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Roma Torino
, , 1 Novembre 2024

Roma-Torino 1-0, Considerazioni Sparse


Un Torino in versione crocerossina va in soccorso della Roma dell’ex Juric.

Nel momento più difficile della Roma e del suo tecnico, a venire in soccorso di Ivan Juric è proprio la sua ex squadra: il Torino nella sua versione ectoplasmica e totalmente inoffensiva è l’avversario ideale anche in un momento così tempestoso, e rinsalda le viti della panchina traballante del tecnico croato. I granata non solo non insidiano i giallorossi, ma visto che questi ultimi sembrano aver difficoltà a trovar la porta, arrivano addirittura ad offrire loro l’occasione che non erano riusciti a costruire per sbloccare e vincer la partita con un erroraccio difensivo da matita blu. Finisce 1-0, a tabellino ci va Dybala (anche se di fatto è un autogol di Masina), ed è in fin dei conti un risultato giusto, perchè i 3 punti sono andati alla squadra che, di fatto, è stata padrona del campo, pur senza fare chissà che cosa, vincendo una partita francamente poco gradevole esteticamente. La Roma non è un paziente guarito in virtù di questa vittoria, certamente, però diciamo che è stata in grado di trangugiare questa Aspirina gentilmente offerta dall’infermiere vestito di granata, e di questi tempi può essere visto come un miglioramento della cartella clinica.

Se la Roma era chiamata a dare delle risposte dopo la clamorosa debacle di Firenze, l’ha fatto non tanto per la qualità della prestazione quanto per l’atteggiamento: sia in campo, dove i giallorossi dal primo minuto sono partiti a spron battuto, sia anche sugli spalti, dove la tifoseria ha risposto non con la contestazione preannunciata ma con un sostegno caldo ed apprezzabile. L’ambiente, forse stufo del circo equestre perenne che si stanzia attorno alle tinte giallorosse, è andato a sostegno della squadra, che evidentemente aveva parlato troppo e capito di aver toccato il fondo: il gol di Dybala dopo 20’, in parte magico ma anche concesso da un pasticciaccio della difesa granata, mette la gara sui binari giusti e tranquillizza ulteriormente l’atmosfera. Anche da un punto di vista tattico, l’assetto con Dybala falso nueve è apparso azzeccato, perché ha riportato La Joya a far ciò che gli compete, senza perdersi in rincorse da terzinaccio: i giallorossi sono riusciti a fraseggiare ed a tenere saldo il pallino del gioco per tutto il match e, dopo la sventurata notte fiorentina, questa è una notizia incoraggiante. Si finisce vincendo tra i fischi, con la sensazione che non si sa bene dove si stia andando, ma quantomeno uscendo dalla pancia dell'Olimpico con 3 punti in più.

Chissà se i rumors sull'interessamento della RedBull per il Torino sono veri, ma sta di fatto che ai granata di stasera servirebbe proprio una bevanda energetica. Vanoli prova a replicare l’assetto accorto che aveva pagato qualche giorno fa contro il Como, ma così facendo i suoi si schiacciano troppo, senza riuscire ad offrire alcuna proposta di gioco. Il Torino stasera, più di tutto, sembra una squadra stanca, che non riesce ad apportare la giusta pressione nel recupero palla e, anche quando lo fa, non è lucida nel rigiocare. Anche tralasciando l’horror show che regala il gol alla Roma, dal retropassaggio folle di Linetty all'auto-gollonzo di Masina, va detto che i granata non fanno assolutamente niente per creare occasioni e girare l’inerzia della gara, e sembrano vittime consenzienti del giro-palla romanista. Dopo un periodo di crisi con una fase difensiva ballerina, Vanoli negli ultimi turni ha optato per un atteggiamento guardingo, che però sembra esser davvero poco produttivo in fase offensiva: se nella gara precedente l'errore difensivo era arrivato dall'avversario mascherando la pochezza della prestazione, questa volta, che l'errore è stato commesso, i limiti della rosa e della nuova impostazione granata sono venuti impietosamente a galla.

Promossi e bocciati. Nella Roma, promosso senza dubbio Paulo Dybala, che dimostra che, se messo nelle zone di campo che gli competono, resta determinante e delizioso per i ritmi di questa Serie A: gli altri trequartisti invece fanno più volume nel giro palla che qualità nelle singole giocate. Per il resto, bene la difesa che evita patemi e Konè, che garantisce muscoli e dinamismo fino all’ultimo respiro della gara. Nel Torino è molto più difficile trovare dei promossi, se si fa eccezione per il giovane Nije, che dopo il gol all’esordio conferma una verve incoraggiante e prova a scuotere i suoi: suo, per la cronaca, l’unico tiro in porta della squadra di Vanoli. Restano delle perplessità sulla coppia Adams-Sanabria, che sembra leggera e si cerca troppo poco: bocciati ancora una volta l'impreciso Gineitis e soprattutto Giamburrasca Masina, che con un intervento sciagurato facilita la rete avversaria ed evidenzia, ancora una volta, l’inadeguatezza per questi livelli. I portieri, infine, sono stati poco chiamati in causa, ma in quelle poche volte si sono mostrati affidabili.

Su Ivan Juric sembra aleggiare una maledizione di incompiutezza nel rapporto con le tifoserie. A Roma questo era abbastanza preventivabile, arrivando a sedersi sulla panchina dopo due mostri sacri come Josè Mourinho e Daniele De Rossi, due personaggi la cui eredità, per motivi diversi, è difficilissima da raccogliere. Anche a Torino però, il tecnico croato non ha lasciato il segno fino in fondo: pur partito con tutti i favori dell’ambiente, a poco a poco il rapporto con la tifoseria granata è andato sfilacciandosi, sino ad una conclusione senza troppi rimpianti da ambo le parti. Cosa oggi sia Juric a Roma è difficile da dire: sembra che, come con gli outfit sempre diversi, stia cercando il modo di porsi giusto per un ambiente in cui non si può sentire a proprio agio. E cosa Juric possa dare a questa Roma è difficile da dirsi, perché per ora non può che navigare a vista nel mezzo di una tempesta: per quanto si possa apprezzare il tentativo di tener la barra dritta con un lavoro dignitoso, la sensazione di essere nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, al momento, è difficile da abbandonare.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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