
Per l'Inter sta per arrivare il momento di Asllani?
Kristjan Asllani ha di fronte a sé mesi cruciali per la sua carriera e per il suo futuro nell'Inter di Inzaghi.
La sfida di Champions League contro l'Arsenal ha ancora una volta confermato un tratto caratteristico che accompagna l'Inter di Simone Inzaghi da ormai più di un anno. Il tecnico piacentino ha una fiducia quasi assoluta nella rosa considerata nel suo insieme, e la scelta di schierare anche contro i vice campioni d'Inghilterra una squadra priva di prime linee e titolarissimi lo dimostra in modo evidente. Non a caso uno dei migliori in campo della sfida è stato Yann Bisseck, schierato peraltro al posto del comunque imprescindibile Bastoni.
Dietro alle scelte d'Inzaghi ci sono sicuramente le necessità legate al turnover imposto dal calendario fitto e difficile, che prevede sfide di vertice a stretto giro di posta, e la consapevolezza che il sistema di gioco dell'Inter, nella sua coralità, è in grado di esaltare sensibilmente le qualità dei singoli smussandone invece i limiti e i difetti. È indiscutibile come il lavoro di Inzaghi e di tutto lo staff tecnico nerazzurro abbia contribuito in questi anni a far crescere tantissimi giocatori, costruendone, rivitalizzandone o in certi casi allungandone la carriera. Da Dimarco a Darmian, da Calhanoglu a Thuram, la fortuna dell'Inter in questi anni risiede proprio in questo.
Ma mentre snoccioliamo l'elenco dei miracoli compiuti da Inzaghi, giunge alla nostra attenzione il nome di un ragazzo che, a prima impressione, non sembrerebbe aver beneficiato delle magie del tecnico piacentino quanto gli altri.
Kristjan Asllani rimane ancora oggi, a distanza di più di due anni dal suo arrivo a Milano, per certi versi un oggetto misterioso e sulle sue qualità, e forse soprattutto sulle sue prospettive, la tifoseria interista è capace di dividersi come su pochi altri argomenti. La discussione attorno al centrocampista albanese si è accesa nelle ultime settimane e in particolar modo dopo la sconfitta nel Derby contro il Milan.
Asllani, che aveva sostituito l'ammonito Calhanoglu al 63', è stato individuato come il principale responsabile del calo tecnico ed emotivo che aveva portato poi il Milan a schiacciare l'Inter nella sua metà campo e, eventualmente, poi a vincere la gara grazie alla rete di Gabbia. Pochi giorni prima della sconfitta in una stracittadina dopo due anni, la società nerazzurra aveva ufficializzato il rinnovo dell'ex Empoli, aumentando in questo modo ancora di più la polarizzazione del dibattito attorno al tema della permanenza e del futuro di Asllani all'Inter.
Facciamo un passo passo indietro. Se il futuro di Asllani all'Inter è oggetto di dibattito, di certo lo stesso non si può dire per le tinte nerazzurre del suo passato. Tifoso dell'Inter (e dell'Empoli) fin da bambino, il centrocampista ha persino realizzato la sua prima rete in Serie A proprio contro la sua attuale squadra, in una partita che i tifosi dell'Inter ricordano bene, e forse anche quelli del Milan.
Giunto alla Pinetina nell'estate turbolenta del 2022, Asllani viene messo in una posizione sicuramente marginale per quanto riguarda le rotazioni: sono soltanto 859 i minuti giocati nella prima stagione a Milano. Il minutaggio ridotto è naturale, considerando la giovane età, l’adattamento iniziale e il traffico in quella posizione: al centro del centrocampo gioca prima Marcelo Brozovic, un’istituzione del ruolo, e successivamente viene adattato Hakan Calhanoglu con i risultati che tutti conosciamo.
Nella stagione successiva, vista la partenza del regista croato, Kristjan prende il posto di prima alternativa a Calhanoglu, e vede il suo minutaggio aumentare a 1066' in tutte le competizioni nella stagione stradominata dall’Inter e culminata con la vittoria del 20esimo scudetto. La maggior parte dei minuti dell’albanese si concentra nella fase centrale della stagione per far riposare il turco, sfornando prestazioni perlopiù positive: nel filotto tra la 25esima e la 28esima giornata, con in mezzo il recupero della 21esima a San Siro contro l’Atalanta, Asllani gioca un totale di 288 minuti; cinque vittorie su cinque.
Da considerare è la delicata posizione del mediano nel sistema di Simone Inzaghi e la sua propensione a sostituire, a meno di casi eccezionali, giocatori in altre posizioni per non alterare eccessivamente il ritmo della partita.
Tuttavia, quando gioca l’albanese risulta inaspettatamente decisivo. Contro la Fiorentina serve l’assist per il gol vittoria di Lautaro Martinez nello 0-1 interista, mentre nel 2-1 di San Siro contro il Genoa segna il suo primo gol con la maglia nerazzurra. In entrambe le situazioni, l’abbraccio collettivo del resto della squadra dice tantissimo del ruolo di Asllani.
L’inizio di questa terza stagione all’Inter non è stato del migliori per il mediano classe 2002: complice un inizio sottotono della formazione meneghina, incidono nella valutazione delle prestazioni il pareggio a Monza, 74 minuti prima della sostituzione, e l’ingresso non entusiasmante al derby di Milano, che dal tifo viene percepito come causa dello sbandamento della squadra e successivo pareggio. Seguono due panchine consecutive in campionato e un stop per infortunio.
Subito dopo la prestazione opaca con il Monza arriva una notizia per cui i tifosi rimangono sorpresi: il rinnovo di contratto fino al 2028, un rinnovo che arriva senza che il centrocampista albanese abbia mai davvero convinto fino in fondo o sia riuscito ad imporsi pienamente in una squadra che, per scelta o necessità, attinge a piene mani da tutte le risorse a sua disposizione. Una scelta forte e a tratti impopolare dunque, ma che la dirigenza nerazzurra sembra legare principalmente a tre fattori ben precisi e di grande rilievo.
Il primo motivo è la voglia di insistere in un progetto sul giocatore a lungo termine: come abbiamo visto dal minutaggio e dall’impiego, Inzaghi è stato molto attento a cercare di inserirlo nelle dinamiche di squadra e nei meccanismi di gioco, con responsabilità sempre crescenti. Questa è anche una delle cause del perché Asllani, nella visione di una squadra ordinata e dominante come l’Inter, non rubi particolarmente l’occhio rispetto ai compagni di reparto, ma c’è da considerare anche la difficoltà di sostituire giocatori nel pieno delle carriere e con un bagaglio di esperienze enormemente più pesante al cospetto della quale è facile sfigurare.
Il secondo motivo è strettamente legato al primo: la personalità. Una grande qualità di Asllani è l’umiltà; si è sempre reso disponibile, senza nessun tipo di pretesa o manifestazione di malcontento, conscio di non essere (ancora) una prima scelta. È benvoluto e inserito nel gruppo squadra, come dimostrano le parole al miele che spesso gli riservano compagni e addetti ai lavori; ha voglia di imparare da giocatori più importanti come prima Brozovic e ora Calhanoglu, che, come lui spesso sottolinea, si sono posti come mentori nelle sessioni di allenamento.
Nel calcio di oggi non è scontato essere così bendisposti ad accettare un ruolo secondario sotto i grandi riflettori di un top team a livello europeo, come non è scontato che non trapeli alcuna parola fuori posto da parte di giocatore ed entourage, e anzi l’unico segnale visibile sia la volontà di migliorare il più possibile a Milano.
A riprova di questo, Asllani ha preso una decisione sicuramente inusuale e in controcorrente rispetto al resto dei giovani europei: quella di rimanere all’Inter con un ruolo marginale ma con la tranquillità di non dover dimostrare subito il suo potenziale piuttosto che rischiare di perdersi in un giro di prestiti in squadre di minor livello. Crescere per giocare, e non giocare per crescere.
Come ultimo motivo, le caratteristiche tecniche: Kristjan Asllani è un giocatore raro, nel vero senso della parola. L’albanese ha le qualità tecniche per giocare in qualsiasi ruolo del centrocampo: abbina quantità, qualità e un’intelligenza calcistica fuori dal comune, doti che lo rendono estremamente duttile: se a inizio carriera ha giocato diverse partite da trequartista o da mezzala, in prima squadra ad Empoli e poi all’Inter è stato messo davanti alla difesa, declinandolo a compiti più di gestione e costruzione, con sporadici inserimenti nella metà campo avversaria.
È interessante notare come siano rari i mediani di alto livello nel calcio di oggi e di quanta richiesta ci sia di queste caratteristiche, che nel sistema dell’Inter sono fondamentali. L’idea è quella di svilupparlo in quella posizione per mettere in cassaforte il futuro del ruolo, in modo da avere uno degli elementi fondamentali della rosa cresciuto in “casa”. Ci piacerebbe, semmai, vederlo impiegato anche altrove da Simone Inzaghi, magari da mezz'ala: è spesso nelle primissime posizioni per chilometri percorsi e con il suo estro sarebbe capace di portare quell’imprevedibilità che in alcuni casi manca ai nerazzurri, specie in partite bloccate.
Oltre a questo è da notare l’esperienza che ha maturato in queste stagioni in campo sia nazionale che europeo, collezionando a soli 22 anni ben 27 presenze in nazionale maggiore e 66 presenze con l’Inter di cui 12 in Champions League e 2 in Supercoppa Italiana, giocando spesso in momenti decisivi e ben figurando anche nella pur breve esperienza dell'Albania a Euro2024.
Scorrendo i social però, si leggono perplessità sul suo potenziale: viene definito un giocatore normale, mediocre, con poca personalità e che si rifugia nel compitino. Una scommessa persa, insomma. Ma Asllani è un investimento.
I dubbi che si possono avere su eventuali errori o incertezze non possono annebbiare il giudizio su un giocatore giovane con queste doti tecniche ed esperienze che, unite al suo spirito di sacrificio, creano un connubio perfetto destinato solo a migliorare. A questo pare doveroso aggiungere che il ruolo del regista è forse il più delicato in un campo di calcio e dove i giocatori di movimento raggiungono la maturità più avanti nella carriera rispetto agli altri ruoli, basti pensare allo scarso numero di giovani registi di alto livello nei top club europei.
Asllani è un giocatore con le caratteristiche perfettamente allineate a quelle che il ruolo richiede, è ben integrato nel sistema e desideroso di affinarsi ancor di più tecnicamente e tatticamente, dimostra grande maturità nello sviluppo in un ruolo difficile come quello del regista e risulta un unicum in quanto a esperienza nazionale e internazionale nel suo ruolo a soli 22 anni. Visti questi motivi, non è difficile capire il perché i nerazzurri hanno deciso di rinnovare il giocatore e puntare su di lui. Se si guarda il progetto a lungo termine, il matrimonio tra Asllani e l’Inter è una fortuna per entrambe le parti, e sembra vero amore.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.













