Logo sportellate
Roma Fiorentina Greggi
, 12 Novembre 2024

Roma-Fiorentina 1-0, Considerazioni Sparse


Le viola frenano la loro rincorsa al primo posto, la Roma a fatica prova a ritrovare la sua continuità.

Partita a due facce al Tre Fontane, quella tra Roma e Fiorentina: una prima frazione di chiara marca giallorossa, dove la squadra di Spugna è parsa aver ritrovato quella brillantezza e una condivisione di principi di gioco che erano mancate in avvio di stagione; e una ripresa che ha visto una reazione delle gigliate, seppur non abbastanza incisive sul piano della finalizzazione. Reazione forse in troppo favorita dalla progressiva fase di affanno della Roma, non in grado di governare saldamente una partita nervosa e finita in difficoltà - perfino inaspettate - soprattutto nella gestione del possesso, caratterizzato da troppi errori in uscita bassa. Risultato giusto? Alla fine sì, ma che comunque non scaccia le preoccupazioni di casa giallorossa, e lascia un velo d’amarezza sponda viola.

Dopo l'immediato vantaggio di Greggi (splendido gol da fuori area), nel primo tempo la Roma ha dato l’impressione di poter dilagare, mentre la Fiorentina ha mostrato sintomi da sindrome dell’impostore, quasi a buttare via le cose buone dello scontro con l’Inter. Eccessivamente passive, spesso tagliate fuori dal possesso palla romanista, le viola nella prima metà di gara hanno perso la contesa soprattutto sul centrocampo, dove sono state sempre in ritardo sulla pressione e sulle seconde palle. E finché la fase di sviluppo della Roma ruotava bene, la Fiorentina ha mandato - di nuovo - quelle sensazioni di squadra persa, come contro la Juventus. Solo nella ripresa le gigliate hanno mandato segnali più positivi, complice il vistoso (e preoccupante) calo di ritmi della squadra di Spugna. Giugliano è man mano uscita dalla partita e la Fiorentina ha progressivamente conquistato la zona centrale del campo e soprattutto fiducia in sé stessa, alzando il baricentro e mettendo sempre più in difficoltà una prima costruzione della giallorossa diventata davvero troppo imprecisa nella seconda frazione di gioco.

Il secondo tempo ha dimostrato, in un certo senso, come le due squadre nell'arco di una stagione abbiano costruito un legame molto diverso con le rispettive fragilità. La Roma, mai davvero abituata l’anno scorso ad affrontare momenti di affanno grazie alla supremazia esercitata nel corso di tutta la stagione, fatica oggi ad abbracciare la sua nuova natura; la natura di una squadra meno performante per mille fattori diversi, che vanno dal calo di rendimento (fisiologico) del singolo, ad una perdita di connessione generale sul piano del gioco dovuta anche all'inserimento di nuovi innesti. Questo non significa che la Roma sia meno attrezzata della scorsa stagione, significa solo che non è ancora riuscita a trovare un punto di equilibrio in un contesto mutato rispetto all'anno scorso.

Per la Fiorentina invece, questo discorso va letto al contrario. L’impianto principale delle viola è rimasto pressoché lo stesso rispetto alla precedente stagione, annata che comunque, al di là del pass Champions, non è stata totalmente positiva specie nell'ultima parte. Lo stesso gruppo che oggi staziona nelle zone alte della classifica l’anno scorso ha vissuto momenti di alti e bassi, e momenti dove ha dovuto capire come emergere dalle fragilità, per evitare di implodere sistematicamente nei momenti più difficili. Se la Fiorentina contro la Roma è riuscita a giocare un secondo tempo assolutamente degno dal punto di vista del controllo, almeno per quanto riguarda l'aspetto mentale lo deve solo a sé stessa.

Al netto del calo della Roma e della seconda frazione viola più positiva, un dato particolarmente negativo per la Fiorentina sta negli zero tiri in porta. O meglio, uno ci sarebbe, quello di Bonfantini nell'ultima azione della gara con Ceasar già fuori causa, tiro però murato da Linari. Meriti giallorossi nella tenuta della difesa dello specchio, ma anche indice di quanto la squadra viola non sia stata davvero in grado di pungere e colpire le campionesse d'Italia nel momento di difficoltà. Torna, dopo la delizia, la croce della fin troppa dipendenza dalla qualità di Boquete nell'ultimo terzo di campo, e le poche soluzioni di un quadro tattico molto legato alla ricerca di verticalità e transizioni positive quasi esclusivamente affidate ai dispendiosi strappi di Janogy e Bonfantini. Se sul piano mentale la squadra ha comunque tenuto, torna a un altro vecchio adagio di casa viola: la coperta troppo corta, soprattutto nel reparto avanzato.


Queste considerazioni sparse sono realizzate in collaborazione con Ceretta, pagina sul calcio femminile curata da Valentina Forlin.


  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

  • Romano, classe 1999, a tempo perso studia ingegneria e si diletta su Excel, utile difensore mancino per il calciotto

pencilcrossmenu