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balotelli
, 4 Novembre 2024

5 futuri possibili per Mario Balotelli al Genoa


Scenari più o meno plausibili che potrebbero verificarsi di qui a breve.

Perché Mario Balotelli fa sempre e comunque parlare di sé? Per i suoi atteggiamenti eccentrici (in realtà ormai quasi abbandonati) dentro e fuori dal campo? Perché i bad boy nel nostro calcio fanno sempre notizia? O perché c'è una parte di noi che non vuole accettare il fatto che non sia mai diventato il campione che prometteva di diventare?

Tali assunti sono tutti esatti, e almeno altrettanti ne esistono ancora, dato che Mario Balotelli ad oggi è, paradossalmente, una tela bianca. Anche se di lui pensiamo di sapere tutto, anche se non si è mai realmente smesso di parlarne, in questo momento Balotelli è un ventaglio di possibilità infinite, che va dal trionfo alla tragedia, dal fallimento al riscatto, con tante e variegate vie di mezzo.

Il Genoa lo ha presentato sulle note di Wildpirata di Inoki e Tedua, dato che il "rosso e blu sulla casacca con la lacca" citato dal rapper romano è proprio quello del Grifone, squadra del cuore di suo nonno. Mario, come Inoki, fa ormai parte della vecchia scuola, ma sembra non volersi arrendere allo scorrere del tempo. Ecco qui cinque futuri nei quali potremmo ritrovarci a vivere in seguito al suo ritorno in campo; a corredo dell'articolo potrebbero essere state utilizzate immagini prodotte dall'intelligenza artificiale, realistiche tanto quanto gli scenari da noi dipinti.

1) Tardissimo

"Balotelli? Ci vorrà ancora qualche settimana per vederlo in perfetta forma". A pronunciare queste parole non è Alberto Gilardino, esonerato in seguito al rovinoso 0-3 interno contro il Cagliari, bensì il nuovo allenatore del Genoa nella sua conferenza di presentazione, Vincenzo Vivarini. A inizio dicembre, Mario non ha ancora disputato un minuto in maglia rossoblu, e la situazione che lo circonda inizia a farsi nebulosa.

Nella gara di San Siro contro il Milan, Vivarini porta in panchina il numero 45 per la prima volta, ma gli uomini copertina della trionfale vittoria del Grifone sono Pinamonti e il suo sostituto, Caleb Ekuban, mentre l'ex attaccante di Milan e Inter resta a guardare per tutta la partita. Il pieno recupero di Vitinha chiude ulteriormente gli spazi a disposizione di Balotelli, che esordisce il maglia Genoa solamente il 26 gennaio 2025, giocando i minuti di recupero della gara vinta 2-1 dalla sua squadra contro il Monza.

Quando, il penultimo giorno di mercato, il Genoa annuncia l'acquisto di Pietro Iemmello, appare chiaro come Vivarini non abbia affatto intenzione di puntare su Balotelli, che nel contempo, dal canto suo, non ha mai fornito garanzie fisiche e tecniche tali da permettergli quantomeno di giocarsi il posto con gli altri attaccanti. Nel deadline day del mercato invernale nessuno sembra avere interesse per Mario, nemmeno in Serie B, ma la voglia di campo di Balo è tutt'altro che sparita e lo spinge ad accettare una soluzione che nessuno avrebbe potuto immaginare.

A bussare alla porta di Balotelli è il Novara, impantanato a metà classifica nel girone A di Serie C, che gli offre un ingaggio in linea agli altri componenti della rosa, con la promessa di inserirlo al centro di un progetto che mira quantomeno alla conquista dei playoff. Balotelli si aggrega stabilmente ai compagni solamente a fine febbraio, ma in versione tirata a lucido, e all'esordio segna il gol partita contro il Renate. Il #45 sviluppa un'intesa istintiva con il centravanti italocanadese Easton Ongaro, colosso bravo a ripulire i palloni e offrirli a Mario, oppure a sfruttare le imbucate di un Balotelli mai così rifinitore.

Con 6 gol e altrettanti assist, Balotelli contribuisce grandemente alla qualificazione ai playoff del Novara, la cui cavalcata termina solamente in finale per mano dell'Audace Cerignola. L'annata è in ogni caso positiva per l'attaccante, che a 35 anni ritrova la voglia di giocare a calcio e firma per un altro anno col Novara al minimo sindacale. Nell'estate del 2026, Balotelli festeggerà il ritorno della sua squadra in Serie B e, soddisfatto, darà l'addio al calcio giocato per poi tornare lì dove tutto era cominciato, al Lumezzane, per occuparsi del settore giovanile.

Serviva Balotelli per far tornare il pubblico delle grandi occasioni al Silvio Piola (e anche per cambiare lo stemma del Novara evidentemente).

2) Insta Lova

C'è un limite di tempo nel quale i sogni si trasformano in utopie irrealizzabili? Esistono sport che, più del calcio, ridisegnano continuamente i propri confini e danno vita a mondi che non credevamo possibili? Devono essere stati questi, più o meno, i pensieri di Mario Balotelli quando Francesco Facchinetti (!) gli ha comunicato l'interessamento del Real Madrid. Siamo nel marzo del 2025, il Genoa di Gilardino è sorprendentemente in lotta per un posto in Conference League; molte delle fortune dei rossoblu vanno ascritte all'intesa sviluppata dal tandem offensivo Balotelli-Pinamonti, che da dicembre in avanti ha messo insieme 16 reti complessive, trascinando il Grifone nella parte sinistra della classifica.

I verdetti in Serie A sono ancora tutti da scrivere ma il calciomercato, si sa, non si arresta mai. Così, quello che inizialmente sembrava un delirio vagheggiato da un Alfredo Pedullà in stato febbricitante, prende pian piano corpo, finché lo stesso Balotelli, interrogato su un suo eventuale rinnovo con il Genoa, è costretto a fare chiarezza: "sì, ci sono stati dei contatti, seppur informali, sarebbe un sogno ad occhi aperti ma sono assolutamente concentrato nel terminare nel migliore dei modi la mia stagione a Genova". Gli uomini di Gila chiudono al nono posto e Balo totalizza 11 reti e 5 assist, tutti per Pinamonti, numeri che, accompagnati al suo status da svincolato, fanno gola a più di una squadra.

Intanto, in quel di Madrid si verifica un vero e proprio terremoto: la rottura tra Vinicius Junior e Carlo Ancelotti, manifestatasi agli occhi di tutto il mondo con l'acceso diverbio in seguito all'eliminazione delle Merengues per mano della Juventus nei quarti di Champions League, si risolve a sorpresa con la conferma del tecnico e il foglio di via per l'asso brasiliano. Vinicius passa al Liverpool in cambio di Darwin Nunez, non certo il sostituto ideale di Vini, ma quello che serve per riportare Mbappe sulla zolla prediletta di campo. Il Real però, che di centravanti ne vorrebbe due, continua a monitorare Balotelli; quando Nunez rimedia un infortunio nel precampionato, sul telefono di Mario compare il numero di Florentino Perez.

Nemmeno una settimana e Balotelli si ritrova nel tunnel che porta all'ingresso del Santiago Bernabeu, per la sua presentazione ufficiale con la maglia del Madrid. Effettuati i palleggi di rito, l'attaccante posa con la casacca blanca; in casa Real i numeri alti non sono granché amati, così SuperMario deve abbandonare il suo 45 in favore del 9, con il 7 che finisce sulle spalle di Mbappé come ai tempi del Psg. Alla 1° di campionato, contro il Girona, Ancelotti schiera dal 1' Arda Guler come falso nueve; Balo fa il suo esordio nell'ultimo quarto d'ora proprio al posto del turco, sul 3-0, e ha il tempo per firmare il poker da due passi su invito di Rodrygo.

Superspoiler della maglia del Real Madrid 25/26, con stemma antico e moderno a coesistere sul petto e il nuovo sponsor Marris in piccolo, su un fondo nero che non mancherà di far discutere.

Le premesse sembrano buone, ma lo spazio per Balotelli in campo è molto meno di quanto sperato dal calciatore, che nei pochi scampoli di gara disputati sembra andare alla metà della velocità rispetto ai compagni di squadra, e non riesce a integrarsi appieno negli schemi offensivi di Ancelotti. Frustrato dal poco impiego e non del tutto conscio dei suoi limiti, peraltro giustificati dai 35 anni e da una carriera non certo priva di infortuni, Balotelli molla pian piano la presa. Iniziano a filtrare le prime voci su ritardi agli allenamenti (con conseguenti multe), notti brave nei locali madrileni più prestigiosi e una certa indolenza nel porsi con compagni e staff.

Il culmine viene raggiunto quando, in conferenza stampa assieme ad Ancelotti per l'ultima gara della prima fase di Champions (col Real già qualificato agli ottavi), Balotelli si presenta non con la divisa d'ordinanza, ma con una giacca inquietantemente simile a quella indossata ad Antonio Cassano nel giorno del suo annuncio come nuovo calciatore del Real. Interrogato sulla partita da disputarsi il giorno seguente, Mario non risponde nel merito e inizia a sottolineare come la sua presenza, in conferenza e nel Real Madrid stesso, fosse del tutto inutile, autocommiserandosi e accusando allenatore e società di non aver mai creduto veramente in lui, avendolo considerato un semplice tappabuchi fin dal primo giorno.

Il giorno successivo il Real Madrid annuncia la risoluzione consensuale con Mario Balotelli; l'attaccante nel mercato di gennaio tornerà in Italia, per vestire la maglia della neopromossa Sampdoria. In gol nel derby della Lanterna, Balotelli non riuscirà a garantire la vittoria dei suoi, rimontati da una doppietta di Ekuban; a fine gara Balo viene alle mani con l'ex partner in crime Pinamonti, colpendolo con un pugno al volto e rimediando 5 giornate di squalifica. A squalifica terminata, Mario non si presenterà più al centro sportivo della Samp, facendo perdere le sue tracce; tornerà qualche mese dopo in prima pagina, ma su TV Sorrisi & Canzoni, annunciando la sua partecipazione all'edizione 2026 dell'Isola dei Famosi.

3) Relaxxx

"Il Genoa CFC comunica la volontà di esercitare la clausola per recedere unilateralmente dal contratto con il calciatore Mario Balotelli Barwuah. A Mario vanno i nostri ringraziamenti per aver rappresentato i nostri colori, con i migliori auguri per il suo futuro sportivo". Siamo a inizio dicembre, e la storia tra Balotelli e il Genoa è già ai titoli di coda. Zero presenze, zero panchine, una condizione fisica lontano dall'accettabile, un atteggiamento non troppo collaborativo mostrato nei confronti di compagni e allenatore, sono gli elementi che hanno spinto la società ad avvalersi della clausola inserita nel contratto dell'attaccante, che prevede lo svincolo "legato a determinati casi e condizioni".

Balotelli si trincera dietro a un impenetrabile silenzio stampa, smette di comparire in tv e su Twitch, persino i notiziari sportivi limitano al minimo i servizi su di lui; un silenzio senza precedenti e proprio per questo assordante, tanto che c'è chi giura che dietro le quinte stia bollendo in pentola qualcosa di davvero grosso.

Gennaio 2025: Andrea Pinamonti, l'uomo che sta tenendo il Genoa aggrappato al treno salvezza coi suoi 8 gol, chiede la risoluzione anticipata del contratto con i rossoblu e il ritorno al Sassuolo, squadra detentrice del cartellino. Un fulmine a ciel sereno, difficile da spiegare dal punto di vista sportivo, se non con l'interessamento di un terzo club, di caratura maggiore, che però gli addetti ai lavori non riescono a individuare; si parla di Lazio, per sostituire l'infortunato Castellanos, e di Roma in qualità di vice Dovbyk, ma sia Fabiani che Ghisolfi smentiscono categoricamente le voci sul centravanti.

Quasi negli stessi giorni, i neroverdi ottengono a sorpresa i prestiti di Ismael Bennacer e del giovane Kevin Zeroli dal Milan, mentre il clamoroso arrivo di Marco Verratti viene stoppato solamente dalla forte presa di posizione dell'Al-Arabi, che non concede il via libera al giocatore nemmeno a titolo temporaneo. Sono colpi impensabili per un club di Serie B, anche per uno con una proprietà solida come il Sassuolo; ogni tentativo di raggiungere chi cura gli interessi dei due calciatori, nella fattispecie le agenzie guidate da Enzo Raiola e Rafaela Pimenta, i due eredi dell'impero di Mino Raiola, risulta peraltro vano.

I tasselli iniziano ad andare al loro posto quando il club neroverde pubblica un teaser che vede un calciatore di spalle, in una stanza quasi completamente buia, con indosso la maglia neroverde numero 45. "Welcome to the new age", è la scritta che lampeggia su fondo nero al termine del brevissimo video. L'enigma si scioglie a fine gennaio: il calciatore in questione è Pinamonti, che ha ottenuto il nulla osta dal Genoa per tornare in neroverde, ed eredita il numero di maglia di Armand Laurienté, girato a sua volta in prestito al Grifone. Alla conferenza di presentazione, assieme all'attaccante e al dg Giovanni Carnevali, presenzia Mario Balotelli, che annuncia la nascita della MB45, la sua nuova agenzia di procura.

Con il supporto di Francesco Facchinetti e dello stesso Carnevali, Mario Balotelli dà il via alla sua carriera da agente e intermediario, strappando alle due costole dell'eredità di Mino Raiola alcuni del calciatori più importanti. Il Sassuolo è il club principale al quale l'ormai ex attaccante si appoggia nel primo periodo della sua nuova avventura: i neroverdi tornano subito in Serie A, e nel 25/26 conquistano per la seconda volta nella loro storia la qualificazione in Europa League, anche grazie a nuovi arrivi di spessore quali Brobbey e Mazraoui.

Sulle orme del maestro (foto: Getty Images).

La MB45 inizia lentamente ad affrancarsi dalla sfera d'influenza di Raiola, Balotelli inizia a farsi un nome nel mondo della procura, e l'affare che lo avvicina ai grandi del settore non tarda ad arrivare. Nell'estate del 2027 la MB45 accoglie nella propria scuderia Kenan Yildiz, il cui trasferimento dalla Juventus al Bayern Monaco per 110 milioni di euro prevede una percentuale di commissioni variabile a seconda delle prestazioni del calciatore nei successivi 5 anni, percentuale che schizza al 40% quando, nel 2028, il fantasista turco conquista il Pallone d'Oro. La scalata di Mario verso l'Olimpo del calcio può (ri)cominciare.

4) Immortale

Quando Alberto Gilardino viene esonerato per far posto a Cesare Prandelli, sono in molti i sostenitori del Genoa, ma anche gli addetti ai lavori, ad alzare ancelottianamente un sopracciglio. L'ex ct della nazionale aveva annunciato la fine della sua carriera di allenatore già nel marzo 2023; perché chiamare proprio lui, tra i tanti tecnici in attività disponibili, e affidargli l'improbo compito di trascinare un Genoa più che depresso fuori dalla zona retrocessione? La risposta ha un nome e un cognome: Mario Balotelli, il colpo a effetto dell'autunno rossoblu, mai sceso in campo con Gilardino in panchina ma animato da un enorme voglia di riscatto.

Cesare Prandelli, più di qualsiasi altro allenatore, sa quali corde toccare con Mario, quando farlo sentire importante e quando bacchettarlo, mentre dal canto suo l'attaccante è conscio del fatto che quella di Genova rappresenta la sua ultima vera chance per realizzare il sogno che culla da sempre, quello di tornare in nazionale. Fermo da diverso tempo, Balotelli ci mette un po' ad ingranare, ma diventa un fattore chiave nel girone di ritorno del Genoa, unito a una campagna acquisti che porta in rossoblu gli ex Tottenham Serge Aurier e Dele Alli.

Nel nuovo 4-2-3-1 di Prandelli, che prevede una linea offensiva formata da Melegoni, Alli e Gaston Pereiro, Balotelli scalza Pinamonti dal ruolo di centravanti titolare, e con 8 reti nel girone di ritorno, unite a prestazioni sempre positive, contribuisce alla salvezza del Genoa. Nonostante la carta d'identità reciti 35 anni, sono in molti a chiedere di Mario, su tutti la Fiorentina di Palladino, che deve rimpiazzare il partente di Kean, ma il #45 spiazza tutti rinnovando per un'ulteriore stagione il suo contratto con il Genoa per inseguire il sogno mondiale.

Il Balotelli che vediamo in campo nella stagione 2025/26 è un uomo in missione, un calciatore che ogni settimana scende in campo con un solo scopo: guadagnarsi la chiamata di Luciano Spalletti per i mondiali in Canada, Messico e Stati Uniti, in programma l'estate successiva. A ottobre il ct richiama Mario in nazionale ma senza farlo esordire, mentre nella sosta per le nazionali di novembre Balotelli ritrova la maglia azzurra numero 9 a otto anni dalla sua ultima volta, giocando da titolare l'amichevole contro la Colombia e bucando per due volte Devis Vasquez.

Poi succede che Scamacca fatica a ritrovare la forma dei giorni migliori in seguito all'infortunio al crociato, Retegui si rivela il più classico degli one season wonder e chiude la stagione con 5 reti, mentre Raspadori continua a non trovare spazio nel Napoli: i tre centravanti che Spalletti porta con sé in America sono Moise Kean, Lorenzo Lucca e Mario Balotelli. Una chiamata più che meritata per l'ex Manchester City, che con 15 reti e 10 assist è protagonista di una stagione superlativa, culminata con la qualificazione in Europa League del Genoa. Il meglio, però, deve ancora arrivare.

Inseriti in un raggruppamento morbido, con Repubblica Ceca, Nigeria e Curaçao, gli azzurri vincono agevolmente le prime due gare per 2-0, con doppiette rispettivamente di Kean e di Federico Chiesa. Balotelli gioca solamente gli ultimi 20' dell'ininfluente gara contro Curaçao, già indirizzata dalle reti di Buongiorno e Cambiaso, e nei minuti di recupero segna la rete del 3-0 staccando di testa sul traversone di Udogie. Tutto facile anche nei sedicesimi di finale, un rotondissimo 4-0 contro i padroni di casa del Canada, e agli ottavi, 3-1 contro la Corea del Sud, gare che Mario guarda interamente dalla panchina.

Nei quarti di finale l'impatto del nuovo format, che porta anche squadre non di primissimo piano ad andare avanti nella competizione, inizia a ridursi, e i giochi si fanno duri: di fronte agli azzurri si staglia la Germania di Julian Nagelsmann, fin lì vera e propria schiacciasassi, tra le favorite per la vittoria finale. Le cose si fanno immediatamente difficili per gli azzurri, quando Havertz si incunea in mezzo alla coppia Calafiori-Gatti e batte imparabilmente Donnarumma, e la situazione si aggrava ulteriormente quando Cambiaso rimedia un rosso diretto per fallo su Musiala lanciato a rete.

La gara è ai limiti dell'agonico per gli azzurri, Donnarumma è salvifico in almeno 4 occasioni, poi all'88' Kean scappa via a Jonathan Tah e sigla l'insperato pari che manda le squadre ai supplementari. La resistenza azzurra continua per altri 30', si va ai calci di rigore e Spalletti, in barba alla scaramanzia e alla legge non scritta che vorrebbe i rigoristi subentranti più inclini all'errore, manda dal dischetto Zaccagni e Balotelli, entrambi inseriti negli ultimi secondi di gara. Zaccagni realizza il primo penalty, Donnarumma para su Wirtz, a Mario viene affidato l'ultimo rigore, una bordata all'incrocio che non lascia scampo a Nubel e porta l'Italia in semifinale.

In semifinale l'Italia pesca l'Uruguay di Marcelo Bielsa, squadra rivelazione del mondiale: ne esce la partita più bella della competizione, una gara senza esclusione di colpi tra due squadre dall'identità fortissima. Gli azzurri, in vantaggio prima con Kean e poi con Dimarco, vengono rimontati due volte, prima da un missile di Fede Valverde e poi da una grande azione corale orchestrata da Bentancur, e finalizzata dal redivivo Suarez.

La partita sembra doversi trascinare ancora una volta verso i supplementari, ma il Loco Bielsa non ha fatto i conti con Mario Balotelli, subentrato all'80' a un Kean acciaccato in seguito alla battaglia con Gimenez. Siamo nei minuti di recupero, c'è un calcio di punizione per l'Italia sul centro sinistra per fallo di Nandez su Chiesa; sulla palla va Mario, che con una traiettoria potente e precisa lascia immobile il portiere uruguagio Rochet e va a togliersi la maglia come 12 anni prima nella semifinale di Euro 2012, per festeggiare l'approdo in finale contro il Brasile.

Nell'ultimo atto della competizione, Luciano Spalletti manda in campo il seguente XI, schierato con il 4-3-3: Donnarumma; Cambiaso, Gatti, Calafiori, Dimarco; Barella, Tonali, Locatelli; Colpani, Lucca, Chiesa. Una formazione ampiamente prevedibile, con l'unico dubbio legato al ruolo di centravanti: Kean, trascinatore degli azzurri, è costretto a dare forfait, ma Spalletti preferisce schierare dal 1' Lucca per giocarsi la carta Balotelli a partita in corso. Il Brasile risponde con Ederson tra i pali, Yan Couto, Bremer, Gabriel e Abner in difesa, Bruno Guimaraes con Douglas Luiz in mediana, il trio Vinicius-Rafinha-Rodrygo alle spalle di Endrick.

A dispetto dello schieramento iperoffensivo, il ct verdeoro Erik ten Hag è conscio della grande capacità dell'Italia di controllare il gioco, e alterna difesa bassa a pressing iperoffensivo, senza contendere il possesso alla squadra di Spalletti. I verdeoro vanno avanti proprio con un'azione in contropiede, magistralmente condotta da Vinicius e finalizzata dal ventenne Endrick. L'Italia non vacilla e già a fine primo tempo trova il pari: cross a rientrare di Cambiaso, sponda di testa di Lucca, arrivo a rimorchio di Tonali per la rete dell'1-1.

Nella ripresa prevale la paura, entrambe le squadre si mostrano decisamente meno spavalde rispetto al primo tempo, consce del peso di qualsiasi eventuale errore. Spalletti capisce che è arrivato il momento di Balotelli e lo inserisce a 20' dalla fine, non per Lucca ma in luogo di Locatelli, trasformando il suo schieramento in un 4-2-3-1 con Mario alle spalle del centravanti dell'Udinese. La mossa del tecnico dona nuovo vigore agli azzurri e spaventa il Brasile; su un corner di Dimarco e sulla successiva mischia in area, il tentativo di spazzata di Bremer colpisce la mano di Couto, e dopo un lungo consulto al var l'arbitro Makkelie assegna il penalty agli azzurri.

Siamo a 10' dalla fine e c'è un rigore per l'Italia, chi meglio dell'uomo del destino, Mario Balotelli, può presentarsi dal dischetto? La conclusione di Mario è forte, ma fulmineo è il riflesso di Ederson che manda la palla sul palo; anche i legni però, in questa surreale estate del 2026, sono amici di SuperMario, che si ritrova la sfera tra i piedi, insacca a porta vuota e si lascia andare alle lacrime, consapevole di aver appena siglato il gol che vale il quinto titolo mondiale dell'Italia.

"Esulterò solo nella finale dei Mondiali", aveva detto un Balotelli nemmeno ventenne nel febbraio del 2010. Qualcuno forse avrebbe scommesso sulla sua ambizione e sul suo talento, ma mai nessuno avrebbe potuto immaginare un percorso del genere per il ragazzo che, a quasi 36 anni, può alzare fieramente al cielo la Coppa del Mondo. D'altronde, si sa, le vie del calcio sono infinite.

Balotelli capitano, Alino Diamanti e Ciro Ferrara tra i convocati, Mauro German Camoranesi in porta col numero 9, bandiere dell'Italia a strisce orizzontali; con una squadra così, come potevamo perdere?

5) Milano Testarossa

"FC Internazionale Milano comunica di aver trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto con l’allenatore Simone Inzaghi. Tutto il Club desidera ringraziare Simone per lo straordinario lavoro svolto, culminato con la finale di Champions League raggiunta e la conquista del ventesimo Scudetto. Simone Inzaghi rimarrà per sempre nella storia del nostro Club".

Non un fulmine a ciel sereno, dato che in casa Inter il partito che voleva Inzaghi il più lontano possibile da Viale Liberazione diventava, giorno dopo giorno, più nutrito e rumoroso. Fatale il pareggio casalingo del 10 novembre contro il Napoli, con una doppietta di Giovanni Simeone siglata tutta nei minuti di recupero, a rimontare il doppio vantaggio nerazzurro. Accantonato in fretta il sogno Xavi, ritenuti troppo esotici Schmidt e Terzic, bocciati senza appello Allegri e Rudi Garcia, per la panchina dei campioni d'Italia è corsa a due tra Sergio Conceiçao e Roberto Mancini. Alla fine, su forte spinta di Javier Zanetti, ha la meglio l'usato sicuro, e il Mancio comincia la sua terza esperienza in nerazzurro.

Immediatamente subissato dalle critiche della stampa, che non gli ha mai perdonato la fuga in Arabia, Mancini indossa l'elmetto e comincia a lavorare sodo, plasmando l'Inter su principi di gioco simili a quelli della sua Italia campione d'Europa. I tifosi vengono conquistati dall'abbandono della difesa a 3, invisa a molti, e dalla dialettica di un mister che sa meglio di tutti cosa significa rappresentare i colori della Beneamata, in Europa e nel mondo. L'Inter riparte forte, inanellando vittorie e qualificandosi direttamente agli ottavi di Champions, ma la doccia fredda arriva a metà gennaio: contro il Venezia, al Penzo, il capocannoniere della Serie A Marcus Thuram rimedia uno strappo al polpaccio, con prognosi di almeno 3 mesi.

La società fa capire a Mancini che di risorse economiche non ce ne sono, il tecnico prova ad arrangiarsi con Correa, Arnautovic e Taremi, addirittura adatta Frattesi a mezzapunta, ma non è la stessa cosa e i nerazzurri, che avevano agganciato il Napoli al primo posto, scivolano a -4 dai partenopei pareggiando con Empoli e Lecce, a pari punti con la Juve. Il Mancio allora alza la cornetta e chiama l'unico uomo che può salvare la situazione: "Pronto, Mario? Sono io, Robi".

Già, perché nel frattempo Mario Balotelli, dopo 2-3 settimane di assestamento, ha iniziato ad ambientarsi in quel di Genova, ritrovando nel contempo un discreto feeling con il gol. La mobilità non è quella dei giorni migliori, ma il numero 45 riesce a sopperire con la tecnica che l'ha sempre contraddistinto, abbinata a una calma inedita, quasi zen, che lo porta a non uscire mai dalle partite e anzi a segnare diverse volte nei finali di gara, con una freddezza invidiabile.

A fine gennaio Balotelli conta 7 reti e 3 assist in 13 gare di Serie A, numeri sufficienti a convincere Mancini che il suo pupillo sta tornando un calciatore vero, e a spingere la società a versare un piccolo indennizzo al Genoa per il prestito semestrale del suo vecchio/nuovo bomber. Il 2 febbraio si gioca il derby di Milano, Mancini schiera dal 1' la coppia Lautaro-Arnautovic, l'Inter parte forte andando in gol con l'argentino, ma subisce la rimonta rossonera guidata da Pulisic e da Patrick Cutrone, tornato al Milan nel mercato invernale.

Al 70' Mancini chiama Balotelli, Mario torna in campo con la sua 45 nerazzurra, e riporta l'orologio del calcio indietro di 18 anni: gli bastano due minuti per ricevere palla dai 25 metri, scagliare un bolide verso la porta di Maignan e riportare il risultato sul pari. Il comeback interista è completato quando Dimarco guadagna un calcio di rigore al 92', dal dischetto va Mario che sigla la doppietta e fa esplodere la gioia del popolo nerazzurro, che celebra il ritorno del figliol prodigo.

Da dove proviene questa foto? a) dal passato. b) dal futuro. c) dall'Intelligenza Artificiale. d) è lo sfondo del telefono di Damiano Er Faina.

Balotelli subentra anche la settimana successiva contro la Fiorentina, mentre con la Juventus debutta da titolare e sigla la rete che apre la gara, e che i nerazzurri riusciranno a difendere fino al triplice fischio. Subito dopo la partita con la Juve, però, ricomincia il calvario degli infortuni per l'attaccante: un problema alla caviglia lo terrà fuori per due settimane, altri piccoli risentimenti muscolari ne mineranno la continuità, uniti a voci sulla sua vita extra campo che trovano conferma quando, una mattina, nella periferia di Milano viene trovata la sua Ferrari semidistrutta sul ciglio della strada. A metà aprile l'Inter recupera Thuram e per Mario, solo una pallida copia di quello degli esordi, restano solamente le briciole.

L'ultimo gol del Balotelli-bis, il quarto, arriva all'ultima in casa contro la Lazio, gara in seguito al quale Mario saluta i propri sostenitori conscio del fatto che non verrà riscattato. In estate Balotelli torna mestamente al Genoa, che aveva rinnovato il suo contratto per un ulteriore anno prima del prestito all'Inter, ma la sua seconda stagione in rossoblu non decolla. Alla fine del campionato 2025/26, Mario Balotelli decide di lasciare il calcio giocato.


  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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