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Maradona Argentinos
, 30 Ottobre 2024

Spiccare il volo: l'addio all'Argentinos Juniors


Gli anni di Maradona all'Argentinos Juniors e il suo, cinematografico, passaggio al Boca

“Maradona? È un nanetto grassottello pompato dalla stampa che non mi segnerà mai un gol”. 

Gli occhi scorrono veloci per decifrare le righe che riempiono la pagina de La Razón e ad ogni parola che si lasciano dietro la rabbia monta dentro a Diego. Jorge, che è accanto a lui e gli ha allungato il giornale può percepire come Diego si stia riempiendo di risentimento ad ogni riga che legge e, per tranquillizzarlo gli mette una mano sulla spalla e lo rassicura dicendo “Non preoccuparti Diego, oggi fai due gol a questo stronzo e chiudi la storia, no?”; Diego, che nel frattempo ha alzato lo sguardo per incrociarlo con quello del suo interlocutore ferma Jorge e gli dice “Che, altro che due, a questo stronzo di gol gliene faccio quattro”.

Le parole che hanno ferito Diego nel vivo sono state pronunciate da Hugo El Loco Gatti a un quotidiano di Santa Fe e La Razón ha pensato di riprenderle per aggiungere un po’ di pepe al Boca Juniors-Argentinos Juniors in programma sabato 9 novembre 1980. I protagonisti della storia sono in due momenti, di carriera e di vita, diametralmente opposti: Maradona è l’astro nascente, il gioiello, il fenomeno del calcio argentino che – neppure ventenne – ha già raggiunto la quota di cento gol in carriera e abbattuto uno dopo l’altro una sfilza di record; Gatti, che di anni ne ha trentasei, è una leggenda del Boca – con il quale nel 1977 ha ottenuto la prima Libertadores nella storia del club – ma sembra aver già iniziato l’ultimo tratto della sua carriera.

Entrambi sono la perfetta rappresentazione dei due club a cui appartengono: l’Argentinos – che vincendo questa partita si potrebbe qualificare alla fase finale del campionato – sulla cresta dell’onda, sospinto soprattutto dalle prestazioni di Diego; il Boca, immerso in una crisi economica e tecnica senza precedenti. Diego, che non è mai stato noto per abbassare la testa, non le manda certo a dire e risponde a Gatti per le rime: Dice così perché è geloso, di me e del Pato. Certo, è stato un grande portiere, ma quello è il passato, adesso non conta più nulla”.

Gatti rimane sorpreso da queste dichiarazioni, anche perché giusto nella stagione precedente i due si erano fatti fotografare insieme e si erano scambiati complimenti e incoraggiamenti. Inoltre, in fondo, c'entra anche l'orgoglio: lui è El Loco Gatti e un nanetto di Fiorito non dovrebbe rispondergli così. Quando si incrociano nel tunnel che porta in campo Gatti si avvicina a Maradona e si affretta a precisare che lui quelle cose non le ha mai pensate, figuriamoci averle dette a un giornale, e che reputa Maradona un campione. Diego non lo degna di uno sguardo, come se stesse ascoltando un ronzio. Tiene gli occhi puntanti sull'angolo di cielo che si intravede fuori dal tunnel della Bombonera e intanto continua a pensare alla promessa fatta a Jorge. 

Maradona Gatti

Entra in campo e percepisce subito un’atmosfera speciale, come se il prato si muovesse, come se lo stadio stesse per crollare e capisce che l’unico modo per rendere quel momento indimenticabile è giocare una partita che verrà ricordata dai posteri. Raccoglie il pallone che sbatte sulla schiena di un difensore ed effettua un cross di rabona, la palla colpisce il braccio di Hugo Alves e lo spedisce sul dischetto del rigore. Mentre prende la rincorsa Diego non abbandona mai lo di sguardo Gatti, gli tiene testa, e lo spiazza.

Grazie al gol, Diego prende fiducia e alza il proprio livello. Adesso, l'unico sistema che consente ai difensori avversari di provare realisticamente a fermarlo è facendo fallo. In particolare, uno dei più duri è il difensore Oscar Ruggeri detto Cabezón, che lo colpisce con violenza spesso gratuita e intimidatoria. A un certo punto, Ruggeri atterra Maradona sulla fascia destra, all’altezza del lato corto dell’area di rigore, con un fallo cattivo totalmente innecessario. Persino i suoi compagni di squadra lo redarguiscono e, mentre il Boca è occupato a litigare, Diego disegna un arcobaleno che muore sotto all’incrocio sul secondo palo.  In questa partita, Diego da l'impressione di essere ubiquo. Nel secondo tempo si materializza al limite dell’area avversaria, dove raccoglie un preciso passaggio di Espindola. Porta avanti la palla con il petto e - prendendo in controtempo Gatti, i difensori e tutta La Boca - appoggia in rete con un pallonetto etereo. 

I difensori sono isterici, non riescono a in alcun modo a limitare questo ragazzino gordito che li sta scherzando da un'ora, rendendosi invisibile e poi riapparendo alle loro spalle, segnando un gol dopo l’altro. Passa il tempo, ma non hanno trovato una soluzione e continuano a fare falli su falli per provare a fermare Diego. A inizio secondo tempo, con uno doppio uno-due iniziato nel cerchio di centrocampo, Espinola lancia Maradona davanti al portiere. Hugo Alves crede di poter raggiungere il pallone ma è solo un'illusione. La sua entrata da dietro è del tutto scomposta e falcia brutalmente Diego, che ancor prima di alzarsi indica il dischetto del rigore. L’arbitro, non posizionato benissimo, giudica il fallo fuori area e concede una punizione. Diego non protesta neanche più di tanto e approfittando del lavoro di disturbo di Vidal a Gatti e tira sotto all’incrocio sul palo del portiere. Quando atterra dopo il suo salto celebrativo cerca con gli occhi Jorge in tribuna e i due sorridono insieme. Ti avevo detto che gliene avrei fatti quattro, no?”. Nel frattempo, tutto lo stadio ha iniziato a cantare, come aveva fatto quando Diego palleggiava all’intervallo, il nome di Maradona e Diego, che pure era cresciuto in una famiglia bostera, per la prima volta accarezza il sogno di giocare nel Boca.

Il grande problema è che in quegli anni il Boca, come accennavamo, è in una situazione finanziaria piuttosto disastrosa e i tre milioni di dollari che l’Argentinos Juniors chiede per vendere Diego sembrano una cifra astronomica. Si fa avanti il River Plate, che promette a Diego un ingaggio pari a quello del Pato Fillol, il più pagato in rosa. Diego che ha sempre ascoltato una sola voce, il suo istinto, tuttavia qualche sera prima stava passeggiando con Chitoro per La Paternal ed era stato sorpreso da quello che il padre gli aveva confidato. “Sai una cosa, Dieguito, l’altra notte ho fatto un sogno. Tu che giocavi con la maglia del Boca alla Bombonera e tutta la famiglia in tribuna ad esultare per i tuoi gol, c’erano anche i parenti di Esquina. Non sarebbe fantastico?”.

Diego rimane folgorato da queste parole e pochi giorni dopo, quando un giornalista della Crónica gli chiede novità sullo stato del suo trasferimento al River, getta la maschera: “Con il River è cosa fatta, vero Diego?” gli viene chiesto e lui, con il colpo di genio risponde “Non penso proprio, anzi, mi ha cercato il Boca”. Ovviamente non è vero, il Boca non è nelle condizioni di acquistare Maradona, ma lui spera che il suo sentimento prevalga sulle questioni economiche e confida che le due dirigenze trovino un accordo. Una sorta di profezia autoavverante. La trattativa sarà lunga ed estenuante ma, effettivamente, il 20 febbraio 1981, finalmente si giunge ad un accordo: Diego Maradona passerà al Boca Juniors in prestito con un diritto di riscatto fissato a 4 milioni di dollari più un gruppo di giocatori, fra cui Carlos Horacio Salinas, idolo di Chitoro. Com’è strana la vita, un giorno rincorri il pallone fra la polvere di Fiorito e il giorno dopo ti scambiano per l’idolo di tuo padre.

Maradona Argentinos

Nell’accordo viene anche fissata un’amichevole fra Boca e Argentinos da disputarsi lo stesso 20 febbraio: Diego avrebbe giocato il primo tempo coi Bichos e il secondo tempo con gli Xeneizes. Quando l’arbitro fischia due volte e invita le due squadre a prendere la via degli spogliatoi Diego tira dritto, verso la recinzione che divide il campo dalle tribune. Lì, lo aspetta un signore i cui occhi piano piano si stanno riempiendo di lacrime; Diego, si sfila la maglia e gliela consegna, Don Francis la riceve come la reliquia di un santo e prende la via dell’uscita. “Te vas?” (“Te ne vai?”) chiede Diego fra il sorpreso e il commosso “Sì, perché non potrei sopportare di vederti con un’altra maglia”. 


  • Classe 99, come Darwin Nuñez. Tifoso della Fiorentina, dell’Athletic Club ed ossessionato dalla Doce. Apprezza il mate, un buon regista davanti alla difesa e tutto ciò che venga dal Rio de la Plata

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