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Suns Timberwolves
, 18 Novembre 2024

Minnesota Timberwolves – Phoenix Suns 120-117, Considerazioni Sparse


Il buzzer-beater di Randle regala la vittoria ai Timberwolves, un ritrovato Booker non basta ai Suns.

La tripla allo scadere di Randle spegne i Suns, che già pregustavano un possibile overtime, dopo una partita in cui sono stati sopra nel punteggio per 46 minuti e nel finale hanno mancato più di un’occasione per portarla a casa. Le due squadre si ritrovano per la prima volta dopo la serie di playoff della scorsa stagione in cui i Suns vennero spazzati via con un sonoro 4-0. Stavolta però non c’è KD e non c’è neanche Bradley Beal, dunque la responsabilità dell’attacco è tutta nelle mani di Devin Booker, che parte più caldo che mai e infila subito 17 punti nel primo parziale.

Devin Booker è semplicemente indomabile. Dopo il filotto di prestazioni negative ai Suns serviva una risposta da parte del figlio di Melvin, e così è stato. Booker fa il bello e il cattivo tempo all’interno di un attacco di Phoenix che senza di lui assomiglia molto al deserto dell’Arizona che ben conoscono a Phoenix. A fine partita il suo tabellino recita 44 punti, 6 rimbalzi e 7 assist, ma l'impressione che si ha avuto osservando la partita è che Booker abbia preso per mano i suoi Suns fin dall'inizio e li abbia spinti probabilmente al massimo delle loro possibilità. Minnesota dal canto suo gioca un primo tempo sottotono, probabilmente ancora in debito di ossigeno dopo la partita di Minnesota in cui sono riusciti a imporsi sui Kings nonostante la mostruosa prestazione da 60 punti di De’Aaron Fox.

Il grande assente della prima metà di gara è certamente Anthony Edwards, che rientra con una faccia diversa dagli spogliatoi, si mette in partita e con i suoi canestri mette in partita anche il pubblico. I T’Wolves si affidano volentieri al loro numero 5, ma il risultato è un attacco fatto solo di isolamenti e di tiri costruiti con troppa fretta: il terzo quarto assomiglia più a un duello individuale tra Booker e Ant-Man che a una partita di pallacanestro vera e propria. Minnesota si riavvicina nel punteggio ma viene ricacciata indietro dai canestri di Booker; un paio di errori dei Suns nel finale però permettono ai Timberwolves di avere il tiro della vittoria a una manciata di secondi dalla fine. Rimessa di Joe Ingles, che per 48 minuti aveva scaldato la panchina, palla a Randle, che si libera di Okogie con una sbracciata che lascia più che qualche dubbio, e tripla che chiude la partita.

Terza sconfitta consecutiva per i Suns, che perlomeno ritrovano una buona prestazione dopo la brutta uscita contro OKC: tra i migliori ci sono certamente i due rookie, Ighodaro e Ryan Dunn, che si stanno distinguendo per le loro prestazioni difensive, e un ritrovato Grayson Allen da 4/7 da tre punti. Minnesota e Phoenix sono tra le squadre che tentano e realizzano più triple in questa stagione (terzi e sesti), e anche stasera lo hanno dimostrato sul campo, tirando rispettivamente con il 43,6% e il 45%. Ottime percentuali se consideriamo l’ampio volume di tiri (17/39 per i T’Wolves), ma non c’è da stupirsi tanto se paragoniamo questi dati con quelli dei Boston Celtics, che si concedono più di 50 tentativi di media a partita da dietro l’arco e sembrano a tutti gli effetti giocare uno sport diverso da quello di tutti gli altri.

Il risultato sorride ai Timberwolves, che possono gioire per la vittoria e per la rimonta completata, ma che dovevano fare di più fin da subito contro questi Suns in emergenza e devono ancora una volta fare i conti con le discontinuità di Edwards all'interno delle singole partite. Pur con la scusa della trade a pochi giorni dall’inizio della stagione, l'inizio di Minnesota è abbastanza sotto le aspettative non tanto per i risultati, quanto per un gioco che sembra basarsi più sulle individualità che su un gioco di squadra, in cui giocatori come Gobert sembrano non trovare più un ruolo preciso. Ma non è che la trade Towns-Randle, da molti in principio bollata come uno scambio win-win, si stia rivelando invece deleteria per entrambe le parti?

  • Milanese classe 2003. Cestista mancato, ma gli è rimasto l'amore per il basket e per lo sport in generale.

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