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Milan Fonseca
, , 29 Ottobre 2024

Il Milan di Fonseca e tutti i suoi problemi


Il Milan di Fonseca è già cambiato molto in poche partite ma i problemi sono rimasti gli stessi.

Era fine agosto e l’Italia intera scopriva le fiammate del Parma di Pecchia. Secondo minuto, Estévez cambia lato per Mihăilă che addomestica e serve Valeri in sovrapposizione. La difesa rossonera è costretta a scappare all’indietro; sarebbe anche ben posizionata se soltanto Theo Hernández ci mettesse più intensità nella corsa. La pigrizia del terzino del Milan ha invece permesso a Dennis Man di segnare il gol dell’uno a zero. La partita sarebbe poi finita due a uno, con il Parma che ribalta i pronostici grazie ad un’altra transizione fulminea che porta al gol di Cancellieri.

Quella partita rimane una delle più simboliche di questo inizio campionato, anche grazie ai pregi e difetti ad incastro delle due squadre: il Milan che soffre le transizioni e i ribaltamenti di campo e il Parma che quando ha campo, se lo mangia. Poi le cose si normalizzeranno, i crociati mostreranno le loro lacune difensive e il Milan, a volte a stento, risalirà la classifica.

Fonseca aveva iniziato la stagione con l’intento di dare continuità ai cinque anni di Pioli in panchina partendo dal 4-2-3-1 con Loftus-Cheek provato sia mediano che trequartista, Pulisic largo o centrale e con l’inserimento dal primo minuto di Chukwueze. Ne risulta un Milan propositivo offensivamente ma disastroso dietro, che concede due gol a partita nelle prime tre.

Prima della partita del 14 settembre a San Siro contro il Venezia l’aria è pesante e al nome di Fonseca inizia ad essere associata la parola esonero. Tornato in Italia dopo aver riportato il Lille in Champions League dopo tre anni, il trattamento riservato al tecnico portoghese è più che spiacevole. Un allenatore che ha dimostrato di sapersi adattare in vari contesti, con principi moderni e che nelle conferenze stampa parla di calcio, ma non girandoci attorno con espedienti furbi e metafore artificiose che impoveriscono il discorso calcistico italiano ma facendo riferimenti a tattiche, compiti, funzioni e parlando di campo, per davvero. Vederlo schiacciato da tifo, opinionisti, stampa, fa male. In ogni caso la squadra reagisce e piega quattro a zero il Venezia grazie anche ad un gol di Theo Hernández e un assist di Leao. La fascia sinistra titolare, icona dell’ultimo ciclo del Milan, esclusa dall’undici titolare contro la Lazio e protagonista di quel pessimo episodio del cooling break, si riprende e le acque, almeno per poco, si quietano.

Contro il Liverpool arriva una sonora sconfitta ma che si potrebbe dire, doveva essere preventivata. La squadra di Slot ha avuto un inizio anche oltre le aspettative, inatteso nel breve periodo. Conscio del momento della squadra, Fonseca aveva promesso anche ingenuamente che se il Milan avesse vinto contro Liverpool e Inter, avrebbe offerto pasteis de nata in sala stampa. In vista del derby contro l’Inter, la squadra si presenta fragile e in forte bisogno di una scossa, ben oltre la carica di zuccheri che può dare un pasticcino portoghese.

A sorpresa nel derby il Milan si schiera con due punte contemporaneamente, Morata e Abraham. Quello che sembrava un 4-4-2 molto offensivo con Leao e Pulisic sugli esterni, si è rivelato essere un 4-2-4, schiacciato in fase di non possesso, sia verticalmente che orizzontalmente. Lasciando il controllo ai rivali, l’Inter si è ritrovata ad affrontare un blocco medio-basso che non concede la profondità e che intasa il centro del campo. In maniera del tutto controintuitiva, l’assetto tattico scelto da Fonseca non fa che esporre ancora di più i fianchi, punto debole ormai cronico dei rossoneri, ed è proprio da un ribaltamento di campo che la squadra di Inzaghi pareggia.

Alla fine, ne esce vittorioso il Milan, meritando di vincere una partita giocata scommettendo sui propri pregi e vincendo la battaglia dei duelli e delle seconde palle. Il nuovo schieramento, partendo dalle basi tattiche, ha rivitalizzato alcuni giocatori, vedi Gabbia, e dato nuova linfa ai soliti, vedi Reijnders. Oltre che tattica, è stata soprattutto una vittoria mentale. Contro un’Inter opaca, il Milan è riuscito a trovare energie da ogni fronte: vuoi l’essere underdog, le umiliazioni ricorrenti, il momento poco felice, hanno fatto si che il gruppo trovasse energie mentali all’apparenze nascoste.

L’ondata del 4-2-4 è durata poco. Confermato contro Lecce e Fiorentina (contro il Leverkusen Morata era infortunato) è stato abbandonato nelle uscite più recenti. Le motivazioni sono diverse, a partire dalla difficoltà di mantenere i due attaccanti contemporaneamente in campo in contesti differenti. Morata, per quanto abbia dimostrato di poter contribuire al gioco lontano dall’area, non compensa la mancanza di un centrocampista in fase di costruzione e sviluppo. In fase di non possesso i due mediani sono costretti agli straordinari e, soprattutto dal lato sinistro, si possono creare dei buchi. Il mediano, partendo da posizione più centrale è più lontano dai corridoi laterali e fatica ad aiutare il terzino che potrebbe dover fronteggiare situazioni di due contro uno. Per evitare l’inferiorità numerica dovrebbe ripiegare l’esterno alto, cosa che Leao spesso non fa o fa in ritardo. Dovesse essere il mediano ad aiutare, lascerebbe scoperto il centro a possibili trame o inserimenti avversari.

Il 4-2-4 è stato l’asso nella manica che ha permesso al tecnico portoghese di salvare la panchina e a spezzare la maledizione dei derby persi ma non poteva essere la soluzione a lungo termine. Contro Udinese e Club Brugge il Milan è sceso in campo rinnovato, nel modulo e negli interpreti. Fonseca ci ha tenuto a ribadirlo più volte: “il Milan è più importante di qualsiasi singolo giocatore”. Insomma, in campo ci va chi merita, quindi fuori Leao e dentro Okafor, Pulisic schierato come mezzala destra e Chukwueze esterno alto. La cosa più interessante del nuovo schieramento è stata la fase di non possesso. In maniere atipica per il calcio di oggi, lo schieramento senza palla è rimasto il 4-3-3 e il motivo è molto semplice: non volendo costringere uno degli esterni alti a ripiegare come in un classico 4-4-2, Fonseca sfrutta le mezzali per dare una mano ai laterali bassi. Così facendo evita che Chukwueze e Okafor si abbassino troppo, aggirandone i loro difetti e potendoli servire da subito in zone più avanzate del campo in caso di ripartenza.

Lo schieramento del Milan senza palla

Con la palla la struttura cambia. I rossoneri costruiscono con un 3+2 con Terracciano che spesso si accentra al posto di Reijnders. Con l’olandese che va ad occupare il mezzo spazio di sinistra, lo schieramento che si va a definire è il più contemporaneo dei 3-2-5 di origine guardiolana. Gli esterni alti allargano il campo sostando vicino la linea laterale, i corridoi intermedi sono occupati dalle mezzali, il falso terzino si accentra mentre il terzino opposto rimane bloccato per comporre la linea a tre di impostazione. Non a caso, è stato lo stesso Fonseca in conferenza stampa a rimarcare la direzione tattica intrapresa, dichiarando come veda meglio Pulisic calpestare zone più centrali di campo e Emerson Royal interpretare il terzino bloccato.

Contro il Brugge gli interpreti sono cambiati ma la struttura è rimasta la stessa. Tornati Leao, Theo Hernández e Loftus-Cheek nell’undici di partenza, l’ex Chelsea prende il posto di mezzala facendo slittare sull’esterno Pulisic. Reijnders in costruzione rimane in mediana perché ad occupare il corridoio intermedio ci pensa Theo Hernández che, appena può, si sgancia.

Il 3-2-5 visto martedì contro il Brugge

Fino ai cambi nel secondo tempo, il Milan si è reso pericoloso quasi esclusivamente partendo da sinistra. La prestazione di Leão è stata, tutto sommato, positiva, nonostante le critiche. Quello che ha permesso ai rossoneri di vincere una partita che si era rivelata ostica nonostante la superiorità numerica, sono stati i cambi. Sono bastati pochi secondi ad Okafor per servire l’assist del due a uno a Reijnders che firmerà la doppietta grazie ad una progressione simile, questa volta, da parte di Chukwueze.

Chiaramente, le telecamere ad entrambi i gol non hanno esitato un secondo ad inquadrare l’elefante (appena uscito) dalla stanza, Rafael Leao. La stella del Milan sembra essersi infilata in un imbuto di prestazioni in chiaroscuro da ormai un po’ di tempo. È difficile capire se e in che modo il suo gioco sia regredito, o quanto sia il tanto additato atteggiamento in campo a limitarlo nelle giocate. Se il Milan ha avuto qualche spunto nei primi sessanta minuti è grazie ai suoi strappi e se in questi giorni se ne è parlato in questo modo è perché paga alcune scelte sbagliate, alcuni errori al tiro dei compagni o, semplicemente, lo stato di forma nettamente superiore della sua riserva.

Dall’altro lato del campo le cose non sono funzionate sin da subito. Loftus-Cheek, costretto a ricevere con poco spazio e spalle alla porta non è mai entrato in partita e Pulisic, finché è stato impiegato largo, non ha avuto grande influenza nel gioco. Dovendo affrontare una squadra chiusa e attendista, ingabbiare Loftus-Cheek e Theo Hernández costringendoli a ricevere alti e accerchiati da avversari non ha ripagato.

L’ingresso di Chukwueze ha riequilibrato una manovra monca, tutta pendente a sinistra. La connessione con Pulisic, vista anche con l’Udinese, ha dato vivacità al lato destro che deve fare a meno delle sovrapposizioni di Emerson Royal, tenuto bloccato in costruzione. Schierare due esterni dallo stesso lato ha l’obiettivo di creare connessioni tra giocatori veloci, tecnici e a capaci di scambiare la posizione. Non è una novità nel panorama europeo perchè quest’anno anche Kulusevski e Cole Palmer sono stati schierati più centralmente per occupare il corridoio intermedio e con un’ala più classica al loro fianco come Johnson e Madueke.

Senza palla le sbavature difensive non sono mancate. Pronti via, dopo nemmeno due minuti il Brugge ha la prima vera occasione nei piedi di Tzolis; un minuto dopo arriva al tiro da centro area il catalano Jutglà. Il Brugge è partito forte e nei primi venti minuti si farà vivo davanti a Maignan più volte grazie anche a degli errori individuali e di posizionamento di alcuni interpreti. Il tiro di Jutglà nasce da sinistra: Emerson Royal accorcia sul terzino mentre Tomori lascia ricevere Jutglà che scarica sull’esterno in una situazione di superiorità numerica con il solo Gabbia a coprire. Fofana è troppo alto per recuperare, Tomori si deve occupare dell’inserimento di Vanaken lasciando così l’attaccante catalano libero di calciare.

Milan Fonseca Brugge 1
Milan Fonseca Brugge 2
Milan Fonseca Brugge 3
Per il Brugge è anche troppo semplice trovare l’uomo libero tra le linee costringendo la difesa del Milan a scappare all’indietro

Il gol del pareggio arriva da un cambio di gioco del Brugge del neoentrato Vetlesen verso il terzino De Cuyper che appoggia per il terzo uomo Vanaken. La palla raggiunge Tzolis che dall’interno si è mosso verso l’esterno generando confusione negli accoppiamenti: se Gabbia accenna a seguire il movimento dell’esterno alto del Brugge è perché Loftus-Cheek è rimasto passivo centralmente non riuscendo nemmeno a disturbare l’appoggio di Vanaken. A questo punto Tzolis è liberissimo di crossare per Vetselen che con una grande giocata imbastisce l’assist per l’inserimento di Sabbe a rimorchio. Il Brugge anche in dieci riesce a sfruttare le debolezze della fase difensiva di un Milan che dimostra problemi cronici a gestire gli accoppiamenti quando è costretto a scivolare lateralmente dopo un cambio di gioco. Anche la passività dei centrocampisti è una magagna ricorrente che costringe i difensori a dover prendere scelte complicate.

Ad agosto Fonseca sottolineava la mancanza di un mediano pronunciando il nome di Fofana come un giocatore di proprietà del Milan ancora prima che l’operazione fosse definitiva, come se fosse il rimedio a tutti i problemi difensivi. Oggi, a fine ottobre, i problemi sono ancora lì e sono sempre gli stessi. La permanenza del tecnico portoghese nonostante le difficoltà sembra non essere in discussione, nella speranza che, dovesse arrivare qualche risultato negativo, non si pensi che il solo cambiare allenatore possa risolvere le questioni irrisolte che hanno caratterizzato tutte le versioni del Milan post scudetto.


  • Classe 1999, studente universitario, ogni anno a giugno pensa di smettere col fantacalcio, ma poi passa le ferie a guardare i video del nuovo terzino della neopromossa di turno.

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