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Indonesia Thohir
, 27 Novembre 2024

Il sogno mondiale dell'Indonesia


Un viaggio nell’esaltazione collettiva che sta vivendo il paese dell'Asia sud orientale.

È successo solo una volta che l’Indonesia partecipasse a un Mondiale: era Francia 1938, allora il paese si chiamava ancora Indie Orientali Olandesi. La nazionale allenata da Jan Mastenbroek e composta esclusivamente da giocatori militanti in patria si qualificò grazie al ritiro di Giappone e Stati Uniti e non andò oltre il primo turno, perdendo 6-0 contro l’Ungheria davanti ai 9000 spettatori di Reims.

Quella gara, datata 5 giugno 1938, è l’unica giocata in un Mondiale dall’Indonesia, che nel frattempo nel 1945 avrebbe conquistato l’indipendenza. Da quella partita sono passati 86 anni e qualche mese, e non si può dire che nel frattempo il calcio indonesiano abbia vissuto momenti particolarmente eclatanti. Almeno fino al 2024: l’Indonesia è attualmente 3° con 6 punti in altrettante partite nel girone di qualificazione per il Mondiale 2026, un punto dietro all’Australia seconda e a pari merito con Arabia Saudita, Bahrein e Cina. In piena lotta per un posto tra le qualificate asiatiche - le prime due di ogni girone ottengono direttamente il posto. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Da Francia 1938 in poi, l'evento più rilevante del calcio indonesiano risale ai Giochi Olimpici di Melbourne 1956: la selezione a cinque cerchi riuscì a fermare sullo 0-0 l’URSS al primo turno del torneo, prima di soccombere per 4-0 nella gara di ripetizione. Poco da segnalare per il resto, se non una curiosa partecipazione come membro esterno al Campionato Primavera 1994/95, frutto di un accordo tra i magnati indonesiani dell’olio combustibile e Paolo Mantovani - che oltre a essere il presidente della Sampdoria, era anche un noto petroliere. La prima partecipazione alla Coppa d’Asia arrivò solo nel 1996, seguita da altre tre nel 2000, 2004 e 2007. Tutte si conclusero con eliminazioni al primo turno. Le rose dell'Indonesia, nell’arco di quelle quattro edizioni, soltanto in due casi hanno annoverato un giocatore che militasse al di fuori dei confini indonesiani: in entrambi si trattava di Rochy Putiray, che partecipò alle edizioni del 2000 e del 2004 giocando nel campionato di Hong-Kong.

Rochy Putiray che fa doppietta al Milan in un'amichevole del 2004 con gli hongkongesi del Kitchee. Questo l'11 iniziale di Ancelotti: Abbiati; Diana, Costacurta, Maldini, Kaladze; Brocchi, Redondo, Ambrosini, Serginho; Shevchenko, Borriello.

Parliamo, insomma, di un movimento che ha fatto enorme fatica a trovare un’affermazione costante e duratura, nonostante l'Indonesia sia un paese con una fortissima passione per questo sport: oltre il 70% degli indonesiani ha detto di dichiararsi interessato al calcio, portato in quelle latitudini negli anni ‘30 del 1900 dai coloni olandesi. Si tratta di quasi 200 milioni di persone: spesso si fa riferimento alle potenzialità inespresse di Cina e India, ma il vero gigante dormiente dell’Asia potrebbe essere proprio l’Indonesia.

Anche perché nel Sud-Est asiatico, a differenza delle già citate Cina e India ma anche del Pakistan, il vettore principale del calcio non è il calcio europeo (che pure ha una sua rilevanza, vedasi gli investimenti sempre più onerosi della Premier League in questo mercato), bensì quello locale, seguito a livelli altissimi. Basti vedere quanti followers hanno su Instagram squadre come Persib, Persebaya e Arema: il calcio in Indonesia è una devozione civile come fossimo in Inghilterra o in Argentina. Probabilmente, se la cosa ci è sfuggita, è proprio perché la nazionale non ha mai ottenuto grandi risultati.

Tutto questo interesse ha portato anche a un movimento ultras di dimensioni straordinariamente grandi, che si ispira per nomi e modalità a quello italiano degli anni ‘80 - uno dei principali gruppi organizzati al seguito della nazionale si chiama “La grande Indonesia”. Questo però è anche causa diretta del più grande problema del calcio indonesiano: la violenza fuori e dentro gli stadi. Tra il 1994 e il 2019, infatti, sono 74 i cittadini indonesiani che hanno perso la vita per scontri tra tifoserie.

La tragedia più memorabile è quella dell'1 ottobre 2022: a Malang, in uno stadio che ospitava 42.000 persone pur avendo una capienza di 38.000, i tafferugli tra i tifosi di Arema e Persebaya portano a 174 morti e più di 300 feriti. Una cifra agghiacciante.

La violenza riguarda anche le vicende della nazionale, come testimoniato dagli scontri del 2019 tra i tifosi indonesiani e quelli della Malesia durante una gara di qualificazione al Mondiale 2022.

Oltre a questo, la federazione calcistica (PSSI) negli anni è stata accusata di corruzione, appropriazione indebita di fondi e partite truccate, portando gli appassionati di calcio indonesiani a fidarsi molto poco delle proprie istituzioni.

È qui che entra in scena uno dei protagonisti di questa storia, una vecchia conoscenza del calcio italiano: Erick Thohir, presidente dell’Inter dal 2013 al 2018. Il 16 febbraio 2023, Thohir è stato nominato presidente della PSSI, in aggiunta al ruolo da Ministro delle imprese statali dell’Indonesia che già ricopriva. Nel giro di neanche due anni si può già parlare di una rivoluzione del calcio indonesiano: Thohir ha appoggiato la modifica dei calendari del campionato per evitare che le partite coincidessero con quelle della nazionale, ha fatto introdurre il VAR nella Liga 1, ha promosso una collaborazione con la federazione giapponese per supervisionare l’operato degli arbitri locali e ha fatto in modo che l’Indonesia ospitasse il Mondiale Under-17 2023.

Oltre a questo, Thohir ha anche cambiato drasticamente la strategia di reclutamento dei giocatori della nazionale maggiore, aprendo alla naturalizzazione di tutti i giocatori con origini indonesiane sparsi per il mondo. Il serbatoio principale sono ovviamente i Paesi Bassi, paese che con l’Indonesia ha un forte legame dovuto al passato coloniale. Stiamo parlando di una potenziale miniera d’oro: il ricercatore accademico Peter Post stima che che nei Paesi Bassi vivano tra 1.5 e 2 milioni di abitanti con origini indonesiane. Secondo un calcolo demografico del 2003, inoltre, circa 458.000 neerlandesi hanno almeno un parente indonesiano tra la prima e la seconda generazione. Tra i calciatori più celebri ad avere origini indonesiane figurano Robin Van Persie, John Heitinga e Radja Nainggolan: quest’ultimo, non a caso, nel 2023/24 ha giocato nel Bhayangkara, squadra della Liga 1.

Thohir, insomma, ha voluto attingere da un bacino enorme per aumentare la qualità tecnica della propria nazionale. Tra i giocatori più famosi nati in Europa che hanno preso parte alle partite della nazionale maggiore tra settembre, ottobre e novembre figurano; Maarten Paes, portiere del Dallas FC; Jay Idzes, difensore del Venezia e capitano della nazionale; Kevin Diks, difensore del Copenaghen; Mees Hilgers, difensore del Twente; Eliano Reijnders, centrocampista del PEC Zwolle e fratello del più famoso Tijjani; Rafael Struick, attaccante del Brisbane Roar. Quasi tutti i giocatori naturalizzati sono nati o cresciuti nei Paesi Bassi: le poche eccezioni sono Sandy Walsh (nato in Belgio), Elkan Baggott (Thailandia) e Jordi Amat (Spagna).

Per saperne di più sul principesco Jordi Amat, obbligatorio l'ascolto di Venti Ventisei (qui per tutti gli episodi sui percorsi delle Nazionali verso la Coppa del Mondo a stelle e strisce)

È ormai diventata prassi comune che sia il presidente Erick Thohir ad annunciare l’accordo per la naturalizzazione di questo o quel giocatore tramite una stretta di mano caricata sui canali social. E proprio le bacheche virtuali rappresentano il termometro dell’entusiasmo dei tifosi indonesiani: la sezione commenti del profilo Instagram del Venezia è quasi sempre inondata da gente che inneggia a Jay Idzes, lo stesso vale per quella del Twente per Mees Hilgers o per quella del NEC Nijmegen per Calvin Verdonk. Il caso più eclatante è però quello dell’Oxford United, società di cui uno dei coproprietari è Erick Thohir: ad agosto, la squadra inglese ha aumentato a dismisura i followers in seguito all’acquisto del centrocampista Marselino Ferdinan, indonesiano e nato e cresciuto in Indonesia.

I giocatori della nazionale sono diventati veri e propri idoli, in quanto incarnazione di un'epoca d’oro: lo stesso Marselino, per dare l’idea, gode di 4.6 milioni di followers su Instagram (più di Kvaratskhelia, Vlahovic o Thuram, per dire) ed è diventato testimonial di Gucci; Jay Idzes è seguito da oltre 2.7 milioni di account su Instagram, per dare un'altra idea. Alla fine di ogni partita i calciatori cantano Indonesia Pusaka, canzone popolare che recita “anche se sono lontano, (la mia patria) non svanirà mai dal mio cuore”.

Tutto questo entusiasmo, ovviamente, non potrebbe che essere veicolato dai risultati sempre più sorprendenti della nazionale. La svolta si è verificata a fine 2019, quando la PSSI ingaggia come CT per la nazionale maggiore, l'Under-20 e Under-23 il sudcoreano Shin Tae-yong, soprannominato “il Mourinho asiatico” dopo la vittoria dell'AFC Champions League 2010 con il Seongnam. Shin Tae-yong - reduce dal Mondiale del 2018 in Russia alla guida della nazionale del suo paese - ha fatto il suo debutto solo nel 2021 a causa del Covid e ha sorprendentemente portato l’Indonesia a qualificarsi per la Coppa d’Asia 2023, arrivando sopra il più quotato Kuwait nel girone di qualificazione e ottenendo un risultato che mancava da 16 anni. Nella Coppa d’Asia, giocatasi in Qatar nel gennaio 2024, l’Indonesia ha poi ottenuto il risultato migliore della sua storia: 3° in un girone di ferro con Giappone, Iraq e Vietnam ed eliminazione agli ottavi per mano dell'Australia (4-0). Il tutto con una rosa dall’età media di 23.81 anni, la più bassa della competizione.

Ma la cosa che regala ancor più ottimismo è il rendimento tenuto dalle nazionali giovanili. Lo scorso aprile l’Indonesia ha raggiunto il 4° posto nella Coppa d’Asia Under-23, arrivando anche a giocare un playoff, poi perso, contro la Guinea per qualificarsi ai Giochi Olimpici di Parigi. È stata inoltre già ottenuta la qualificazione per la Coppa d’Asia Under-17 e quella Under-20 del 2025. Questo non solo per merito delle naturalizzazioni: la PSSI, da molto tempo, ha iniziato a investire fortemente sui settori giovanili locali. Dall’inizio degli anni 2000 esiste infatti SSB, un programma di scuole calcio in cui vengono inseriti i giocatori più interessanti del gruppo Under-10, che possono seguire i regolari programmi scolastici indonesiani e nel frattempo giocare continuamente contro altre scuole calcio di questo tipo.

Nel 2022, l’Indonesia ha poi aderito al FIFA Develompment Scheme: 34 direttori tecnici regionali sono stati individuati e incaricati di occuparsi del calcio di base, dello sviluppo dei settori giovanili, della ricerca dei talenti e della formazione dei tecnici. A ciò si aggiunge anche un recente accordo sottoscritto con la federazione olandese affinché si possa collaborare per il miglioramento del calcio indonesiano.

La strada, insomma, è quella giusta, sia nella nazionale maggiore sia in quelle giovanili, e la prova concreta di ciò si sta materializzando nelle qualificazioni al Mondiale 2026. L’Indonesia era partita dal primo turno, nel quale le 20 squadre asiatiche con il peggior ranking FIFA venivano sorteggiate in gare di andata e ritorno. In questo turno i “Pasukan Garuda” hanno sconfitto il Brunei con un doppio 6-0 avanzando al secondo turno, dove si sono ritrovati nel girone Iraq, Vietnam e Filippine. Qui sono arrivati 2° dietro all’Iraq e davanti al Vietnam, ottenendo la qualificazione al 3° turno e il pass diretto per la Coppa d’Asia 2027.

Parliamo di una nazionale che al momento si trova ancora alla posizione 130 del ranking FIFA, ma che all’arrivo di Shin Tae-yong era 43 posizioni più sotto! Al 3° turno, l’Indonesia è stata successivamente inserita in un girone molto complicato con Giappone, Australia, Arabia Saudita, Bahrein e Cina. Il format, lo avrete capito, è molto ingarbugliato: in questo girone a 6, le prime due classificate ottengono il pass diretto per il Mondiale, la 3° e la 4° hanno un’altra chance nel quarto turno di qualificazione e la 5° e la 6° vengono eliminate.

I risultati ottenuti in questa fase sono stati clamorosi: 1-1 in Arabia Saudita, 0-0 in casa con l’Australia, 2-2 in Bahrein, sconfitta immeritata per 2-1 in Cina, 0-4 subito in casa dal Giappone e vittoria per 2-0 contro l’Arabia Saudita. L’Indonesia, a quattro partite dal termine, si trova al 3° posto con 6 punti, gli stessi di Arabia Saudita, Bahrein e Cina, 1 meno dell’Australia e 12 meno del Giappone: un’ammucchiata che gli permette di sognare addirittura un posto diretto al prossimo Mondiale.

Quello proposto da Shin Tae-yong è un calcio senza troppe pretese: difesa a 5 e possesso palla lasciato agli avversari (l’Arabia Saudita, nel secondo tempo del 2-0 indonesiano, ha toccato l’80% di possesso) per compensare i limiti tecnici con l’organizzazione tattica. Se poi non basta nemmeno quella, può sempre intervenire il pubblico: nelle tre partite casalinghe contro Australia, Giappone e Arabia Saudita, lo Stadio Gelora Bung Karno di Giacarta contava rispettivamente 70.059, 60.304 e 55.970 spettatori, cifre che rendono bene l’idea di quanto i tifosi indonesiani vogliano credere in questo sogno.

Anche questa volta possono essere i social a darci l’idea di ciò che sta succedendo: il post su Instagram della FIFA datato 10 ottobre che riportava i risultati della terza giornata delle qualificazioni asiatiche vede 194.000 (!) commenti, di cui la stragrande maggioranza provenienti da tifosi indonesiani che si lamentavano della direzione arbitrale del 2-2 tra Bahrein e Indonesia - i padroni di casa hanno pareggiato al 99', pur essendo stati solo 6 i minuti di recupero assegnati. 

Le prossime partite dell’Indonesia saranno Australia in trasferta e Bahrein in casa a marzo, poi Cina in casa e Giappone in trasferta a giugno. Conquistare dai 4 ai 6 punti nei due scontri in casa potrebbe essere sufficiente per conquistare almeno il 4° posto, che significherebbe prolungare il sogno. Ma, a questo punto, perché non sperare addirittura di arrivare 2° e fare subito i biglietti per gli Stati Uniti? Se gli ultimi anni hanno insegnato qualcosa all’Indonesia, in effetti, è proprio non mettere alcun freno all'ambizione.


  • Nato nel 2005, appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali. Amante dei non luoghi, della torta Sacher e del mare. Vive nel culto di Guillermo Ochoa.

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