
Genoa-Fiorentina 0-1, Considerazioni Sparse
Un Grifone indomito è punito dalla zampata di Gosens e dalla reattività di De Gea.
Vince ancora la Fiorentina, cade ancora il Genoa. Ma solo il risultato è quello da pronostico. Perché Gilardino prepara una partita combattiva e attenta in un Marassi da bolgia, impantanando la Fiorentina in un gioco dove la squadra di Palladino non può andare il verticale dovendo, anche suo malgrado, lavorare su ampiezza e aggiramenti. Nonostante il risultato frustrante, la prestazione è segnale di vita importante per il Grifone; dall'altra parte per i viola la vittoria, la quarta di fila in campionato, se non è una prova di maturità è quantomeno l'ennesima conferma di una squadra in grande fiducia, capace di reagire alle avversità e di centrare l'obiettivo in ogni modo.
Se la prestazione coraggiosa di un Genoa falcidiato dagli infortuni (ben dieci gli assenti) può sorprendere, il turnover precauzionale della Fiorentina già dalla vigilia metteva qua e là qualche punto di domanda sulle risposte in campo dei viola. E questo non solo per il valore assoluto dei giocatori, non solo per la centralità tecnico-tattica che spetta ad alcuni di loro (Moise Kean su tutti), ma anche perché nelle ultime uscite i gigliati avevano fatto sfoggio di potenza su spartiti di gara e di formazioni pressoché identici. Spartiti oggi modificati in maniera anche sostanziale, vista la rinuncia a tutta la cerniera centrale della squadra (Comuzzo in difesa e Cataldi-Adli in mediana, oltre al già citato Kean e a Gudmundsson). Poteva esser la giornata delle ulteriori risposte da parte del gruppo di Palladino; forse lo è stata per certi versi più per quello di Gilardino, che nonostante i problemi è stato perfino più in partita di una Fiorentina a tratti incerta, almeno sul profilo dell'approccio e dell'intensità.
Robin Gosens e David De Gea sono gli eroi di giornata per la Fiorentina. Il primo, per aver trovato al 72' il gol-partita in una delle sue rare, ma letali, invasioni dell'area di rigore avversario. Il secondo, per almeno due salvataggi decisivi (su Pinamonti e soprattutto su Vasquez) nell'ultimo quarto d'ora, dopo un match trascorso quasi da spettatore. Osservazione banale e scontata: giocatori di caratura superiore permettono di vincere partite complicate, dove le cose non vanno lisce secondo i piani. Palladino oggi era chiamato alla gestione delle risorse oltre che a trovare spartiti di gioco diversi, e se quest'ultima è stata un'operazione almeno in parte fallita, la sintonia creata in questa squadra e l'estrema affidabilità di alcuni suoi elementi gli ha permesso di portare a casa i tre punti anche stavolta. Ad oggi, la squadra gigliata è una squadra pericolosa per tutti soprattutto per la consapevolezza che ha di sé stessa, ma anche perché ha - finalmente - giocatori di primissimo livello.
Un osservato speciale in casa viola poteva essere Riccardo Sottil, riproposto titolare in un 4-2-3-1 meno asimmetrico del solito e impegnato in un duello rusticano, e non certo tra gentiluomini, con il genoano Sabelli. Prova in chiaroscuro quella del figlio proprio dell'allenatore che ha affondato i rossoblù nel derby di Coppa Italia: molto nel vivo della partita (più di un timido Colpani) per una Fiorentina che a differenza del solito lavora più sulla corsia di sinistra, ma anche molto impreciso, forse irritato dall'aggressiva e provocatoria marcatura di Sabelli, autore di una prestazione notevole tanto sul piano tecnico quanto su quello psicologico. Rimandato, ma comunque più attivo di uno sparuto Kouame (chiamato a sostituire Kean) e dei timidi Quarta e Richardson riproposti titolari.
Al Genoa va l'onore delle armi, senza per questo che non resti l'amarezza di una partita persa ma giocata al meglio delle proprie ridotte possibilità. Con il classe 2006 Ekhator (compirà 18 anni fra meno di due settimane) titolare e una squadra raffazzonata, i rossoblù soprattutto nel primo tempo perfino spaventano la Fiorentina sul piano della reattività e dei duelli (tante seconde palle vinte in mezzo al campo), con una prova puramente reattiva e dal grande ritmo; mentre nella ripresa di fronte all'inevitabile riserva di energie e al calo dell'intensità della pressione si difendono con ordine fino allo svantaggio, attaccando con disperazione immediatamente dopo esser finiti sotto. Probabilmente, il Genoa avrebbe perfino meritato il pari, almeno per la combattività mostrata contro un avversario superiore. De Gea non è stato d'accordo.
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