
Il testamento sportivo di Luca Toni
La stagione in cui, trentottenne, Luca Toni segnò 22 gol in Serie A, sfiorando l'Europa con il Verona
È l'estate del 2013. Luca Toni, dopo essere tornato per una stagione alla Fiorentina in seguito a una parentesi araba, non rinnova il contratto con i gigliati e firma per l'Hellas Verona. La carriera dell'attaccante sembra essere alle ultime battute, negli ultimi tre anni ha cambiato sei squadre e segnato 21 gol in tutto, di cui 8 nell'ultimo ciclo in viola. È stato una delle punte più forti e impattanti della sua generazione, ha segnato valanghe di gol tra Palermo, Fiorentina e Bayern Monaco; ha vinto due volte la Bundesliga da protagonista e la scarpa d'oro nel 2006, anno in cui ha vinto anche il mondiale segnando una doppietta ai quarti di finale contro l'Ucraina. Dopo il Bayern passa alla Roma nel gennaio 2010 per non restare fermo, o incastrato nel Bayern II, per i sei mesi successi - i bavaresi lo hanno infatti messo fuori rosa - e va vicino all'impresa di vincere il campionato con i giallorossi, vinto dall'Inter nell'anno del Triplete.
Suo è il gol che ha tenuto aperti i giochi: i nerazzurri, in testa alla classifica a quota 63, fanno visita alla Roma, che inseguivano a -4 gli uomini di Muorinho. Al minuto 71 il risultato è di 1-1 dopo le reti di De Rossi e Milito. Riise, in una sortita offensiva dei suoi, raccoglie il possesso nella metà campo meneghina e prova il cross in mezzo; nei pressi del limite dell'area sosta Luca Toni, anticipato di testa da Lucio; il pallone capita sui piedi di Taddei, che prende la rincorsa ed impatta il pallone. Difficile capire cosa volesse fare, se tirare di esterno o rimettere forte il pallone in mezzo, sta di fatto che gli riesce quest'ultima cosa e il pallone sfila proprio vicino a Lucio, che non riesce ad intervenire. Toni, rimasto al centro dell'area, stoppa come può il pallone di destro e calcia cadendo goffamente all'indietro. Il tiro, scoccato con violenza, finisce alle spalle di Julio Cesar. Questo gol rappresenta alla perfezione il Luca Toni dell'epoca, vale a dire un numero nove al quale non è mai tremato il piede nei momenti decisivi e che ha fatto del gol il proprio marchio di fabbrica.
Toni fa dunque ritorno a Monaco dopo l'esperienza giallorossa, ma solo come scalo, e viene ceduto al Genoa. A Genova fa molta fatica e passerà anche da Juventus, Al-Nasr - che non è l'Al-Nassr di Cristiano Ronaldo - e poi come detto, alla Fiorentina. Facciamo dunque ritorno al Toni del 2013, quel Toni che firma per l'Hellas Verona, squadra che ha ottenuto la promozione dalla Serie B nella stagione passata - la 2012/2013 - e che punta a salvarsi. Allenato da Andrea Mandorlini, Toni torna a fare quello per cui è conosciuto: segnare caterve di gol. Al primo anno segna un complessivo di 20 reti condite da ben 7 assist piazzandosi al secondo posto della classifica marcatori alle spalle di Ciro Immobile ed ottenendo la salvezza con gli scaligeri - arrivando addirittura decimi con 54 punti.
La stagione che stiamo per raccontare, però, è la seconda in gialloblù, la stagione 2014/2015, che si può definire il testamento sportivo di Luca Toni. Quell'attaccante alto, piazzato, talvolta sgraziato, che fa a sportellate con i difensori, che nonostante le cadute si rialza immediatamente e più forte di prima. Quell'attaccante che, a 38 anni, ha segnato 22 gol ed è diventato il calciatore più anziano a vincere il titolo di capocannoniere.
Un rapporto di amore e odio
Lo confesso: da tifoso dell'Inter, quell'anno ho detestato Toni. Non lo sopportavo. Non avendo, all'epoca, abbonamenti per le pay-tv, seguivo la Serie A dall'improponibile Televideo, dove leggevo le notizie delle varie squadre di calcio, le classifiche estere, seguivo i risultati in tempo reale - venivano aggiornati con un ritardo di circa tre minuti - e, naturalmente, la Serie A. Nel 2014 lo consultavo spesso, perché Mauro Icardi era il mio calciatore preferito (P.S.: non l'ho mai perdonato per come se n'è andato) e mi sentivo che quello potesse essere l'anno in cui un calciatore della mia squadra vince il titolo di capocannoniere del campionato. Sono quelle cose che, crescendo, perdono valore, diventano più irrilevanti e ci dai meno peso, ma che ad un ragazzino di 11 anni danno grande gioia e felicità. Ebbene, l'Inter in quei tempi viveva la grande crisi post-triplete, e probabilmente se avesse avuto intorno una miglior squadra Icardi quel titolo di capocannoniere lo avrebbe anche vinto. Giornata dopo giornata, però, aggiornavo la schermata del Televideo e Toni non demordeva: era sempre lì, minaccioso, e insidiava il mio (ex)pupillo.

Si arriva all'ultima giornata: l'Hellas Verona ospita la Juventus mentre l'Inter affronta a San Siro l'Empoli. Due partite che, sulla carta, non hanno nessuna valenza, in quanto i bianconeri sono già campioni d'Italia e né Inter (già matematicamente quinto) né Verona (già matematicamente decimo) né Empoli (già matematicamente salvo) hanno nulla da chiedere alla stagione. Per me, però, sono due partite importantissime. Icardi, prima dell'ultimo calcio d'inizio dell'annata, è a quota 20 gol segnati, mentre Toni ne ha fatti 21. Sulla carta, l'argentino è avvantaggiato dato il calendario favorevole, ma è indietro rispetto al rivale. Arriva dunque il fatidico weekend: sabato, prima di cena aggiorno come al mio solito il Televideo e rimango scioccato: Toni ha segnato. Icardi è a -2, mentre Toni ha 22 marcature all'attivo. Resto di sasso.
Il giorno seguente, l'Inter gioca alle 20:45. Icardi riesce nell'impresa di segnare una doppietta, pareggiando Toni: una piccola consolazione dopo una stagione non esaltante. La partita finirà 4-3 per i nerazzurri, ma nella mia mente ci sarà solo l'argentino che si divora un gol davanti alla porta, che gli avrebbe permesso di diventare il capocannoniere della Serie A. Sigh. Tornando a noi dopo questa parentesi personale, Toni quell'anno è stato davvero implacabile. È tornato ai livelli di un tempo, ricordando a tutti perché il suo mestiere è il numero 9 e perché è famoso in tutto il mondo. Ho scelto di raccontarvi questa sua stagione straordinaria attraverso i gol più rappresentativi.
Inter-Hellas Verona 2-2 - 9 novembre 2014
Uno degli aspetti più importanti da sottolineare quando si parla di Luca Toni è che si tratta di un attaccante molto completo. Non a caso, durante quella stagione ha segnato la maggior parte dei gol di sinistro nonostante il suo piede preferito sia il destro, e lo ha dimostrato proprio contro in casa dell'Inter di Mauro Icardi durante quella stagione: il Verona, in inferiorità numerica, attacca sulla destra; Ionita arriva sul fondo e Toni attacca il primo palo per raccogliere un suo eventuale suggerimento. Il cross però è lungo, fuori dalla portata di Toni, che accenna un gesto di stizza nei confronti del proprio compagno.
Nel momento in cui si gira, però, si accorge che Christodoulopoulos ha anticipato la retroguardia nerazzura, rimettendo il pallone in mezzo. Toni dunque indietreggia leggermente, e scaraventa il pallone in rete di sinistro con grande violenza, segnando un gran gol.
Hellas Verona-Napoli 2-0 - 16 marzo 2015
Quando ho rivisto questo gol sono rimasto sorpreso due volte: prima al controllo di Toni, la seconda per come ha segnato. E' la ventisettesima giornata: l'Hellas ha 32 punti; il Napoli invece si gioca la terza posizione con Lazio, Fiorentina e Sampdoria. Per i partenopei, è un match fondamentale.
Al minuto nove, Juanito Gomez prova a superare due uomini del Napoli ma perde il possesso. La sfera, però, si avvicina alla zona di competenza di Toni, che con un sorprendente e fulmineo avvitamento supera il proprio marcatore. Giandomenico Mesto, da ultimo uomo prima dell'estremo difensore Andùjar, prova a contrastare Toni nel modo meno indicato: usando il fisico.
Il 9 gialloblù, infatti, tira una poderosa spallata a Mesto atterrandolo; il pallone intanto, rimpalla più volte tra le gambe dei giocatori e favorisce Toni, che non si sa come ha superato tutti gli avversari. Dunque, non gli resta che ribadire a rete di sinistro. Questo gol racchiude tutta l'essenza di Luca Toni, furbo nel primo controllo e straripante nell'usare il proprio corpo.
Hellas Verona-Sassuolo 3-2 - 27 aprile 2015
Questo, probabilmente, è il gol più bello che proponiamo. Questa rete, oltre che fantastica di per sé, acquisisce ancora più valore considerando il fatto che Toni l'ha segnata a 38 anni, sintomo di una condizione fisica importante considerata l'età avanzata calcisticamente parlando.
Il risultato è di 2-1 per i padroni di casa e Toni ha già segnato un gol. E' il minuto 25: dagli highlights si deduce che il Verona ha lanciato lungo nella speranza di trovare l'attaccante senza grandi pretese, dal momento che quando si ha il cambio di telecamera Toni è solo contro 5 avversari neroverdi. Sembra quindi uno di quei lanci per far salire la squadra, in assenza di alternative. Quello che fa Toni però è sensazionale. Dopo aver protetto il pallone da Brighi usando pregevolmente il fisico, è accerchiato dallo stesso numero 33 e da Biondini.
Vira dunque la propria corsa verso l'interno, eludendo l'intervento dei due avversari. Con la coda dell'occhio capisce è necessaria un'altra sterzata essendo 1vs5, con Brighi che non riesce a fermarlo per la seconda volta. È abbastanza defilato, e su di lui si avventa in scivolata anche Pieragnolo. Con le ultime forze rimaste Toni tira col mancino - di nuovo - e beffa Consigli. Una rete semplicemente incredibile.
Toni è un attaccante unico nel suo genere, che nonostante una tecnica non eccelsa è riuscito, grazie alla sua fisicità e al suo senso del gol, a segnare una generazione. Campione del Mondo nel 2006, scarpa d'oro, capocannoniere a 38 anni. Cos'altro aggiungere? Mandorlini è stato l'allenatore della sua rinascita dopo qualche stagione difficile, e l'articolo non può non concludersi con un suo virgolettato: "Lunga vita a Luca Toni".
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














