
Phoenix Suns tra miglioramenti e (poche) lacune
I Suns hanno già migliorato molto il proprio roster, ma che cosa manca?
Prima di iniziare a commentare l’arrivo di Mike Budenholzer sulla panchina dei Phoenix Suns e qualche scampolo di ciò che si è potuto ammirare nella preseason che è terminata con una sconfitta, completamente indolore, ai supplementari contro i Lakers, è doveroso fare un passo indietro. Facciamo quindi finta di avere una macchina del tempo e catapultiamoci a febbraio 2023, a poco più di un anno e mezzo fa. I Suns sono reduci da due stagioni buone, ma incomplete. Nell’estate del 2021 perdono le Finals contro i Milwaukee Bucks sprecando un vantaggio di 2-0 nella serie e nel 2022, dopo aver ampiamente dominato la Regular Season, perdono in gara-7 alle semifinali della Western Conference contro i Dallas Mavericks capitanati da un Luka Dončić semplicemente irreale.
Quella sconfitta segna irrimediabilmente i Suns. Crescono i primi malumori in spogliatoio con DeAndre Ayton che chiede a gran voce il massimo salariale senza ottenerlo e secondo alcune fughe di notizie i compagni di squadra stessi non sono felici del suo rendimento, lo ritengono svogliato e poco incline al lavoro ed alla professionalità. A questo si somma un caso molto più delicato: quello di Robert Sarver, l’ormai ex proprietario dei Phoenix Suns. Secondo alcune denunce di ex dipendenti della franchigia aveva creato un clima tossico, sessista e razzista nel quale discriminava chi lavorava per lui e per i Suns. Adam Silver, Commissioner della NBA, lo punisce con una squalifica di un anno ed una multa di dieci milioni di euro, una decisione troppo leggera, ma come lui stesso ammise non aveva alcun diritto di togliergli la quota. Gli sponsor minacciano di terminare le loro partnership e Sarver decide allora di mettere in vendita i Phoenix Suns ed anche le Phoenix Mercury, la franchigia della WNBA.
A rilevare le due società è, nel febbraio del 2023, Matt Ishbia: uomo d’affari americano del Michigan ed amministratore delegato e presidente dell’istituto di credito ipotecario United Wholesale Mortgage. Fin da subito mette le cose in chiaro: vuole vincere e non ha paura di investire o spendere, anche se questo significa andare in luxury tax (una soglia sopra la quale le franchigie devono pagare una sorta di “tassa suntuaria” per ogni milione che sforano). All’ultimo giorno di mercato i Suns ottengono via trade dai Brooklyn Nets Kevin Durant e per farlo devono cedere due giocatori importanti come Mikal Bridges e Cameron Johnson oltre che quattro prime scelte. In estate, successivamente, decidono di arrivare a Bradley Beal con l’intento di creare un Big Three da sogno.
La scelta del coach ricade su Frank Vogel, ma la scintilla non scocca mai. È ancorato forse ad un’idea di basket poco moderna, pochi tiri da tre punti ed attacco molto iso-based (poco gioco di squadra e azioni che puntano più sull’individualità anziché sull’alchimia tra i giocatori). È una stagione da dimenticare che termina con un netto 4-0 rimediato al primo turno contro i Minnesota Timberwolves. Bisogna quindi cambiare percorso e progetto, ed ecco che arriviamo ai giorni nostri.
Il General Manager dei Suns James Jones ha capito che cos’è mancato nella stagione precedente e si è subito messo a lavoro per colmare quelle lacune. Phoenix lo scorso anno non aveva una point guard di ruolo a roster e questa mancanza ha portato Devin Booker inevitabilmente a snaturare la sua pallacanestro dovendo giocare, secondo Basketball Reference, il 91% dei possessi da playmaker. Nell’offseason Phoenix ha firmato con due minimi salariali Tyus Jones e Monte Morris, due ottime point guard che avranno il compito di mettere in ritmo i grandi scorer dei Suns.
Successivamente mancava atletismo e protezione del ferro. La soluzione a questi due problemi è arrivata dal draft con le scelte di Ryan Dunn e Oso Ighodaro. Il primo è un grandissimo difensore sulla palla che già in preseason ha macinato rubate e stoppate ed ha anche sorpreso per il suo tiro da tre punti (43% dall’arco). Ighodaro è meno pronto di Dunn, ma rappresenta già oggi una buona alternativa a Nurkic e Plumlee e sarà compito del coaching staff dei Suns svilupparlo bene e far emergere le sue potenzialità.
In preseason si son già viste delle novità rispetto alla passata stagione. Phoenix ricerca maggiormente il tiro da tre punti, gira palla in modo molto più fluido e non è richiesto alle star di essere i portatori di palla principali grazie alla presenza sul parquet di Tours Jones o di Monte Morris. Nella passata stagione i Suns erano 25esimi per tentativi da tre punti a partita totalizzandone 32.5 di media. In questa preseason Booker e compagni hanno tirato 220 triple in 5 gare: vale a dire 44 di media a partita segnando con il 35.5%. Sono solo amichevoli è vero, ma sia Grayson Allen che Bradley Beal al Media Day hanno affermato che coach Bud abbia lavorato molto sull’enfatizzare lo spacing ed il tiro da tre punti.
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— Phoenix Suns (@Suns) October 18, 2024
In mezzo a tutte queste novità positive è bene, però, ricordare che i Suns non sono una macchina perfetta, ma hanno bisogno ancora di qualche ingranaggio per funzionare al meglio. Budenholzer in Regular Season è sempre stato un buonissimo coach, ma ai playoff i suoi limiti sono spesso venuti a galla. È comunque giusto avere fiducia in lui e dargli il tempo di lavorare, quindi focalizziamoci su ciò che manca a livello strutturale nel roster. Il quintetto base dei Suns dovrebbe essere il seguente: Tyus Jones, Devin Booker, Bradlet Beal, Kevin Durant e Jusuf Nurkic. Quali sono i limiti in ottica postseason?
Principalmente le dimensioni. Una lineup con tre guardie potrebbe soffrire molto dal punto di vista fisico contro squadre più grosse come, ad esempio, i Timberwolves. Successivamente la protezione del ferro non è sicuramente il punto di forza di questi Suns. Nurkic offensivamente sarà molto importante perché potrà essere per Phoenix quello che è stato Brook Lopez a Milwaukee sotto Budenholzer. Il centro bosniaco in attacco ha molte qualità: gioca bene come play dal post, è un buon passatore e sa far girare palla per trovare magari un tiratore libero dal perimetro. In difesa, però, fatica molto e questo potrebbe portare a far perdere energie a Kevin Durant, costretto ad agire da rim protector secondario.
Come si fronteggiano queste due lacune? A Phoenix mancano un centro ed un’ala che sappiano aprire il campo e difendere sui lunghi avversari nel pitturato. È difficile aspettarsi che Ighodaro nella sua stagione da rookie possa avere già questa responsabilità e Plumlee non è assolutamente un giocatore affidabile dall’arco. Fino a febbraio i Suns avranno la possibilità di apportare miglioramenti al roster facendo trade o firmando giocatori che sono ancora senza contratto. Phoenix non ha molte carte da scambiare, ma qua sarà compito di James Jones inventarsi l’affare e pescare il coniglio dal cilindro.
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