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, 9 Ottobre 2024

Il potere di Israele, attraverso il ciclismo


Le vie dello sportswashing sono infinite e Israele punta su un team ciclistico.

Il calcio non è l'unico sport attraverso cui governi - democratici e soprattutto meno democratici -provano a ripulire la propria immagine davanti al mondo intero. Lo abbiamo visto in passato con l’Italia di Mussolini o con l’Argentina di Videla che utilizzò tutti i volti noti dello sport nazionale per promuovere i mondiali di calcio del 1978, e più di recente - soprattutto - con Qatar e Arabia Saudita che stanno investendo praticamente in tutti gli sport per avanzare nello scacchiere della geopolitica mondiale e mostrarsi al mondo intero come partner affidabili ed al passo con i tempi. Lo stato di Israele, in un contesto del genere, non fa chiaramente eccezione, perennemente impegnato a dimostrare di essere realmente l'unica democrazia compiuta di tutto il Medio Oriente e nascondere così gli indicibili crimini contro la popolazione palestinese di cui si sta macchiando.

A tal proposito, un caso studio molto interessante è quello degli investimenti del governo israeliano nel ciclismo dal 2015 in poi, attraverso il team Israel Premier Tech, di proprietà di Ron Baron, uomo d'affari israeliano, e Sylvan Adams, filantropo ed imprenditore israelo-canadese, e totalmente allineato con la comunicazione politica di Tel Aviv.

Adams, quando interpellato a riguardo, afferma che Israel Premier Tech è un progetto assolutamente apolitico e non governativo, sebbene riceva finanziamenti - una "somma scandalosamente modesta" - dall'ente del turismo israeliano. Sicuramente quello tra il Team di Adams e il governo di Tel Aviv è un rapporto più che stretto: nel 2018, fu proprio il patron della Israel Premier Tech a spingere il governo di Israele ad offrire quasi undici milioni di euro per ospitare la partenza del Giro d'Italia a Gerusalemme così da accrescere l'importanza del ciclismo nel Paese e, di conseguenza, rafforzare l'operazione di fondo del progetto: “ [La partenza da Gerusalemme] ha portato alla ribalta questo sport, facendo sì che si affermasse anche tra gli israeliani: oggi siamo conosciuti e seguiti da un largo pubblico”. Qualsiasi operazione di sportwashing che si rispetti ha, prima di tutto, bisogno di un pubblico a cui rivolgersi per affermare, nel tempo, l'immagine che si vuole dare di sé.

La partecipazione di Israele ai grandi eventi del ciclismo non è però sufficiente per costruire quel rapporto di fiducia ed empatia necessaria a fidelizzare il pubblico e renderlo parte integrante del tutto. La riuscita di un’operazione di sportwashing passa anche e soprattutto per le grandi spese necessarie per ingaggiare alcuni degli atleti più importanti di tutto lo scenario mondiale. È proprio ciò che ha fatto Israel Premier Tech che, fin dall'inizio del suo progetto quando la squadra - allora professional - si chiamava Israel Cycling Academy (2015-2019) e successivamente Israel Start-Up Nation (2020-2021), ha messo sotto contratto alcuni dei più forti e conosciuti ciclisti di tutto il circuito World Tour (il circuito mondiale di ciclismo su strada organizzato dall'Unione Ciclistica Internazionale dal 2011).

Il 2020 in questo senso, segna l'anno della svolta. È proprio in quell'anno che l'allora Israel Start-Up Nation acquista la licenza World Tour (che permette di partecipare a tutte le gare dell’omonimo circuito, comprese le tre corse a tappe più importanti: Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España) e mette sotto contratto diversi corridori di spessore, su tutti lo scalatore irlandese Daniel Martin, vincitore di un Giro di Lombardia, una Liegi-Bastogne-Liegi, un Tour de Pologne, una Volta a Catalunya, due tappe al Tour de France, due alla Vuelta a España e una al Giro d'Italia. Da quel momento in poi, la crescita è stata costante. Nel 2021 ingaggiano Chris Froome, corridore britannico che ha dominato la scena del ciclismo mondiale negli anni Dieci del 2000, vincendo quattro volte il Tour de France (2013, 2015, 2016 e 2017), una volta il Giro d’Italia (2018) e la Vuelta a España (2017) nonché due medaglie di bronzo nella prova a cronometro ai Giochi Olimpici di Londra del 2012 e Giochi Olimpici di Rio de Janeiro del 2016. Parliamo di un corridore che, al netto dei giudizi soggettivi e dei sospetti di doping, ha segnato la storia recente del ciclismo su strada mondiale.

Nello stesso anno approdano nella squadra israeliana anche Dylan Teuns, passista belga con uno spunto veloce, che in carriera ha vinto il Tour de Pologne nel 2017, due tappe al Tour de France e la Freccia Vallone nel 2022 proprio con indosso la maglia della Israel Premier Tech ed il canadese Michael Woods, vincitore di diverse tappe nelle principali corse World Tour. Nel 2022, invece, anno in cui la squadra assume l'attuale denominazione con l'ingresso come co-sponsor della Premier Tech, compagnia canadese, arriva Jakob Fuglsang, passista-scalatore danese, che in carriera ha vinto il Giro del Delfinato nel 2017 e nel 2019, la Liegi-Bastogne-Liegi sempre nel 2019, il Giro di Lombardia nel 2020, e la medaglia d'argento in linea ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro nel 2016.

L’Israel Premier Tech, in questa stagione, ha già colto ventidue vittorie, alcune di primissimo piano come la Freccia Vallone vinta da Stephen Williams, la terza tappa del Critérium du Dauphiné con il canadese Derek Gee (arrivato anche terzo nella classifica finale) che è arrivato anche nono al Tour de France, la gara ciclistica più importante in assoluto, portando tanti soldi e visibilità al team, e una delle tappe regina della Vuelta a España 2024, quella con arrivo a Puerto de Ancares, grazie a Woods. La squadra di Adams, in meno di un decennio, si è affermata come una delle squadre più solide dell'intero gruppo sebbene non sia mai riuscita ad imporsi come squadra capace di vincere i “grandi giri”, dove comunque trova sempre il modo per farsi notare e vincere diverse tappe.

Israele Woods
Micheal Woods

Queste vittorie e il prestigio che ne sta derivando sono elementi propedeutici a rendere il progetto israeliano forte e riconosciuto, capace di aiutare a ripulire l'immagine del paese quantomeno nel mondo dello sport. Le parole di Ron Baron (proprietario della Israel Premier Tech) rilasciate a maggio di quest’anno, lo confermano: “Ogni vittoria è una soddisfazione, ma in questo momento particolare lo è ancora di più. I nostri atleti sul gradino più alto del podio sono la migliore risposta possibile all’agenda portata avanti dai boicottatori di Israele, ai veleni che immettono nel discorso pubblico e alle minacce che talvolta rivolgono in modo scomposto. Ne stiamo ricevendo di nuove, anche in relazione a Giro e Tour. Per ora solo verbali. Ma non sono preoccupato. Qui in Israele siamo percepiti come una zona di guerra, in una condizione di conflitto. Vogliamo che la squadra aiuti a raccontare la storia di cui di solito non si sente parlare".

Una visione condivisa con il Presidente israeliano Isaac Herzog che, in occasione della presentazione della maglietta che la Israel Premier Tech ha indossato nel corso dell'ultima edizione del Tour de France, ha chiarito senza mezzi termini perché lo stato di Israele finanzi un team di ciclismo: "Ora più che mai, dobbiamo farci valere su ogni palco, in ogni competizione e su ogni pista, e dare tutto quello che abbiamo. [Adams attraverso il team] sta mostrando al mondo il volto bello di Israele dentro e fuori dalla pista, e lo stai facendo in un momento critico”. Il Presidente Herzog sa benissimo che la vittoria di Israele passa anche attraverso la percezione che l’opinione pubblica ha del Paese stesso e che, per questo, il Tour de France - che conta circa due miliardi di telespettatori in tutto il mondo - in questo senso è un'occasione più unica che rara. "Il Presidente Herzog riconosce l'importanza della presenza di IPT al Tour, con la parola 'Israel' orgogliosamente mostrata sulla maglia della squadra davanti a quindici milioni di spettatori dal vivo in Francia e oltre due miliardi di telespettatori" le parole con cui lo stesso Adams conferma quanto stiamo provando a dimostrare.

Prendiamo in prestito altre dichiarazioni del filantropo israelo-canadese per mettere in luce la mission ultima del suo progetto e l’importanza mediatica che ricoprono eventi mondiali come il Tour de France: “Siamo un team multiculturale e multireligioso. Da sempre lavoriamo non soltanto per essere competitivi in gara, ma anche per promuovere il pluralismo e la diversità, un punto cardine e qualificante del nostro progetto. [Sono valori ndr] all’opposto di quelli professati da chi mostra un grado alto di livore e, non sapendo spesso niente di Israele né di come è strutturata la sua società, diffonde slogan fuorvianti sul paese e su ogni sua emanazione. La nostra squadra al Tour de France raggiungerà quello che io chiamo la maggioranza silenziosa, i tifosi sportivi apolitici, che apprezzeranno il messaggio di pace e sportività che IPT porta alle nostre gare. Questo offre una necessaria esposizione positiva per la nostra nazione durante quest'anno difficile". Appare abbastanza evidente, a questo punto, quale sia l’interesse di Tel Aviv nel finanziare un team riconducibile direttamente o indirettamente a Israele e capace di emozionare e parlare a milioni di persone, trasmettendo un’immagine positiva e vincente del Paese.

Israele presidente Herzog
Il presidente di Israele Isaac Herzog (a destra) e Sylvan Adams posano con la maglia di IPT per il Tour de France 2024

Un’operazione di sportwashing che non possiamo fare a meno di denunciare dal momento che coinvolge, in un certo qual modo, anche l'Italia: sulle divise ufficiali della squadra israeliana è ben in vista lo sponsor “Cantina Fantini”, la multinazionale vinicola di Valentino Sciotti, grande appassionato di ciclismo che da anni sponsorizza squadre del World Tour, e che per sua stessa ammissione è pienamente soddisfatto del rapporto con la Israel Premier Tech. “Avere il nome della nostra azienda sul retro dei pantaloncini e sulla maglia è una cosa incredibile da vedere in foto, video e in diretta. Senza dubbio la nostra visibilità è aumentata in tutto il mondo. Il nostro marchio, di fatto si è legato a un team che sta iniziando a correre e crea quella consapevolezza che noi, come azienda vinicola globale, vogliamo avere”.

Una sponsorizzazione che si traduce in complicità con quanto accade in Palestina poiché rappresenta un tassello fondamentale di una strategia più ampia che contribuisce a sostenere un sistema di oppressione e violenza, minando gli sforzi di chi lotta per la pace e la giustizia sociale. Il sostegno di uno sponsor, che non è semplicemente economico, non solo legittima il regime agli occhi dell'opinione pubblica, ma permette anche di sfruttare il prestigio e la popolarità dello sport e dello sponsor stesso per migliorare l'immagine internazionale del Paese. Esattamente come nel caso della Israel Start-Up Nation, che ha portato il nome di Israele sulle strade del ciclismo internazionale, cercando di promuovere una visione del Paese come innovativo e orientato al futuro, mentre le politiche repressive verso la popolazione palestinese continuano e ci raccontano di una società tutt'altro che aperta, inclusiva, multiculturale e democratica.

L'ingresso di Israele nel mondo del ciclismo rappresenta, dunque, un tentativo sofisticato di sfruttare il potere dello sport per ripulire l'immagine internazionale di Israele, distogliendo l'attenzione dalle problematiche legate ai diritti umani e alla situazione politica in Palestina. È fondamentale che il pubblico del ciclismo e non solo riconoscano e denuncino queste strategie, evitando che il fascino e la passione per lo sport offuschi la realtà politica sottostante. Solo attraverso un impegno attivo e una costante denuncia delle politiche israeliane possiamo evitare che la normalizzazione di queste ultime avvenga sotto il pretesto della promozione sportiva, preservando l'integrità dello sport e sostenendo, al tempo stesso, i valori di giustizia sociale e i diritti umani inalienabili affinché il popolo palestinese si liberi definitivamente dall'oppressione, trovando finalmente pace e libertà.


  • Attivista sociale, frequentatore di stadi e collezionista di t-shirt da gioco, è appassionato di sport e politica. Ha unito queste passioni nel progetto di "Calcio&Rivoluzione" di cui è tra i co-fondatori.

  • Attivista da più di dieci anni nelle lotte di Napoli e provincia. Per lui i fenomeni sociali sono strettamente connessi alla politica, calcio incluso.

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