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Lamine Yamal Barcellona
, 28 Ottobre 2024

La Masia torna a dominare il Clásico


Il Barcellona dei ragazzini umilia il Real Madrid al Bernabeu e vince il primo Clásico stagionale.

La conoscete tutti la storia della conversione di Paolo di Tarso descritta negli Atti degli Apostoli, vero? Non chiudete l’articolo e non arrabbiatevi, non intendo essere blasfemo, ma solo creare una similitudine adatta a rendere più chiaro ciò che hanno fatto il Barcellona e Lamine Yamal al Santiago Bernabeu. “Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce.” Per usare un eufemismo, il classe 2007 ha già bruciato le tappe, vincendo un Europeo da assoluto protagonista quest'estate con la Spagna e una Liga da sedicenne appena entrato il prima squadra con il Barcellona due stagioni fa. Ciononostante, i margini di miglioramento sono ancora (sembra incredibile) enormi e qualcuno poteva non essere ancora convinto al 100% del suo valore. La prestazione di ieri sera, tuttavia, penso possa far ricredere anche quei pochi miscredenti, illuminati e guidati da una voce ultraterrena come Paolo di Tarso sulla via di Damasco.

Al minuto 77', dopo aver giocato una buona partita, batte Lunin con un destro secco, potente e chirurgico sotto la traversa che significa 0-3 Barcellona. Poi, corre sotto la curva del Real Madrid e, con il sarcasmo di chi ha subito insulti (anche) razzisti per gran parte della partita, lì guarda facendo un gesto che a Madrid conoscono bene. Con un sorriso che sprigiona soddisfazione e con tutta la sua irriverenza giovanile, Yamal alza la testa, predica calma con un gesto delle mani, indica lo scudo del Barcellona e il campo di gioco come a dire “Eu estou aqui”. Un gesto che appare ancor più ironico e divertente, dal momento che Yamal è immediatamente associato all'altra metà del cielo, al più grande rivale di quello che faceva quel gesto al Santiago Bernabeu: Lamine è mancino, è cresciuto nella Masia, ha esordito sedicenne, veste la 19 blaugrana ed è nato sotto il segno zodiacale del cancro. Più di così...

Sia Barcellona che Real Madrid ieri arrivano al Clásico in un ottimo stato di forma, culminato con la distruzione di due squadre tedesche in Champions League durante la settimana appena conclusa. Il Barcellona ha rifilato un netto 4-1 al Bayern Monaco in una partita piena di incroci sentimentali: Hans Flick e il suo passato, ma anche la prima di Lewandowski contro il Bayern dopo aver lasciato la Baviera. Il Real Madrid, invece, ha rimontato il Borussia Dortmund segnando 5 gol in 33 minuti dal 60' in poi, dopo aver chiuso il primo tempo sotto 0-2. La sfida, dunque, si preannunciava spettacolare e ricca di colpi di scena, oltre ad essere già foriera di temi e spunti di discussione a priori: era la prima volta in un Clásico per Kylian Mbappe, che in carriera non si era mai trovato a giocare una partita di campionato di questo livello e con questa importanza emotiva; era il primo Clásico anche per Flick, l’uomo a cui il Barça ha affidato il suo futuro; c'era anche da vedere come le due squadre avrebbero approcciato tatticamente, in che modo Ancelotti avrebbe cercato equilibrio nascondendo i problemi del primo tempo con il BVB, come avrebbe retto la difesa alta blaugrana con la velocità degli attaccanti madrileni, e molto altro.

Un Clásico di fuorigiochi e grandi giocate

Il duello tra la linea difensiva del Barcellona e Mbappé comincia al 1', quando viene lanciato nello spazio da un bellissimo filtrante di Camavinga, arriva davanti a Iñaki Peña, ma sbaglia. Il guardalinee, comunque, aveva alzato la bandierina. Dieci minuti dopo, il portiere del Barcellona è fuori posizione e Mbappé prova di nuovo a segnare infilandolo da quaranta metri, ma la palla va fuori. Poco più di due minuti più tardi, Mbappé si infila magistralmente nel mezzo spazio di sinistra, viene imbeccato ancora una volta da Camavinga, entra in area di rigore offre a Vinicius una palla a cui manca solo il tap-in. Iñaki Peña salva con una parata irreale, ma comunque era ancora fuorigioco. Al 30, Mbappé attacca il mezzo spazio, questa volta a destra, viene servito perfettamente da Lucas Vázquez e questa volta segna con un bellissimo pallonetto. Il guardalinee non alza la bandierina, ma c'è il VAR. Fuorigioco. Durante questo Clásico accadrà otto ben volte.

La ripresa, invece, è dominata totalmente dal Barcellona. La apre Lewandowski su un geniale assist di Casadò, che dall'interno del cerchio di centrocampo trova un passaggio tagliato di destro che taglia fuori Valverde e Tchouameni prima e Militão e Rüdiger poi, lanciando il polacco da solo contro il portiere - che poi la chiuderà a modo suo con una staffilata rasoterra dal limite dell'area. A modo suo, dicevo: cosa più lewandowskiano che fare una doppietta in due minuti nel Clásico? Meno di un minuto dalla fine dell'esultanza e dei controlli VAR, De Jong e Raphinha giocano un palla-avanti-palla-indietro in mezzo al campo per lanciare sull'inserimento perfetto di Balde in fascia sinistra. Il terzino, preso alle spalle Lucas Vázquez, controlla con calma la palla dopo averla fatta rimbalzare un paio di volte, alza la testa, vede Lewandowski al centro e gli mette sulla testa un cross perfetto. Lewa, chiaramente, la schiaccia sul secondo palo con la stessa facilità con cui io potrei lanciare, forse, una cartaccia nel il cestino. Il 3-0 è firmato Yamal e ne abbiamo già parlato, mentre sul finale Raphinha cala il poker con un pallonetto dolcissimo e "ripidissomo" dopo essere stato innescato da Iñigo Martinez, il quale a fine partita si guadagnerà pubblici elogi da parte di Flick.

Il Clásico e lo spirito della Masia

I sopracitati Yamal, Iñaki Peña, Baldé, Casadó e Cubarsí, ma anche Pedri, Fermín Lopéz, Dani Olmo e Gavi hanno qualcosa in comune, oltre all'essere stati protagonisti dello storico 0-4 al Bernabeu: il settore giovanile in cui sono cresciuti. Non tutti sono catalani, ma si sono formati alla Masia e hanno trascorso la loro adolescenza nelle strutture sportive e scolastiche del Barcellona. Come sappiamo, per i catalani - e per chi ha radici profonde in Catalogna - il Clásico non è mai una partita come le altre e non perché il Real Madrid sia semplicemente, da sempre, il principale rivale sportivo del Barcellona. Real Madrid - Barcellona è, almeno dai tempi del franchismo, simbolo di una rivalità territoriale, politica e sociale: Castiglia vs Catalogna, centralismo vs autonomia, omogeneizzazione vs molteplicità. Vedere ancora che moltissimi giocatori quantomeno di una delle due squadre siano nativi, originari o comunque legati ai luoghi, al territorio, alle persone, alla lingua, alla cultura e quindi a questo senso di identità e contrapposizione, aggiunge fascino a una partita che sarebbe tra le più affascinanti del calcio mondiale a prescindere.

Ritroviamo questi sentimenti in gesti che, senza conoscere il contesto, potrebbero essere semplicemente derubricati come semplice antisportività, ma che descrivono magistralmente quanto il Clásico sia una partita sentita ben oltre le questioni sportive dai giocatori blaugrana. Ieri Gavi ha voluto emulare Gerard Pique, un giocatore che al Barcellona ha dedicato tutta la sua carriera e che si è sempre messo in gioco per l'autonomia/indipendenza della Cataglognaa. Il 29 novembre del 2010 fu proprio il centrale difensivo, dopo un 5-0 pesante con gol finale (persino) di Jeffren, ad agitare la manita nel suo Camp Nou in segno di derisione. Sabato, alla fine di un Clásico dominato, Gavi ha fatto infuriare pubblico e avversari facendo il gesto del numero quattro con la mano, sorridendo beffardo verso i tifosi madridisti. Forse non è stato elegante, ma è stato paradigmatico del rapporto tra i giovani della Masia e il proprio club. Vale per tutti, anche per chi non è catalano come Gavi che, per l’appunto, è andaluso del Bajo Guadalquivir.

Gavi 4 Clásico

Il Barcellona, quindi, si porta a casa il primo Clásico stagionale, si conferma primo in classifica con 30 punti totalizzati su 33 disponibili (l’unico stop è arrivato sul campo dell’Osasuna il 28 settembre) staccando il Real Madrid di sei lunghezze e provando a costruire un margine di vantaggio sufficiente ad affrontare con maggiore tranquillità il periodo più denso e complesso del calendario. Il prossimo appuntamento sarà sicuramente a maggio per le trentacinquesima giornata, ma chissà che non ne vedremo un altro prima tra Supercoppa, Copa del Rey oppure, perché no, in Champions League.

Nuovo corso, vecchi princìpi

Hans Flick sta dando vita a un nuovo corso del Barcellona e lo sta facendo nell'unico modo in cui i blaugrana hanno riscosso successi negli ultimi decenni: seguendo i princìpi e i valori del Barcellona, il trito e ritrito ma sempre vero Més que un club. Dall'epoca di Cruyff e della prima Champions League, il Barcellona ha demolito e ricostruito più volte, si è sempre ciclicamente dovuto reinventare come ogni altra squadra, ma ha raggiunto i risultati più importanti solo quando ha seguito i valori tattici, tecnici, morali e persino politici che hanno contraddistinto il club.

A differenza di altri anni in cui sono state fatte spese sconsiderate nonostante situazioni finanziarie disperate, quest'estate il Barça ha investito oculatamente, sborsando denaro solo per l'acquisto di Dani Olmo, nato a Terrassa e cresciuto fino ai 16 anni nei campi di Can Planes, che quindi si può dire sia stato "riportato a casa". Oltre al suo arrivo, il tecnico tedesco si è principalmente limitato a lavorare sullo sviluppo e l'inserimento nelle rotazioni di molti i giovani cresciuti nella cantera, ragazzi che sanno cosa significhi il catalanismo blaugrana e, per adesso, sembra che il progetto stia andando a gonfie vele.


  • Nato nel nuovo millennio in provincia di Torino. Appassionato di sport, romanticismo, scrittura e di tutto ciò che è argentino.

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