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, , 25 Ottobre 2024

Torino-Como 1-0, Considerazioni Sparse


Il Como fa la partita, il Torino la vince: il match winner è il 2005 Njie.

Il Friday Night manda in scena due squadre in momenti profondamente diversi: da una parte il Torino in crisi di risultati, infermeria e di conseguenza identità, e dall’altra il Como, che di identità ne ha parecchia e sta diventando il fenomeno, calcistico e di costume, di questa Serie A. In effetti, la squadra che fa la partita è proprio quella di Fabregas, che fa la partita e sfiora più volte la rete, trovando sulla sua strada una traversa ed un monumentale Milinkovic Savic: a conquistare i tre punti però sono i granata, che tornano ad una vittoria che mancava dal 20 settembre nonostante una prestazione non certo memorabile. Il match winner è il classe 2005 Njie, che dopo aver ben impressionato in Coppa Italia brinda alla sua prima, pesantissima rete in Serie A sfruttando una clamorosa papera difensiva dei lariani. Per la squadra di Vanoli, che è sembrata condizionata dal periodo di crisi, una “sfangata” importantissima: il Como invece esce sconfitto ma non certo ridimensionato dopo una prestazione per cui avrebbe meritato di più.

Reduce da 4 sconfitte consecutive, Vanoli in partenza imbottisce il Torino di difensori: una scelta sicuramente comprensibile da un lato, ma che dall’altro sconfessa quell’anima gagliarda che i granata avevano mostrato ad inizio stagione, che aveva lasciato presagire una discontinuità rispetto alle ultime stagioni. Come spesso accade in questi casi però, ne viene fuori un ibrido senza una dimensione chiara: il Torino, così messo in campo, risulta più accorto, ma sicuramente non può manovrare come il suo dna imporrebbe, e deve confidare in uno stile rugbystico per andare all’attacco, senza peraltro avere corazzieri davanti su cui poggiarsi. Molto cambia nel secondo tempo, quando Vanoli è il primo a rendersi conto di dover apportare correttivi per dare alla squadra un minimo di profondità e dinamismo: gli ingressi di Vojvoda e Njie fanno in questo senso la differenza, con quest’ultimo che diventa il man of the match premiando il ritrovato coraggio del suo tecnico. Probabilmente, ai punti, il Torino non avrebbe meritato questa vittoria, ma averla centrata grazie ad un clean sheet ha un peso enorme in un momento della stagione complicatissimo.

Il Como sta mostrando di non essere solo un red carpet per celebrities sugli spalti: la squadra di Fabregas ha una filosofia tattica chiarissima, raramente butta via il pallone, si affida ai trequartisti non tanto in termini di giocata individuale quanto di ricerca, tagli e fraseggi. Il primo tempo comasco è dominante, e quando nel secondo cresce la forza d’urto del Torino, i lariani ne spengono i bollori addormentando la partita con il palleggio in pieno Cesc-style. A rovinare i piani della serata è il pasticciaccio brutto che, di fatto, costa la partita a 15’ dalla fine: negli ultimi minuti, quando l’assetto cambia per l’assalto finale, le idee sembrano decisamente più arruffone e confuse, ma nonostante questo spuntano altre due palle gol nitide. Se si perde una gara pur avendo il 69% di possesso palla e 20 tiri totali di cui 6 nello specchio, è difficile non rammaricarsi: però, come ha ben detto proprio Fabregas nel post gara, nessuno aveva costretto il Torino ad una prestazione così difensiva, e questo la dice lunga sul lavoro che il tecnico canterano sta costruendo.

Promossi e bocciati. Dietro alla lavagna, per il Como, gli autori della sciocchezza che è costata la rete avversaria, Audero e Braunnoder (peraltro sino a quel momento tra i migliori): tra le fila del Torino, invece, ci vanno Vlasic, ancora sottotono, e Masina, non certo agevolato da una collocazione tattica discutibile da esterno a tutta fascia. Inoltre, da ambo le parti, sono stranamente poco palpabili le punte: sia Cutrone sia Adams non offrono il consueto contributo da leader morali e tecnici, questa volta. Ad emergere su tutti invece, lato granata, è Milinkovic Savic, provvidenziale in più di un’occasione: molto bene però anche un convincente Lazaro a sinistra ed il cileno Maripan, che non è al top ma sembra avere i numeri per diventare una solida guida difensiva. Tra i lariani, a dipinger calcio è il solito Nico Paz, che colpisce una traversa e palla al piede sembra avere visioni che pochissimi, in questa Serie A, possiedono.

Torino-Como era anche la sfida tra due tecnici esordienti ma già con un discreto carico di aspettative addosso. Vanoli e Fabregas sono visti nell’ambiente come potenziali portatori di novità, e se il primo lo è principalmente per esperienze maturate in panchina, sia in qualità di assistente sia di capo allenatore, per quanto riguarda Cesc il discorso vira necessariamente su un’aura derivante da una carriera strepitosa e da una filosofia di gioco ben precisa, che peraltro caratterizza una nidiata di tecnici di questa “nouvelle vague” di centrocampisti eccellenti con outfit eleganti, visti con una certa riverenza (come vale per Thiago Motta e Xabi Alonso, che però da mister hanno già dimostrato qualcosa di più di Fabregas). Se guardiamo alla gara di stasera, Vanoli ha instillato molti dubbi sulla sua coerenza con un atteggiamento insolitamente difensivista, ma è anche stato bravo a invertir la rotta. Se guardiamo la big-picture, il pedigree del catalano sembra di tutt’altra fattura, con un’impronta tattica evidente ad un Como che, al di là dell’ingenuità, anche stasera ha disputato una signora partita.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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