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Manchester City Guardiola Crisi Sportellate
, 23 Novembre 2024

Perché il Manchester City è in crisi


5 sconfitte di fila e un pareggio fra campionato e coppe: è la fine del vero Manchester City di Guardiola?

Cala il freddo a Manchester. Lo United si separa senza troppi complimenti da Erik ten Hag, l’uomo che aveva promesso di portare al termine l’era di dominio di Klopp e Guardiola. A raccogliere la sua eredità sarà Ruben Amorim, giovane e promettente tecnico proveniente dallo Sporting Club. La speranza dello United è di indovinarne una, presto o tardi. Dall’altra parte della città, il City soffre di una forte emicrania: ha perso cinque partite consecutive. Soprattutto, vive un periodo molto complicato. È un panorama criptico qui all’Etihad, il direttore sportivo Txiki Begiristain ha annunciato che lascerà il club quest’estate. E proprio come lo United, il City sostituirà il proprio direttore sportivo con una personalità proveniente dallo Sporting Club, tale Hugo Viana.

Superare l’addio di Txiki sarà un passo molto importante per il futuro del Manchester City. Il DS spagnolo ha raggiunto il club inglese nel 2012 assieme al suo fidato Ferran Soriano, entrambi provenienti dall’esperienza straordinaria con il Barcellona. Per riassumere l’importanza di Txiki nella dirigenza del club inglese, egli è stato una delle figure cruciali per riuscire a strappare Pep Guardiola dal Bayern Monaco e farlo sedere sulla panchina del Manchester City. Difatti, nelle settimane immediatamente successive all’annuncio della separazione di Txiki dal City, tutti si chiedevano di cosa ne sarebbe stato del futuro di Guardiola: il suo contratto scade(va) al termine di questa stagione, a coincidere proprio con l’addio di Txiki Begiristain.

Negli ultimi mesi, Pep aveva pronunciato più volte il suo desiderio di allenare una nazionale. Per lui si erano ipotizzate le guide di Brasile, Spagna e perfino dell’Inghilterra. Tuttavia, ha deciso di legarsi al Manchester City per altri due anni. Giunto nella Premier League nel 2016, Guardiola completerà così un’intera decade al fianco del Manchester City.

Dopo aver vinto praticamente tutto e conquistato un irripetibile treble nel 2023, la sua scelta di legarsi ancora al Manchester City comincia ad assumere, per la prima volta, i connotati di una vera scommessa. L’aver instaurato un dominio sportiva senza precedenti – nessuno aveva mai vinto quattro campionati consecutivi nella storia del calcio inglese – ha fissato gli standard del Manchester City a un’altezza inconcepibile, rendendo la conferma del proprio status di campione sempre più difficile da prolungare. In più, la dirigenza citizen ha commesso una serie di errori nel corso degli ultimi due anni, ed è proprio da questi passi falsi che nasce questo periodo di forte crisi che ha fatto interrogare il mondo sulla possibilità che il ciclo di Guardiola al Manchester City sia giunto al termine.

Questo rinnovo giunge nel momento peggiore della sua avventura al Manchester City. Seppur sia una notizia che lascia respirare l’ambiente, promettendo per altri due anni una certa stabilità al club, non deve distogliere l’attenzione sui problemi accusati in questo inizio di stagione.

Una crisi inedita per Guardiola e il Manchester City

Le cinque sconfitte consecutive del Manchester City hanno conquistato il loro spazio sulla scena mediatica non per caso. Prima di tutto, non è un evento comune. Anzi, è quasi inedito: il City non perdeva addirittura quattro partite di fila dal 2006, spalmate fra la fine della Premier League 2005-06 e l’inizio del campionato 2006-07. Una vita fa, ben prima dell’avvento degli Emirati Arabi nel board dirigenziale e quindi di questa potenza da fuoco raggiunta negli ultimi anni. Addirittura, per Guardiola non era mai successo di perdere 5 partite consecutive da allenatore.

Nel merito della questione, il Manchester City 2024-25 sembra soffrire di alcuni problemi strutturali, provenienti da alcuni errori pregressi e più in generale profondi. Dovremmo ritenerci sorpresi se vedremo il Manchester City uscire da questo periodo di crisi nel breve periodo. Perché non solo il City sembra meno pericoloso nelle proprie transizioni offensive, ma sembra aver smarrito quella solidità difensiva che lo aveva caratterizzato nelle ultime due stagioni: il dato che più ci fa impallidire è che Guardiola ha subito 14 reti in quelle cinque partite, più un quarto di tutti i goal subiti nella scorsa Premier League (36). Per renderci conto ancora meglio, è quasi il triplo di tutti i goal subiti nel percorso che ha portato a vincere la Champions League nel 2022-23.

Questa crisi di risultati segue il grave infortunio subito da Rodri, meritato pallone d’oro della scorsa stagione e pezzo fondamentale dei boys in blue. Già l’anno scorso era stato evidenziato come l’assenza del centrocampista avesse fatto sprofondare il rendimento del Manchester City, ma nonostante questo la dirigenza non ha compiuto nulla per permettere di sostenere un eventuale infortunio del centrocampista spagnolo. Così il City dovrà affrontare la stagione 2024-25 senza il suo miglior giocatore in rosa, stagione in cui fra le altre cose debutterà la nuova formula del mondiale per club, a rimpolpare un calendario già assassino. Tanti auguri.

I più coraggiosi azzardano interpretare questa vulnerabilità come annuncio della fine dell’egemonia Sky Blue in Inghilterra. Questo è un desiderio che anima le folle avversarie da tempo, esauste di sopportare questa tirannia sportiva prolungata. Per la prima volta, in effetti, la Premier League sembra sul punto di liberarsi finalmente dell'ingombrante Manchester City di Guardiola. Letteralmente: è in atto un processo costituito da 115 capi d’accusa nei confronti del club, cui pena massima potrebbe essere la retrocessione in Championship o perfino la radiazione dalla FA. Scenari ad oggi altamente improbabili, ma comunque possibili. Suggestivo.

Non sappiamo cosa accadrà nel merito del maxi-processo fra la Premier League e il Manchester City, quindi rimaniamo a ciò che si è visto sul campo. Non bisogna cadere nell’errore di ritenere la crisi attuale limitata esclusivamente o principalmente dall’assenza di Rodri. Questa crisi si fonda su due questioni che coinvolgono direttamente la dirigenza del Manchester City e le idee di Guardiola: certo, il mancato arrivo di un sostituto di Rodri è una metonimia perfetta per riassumere gli errori sul mercato dell’ultimo biennio; allo stesso tempo, però, va riconosciuto che Guardiola non abbia saputo plasmare una nuova identità tattica per la sua squadra dopo la vittoria della Champions League.

Gli errori sul mercato del Manchester City

Dal treble 2022-2023, anno in cui Rodri è diventato imprescindibile, le sessioni del calciomercato del Manchester City non sono state all’altezza delle esigenze della squadra: fatto incomprensibile, considerate le ampie possibilità economiche della proprietà emiratina. Fra le altre cose, il club ha incassato grandi cifre dalle proprie cessioni: da Cole Palmer al Chelsea per £40 mln fino a Julian Alvarez all’Atletico Madrid per £90 milioni, più le cessioni remunerative di Mahrez e Laporte in Arabia Saudita. Si può dire che da quando il City ha conquistato il treble abbia assunto una postura più sobria nel calciomercato, o più sostenibile come direbbero gli esperti.

Il Manchester City aveva saputo creare una struttura capace di dominare la Premier League a lungo: un lavoro che aveva impressionato anche José Mourinho.

Qualcuno ha ipotizzato che la questione dei 115 capi d'accusa paralizzi le possibilità sul mercato, intimorendo i possibili nuovi acquisti del club sulle prospettive future. Non è dato saperlo. Quello che sappiamo è invece che dalla squadra capace di vincere la Champions League, la dirigenza del City ha saputo aggiungere a quella squadra soltanto un giocatore di altissimo livello: Josko Gvardiol. Tutti gli altri acquisti, invece, si sono rivelati nella migliore delle ipotesi delle buone rotazioni o dei jolly a partita in corso, nel peggiore dei casi degli oggetti misteriosi. Pensiamo a Jérémy Doku, Mateo Kovačić oppure a Matheus Nunes, acquistati nella finestra estiva 2023, oppure a Savio e Gündoğan arrivati (o tornati) a Manchester nell’ultima estate.

La dirigenza del Manchester City non ha saputo affrontare al meglio il periodo successivo al treble del 2023: a vedere il City oggi, sembra soltanto una fotografia ingiallita di quell’organico profondo e completo visto due anni fa. Va detto che la rosa a disposizione di Guardiola rimane comunque fra le migliori in Europa: non a caso, nella stagione precedente è arrivata la quarta Premier League di fila ai danni dell’Arsenal di Arteta. L’ennesimo trofeo per il pubblico dell’Etihad, ormai incapace di chiedere qualcosa di più al proprio club.

Tuttavia, se le difficoltà vissute nella scorsa stagione sono stati superate principalmente per inerzia e per le individualità del City, la stagione 2024-25 rischia di sanzionare più aspramente la placidità della strategia degli sky blues. Troppo poco Savinho e il ritorno inaspettato di Gündoğan, tagliato fuori dal Barcellona per esigenze economiche – e forse per qualche buona intuizione di Hansi Flick, considerato il rendimento del centrocampista tedesco – per affrontare un calendario del genere. L’infortunio di Rodri, certamente sfortunato ma fisiologico considerato il suo continuo impiego, dimostra che la scelta di non aver acquistato un centrocampista di riferimento centrale a sostituzione dello spagnolo sia semplicemente scellerata. In merito, si parla di Martín Zubimendi, centrocampista della Real Sociedad e della nazionale spagnola valutato per £60 milioni dalla sua stessa clausola. Il suo acquisto, però, non sarebbe comunque sufficiente: in questa sosta per le nazionali si è infortunato anche Mateo Kovačić. Ad oggi, Guardiola non ha disposizione un solo centrocampista centrale.

Questa crisi non nasce soltanto su una mancanza numerica: si veda a tal proposito il rendimento di Kyle Walker, capitano della squadra e fra i pochissimi calciatori a poter dire di esser stato pregato da Guardiola stesso di rimanere in squadra.

Il terzino inglese, oltre a esser coinvolto in una serie di questioni extracalcistiche piuttosto incresciose, risulta quasi sempre fra i peggiori in campo del City: il tempo sta mostrando severamente il suo segno sull’atletismo di uno dei migliori right back del campionato. La sua eredità è pronta per essere raccolta da Rico Lewis, ennesimo prodotto ergonomico per la fortunata Academy del City. Tuttavia, egli è costretto a presenziare sulle fasce del City perché sostanzialmente obbligato per carenza numerica. Gli attaccanti sentitamente ringraziano, noi soffriamo nel vederlo ridotto così. Più in generale, l'età media del Manchester City è la quarta più alta in tutta la Premier League con la media di 26.9. Solo Fulham, Everton e West Ham sono più vecchie.

In una noce: il City non solo ha ridotto la propria capacità di spesa, ma quando ha investito lo ha fatto inaspettatamente male. Oltretutto, ha ceduto due dei suoi talenti piuttosto luminosi: Julian Alvarez e Cole Palmer. Quest’ultimo a una concorrente del suo stesso campionato. Se già mantenersi a questo livello è complicato, se si comincia a cedere a cuor leggero giocatori del genere, il gioco diventa difficile anche per il mazziere.

Guardiola non ha saputo costruire una nuova identità

Inoltre, c'è un’altra questione a tenere le menti del Manchester City in affanno. Forse meno percepibile all’esterno, considerati i risultati comunque vincenti del club dell’ultimo anno. Come abbiamo detto precedentemente, Guardiola non ha più saputo ritrovare la squadra da treble vista nel 2022-23. Non soltanto come rendimento, ma propriamente per l’identità tattica proposta in campo. Il City capace di battere l’Inter nella finale di Istanbul era una squadra accorta, inscalfibile, talmente ossessionata dal controllo del pallone da preferire una minor produzione offensiva pur di schierare quattro difensori centrali puri in campo e non mostrarsi vulnerabile agli avversari. Quella squadra aveva raggiunto uno stato zen che si rifletteva nel sacrificio di una mole offensiva espansa e travolgente, tipica del primo City di Guardiola, a favore di una solidità difensiva praticamente incrollabile.

Nell’estate del 2023 il City del treble perde Riyad Mahrez, Ilkay Gündoğan e Aymeric Laporte. Avevamo descritto il Manchester City immediatamente successivo al treble come una squadra dominata dall’entropia del chaos ball, uno stile di gioco frenetico, diretto e fragile, rispecchiato perfettamente nell’inserimento di Jeremy Doku nelle rotazioni di Guardiola. Sarà soltanto il ritorno di Kevin De Bruyne a innescare il percorso perfetto fino al raggiungimento della Premier League vinta ai danni dell’Arsenal: stop al chaos ball, via a un ibrido che raccoglie la pericolosità offensiva e una qualche tipo di controllo del gioco. Soltanto il centrocampista belga poteva sistemare quel caos tattico da piena post-treble syndrome e trascinare il City verso l'ennesimo record del calcio inglese.

È qui si gioca una vera e propria partita per il futuro a breve termine del Manchester City. Guardiola, ad oggi, non saputo inquadrare una nuova forma per il Manchester City, né tantomeno ha ripreso in mano uno dei precedenti assetti della sua squadra.

Nel nostro podcast Give the Ball to Bobby abbiamo analizzato anche il periodo recente del Manchester City.

Proprio dalla difesa ricaviamo le difficoltà maggiori citizen. Nelle cinque sconfitte consecutive che hanno mandato il City in crisi, si è assistito a 5 coppie di centrali diverse, di cui due completamente inedite: Dias-Stones in Carabao Cup contro il Tottenham; Akanji-Aké nella trasferta di Bournemouth; Akanji-Simpson-Pusey nella sconfitta per 4-1 contro lo Sporting Club; Gvardiol-Simpson-Pusey contro il Brighton in Premier League; Stones-Akanji nello 0-4 col Tottenham.

Complici gli infortuni simultanei della coppia Dias e Stones, Guardiola si è ritrovato improvvisamente costretto a far debuttare in prima squadra Simpson-Pusey, classe 2005. Seppur sia un talento promettente, è inevitabile ammettere che questa situazione abbia contribuito a rendere il Manchester City privo di un pezzo delle sue certezze, dunque più fragile. Una fragilità ritrovata anche dal modo in cui sono maturate alcune delle quattro sconfitte consecutive: lo Sporting Club ha trovato due reti in soli tre minuti, fra il 46' e il 49', il primo da uno sfondamento centrale di Araujo, il secondo da un rigore di Gyökeres procurato appena un minuto dopo il vantaggio; il Brighton ha saputo rimontare il goal iniziale di Haaland con le reti di Pedro e O' Riley in appena cinque minuti fra il 78' e l'83'. Senza scomodare l'ultima non-vittoria del City, la rimonta subita nell'ultimo quarto d'ora dal Feyenoord in Champions League da 3-0 a 3-3.

Dunque è anche una questione mentale, un'incapacità di mantenere alta l'intensità e l'attenzione necessaria per sopperire a un assetto evidentemente deficitario e problematico. Un problema gravoso, sintomo di una legittima sazietà, spettro che Guardiola ha sempre avuto premura nel scongiurare in ogni modo. E non è poi così assurdo immaginare che sia stato uno dei motivi che hanno spinto al tecnico catalano a prolungare il proprio contratto con il club, in modo tale da restituire un Manchester City all'altezza della caratura del suo allenatore e capace di rendergli omaggio con un degno saluto d'addio.

Rispondiamo alla domanda di partenza. È possibile che la stagione 2024-25 ci mostrerà un Manchester City in traiettoria discendente per la prima volta nell'era di Guardiola? È molto complicato fare un requiem a questo Manchester City. Ruben Dias lo ha detto esplicitamente: please doubt us. «Fate in modo di dubitare di noi». In questo scenario di crisi del Manchester City, qualcosa che può riaccendere quella fiamma è proprio il dare per moribonda una squadra composta da personalità del genere. Bisogna però che questa fiamma si accenda prima che sia troppo tardi: già dal prossimo primo dicembre, quando il Manchester City tornerà ad Anfield ad affrontare il Liverpool, campo da cui non esce vincitore dal 2021.

Il rinnovo di Pep Guardiola alla guida di Manchester City è a tutti gli effetti una scommessa. Per la quantità di problemi tattici rilevati nell'ultimo mese e per il futuro incerto che attende il club sul processo contro la Premier League. Ma se c'era qualcuno che poteva accogliere una sfida del genere, questo era soltanto proprio Pep Guardiola.


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