
Inter-Venezia 1-0, Considerazioni Sparse
Dalla fiera del gol sbagliato l'Inter torna a casa con tre punti e le solite criticità mentre il Venezia recrimina onorevolmente.
La prima, basilare, fondamentale regola che si insegna in tutte le scuole calcio è che per vincere bisogna segnare ma evidentemente i giocatori di Inter e Venezia quel giorno dovevano aver zumpato, come si dice dalle parti di chi vi scrive, o più elegantemente marinato la lezione e forse gli attaccanti dei padroni di casa devono essere stati assenti ingiustificati anche durante le lezioni di recupero. A San Siro va in scena una partita aperta e intensa, a dispetto dell'enorme divario tecnico che separa le due compagini che però si ritrovano accomunate dall'incredibile e quasi criminosa capacità di sbagliare (quasi) tutto lo sbagliabile anche per merito, va detto, delle eccezionali prestazioni degli estremi difensori che si prodigano in alcune delle parate che fin da adesso possono essere incluse agilmente nella compilation del meglio della stagione. Oltre i suoi problemi atavici e limiti mentali, l'Inter conquista una vittoria preziosissima e tutto sommato meritata ma le incertezze difensive mostrate nel corso della gara, nonostante il clean sheet, e soprattutto l'ormai tradizionale imprecisione in fase offensiva non possono lasciare i tifosi dell'Inter soddisfatti e proprio questa partita rappresenta un campanello d'allarma che ormai non è più possibile ignorare.
Nel futuro parallelo in cui la rete di Sverko al 97' viene convalidata dal VAR, la squadra d'Inzaghi si ritrova a dover fare i conti con le conseguenze della propria imprecisione e della sufficienza con cui viene gestita la fase di finalizzazione. Il forcing finale del Venezia, le occasioni di Pohjanpalo, Oristanio e Busio e soprattutto il gol beffardo dei lagunari a tempo scaduto non sarebbero stati una preoccupazione né ipotetica né concreta se solo l'Inter avesse concretizzato anche solo una delle enormi, ripetute e immancabili occasioni che sono state sprecate sia prima che dopo la rete del vantaggio di Lautaro Martinez. Per carità, anche nel corso della scorsa stagione l'Inter aveva mostrato una tendenza criminosa a sprecare occasioni insprecabili che le erano ad esempio costato il passaggio del turno in Champions League ma il fatto che, in modo contestuale, sia venuta meno anche la solidità difensiva che le permetteva in passato di difendere con autorevolezza anche le situazioni di vantaggio più risicate rende la bulimia offensiva qualcosa che la squadra d'Inzaghi non si può più permettere. Nei pochi secondi che hanno separato il gol dei lagunari dal suo annullamento, l'Inter ha potuto guardare nel suo futuro e la speranza, per i suoi tifosi, è che abbia imparato la lezione che, ancora una volta, il campionato vuole severamente impartirle.
Ma per sfortuna di Di Francesco la realtà in cui ci troviamo noi e il suo Venezia è quella in cui la rete del pareggio non è mai arrivata, nonostante gli sforzi interessanti degli ospiti. I veneti approntano una strategia che sembra tarata sui limiti psicologici degli avversari. Difra imposta un primo tempo di contenimento e copertura: il 3-5-2 con cui schiera l'undici iniziale vuole provare a chiudere il più possibile spazi e linee di passaggio per cercare di attutire l'impeto con cui l'Inter avrebbe cercato di aggredire e possibilmente chiudere la partita nel modo più veloce. Nella ripresa, invece, il Venezia cambia registro nella speranza di colpire in ripartenza una squadra inevitabilmente più lunga e sbilanciata. In particolare è l'inserimento di Busio a scompaginare le carte della fase difensiva nerazzurra, grazie al suo dinamismo e alla sua qualità che lo rendono preziosissimo nel saltare la prima riaggressione dell'Inter e a dialogare con Pohjanpalo e Oristanio. A tradire la causa della Serenissima è forse però il divario tecnico troppo ampio rispetto ai milanesi che impedisce di concretizzare la pericolosità costante delle transizioni lagunari e a realizzare le occasioni anche abbastanza importanti avute a tu per tu con Sommer. Ma anche al netto delle colpe nerazzurre, il Venezia rimane in partita grazie soprattutto ai guantoni di Filip Stankovic, di gran lunga il migliore in campo: reattivo, sicuro nelle uscite basse come in quelle alte, bravo nelle letture e decisivo in almeno quattro occasioni, il figlio d'arte non ha di certo perso l'occasione per mettersi in mostra davanti alla squadra che fu di suo padre Dejan e che detiene ancora il suo cartellino.
Uno Stankovic mostruoso si arrende solo dinnanzi ad un singolo gesto tecnico che ha il merito di sbloccare una partita che si stava complicando terribilmente. Non stiamo parlando del colpo di testa di Capitan Lautaro ma dell'assist goniometrico che gli mette a disposizione Federico Dimarco, una di quelle palle che devono e possono essere spinte in porta anche dal più deconcentrato degli attaccanti dell'Inter. La squadra d'Inzaghi risolve così, con un unico, delizioso preziosismo, una partita che aveva invece visto gente insospettabile sbagliare i più decisivi e allo stesso tempo semplici dei controlli, come Barella, Mkhitaryan e Thuram; per gli ultimi due, in particolare, l'imprecisione e la confusione nel decision making rende la loro prestazione insufficiente nonostante, soprattutto il secondo, siano stato fondamentale per garantire dinamismo alla fase offensiva e alla gestione della palla. Sempre a centrocampo, possiamo dire che la scelta di schierare Zielinski davanti alla difesa (almeno fino a quando le posizioni non sono state interpretate in modo più fluido) abbia reso di più e meglio rispetto alle soluzioni approntate nelle settimane scorse per cercare di ovviare all'assenza di Calhanoglu. Non che il polacco sia stato particolarmente incisivo ma ha saputo comunque svolgere bene i compiti minimi assegnatigli da Inzaghi senza pregiudicare i compiti e il rendimento di Barella che, tornato sulla destra, è stato di nuovo fondamentale per la gestione della palla e della fase offensiva soprattutto nel primo tempo e contro un Venezia molto più attendista.
Dopo la trasferta di Empoli, l'Inter continua dunque a mantenere la porta inviolata ma non è tutt'oro quel che luccica. La verità è che, fin dalle primissime battute del secondo tempo l'Inter ha sofferto gli assalti sparagnini di un Venezia volenteroso che però l'Inter non ha saputo respingere con autorevolezza. La sensazione è che più i padroni di casa si facevano trovare scoperti e intimoriti dalle offensive di un avversario pericoloso ma comunque modesto, più questo trovava speranza e convinzione nel continuare ad attaccare. L'aspetto mentale non è da sottovalutare ma più in generale all'Inter continua a mancare la capacità di conservare l'equilibrio, di leggere l'andamento della partita e di controllarne i ritmi. Soffrire così tanto in casa contro un avversario comunque inferiore per quanto ben organizzato non è tollerabile per una squadra che fra appena una settimana dovrà affrontare la capolista che farà dell'attendismo e della volontà di punire l'Inter per le sue disattenzioni e le sue mancanze l'elemento fondamentale della sua strategia.
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