
Un giudizio sintetico a posteriori sulla Lazio
Dopo un'estate che non faceva sperare per il meglio, la Lazio di Baroni sta sorprendendo tutti.
In Italia siamo maestri di tante cose, dal cibo all'arte, ma una delle nostre abitudini preferite è sicuramente quella di dare ciò che Kant chiamava giudizi analitici a priori. Si tratta di proposizioni che non aggiungono nulla ai soggetti di cui si sta parlando, e in cui non serve fare esperienza per formularli. Per questo, tale tipo di giudizi non permette di progredire.
Ne sa qualcosa la Lazio, che ha vissuto un'estate in cui non si è fatto altro che dare opinioni guardando al curriculum dei nuovi calciatori e del nuovo allenatore. Di parole se sono sprecate tante per ricordare cose ovvie che non aggiungono nulla al discorso, come il fatto che Baroni non avesse mai avuto una panchina così prestigiosa, o che i giocatori stessi non avessero mai dimostrato nulla a questi palcoscenici, abituati a squadre di livello più basso. Per fortuna, la stagione poi è iniziata, e l'unico giudice da ascoltare e da cui carpire indicazioni è diventato il campo.
Baroni rampante
"Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede amministrare il potere" (Sofocle)
Come detto, le prime perplessità giravano attorno alla figura del tecnico. I biancocelesti hanno visto in pochi mesi due allenatori come Sarri e Tudor dimettersi, e la scelta di Baroni è sembrata a tutti la prima mossa di quello che è stato chiamato ridimensionamento. Lotito, infatti, ha optato per un repulisti generale, figlio più che altro delle volontà altrui che della sua: Felipe Anderson non ha rinnovato scegliendo di tornare in Brasile, Luis Alberto ha chiesto la cessione pubblicamente, e Immobile, dopo un anno che ha visto un po' incrinare il suo rapporto coi tifosi, ha scelto il Besiktas.
Per il senatore è stata l'occasione giusta per abbassare il monte ingaggi e ringiovanire una rosa che ormai era stabilmente nel podio delle più anziane, e che adesso è al settimo posto. Finito un ciclo se ne apre un altro, e gli acquisti di Noslin, Tchaouna, Dele-Bashiru, Nuno Tavares e Castrovilli non avevano certamente scaldato la piazza. L'ultimo innesto di Dia non ha fatto altro che ribadire il concetto di ridimensionamento per un club che ha perso in due estati chi ne ha fatto la storia recente, e che al suo posto ha visto arrivare giocatori che non sembrano combaciare per curriculum con lo status raggiunto recentemente dalla Lazio.
Se prima l'obiettivo era la qualificazione in Champions League e ci si "accontentava" di quella in Europa League, adesso la prospettiva vedeva il tutto spostarsi in sotto di un gradino. Come fare a riprendersi da questa depressione, e forte contestazione, di tutto l'ambiente? Ovviamente vincendo le partite. E Baroni non solo ne ha vinte 6 su 9 perdendone solamente 2 in tutte le competizioni, ma lo ha fatto con un gioco diverso, offensivo, di alta intensità, che ha sorpreso tutti. Chi lo aveva giudicato prima di vederlo sulla panchina biancoceleste ha dovuto cambiare opinione in fretta.
La nuova identità della Lazio
"Il tempo svela tutto e lo porta alla luce" (Sofocle)
Con calciatori importanti che hanno lasciato dopo tanti anni e un tecnico nuovo era lecito aspettarsi che ci sarebbe voluto tempo per vedere la mano di Baroni, e invece la Lazio ha avuto una chiara identità sin da subito. La squadra ha mostrato la sua mentalità offensiva già dalla prima partita. L'ex allenatore del Verona ha lavorato per dare alla luce dei principi fatti di coraggio, fluidità e accompagnamento in fase di possesso, e di intensità e riaggressione in quella di non possesso.
Se la Lazio di Sarri costruiva le sue fortune su grandi volumi di possesso palla, questa tende a vincere le partite per ciò che fa senza la sfera. Con l'ex tecnico della Juventus ci si era abituati a una fase difensiva passiva e orientata sulla palla, tipicamente zonista, adesso invece il primo riferimento è l'uomo, e l'aggressività con cui si esce sul portatore di palla, a prescindere dall'altezza della linea di pressione, è il marchio di fabbrica impresso da Baroni.

Il pressing della Lazio di Baroni, dove ognuno ha il suo riferimento.
Il 4-2-3-1 di partenza si adatta quindi alla costruzione avversaria, e cerca di invitare il giro palla sull'esterno per poi soffocare le opzioni di passaggio al calciatore in possesso.

Vojvoda si trova attaccato e con tutti gli appoggi marcati e gli scarichi negati: non puo' che buttare via la palla.
La Lazio all'attacco
"Il cielo non aiuta mai l'uomo che non agisce" (Sofocle)
Per una squadra che veniva da due campionati all’ottavo posto per NPxG prodotti, era obbligatorio lavorare sulla fase offensiva. La Lazio ha perso chi aveva in mano le chiavi e le sorti dell'attacco, sia in termini di costruzione che di rifinitura e finalizzazione, ma ha trovato dei nuovi leader tecnici, e soprattutto ha scoperto una fluidità che oggi è sempre più una prerogativa nel calcio.
A esempio di ciò, nei biancocelesti si riscontrano non solo diversi tipi di costruzione, ma anche un interscambio di posizioni in base alle letture dei calciatori e all'esigenza della gara. La più ricorrente è una struttura 3+1, ma i 4 giocatori coinvolti nella prima costruzione non sono sempre gli stessi e nelle stesse posizioni.

Nel 3+1 Tavares rimane basso con Lazzari che sale. Qui notiamo come nella catena di destra l'ala venga sempre nel mezzo-spazio liberando l'ampiezza al terzino.

Stavolta si abbassa Rovella permettendo anche a Tavares di salire. Nella catena di sinistra lui e Zaccagni si suddividono a loro piacimento ampiezza e mezzo-spazio.
Come detto, la Lazio adatta la sua struttura in costruzione in base all'avversario, ed è infatti usuale vedere, anche all'interno della stessa partita, un 4+2. Questo può essere sia canonico con i quattro difensori e i due centrocampisti, ma spesso e volentieri vi sono delle rotazioni, perché Baroni non perde la volontà di disordinare il più possibile la struttura avversaria e creare incertezze. Infatti, vediamo uno dei mediani, più frequentemente Guendouzi, abbassarsi sia come centrale che come terzino. Proprio questa mossa è stata decisiva nella gara con l'Empoli per rompere il pressing dei toscani.
La contromossa di Baroni non si fa attendere e abbassa Guendouzi come "terzino destro" per liberarlo da Fazzini, approfittando che Pezzella preferisce stare basso e proteggere Viti dall'uscire a coprire l'ampiezza come invece fa Goglichidze nel suo duello con Zaccagni pic.twitter.com/YrcDstsllS
— Alessandro Briglia (@LosDeAfueraSon1) October 9, 2024
La mentalità offensiva che il tecnico fiorentino ha apportato alla squadra la si riscontra soprattutto in quanti uomini partecipano all'azione d'attacco. Costruire 3+1 significa avere ben sei calciatori sopra palla a minacciare gli avversari. Si va a formare quindi una linea di cinque giocatori alle spalle della punta, una tendenza sempre più visibile in Europa, specie contro le linee difensive a cinque.

5 calciatori alle spalle di Castellanos, ed Empoli costretto a difendere a 6 per non stare in sottonumero.
Le nuove aquile reali
"L'opera umana più bella è di essere utile al prossimo" (Sofocle)
Negli scorsi anni la Lazio è sempre stata una compagine che faticava a occupare l'area, mentre adesso sono sempre almeno in tre e talvolta quattro all'interno dei sedici metri. Questo non è un caso, ma una volontà precisa per sfruttare al meglio una delle situazioni più usate dai capitolini per attaccare la porta: i cross. I biancocelesti sono quelli che in Serie A ne effettuano di più, con distribuzione equa tra entrambe le corsie. Le catene laterali sono la principale fonte di gioco laziale, specie quella di sinistra, che al momento ha portato alla causa 9 contribuzioni ai 14 gol realizzati queste prime 7 giornate di campionato.
Zaccagni e Nuno Tavares
Per Mattia Zaccagni e Nuno Tavares è un anno importante. Il primo ha ereditato la 10 di Luis Alberto e la fascia di capitano di Immobile, il secondo a 24 anni cerca finalmente la consacrazione e una continuità sia fisica che mentale. L'azzurro è in top 10 per azioni da tiro create per i compagni, ed è sul podio per passaggi che portano a un tiro. Il portoghese invece guida la classifica degli assist, ma anche delle occasioni da gol create. Un duo difficile da arginare e che dimostra una grande naturalezza nel relazionarsi, potendo contare entrambi su qualità tecniche elevate e sul rappresentare delle minacce per gli avversari tanto in profondità quanto in uno contro uno.
Rovella e Guendouzi
Il centrocampo è stato il reparto più aspramente criticato dell'estate. Castrovilli e Dele-Bashiru non sono serviti a placare i dubbi dei tifosi su una profondità che sembra mancare. Adesso però la mediana della Lazio si fa forte di due calciatori che sono diventati ormai dei beniamini per i fedeli biancocelesti: Rovella e Guendouzi. Il numero 6 aspetta una chiamata di Spalletti, ma intanto è secondo solo a de Roon per contrasti Padj - ovvero aggiustati in relazione al possesso. Tra i due è lui ad alzarsi quando la squadra di Baroni pressa, e ha messo in mostra capacità difensive, aerobiche e di leadership che sono sempre state lì da vedere, ma che ora stanno debordando.
A straripare però non è solo il talento di Rovella, perché di fianco a lui a dividersi lo scettro c'è Guendouzi. Il francese è 2º per passaggi progressivi e 1º per passaggi nell'ultimo terzo campo. La Lazio avanza al suo ritmo. Come dice lui, adesso tocca tanti palloni ed è sempre coinvolto nel gioco, e si vede. Se il suo compagno ha sorpreso difensivamente a fronte di abilità tecniche riconosciute, per lui è l'opposto. La scorsa stagione lo abbiamo visto da mezzala box to box più di lotta e di governo che di qualità. Baroni ne ha riconosciuto il talento da costruttore, e adesso si gode la miglior coppia di centrocampo della Serie A.
Dia e Castellanos
A una richiesta popolare di un numero 10, la Lazio ha rilanciato prendendo un altro attaccante: Boulaye Dia. Dopo aver sorpreso il nostro campionato con 16 gol e 6 assist due stagioni fa, la scorsa ha concluso solo con 4 reti e una situazione ambientale degenerata. Proprio ciò ha permesso a Lotito di prenderlo a prezzo di saldo. Tutti pensavano si sarebbe giocato la maglia con Castellanos, e invece Baroni alla prima occasione li ha messi titolari insieme contro il Milan. Risultato? Entrambi in gol. La loro intesa è presto fatta, perché entrambi sanno recitare l'uno la parte dell'altro. Quando giocano in coppia è il senegalese ad aggirarsi in zona di rifinitura e a portare superiorità numerica sulle catene laterali. Gioca da vero e proprio 10 coprendo zone di campo ampie senza perdere lucidità sotto porta. A differenza del Taty lo si vede attaccare l'area arrivando da dietro, proprio come in occasione del rigore guadagnato con l'Empoli.
Castellanos, come il collega, ha un repertorio completo. Se c'è una differenza tra i due è che l'argentino è più bravo di testa e nel gioco aereo in generale, mentre l'ex Salernitana sa fare malissimo in campo aperto con la sua velocità. Provedel usa spesso il nuovo numero 11 come target quando gli avversari si alzano in pressing. In questi casi Baroni preferisce non rischiare e giocarsi davanti l'uno contro uno, approfittando delle doti dell'ex Girona spalle alla porta e di due piovre delle seconde palle come Rovella e Guendouzi. Al momento il bottino recita 6 gol e 1 assist in campionato per la coppia laziale, ma difensivamente non sono da meno. Il loro lavoro contro il Milan a schermare i due mediani con i tempi e gli angoli del corpo giusti di uscita, o anche col Torino per togliere Ricci dal gioco, indirizzando sull'esterno il possesso e negandolo sempre come appoggio ai compagni, è preziosissimo per gli equilibri della squadra.
La Lazio non è come sembra
"È proprio dell'uomo saggio sopportare bene i colpi della sorte" (Sofocle)
Già, equilibrio, una parola chiave nel calcio. Tutti lo ricercano e lo bramano, perché è quello a condurre alle vittorie. Se uno vedesse solo gli 11 gol subiti e gli 0 clean sheet potrebbe pensare che questa Lazio non ce l'abbia, invece è la terza miglior difesa del campionato. Solo il Napoli e la Juventus concedono meno, rigori esclusi (dati Understat). Un inizio sottotono di Provedel, che ha concesso 1.7 gol in più di quelli attesi e che ha nettamente la percentuale di parate più bassa da quando è alla Lazio (64%), unito a svarioni individuali e a prodezze degli avversari, fa risultare la fase difensiva laziale peggiore di quello che è. Solo Milan e Fiorentina sono riuscite a produrre più di 1 xG contro i capitolini. Al momento, avendo la Lazio anche il 4º attacco per occasioni prodotte, il suo differenziale di NPxG è il 2º migliore dopo quello dell'Inter. La sorte non ha aiutato fino ad ora, ma l'equilibrio c'è eccome.
Criticità e alternative
"Errare è possibile a tutti gli uomini. Ma il saggio, quando ha commesso un errore, non rimane irremovibile e ripara il male che ha fatto. Perseverare nell'errore, infatti, genera ogni sorta di mali" (Sofocle)
Ovviamente non può essere tutto perfetto, anche perché nel calcio la coperta è sempre corta: ogni scelta presa ha vantaggi e svantaggi. In nome della mentalità offensiva di cui Baroni ha sempre parlato, ha accettato dei rischi in queste prime partite. Quello più grande, paradossalmente, non è in transizione come si potrebbe pensare, perché i tanti uomini in zona offensiva favoriscono la riaggressione.
La zona che crea più problemi, infatti, è quella di rifinitura, ai lati e alle spalle di Rovella e Guendouzi. Specie contro i 3-4-2-1, affrontati contro Empoli, Nizza e in un tempo a testa contro Fiorentina e Torino, è complicato riuscire a togliere spazio ai due uomini che lavorano dietro la punta. La Lazio poi tende a fare densità sul lato palla, con il mediano del lato opposto che quindi stringe molto lasciando libero uno spazio sulla trequarti.

Qui Guendouzi stringe su Zapata ma rimane libero Adams al limite dell'area.
In questo frangente si era a inizio secondo tempo e la Lazio era avanti 1-0, ma Baroni non ha cambiato per cercare il secondo gol, che troverà con Dia. L'allenatore biancoceleste però non ha problemi a modificare la struttura della squadra, e per fronteggiare questo problema di copertura della zona di rifinitura, tanto a Kiev quanto a Torino o col Nizza, dove vi era da proteggere i risultati, è passato al 4-3-3.

Mettendosi 4-3-3 con Rovella mediano e Vecino e Guendouzi mezzali i 3 centrocampisti possono accoppiarsi coi loro riferimenti.
L'occasione giusta al momento giusto
"Nessuno ama tanto la vita come l'uomo che sta invecchiando" (Sofocle) ultimo paragrafo
Un matrimonio, quello tra la Lazio e Baroni, che sembrava l'inizio della fine di quella squadra che lotta con le big della Serie A per i posti prestigiosi in Europa, e invece l'ex Verona ha smentito subito gli scettici. Lo ha detto lui stesso che arriva a giocarsi l'opportunità migliore della sua carriera con la giusta maturità, e lo sta dimostrando. Non un giovane in rampa di lancio, ma un uomo esperto forgiato dalla gavetta, che gli restituisce sia l'umiltà che il disincanto che ci vuole quando finalmente l'occasione bussa alla tua porta. Un club che sta vivendo un ricambio sia tecnico che generazionale, e che il tecnico fiorentino sta plasmando a sua immagine e somiglianza. In estate si è parlato troppo prima che il pallone cominciasse a rotolare, mentre adesso i tifosi laziali hanno quasi paura di essere illusi da questo inizio sorprendente. Forse aveva ragione Sofocle: "La gioia più grande è quella che non era attesa".
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