
Lazio-Cagliari 2-1, Considerazioni Sparse
Con fatica e non senza patemi la Lazio lascia intatta la sua striscia di vittorie e batte un Cagliari che finisce addirittura in nove la partita.
Poco importa la posizione che il Cagliari avesse in classifica e quale, viceversa, ricopra la Lazio, in cuor proprio ogni tifoso ha perfettamente dentro di sé tatuata l'immagine del triplice fischio finale con la vittoria rossoblù. Troppe volte è successo dando nuovo peso alle prestazioni della squadra e frustrando filotti vittoriosi molto significativi, abbattendo l'ambiente etc. Invece, sta volta, pur con enorme sacrificio nonostante il vantaggio in termini di punteggio e di uomini in campo la squadra di Baroni da dimostrazione che anche se non al pieno della forma in tutti i suoi giocatori può vincere. Ora si può preparare la ostica partita di Europa League col Porto, ma con animi rallegrati e pieni di motivazione.
Di per sé questa partita è stata abbastanza sonnolente e soporifera visto che entrambe le compagini viaggiavano di strappi improvvisi e non riuscivano a mettere l'intensità costante, come per esempio si è visto a Como. La squadra di casa era sicuramente più armonica e viaggiava con un tasso tecnico superiore a quello cagliaritano che, soprattutto nel primo tempo, teneva i reparti troppo slegati lasciando le punte isolate in attesa di palloni lunghi e la linea di difesa e centrocampo schiacciata verso la porta favorendo gli scambi rapidi al limite dell'area e le incursioni davanti a Scuffet. Ma a parte ciò nulla di particolare da segnalare se non i due gol, entrambi frutto di deviazioni fortunose.
La partita si anima verso la fine dei settanta minuti quando viene assegnato un rigore che Zaccagni realizza, viene espulso per doppia ammonizione Mina - dopo che come nei migliori campetti di periferia se ne dicevano sin dall'inizio di ogni immaginando rispettive madri in faccende non propriamente degne dell'aura che ogni persona che proviene dal sud del mondo da alla propria genitrice - e successivamente Adopo per avere, parrebbe, detto frasi ingiuriose all'arbitro. Basta pochissimo che la partita potrebbe prendere la piega della definitiva sonnolenza e serenità... e invece no.
Il Cagliari nonostante avesse svantaggi da ogni punto di vista ha deciso che è l'ora di provarci, tanto subirne un terzo poco cambiava, viceversa raggiungere il pareggio sarebbe stato gesto degno di canti da tramandare come le storie dei banditi romantici che popolano le aspre montagne e i corrugati visi dei sardi. La Lazio si presta a questa voglia di epicità e si rintana nella propria area di rigore, provando timidamente a ripartire e sfiorando il terzo gol, fino al calcio d'angolo al 94.55' (erano 5 i minuti accordati di recupero) a favore degli isolani. Per fortuna Provedel spazza e il triplice fischio echeggia tra le sponde dello stadio Olimpico. CI si ricollega a quanto si diceva all'inizio: chi era davanti alla tv o allo stadio si sarà detta "eccallà", "lo sapevo", "mortacci vostra" e qualunque altra improperia potesse essere partitaria in quei pochi secondi decisivi. Diciamo che questo neo dovrà essere ben analizzato da Baroni e il suo staff perché non è comunque accettabile non addormentare la partita con possesso palla.
Hombre del Partido: Rovella. Imprescindibile, sempre su ogni pallone, preciso, puntuale, ruvido, spigoloso ma mai cattivo. Detta i tempi, sfiora un gol che avrebbe decisamente meritato, cuce il gioco tra la coppia di centrali e i quattro li davanti con l'aiuto di Guendouzi sempre al suo fianco. Questo ragazzo si sta rivelando giornata dopo giornate un punto nodale della trama baronesca perché è uno dei pochi in Italia, insieme all'altro Nicolò sardo che gioca a Milano sponda nerazzurra, che riesce a fare entrambe le fasi senza patirne in termini di resa fisica e tecnica.
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