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Comuzzo New Wave
, 13 Novembre 2024

Pietro Comuzzo, più che un mastino


Come il classe 2005 Comuzzo si è preso le redini della Fiorentina e la convocazione in Nazionale.

Come fa, in un paese dove i bambini non giocano più per strada e i giovani calciatori non trovano mai spazio, un classe 2005 come Pietro Comuzzo a ritrovarsi non solo titolare d'alta classifica nel proprio club, ma addirittura convocato in Nazionale? Forse perché certe narrazioni sono fin troppo distorte e ossessive, ma forse anche perché l'affermazione e la crescita esponenziale di questo giocatore, tassello rilevante di una squadra che oggi gira alla perfezione, lo rendono meritevole di attenzione per il CT Spalletti, soprattutto - ma non solo - in ottica futura.

Crescita rapida, non sfuggita alla catena di comando delle panchine azzurre: dopo le prime titolarità in U20 di settembre, prima chiamata a ottobre in U21 (senza esordio) e ora prima chiamata anche in Nazionale maggiore, alla quale si presenta con un bottino importante di titolarità e di minuti disputati al massimo livello in Serie A.

Il ragazzo indubbiamente ha bruciato le tappe. Già aggregato alla prima squadra lo scorso anno con Vincenzo Italiano, con il quale fa il suo esordio tanto in campionato (Napoli-Fiorentina 1-3) quanto nelle coppe europee (82' in Fiorentina-Čukarički 6-0), Comuzzo da quest'anno è divenuto titolare pressoché fisso fin dalle prime uscite: in campo dall'inizio già nell'esordio stagionale contro il Parma, il giovane difensore di San Daniele del Friuli ha cumulato finora 949' complessivi di gioco per 14 presenze, dei quali 860' nelle 10 apparizioni in campionato (su 12 partite totali), presenze nei quali è sempre sceso sul rettangolo verde dal primo minuto. Quasi tutte positive, e soprattutto in costante crescendo a livello di prestazioni.

Magari è un caso - o magari no - ma è nelle cinque gare stagionali saltate da Comuzzo (due per scelta tecnica, una per squalifica, due per riposo precauzionale) che si trovano le uniche due sconfitte della Fiorentina: il 3-2 di Bergamo contro l'Atalanta e il 2-1 di Nicosia contro l'Apoel, oltre a prestazioni particolarmente negative come il 3-3 nell'andata del preliminare di Conference contro la Puskas Akademia. Perfino nella pur positiva vittoria corsara contro il Genoa, quando Comuzzo era stato tenuto a riposo, i viola si sono ritrovati dopo il vantaggio alle prese con un assedio finale del grifone sventato dagli interventi di un decisivo de Gea, più che dalla tenuta del suo reparto arretrato. Insomma, Pietro oggi sembra essere un fattore rassicurante per l'intera fase difensiva della Fiorentina.

Complice la carenza numerica di centrali difensivi per l'iniziale (poi abbandonato) assetto a tre, e l'impatto alquanto negativo di Pongracic, Comuzzo ha precocemente guadagnato la fiducia di Palladino, ripagando il suo tecnico in una serie di prestazioni puntuali e senza alcun sintomo di soggezione. Volendo ridurre il tutto a esempi, a riprova della pulizia e dell'attenzione di Comuzzo ci sono le sue prove nelle pesanti vittorie dei viola contro il Milan e soprattutto contro la Roma. Pur nello sfacelo generale dei giallorossi, la sua partita contro Dovbyk, uno dei pochi tra i capitolini a mostrar segni di salute in questo avvio di stagione, è stata a dir poco spietata: l'ucraino, preso a uomo dal giovane viola, è stato oscurato per tutti i 90', con 0 duelli vinti e 0 tiri riusciti.

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Dapprima come terzo di destra, poi come marcatore nella coppia della rinnovata linea a quattro, il 19enne friulano ha condiviso sofferenze e gioie della retroguardia della Fiorentina: ballerina nelle prime uscite, via via più salda a partire dall'intervallo di Fiorentina-Lazio, primo atto del cambio di sistema difensivo compiuto dal tecnico gigliato. Cambio fruttifero non solo nei risultati, ma che come conseguenza a lungo termine ha ridato grande fiducia ai singoli. In questo, Comuzzo è forse il giocatore che più ha beneficiato di questa cerniera difensiva, ma è anche il singolo - insieme alla presenza di De Gea tra i pali - che più contribuito a renderla solida e affidabile, e soprattutto ne è diventato il cardine, mostrandosi già nei momenti di difficoltà il più attento e reattivo tra i compagni di ruolo.

La nuova difesa a quattro, caratterizzata - almeno per ora - da un sistema di marcature della linea uomo su uomo temperato da una grande densità nell'ultimo terzo, ha prodotto a latere, oltre agli ottimi risultati, anche una gerarchia molto rigida nei ruoli in nome della continuità. Al di là dell'abbandono degli esperimenti di terzini riadattati in braccetti, si è visto la coppia Ranieri-Comuzzo divenire la prediletta per la titolarità, limitando di fatto l'utilizzo dei più esperti argentini Martinez Quarta e Moreno (apparsi invero tutt'altro che brillanti) alla Conference League. Questo, nell'attesa di capire se e come reinserire Pongracic nelle rotazioni, che sulla carta resta sì giocatore di altra categoria, ma ad oggi deve dimostrare sul campo - e non sulla carta - un livello psicofisico adeguato a quello di Ranieri e Comuzzo. E Palladino, che tanto ha puntato sul suo giovane talento, ha mostrato anche un certo freddo pragmatismo nelle sue scelte: sistema che funziona non si cambia.

La scalata così rapida e netta delle gerarchie di un reparto storicamente ballerino è dipesa sia da caratteristiche uniche rispetto ai compagni di ruolo, quanto (se non soprattutto) dall'estrema attenzione e concentrazione mostrata in campo. Comuzzo è un difensore per certi aspetti vecchio stampo, un marcatore aggressivo ma prudente, che preferisce la giocata più conservativa e il contrasto rispetto ad aggressive rotture di linea, senza per questo risultare meno asfissiante per chi da lui è preso in consegna.

Qualcosa che mancava al comparto dei centrali viola, persino passando in rassegna l'elenco dei ceduti in tempi più o meno recenti. Il ragazzo sembra oltretutto disporre di una naturale consapevolezza dei propri mezzi e dei propri limiti, a partire dalla sua struttura fisica meno dominante rispetto agli attaccanti avversari. Proprio per questo è estremamente attento nel tenere i riferimenti sull'uomo, apparendo anche, a dispetto dell'età, alquanto scevro da errori di lettura. Un difensore poco esuberante e perfino conservativo, ma estremamente lucido e in quanto tale molto complicato da superare, divenuto proprio per questo un elemento cardine di un reparto che, anche dopo le prime uscite stagionali, aveva bisogno di certezze per essere registrato.

A quella che sembra essere una sua spontanea propensione alla marcatura, incarnata non a caso nel culto di Giorgio Chiellini come idolo della recente infanzia (un anno fa ferita dalla scomparsa della madre; un abbraccio, sappiamo di cosa parli), Comuzzo accosta ambizioni tecniche ancora da affinare ma già lucidamente individuate. Dal ritiro della Nazionale ha parlato di come veda in Bastoni e Calafiori dei modelli tecnici da cui imparare, e della sua necessità di migliorare in fase di costruzione. In effetti, il difensore gigliato sta progressivamente assumendo sempre più compiti di regia arretrata (nell'ultima gara contro il Verona ha registrato ben 73 passaggi riusciti sui 78 tentati), ma risulta ancora troppo impreciso nei suoi tentativi di verticalizzazione, soprattutto sul corto e in uscita bassa. Eppure, è tra gli under 22 europei che cerca con più frequenza questa giocata, quasi un ulteriore segnale di comprensione di ciò che gli serve per migliorare a tutto tondo come difensore.

Insomma, da un lato bisogna anche non lasciarsi andare in voli pindarici su un giocatore così giovane e con così poche presenze in Serie A, che sta facendo benissimo in un contesto all'apparenza compiutamente definito in grado di girare alla perfezione. Dall'altro, sembra ancora una volta più sicuro e rilevante affidarsi alle scelte degli allenatori, che questi ragazzi li hanno sottomano continuamente, per stabilire se e quando i giovani come Comuzzo siano pronti. Per chi osserva da fuori, parla in campo. E nel caso del 19enne di San Daniele di Friuli, difensore della Fiorentina, questo finora ha parlato in maniera alquanto decisa.


  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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