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God Save the Premier
, 8 Ottobre 2024

God Save the Premier #4 - La linea sottile di Ten Hag


La crisi del Manchester United, la solidità difensiva del Liverpool, i problemi dell'Ipswich e tanto altro.

Questo è God Save the Premier, una rubrica che vi terrà compagnia fino a fine stagione per raccontarvi con cadenza settimanale tutto quello che succede nel massimo campionato inglese di calcio. Uscirà ogni martedì, per darvi il tempo di recuperare dal solito weekend impegnativo a base di calcio e divano.

La rubrica sarà strutturata in questo modo: un tema centrale sviluppato in chiave tattica (nell'uscita di oggi: When in trouble... go safe, conduce Erik Ten Hag, due o tre avvenimenti che hanno attirato l'attenzione, spesso situazioni di partite, descritte in poche righe ma nella maniera più esaustiva possibile (oggi: La ritrovata solidità difensiva del Liverpool, l’Ipswich deve limitare gli errori non forzati e La rivincita di Brennan Johnson), un po’ di cose in breve successe dal passato numero della rubrica.

Spiegazione terminata, cominciamo!

When in trouble... go safe, conduce Erik Ten Hag

La settimana scorsa avevamo parlato in modo assiduo del teatro degli incubi di Ten Hag e del suo Manchester United. Oggi, possiamo solamente dire che abbiamo uno storico a riguardo, un canovaccio da seguire, ma l’oggetto del tema centrale è ancora quello. Anzi, se possibile ancora peggio. Il titolo “When in trouble go safe” rappresenta in modo esemplificativo la prestazione dei Red Devils mostrata domenica al Villa Park.

https://youtu.be/qplq7qA04dg?si=mnItmKzrzJnNa3Mk

Ten Hag, infatti, al posto di una squadra battagliera, gagliarda, pronta a dimostrare il proprio valore di fronte alle sciagurate prestazioni offerte nelle scorse gare di Premier, anche e non soltanto per la storia del club, ha schierato un undici remissivo, il cui obiettivo finale era quello che poi è stato effettivamente raggiunto, ovvero un pareggio a reti inviolate, scarno e scarso di qualità contro l’Aston Villa. Del resto, in estate il tecnico olandese aveva detto che voleva che il Manchester United diventasse la “miglior squadra in transizione del mondo” (sic!).

Bisogna dargliene atto, la prestazione offerta in questa giornata dimostra che è stato un uomo di parola: Maguire e Evans centrali, preferiti a De Ligt e Martinez dopo i convincenti subentri nella partita di Europa League contro il Porto, Mazraoui e Dalot come terzini, bloccati, niente inverted fullbacks o qualche altra tattica utilizzata da chiunque nel 2024, Mainoo e Eriksen a centrocampo, Fernandes dietro a Hojlund, anche stavolta è stato scelto un solo centravanti con Zirkzee in panchina, e Garnacho e Rashford sulle fasce.

Davanti a Sir Jim Ratcliff, co-proprietario del club, e a tutta l’alta dirigenza - Sir Dave Brailsford, Dan Ashworth, Omar Berrada, Jason Wilcox e Sir Alex Ferguson (che non è un proprietario effettivo dello United, più uno spirituale) – Ten Hag ha mandato in campo una squadra il cui unico scopo era fare proprio 0-0, con un gol in transizione se capitava. Come ha giocato il Manchester? Il migliore in campo è stato Johnny Evans, arrivato in estate per fare il tappabuchi in difesa: “Tutti i giocatori in campo dovrebbero vergognarsi, perché il Man of the Match è stato Evans, a 36 anni”. Dimitar Berbatov, a fine partita, ha sfogato così la sua delusione per la prestazione della sua ex squadra.

Uno United che ha tenuto in panchina dal primo minuto De Ligt, Martinez, Casemiro, Ugarte, Anthony (che ha ricordato ai tifosi di essere ancora di proprietà della sponda rossa di Manchester, anche se non sono convinto che loro ne sentissero il bisogno, tornato in campo dopo gli 8’ contro il Brighton), Diallo, Zirkzee, tutti giocatori che ad un certo punto facevano parte della confusionaria rotazione di Ten Hag. Confusionaria e milionaria: per Ugarte sono stati spesi 50 milioni in estate per strapparlo al PSG, finendo per essere confinato in panchina dietro ad Eriksen e a Casemiro, il quale ha rimpiazzato Mainoo nei minuti finali. Zirkzee, arrivato dal Bologna per 42.5 milioni, sta giocando a spizzichi e bocconi alternandosi in attacco con Hojlund, quando una coppia formata dall’olandese e dal danese potrebbe essere utile in un momento nel quale la squadra fa fatica a segnare, avendo realizzato solamente 5 gol nelle prime 7 partite di Premier League, uno in più del Southampton ultimo in classifica.

Questo festival delle assurdità porta all’ennesima considerazione che la dirigenza dovrà fare (e sta facendo) sul futuro dell’allenatore ex Ajax, se sia lui l’uomo giusto o meno per guidare questo club e cercare di farlo ritornare agli albori di un tempo. La risposta a questo quesito credo sia “No, ma…”, non per il fatto che Ratcliffe o chi per lui abbia ancora dei dubbi in merito, ma perché un esonero adesso vorrebbe dire pagare circa 20 milioni del contratto rimanente di Ten Hag, dopo i soldi già spesi per liberarsi di Van Gaal e Mourinho negli anni scorsi.

Il club ha fatto registrare il record di ricavi nello scorso bilancio d’esercizio (€788 milioni), ma ha anche totalizzato più di €370 milioni di perdite sommando gli ultimi tre anni, rimanendo al di sotto delle soglie consentite dalle regole di profitto e sostenibilità della Premier grazie al settore giovanile e alla squadra femminile.

La pausa per le nazionali è spesso portatrice di cambi in panchina e il board del Manchester United ha una decisione importante da prendere in queste due settimane: rimanere con Ten Hag e sperare che le cose si raddrizzino, oppure cambiare l’uomo al comando, con Van Nistelrooy che è a mio avviso il candidato primario alla successione, anche per i motivi economici sopra descritti.

La ritrovata solidità difensiva del Liverpool

A proposito di Manchester United, Sir Alex Ferguson diceva che l’attacco fa vincere le partite e la difesa fa vincere i campionati. Dopo l’1-0 maturato sabato contro il Crystal Palace, il Liverpool ha messo a referto il quinto clean sheet in sette partite, con solo 2 gol subiti in campionato, quattro in meno dell’Arsenal e sei in meno del Manchester City. Il paragone non può che andare con la gestione Klopp, specie per quanto fatto vedere lo scorso anno: nelle prime partite di Premier sotto Slot, i Reds hanno subito 64 tiri contro i 101 della passata stagione di Premier (ovviamente nello stesso numero di partite). Più in generale, il Liverpool non aveva mai subito così pochi gol dopo sette gare di campionato nelle nove stagioni sotto Klopp.

Come spiegato nel primo numero di God Save the Premier, la fase difensiva del Liverpool inizia subito dopo aver perso palla, non tanto con la feroce riaggressione resa nota da Klopp, quanto con il riposizionamento corretto prima degli attaccanti e di Szoboszlai e poi di Gravenberch e MacAllister, per evitare di ritrovarsi scoperti sulle transizioni negative. Szoboszlai e MacAllister hanno giocato un solo tempo sabato, venendo sostituiti da Curtis Jones, che ha giocato in posizione un po’ più avanzata nei primi 45’ al posto dell’ungherese e si è invece abbassato al fianco di Gravenberch andando a rimpiazzare l’argentino nel secondo tempo, con la squadra che si modellava difensivamente in contrapposizione alle tendenze del Palace.

L’unica pecca in questo inizio di stagione è rappresentata dai continui problemi fisici di Alisson, costretto contro il Crystal Palace a lasciare il campo per infortunio a Jaros dopo aver già saltato il match interno contro il West Ham un paio di settimane fa.

l’Ipswich deve limitare gli errori non forzati

“Per noi è stata una giornata deludente”, ha detto McKenna, allenatore dell’Ipswich Town “Il primo tempo è stato per gran parte competitivo, abbiamo giocato un buon calcio ed è stato combattuto alla pari. Abbiamo subito alcuni gol per colpa nostra, durante la partita, in momenti difficili che hanno cambiato lo slancio della gara e alla fine il West Ham ha ottenuto una comoda vittoria.” Non è la prima volta che i Tractor Boys sono la causa dei propri mali, ritrovandosi sotto di uno o due gol per errori individuali che si ripercuotono poi sull’esito finale – vanificando tra l’altro il grande inizio di stagione di Liam Delap, autore di 4 delle 6 reti finora in Premier League.

Sabato, nella partita persa contro il West Ham per 4-1, in tutti i gol subiti si è vista la negligenza dei giocatori dell’Ipswich che hanno commesso, chi in un modo chi nell’altro, degli errori che hanno portato alle reti degli Hammers. Il primo gol è arrivato dopo una ventina di secondi, con la palla persa a centrocampo da Kalvin Philips e recuperata da Soucek, allargata su Bowen e servita poi a centro area per Antonio, troppo solo, con O'Shea che sta molto distante e non può contestare l'1-0 del numero 9 del West Ham. Il secondo viene da un cross di Emerson ed è ancora Antonio protagonista, il quale salta tra Greaves e Davis, colpisce la traversa, con i difensori dell'Ipswich che guardano la traiettoria della palla senza seguirla, tanto che dopo il rimbalzo contro il legno ci sono sia Soucek che Kudus liberi praticamente sulla linea di porta, con l'ex Ajax che segna il raddoppio per gli Hammers. La terza rete parte da un brutto passaggio all'indietro di Ben Johnson per il portiere Muric che allontana come può sulla pressione sempre di Antonio: sulla seconda palla il più veloce è Bowen che punta Philips, si sposta il pallone sul sinistro e batte il portiere con un tiro rasoterra sul secondo palo. Il 4-1 finale è un cross basso di Bowen, che sì passa tra le gambe di O'Shea, ma sul secondo palo ci sono Paqueta e Kudus, soli, con il brasiliano che trasforma il più facile degli assist.

La rivincita di Brennan Johnson

Dopo il derby perso contro l’Arsenal, la tifoseria del Tottenham si è arrabbiata con la squadra per il risultato deludente e qualche tifoso ha pensato che fosse una cosa civile insultare Brennan Johnson su Instagram, tanto da costringere il gallese a cancellare l’account. Da quel momento, però, Johnson ha iniziato a segnare e non ha più smesso. Sono 6 le reti messe a segno in altrettante partite tra tutte le competizioni per l’ex Nottingham Forest, compresa quella che domenica ha dato l’1-0 per i suoi contro il Brighton, salvo poi venir vanificata dalla rimonta dei Seagulls. Johnson è il primo giocatore degli Spurs a segnare in sei partite consecutive da gennaio 2019, quando lo fece un certo Harry Kane. Questi 6 gol - 3 in Premier, 1 in Coppa di Lega e 2 in Europa League - tra l’altro, superano i 5 messi a referto nella scorsa stagione in 34 partite, segno di una serenità finalmente trovata, grazie anche al nuovo sistema messo in campo da Postecoglu, con lui e Kulusevski, spesso supportati da Porro, ad attaccare e creare superiorità numerica sulla fascia destra di attacco.

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