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Philadelphia 76ers
, 26 Novembre 2024

Quello che non Phila


I Philadelphia 76ers, senza i 3 suoi All-Star, non hanno nessuna speranza di agganciare la Post-Season NBA.

A Philadelphia non è mai più stato come ai tempi di Allen Iverson. La mitica Finale NBA 2001, quella vinta 4-1 dai Lakers di Kobe e Shaq (nella loro migliore versione) e passata alla Storia per lo "Step Over" di AI, è stata l'ultima apparizione di Philadelphia all'ultimo atto della stagione. Non solo: da quell'anno i Sixers non hanno nemmeno mai più raggiunto le Conference Finals.

Il fantomatico Process di Sam Hinkie aveva in effetti portato in dote due #1 (Simmons e Fultz) e due #3 (Okafor e Embiid) ai Draft successivi: errori di scelta, infortuni gravi e incredibili vicende legate a meccaniche di tiro improvvisamente rivoluzionate, anche in epoca Embiid, la franchigia della Città dell'Amore Fraterno non è mai riuscita a superare le Colonne d'Ercole del secondo turno Playoff. Quando ci è andata più vicina, anno 2019, ha subito l'unico buzzer beater della storia NBA in una Gara 7 di Playoff.

L'espressione di Ben Simmons mentre osserva i rimbalzi del pallone sul ferro

Il leitmotiv delle ultime annate è stato costante: Joel Embiid a produrre numeri da MVP della Lega, riconoscimento peraltro vinto nel 2023 - c'è chi maligna che gli sia stato assegnato unicamente per interrompere il dominio di Jokic - in Regular Season, per poi arrivare stremato e infortunato ai playoff.
In questa Off-Season Daryl Morey (GM di Phila divenuto famoso per il Moreyball della Houston di Harden e D'Antoni) si è accaparrato il miglior Free Agent sul mercato, Paul George, con un contratto da $150 mln su 3 anni più player option per il quarto e con l'intenzione di approfittare della definitiva consacrazione di Tyrese Maxey, la 21esima scelta del Draft 2020 trasformatasi in un All Star fatto e finito.

L'idea della dirigenza era di avere un creatore primario tra gli esterni in Maxey, un giocatore non più giovanissimo ma in grado di generare molta attenzione delle difese avversarie come George, ed ovviamente un Mvp Caliber come Embiid a generare vantaggi in modo continuativo.
Conoscendo anche il passato clinico di PG e Joel, la struttura dei Big3 avrebbe dovuto permettere una maggior attenzione al Load Management, non rendendo necessario un eccessivo effort dei due nella RS, per essere al 100% da aprile in poi.

La partenza incerottata

Ai nastri di partenza della stagione, i Sixers erano senza dubbio una delle maggiori attrazioni della Lega. Già in Pre-Season, l'elongazione al ginocchio di George aveva però cominciato a gettare una oscura ombra attorno alla squadra allenata da Nick Nurse.

Come se non bastasse, Embiid si è andato fin da subito ad infilare nel vicolo cieco di assenze più o meno giustificate da infortuni - con tanto di multa da $100k alla franchigia-, dichiarazioni poco accorte sul non giocare mai più back-to-back in carriera e reazioni esagerate contro un giornalista reo di aver superato il limite della critica professionale nel commentare le sue assenze. Tutte cose che non hanno di certo aiuto la narrativa.

Tyrese Maxey è l'unico superstite dei Big3 all'Opening Night, ma dopo appena 7 gare anche il classe 2000 è stato vittima di un infortunio che lo ha tenuto fermo per 6 incontri. Un vero peccato: l'ex Kentucky stava viaggiando a 24.4 punti di media. Come risultato di tutto questo, la classifica dei giocatori più utilizzati dai Philadelphia 76ers è guidata da Caleb Martin (513'), seguito da Oubre (478') e il rookie McCain (383'). Per trovare Embiid bisogna scendere fino all'11° posizione, con appena 125'.

Il record di squadra ad oggi è il penultimo ad Est, un 3-13 che mette i Sixers a 3 partite di ritardo dal 10° posto, l'ultimo valido per agganciare la post season. Phila attualmente "cavalca" una striscia di 5 sconfitte nelle ultime 6: le uniche vittorie sono arrivate contro altre squadre in difficoltà come Indiana, Charlotte e Brooklyn, peraltro a fatica.

La trasferta del 21 novembre a Memphis è stata la prima partita in cui erano presenti tutti e 3 i giocatori principali, peraltro solo nel primo tempo: Paul George ha subito la seconda iperestensione del ginocchio nel giro di un paio di mesi, pur senza raggiungere lo stesso grado di gravità.

Sarebbe stato legittimo vedere un moto d'orgoglio dei Sixers, per dimostrare prima di tutti a se stessi che l'operazione rimonta fosse possibile. Ne è invece uscita una prestazione scialba e poco intensa. George nel primo tempo è stato poco aggressivo: 1/6 dal campo in 17'. Maxey, dopo lo stint da starter, non è più rientrato: l'attacco dei Sixers si è quindi affidato ad Embiid, che però ha dimostrato di soffrire i raddoppi della difesa dei Grizzlies.

Notare come al momento del raddoppio le opzione di passaggio non sia immediatamente disponibili e il gioco senza palla dei compagni lasci qualcosa a desiderare.

Le uniche note liete sono quelle del già citato McCain, 16esima scelta all'ultimo Draft, che sta dimostrando di poter essere in pianta stabile dentro a una rotazione NBA, e il tiro da 3 punti di Yabusele, fattore non completamente affidabile ma che in questo prima parte di stagione è assai efficiente - 5/6 dall'arco a Memphis, 41,3% in stagione, su 4 tentativi a gara.

Tutto sommato, le cifre messe in piedi da Embiid nel Tennessee sono state buone, anche grazie ad un 14/14 dalla lunetta: 35 punti e 11 rimbalzi, ma è evidente che il lungo stia giocando sulle uova dal punto di vista fisico.

Nel secondo tempo ha pagato lo short roll con il tiro dalla lunetta, ma alla lunga quella soluzione è diventata prevedibile e per uno stoppatore come Jackson è diventato facile anticiparla.

Problemi strutturali

Quindi, ecco arrivare la 13° sconfitta stagionale su 16 partite, nelle quali i Sixers hanno dimostrato alcuni difetti strutturali, che non permettono di archiviare l'attuale record come il solo prodotto di assenze e infortuni.

Il primo problema è la difesa: Phila è 18esima per Defensive Rating (114.1 punti concessi su 100 possessi), mentre è 29° per percentuale di tiro concessa agli avversari. Tradotto: gli avversari dei Sixers riescono a creare tiri ad altissima qualità. Chi ha visto partite dei Philadelphia 76ers si sarà imbattuto in tantissimi possessi in cui battuto il proprio difensore il palleggiatore arriva dritto dritto al ferro, senza incontrare adeguata resistenza.

Offensivamente la matassa non è ancora dipanabile, stante il fatto che la struttura della squadra è troppo lontana dal regime di base immaginato (ci si arriverà mai?), ma alcune dinamiche già si possono individuare. Philadelphia tenta una tripla per 43.3 volte su 100 possessi (11esimi nella Lega, i primi sono i Celtics con più di 56!) e hanno un percentuale migliore dei soli Orlando Magic (Phila "vanta" un 31,5%: Cleveland, la migliore, realizza col 41.5%): i ragazzi di Coach Nurse tirano poco da 3 e sono tra i peggiori nel convertire in punti tali conclusioni, con tutto quello che ciò comporta in termini di spaziatura offensiva.

La qualità dei tiri generati dall'attacco sarà destinata ad aumentare, specialmente quando Embiid si sarà pienamente ristabilito e il suo P&R con Maxey obbligherà le difese a scelte sugli altri 3 del quintetto, ma i tiratori di questa squadra non sono tantissimi (George, McCain, Gordon) e comunque rappresentano dei malus piuttosto importanti lato difensivo.

McCain è la vera sorpresa in positivo questo inizio disastroso: è un Blue Devils e si vede, ma dopo cosi poche partite guardate quanto è entrato nella parte di un tiratore NBA vero.

Tutti i problemi di Philadelphia hanno però una radice in comune: i 76ers hanno un roster con troppi specialisti. Drummond è l'uomo dei rimbalzi, ma tolto lui il resto della squadra è mediocre e nella rim protection l'ex Chicago ha limiti evidenti; li sopperirebbe Embiid, che però ha altri difetti. Maxey ha pochissimo tiro, ma è l'unico reale creatore palla in mano dal P&R. Senza di lui l'attacco poggerebbe al 100% su Embiid: l'ex Kentucky non ha al momento una gravity pari a quella di Paul George, che però ora come ora vive più di ciò che il resto della squadra produce come primo vantaggio. E si potrebbe andare avanti con tantissimi altri esempi.

Il risultato di tutto ciò è che, quando manca anche solo un pezzo, i Philadelphia 76ers sono completamente diversi da ciò che dovrebbero essere: Oubre e Caleb Martin sono ottimi gregari, ma diventano pessimi go-to-guy. Qualsiasi squadra NBA a cui mancano almeno 2 delle 3 stelle (quando non tutte e 3...) va in grossa difficoltà, ma questa edizione dei Sixers sembra particolarmente sensibile alle assenze di ogni suo elemento: i Philadelphia 76ers possono funzionare se e solo se tutti gli elementi concorrono come teoria vorrebbe, nessuno escluso.

Come detto il record di 3-13 non offre più margini di errore: per centrare l'obiettivo Playoff, Philly deve cominciare a macinare vittorie. Stando alle classifiche 23-24 per arrivare decimi servirebbe un record residuo esattamente al 50% (33-33), sfruttando appunto il bassissimo livello dell'Est. Per approdare al Primo Turno senza passare dalle forche caudine del play-in, i Philadelphia 76ers dovrebbero arrivare ad un 43-22 grazie a un 64% di vittorie nelle 66 rimanenti che, al momento, pare fuori portata. Anche per questa annata, pare che in Pennsylvania si possa solo continuare a sognare e a sospirare.

  • Guastallese, classe 1987. Italia-Nigeria del '94 gli fa scoprire questa cosa chiamata Sport, con effetti anche gravi. Altre passioni: i numeri, i libri e la ricerca dello One Piece.

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