbjerg è un mediano molto bravo a resistere al pressing; Harit un trequartista che sa fungere da costruttore in caso di necessità. Ha ali atletiche con un ottimo dribbling, alcune anche con una buona comprensione del gioco - vedasi Luis Henrique - ma nessuno di questi ha quel fattore X di cui si diceva sopra.

Non è un caso che Maupay sia stato gradualmente inserito tra i titolari a discapito di Wahi, grazie alla capacità di dialogare con le ali e attirare i difensori e sbloccare la manovra, come facevano nelle precedenti esperienze Ferguson e soprattutto Caputo. Finora, però, non è bastato. De Zerbi forse deve ancora individuare chi sarà il suo nuovo Pascal Groß.

Prima pressione e riaggressione sono cambiate

Se i principi del possesso palla non siano cambiati troppo nel tempo nonostante alcune difficoltà nella loro applicazione, per la fase di non possesso il discorso muta radicalmente. Sia a Sassuolo che a Brighton, De Zerbi ci ha abituati a una pressione aggressiva, uomo su uomo, che non sempre funzionava come sperato ma forse più per responsabilità dei limiti degli interpreti.

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Nel bene e nel male, comunque, un punto di forza delle squadre dezerbiane è sempre stata la riaggressione. In questo specifico fondamentale, il Marsiglia sta ancora faticando moltissimo: è 5° in campionato per tiri subiti in situazione di contropiede, risultato di scelte erronee in fase di possesso che portano a scoprire zone di campo pericolose.

A inizio stagione, infatti, con il 3-2-5 e il terzino sinistra che saliva in ampiezza, la zona dell'esterno basso restava sguarnita, fornendo un bersaglio troppo evidente per non essere puntato dagli avversari per far male. Contro l'Auxerre, per esempio, il Marsiglia perde la partita a causa delle palle perse in modo ingenuo a centrocampo, trasformate in distese liberate dai terzini "stretti" del 2+3 visto prima e sfruttate con profitto dalle ali avversarie.

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Non solo. Anche in fase di riaggressione alta, l'OM non ha mai mostrato l'organizzazione che ci si sarebbe aspettata di vedere. Contro lo Strasburgo, i marsigliesi concedono un gol macchiato da due errori grossolani: il primo errore arriva da Kondogbia e Ismael Konè, che riaggrediscono il pallone ma dividendosi male i riferimenti avversari. Il buco alle proprie spalle, nella fascia centrale del campo, è una voragine.

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Il secondo errore, invece, è commesso da Hojbjerg: a palla scoperta, l'ex Tottenham rompe la linea in maniera sconsiderata lasciando il terzino in inferiorità numerica. Un errore sorprendente fino a un certo punto, soprattutto se si considera che a Strasburgo Hojberg stava giocando da centrale difensivo, ruolo a cui non è abituato.

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Rompere la linea in questo momento sarebbe considerato estremo anche per molti allenatori aggressivi, ma lo è soprattutto per questo Marsiglia. De Zerbi infatti, in contrasto con la filosofia adottata fino ad oggi, ha costruito una difesa più di reparto.

Un altro dato a cui può essere utile fare attenzione è quello delle SCA (Shot Creating Actions) subite dopo azioni difensive dell'avversario, che si assesta sulle 0.67 a partita. Solo Montpellier, Angers e Saint-Etienne (ultima, penultima e 13° in classifica in Ligue 1) ne concedono di più del Marsiglia: le squadre avversarie riescono ad attaccare velocemente la porta dell'OM una volta che recuperano il pallone.

La prima pressione in particolare è profondamente cambiata, non tanto nella struttura ma nelle intenzioni. Il riferimento continua ad essere l'uomo nello spazio, pur con un'interpretazione differente a quella imposta a Sassuolo o Brighton: il Marsiglia cerca di aggredire con un 4-2-4, che può diventare un 4-1-4-1 se gli avversari dispongono un doppio mediano. I difensori però difficilmente rompono la linea, seguendo le indicazioni di De Zerbi nell'indirizzare gli avversari verso il centro del campo.

I due attaccanti cercano di coprire le linee di passaggio verso i centrocampisti: se il difensore di destra ha il pallone, l'attaccante dal lato opposto rimane più basso; quando la palla passa dall'altra parte "salta" sull'altro centrale, mentre l'attaccante copre la posizione lasciata dal compagno. Se il centrale di riferimento riceve il pallone con una postura chiusa, l'esterno lo aggredisce per chiudergli la linea laterale.

De Zerbi cerca tanto di creare densità: l'esterno dal lato debole stringe molto la sua posizione sul centrocampista avversario più lontano dalla palla.

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Quasi si forma un 4-3-1-2, non per una particolare volontà ma formatasi grazie alle posizioni avversarie.

Una fase di non possesso diversa

Questo approccio concede agli avversari la ricerca del lato debole: il Marsiglia concede 3.08 cambi gioco a partita - solo 5 squadre in Ligue 1 ne concedono di più -, un numero nettamente superiore rispetto a quello delle annate al Brighton. Questo porta a soffrire molto di più i mezzi spazi e l'ampiezza: contro il PSG, la squadra ha sofferto anche prima di rimanere in 10 (espulsione di Harit) perché Joao Neves (mezzala avversaria) si smarcava in catena laterale, attirando il terzino e permettendo ricezioni libere di Barcola.

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La differenza di approccio si vede anche da quanto il Marsiglia soffre la zona di rifinitura. Al Brighton, De Zerbi faceva rompere i propri centrali facendo seguire gli avversari a uomo: il risultato era subire più attacchi diretti alla profondità, ma meno imbucate tra le linee.

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Questo portava talvolta a schiacciarsi troppo e concedere tanto campo, formando una linea di difesa a 6 altamente vulnerabile.

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Mitoma e Groß seguono i propri avversari, il Brighton non riesce a coprire il campo e concede tanto spazio a Ødegaard per l'imbucata.

Contro il PSG si è visto il contrario: l'OM non si scomponeva più di tanto vedendo la presenza di avversari tra centrocampo e difesa, finendo per concedere tante imbucate, soprattutto in diagonale.

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Altro motivo per cui i francesi soffrono la zona di rifinitura sono le diagonali lunghe: quando il terzino esce sull'esterno, il centrale non segue il movimento, lasciando tanto spazio tra sé ed il compagno. Se un centrocampista avversario si inserisce in quella zona è il mediano ad assorbire, lasciando però sguarnita la zona davanti la difesa. La situazione può accadere sia quando il Marsiglia difende basso...

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... che quando alza il baricentro della retroguardia.

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Il nuovo sistema difensivo adottato da De Zerbi non sembra ancora funzionare a dovere: il Marsiglia pare una squadra molto fragile senza palla già a vista d'occhio, figurarsi andando ad approfondire i numeri. Nelle esperienze precedenti del tecnico bresciano, c'era la sensazione che i brutti dati difensivi fossero dovuti più che altro agli interpreti: in squadre più forti magari sarebbe riuscito a vincere più duelli difensivi, ad avere difensori più capaci di leggere e reagire.

Ciò che De Zerbi "sbagliava" in Inghilterra e Italia erano più che altro le scelte di formazione: queste erano spesso fatte per avere una fase di possesso efficace. L'esempio di Sassuolo, con Ferrari e Chiriches preferiti ad altri per le loro doti di impostazione, portava a difendere comunque molto alti nonostante le scarse doti atletiche della coppia centrale.

Ancor più significativa l'esperienza al Brighton. Nel dicembre 2023, De Zerbi decide di affrontare l'Arsenal a Londra con Milner come terzino sinistro, per costruire 3+2 e sfruttare l'inglese nel mezzo spazio. Da quel lato però c'era Saka: quando l'Arsenal attaccava, l'ala dei Gunners aveva un mismatch fisso che aggrediva con frequenza. Risultato? Dominio territoriale della squadra di Arteta e 2-0 finale senza discussioni.

A Marsiglia, più che gli 11 iniziali o le sostituzioni a gara in corso, il problema sembrano proprio essere gli automatismi in fase di non possesso.

Dati FBrefMarsiglia (24/25)Brighton (23/24)Brighton (22/23)Sassuolo (20/21)
PPDA10.67108.938.79
NPxGA1.471.331.151.36
Contrasti nel terzo offensivo1.912.632.742.32
Passaggi progressivi concessi32.830.92732.9
Passaggi ultimo terzo concessi32.824.920.624.8
Passaggi verso l'area concessi5.677.716.218.29
SCA da azioni difensive subiti0.720.500.340.29
PSxG1.381.341.121.42
PSxG-GA0.13-0.23-0.11-0.03
Dati in fase difensiva nella carriera da allenatore di De Zerbi, aggiustati per 90'.

Anche qui, contestualizziamo. L'unica squadra ad aver concesso più passaggi progressivi del Marsiglia attuale è il Sassuolo: comunque pochi se li mettiamo in media col campionato italiano del tempo (solo due squadre ne avevano concessi meno); il Marsiglia concede meno passaggi verso l'area rispetto alle altre, ma è solo una diretta conseguenza alla difesa che rompe meno la linea. In compenso, l'OM lascia la zona di rifinitura molto vulnerabile.

Il dato dei NPxG è preoccupante: subirne più del Sassuolo, al netto degli interpreti, non è normale. Non lo è nemmeno subire così tanto a palla persa. Ultimo, ma non per importanza, i dati su PPDA (passaggi concessi agli avversari per azione difensiva) e contrasti nella trequarti offensiva: questo modo di pressare induce ad occupare in maniera meno efficace il campo. Difficilmente il Marsiglia riesce a recuperare la palla in zone avanzate, motivo per cui non riesce mai a sorprendere l'avversario, permettendogli di risistemarsi e non trovando spazi fondamentali per il gioco di De Zerbi.

Da sottolineare gli ottimi numeri difensivi del Brighton, specialmente nel primo anno: i Seagulls erano addirittura 4° per NPxG! Una piccola dimostrazione del fatto che il mister bresciano, con un organico di livello come quello avuto nel primo anno in Inghilterra, potesse registrare una buona fase difensiva.

Capitolo PSxG (post shot xG: più alto è il dato, più i tiri sono difficili da parare): De Zerbi, si sa, ha bisogno di portieri abili con i piedi, e ciò comporta subire qualche gol in più perché non sempre i portieri bravi in costruzione sono buoni shot stopper.

Negli anni le squadre di De Zerbi hanno sempre underperformato difensivamente, subivano quindi più gol di quanto meritassero, e questo anche e soprattutto per i portieri in rosa. Questa invece è l'unica stagione dove, per ora, una squadra di De Zerbi sta overperfomando: Rulli, ex Villarreal e Ajax, registra un PSxG-GA (Post Shot xG - i gol subiti) positivo (0.13).

Lavori in corso

Il quadro generale emerso racconta che la prima esperienza dell'ex Sassuolo in una squadra sulla carta di vertice non sta andando benissimo: la fase di possesso non è efficace come ci aveva abituato, la fase di non possesso - nonostante i cambiamenti sostanziali apportati - è più fragile del solito.

Arrivare in una squadra con tante pressioni, che parte per vincere la stragrande maggioranza delle partite, è un'esperienza diversa, sia dal punto di vista psicologico che sul campo. Ma De Zerbi è un allenatore che sa cambiare: già nell'ultima di Ligue 1 ha optato per un 3-5-2 inedito, soffrendo (ma vincendo) in casa del Lens con Kondogbia braccetto sinistro e una coppia offensiva imprevedibile, nel bene (sul campo) e nel male (fuori dal terreno di gioco) come Maupay-Greenwood.

Parliamo di un allenatore che nella sua giovane carriera ha trovato più volte soluzioni alternative adattandosi a situazioni nuove continuamente, sia tatticamente che non. Ricordiamo in che situazione scomoda è subentrato a Potter alla guida del Brighton: Liverpool, Tottenham, City e Chelsea da affrontare nelle prime 6 partite in un paese nuovo, un campionato già iniziato e una squadra mai vista prima, portando comunque a casa uno storico 6° posto al termine della stagione.

Di tempo ne hanno bisogno tutti, ma Roberto De Zerbi in particolare se lo merita: ha dimostrato tante volte di riuscire a portare a casa più di quanto fosse richiesto, nonostante le aspettative su di lui siano sempre altissime. Anche, e soprattutto, da parte dei suoi detrattori.


  • Reggino classe 2000, dopo aver mollato l’aspirazione di diventare calciatore sogna di riscendere in campo come Match Analyst, nel mentre scrive articoli.

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