
In continua evoluzione, intervista a Domenico Tedesco
Il CT del Belgio tra De Bruyne, Euro2024 e i continui sviluppi della vita di un allenatore di alto livello.
Entriamo in contatto con Domenico Tedesco tramite la sua agenzia T&T Sportsmanagement verso fine maggio. Troppo tardi per organizzare una chiacchierata come quella con Marco Rossi e Cosimo Inguscio prima di Euro2024, ma con la promessa di aggiornarsi nei mesi successivi.
Dopo l'eliminazione cocente agli ottavi in Germania contro la Francia poi semifinalista, l'incrocio tra la natìa Italia e il suo Belgio in Nations League era un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Con mister Tedesco partiamo dalla fine, dagli strascichi mediatici dell'ultima uscita dei Diavoli Rossi.
Il suo capitano Kevin De Bruyne è da Euro2024 che parla di un Belgio non più all'altezza. In seguito all'ultima partita di Nations League con la Francia ha esplicitamente detto che ci sono elementi che non sono né pronti né volenterosi di giocare a questo livello. Quanto è stimolante rapportarsi con un leader tecnico e carismatico come De Bruyne? Cosa le sta aggiungendo nel suo bagaglio di informazioni relative alla gestione del gruppo?
Sono sicuro che ogni allenatore al mondo vorrebbe avere uno come Kevin in squadra. Lui è un giocatore eccezionale, probabilmente il migliore al mondo nella sua posizione. Ma non è solamente un grandissimo calciatore: ha una personalità di impatto assoluto. È il nostro capitano, ci confrontiamo con costanza e abbiamo ovviamente parlato anche di questo.
Come ha imparato a gestire la possibilità di aver molto più tempo per studiare, analizzare e rivedere calcio di alto livello e la compressione dei ritiri, dove condensare tutte le conoscenze acquisite nei mesi tra una gara e l’altra?
Questa è di sicuro la differenza principale tra lavorare in un club ed essere il CT di una Nazionale. Quando sei il mister di una società, i cambiamenti avvengono anche in rapida successione, specialmente quando si devono seguire i ritmi di un calendario che include anche le competizioni internazionali.
Da selezionatore hai invece pochi giorni a disposizione per provare e ripassare i meccanismi, quindi la programmazione deve essere curata nel minimo dettaglio. L'adattamento ha richiesto un po' di tempo, con qualche difficoltà specialmente all'inizio, ma ora posso dire di apprezzare aspetti di entrambi i metodi di lavoro.
Se non sbagliamo, non aveva allenato alcun giocatore belga prima di accettare la panchina dei Diavoli Rossi. Ha riscontrato, allenando calciatori dello stesso paese, caratteristiche “uniche” del calcio belga? Rispetto a quelle italiane c’è differenza?
Non ne avevo allenati prima, ma non penso che i giocatori belgi possano definirsi così diversi da quelli con altre formazioni. Il Belgio è una nazione con tanta mescolanza culturale, a livello sociale e anche sportivo. Per di più, molti dei nostri giocano in altri campionati, dove ogni squadra approccia una filosofia di lavoro diversa. Tutte queste influenze confluiscono poi nella Nazionale, penso che si rifletta in maniera evidente.
In Italia conosciamo ormai Romelu Lukaku come le nostre tasche. Abbiamo imparato, e l’inizio di stagione col Napoli di Conte ne è ulteriore riprova, di quanto sia un giocatore in grado di elevare il rendimento di tutte le squadre in cui gioca se sostenuto dalla piena fiducia dell’ambiente. Come può costruire un mister un contesto simile? Come si allena?
È fondamentale. A prescindere che si giochi per un club o per una Nazionale, si tratta sempre di creare l'atmosfera più serena possibile affinché i giocatori possano rendere al meglio. In Nazionale, forse ancor di più. Non si ha il tempo, con Romelu e con gli altri, di trascorrere troppe giornate insieme: è importante più di tutto che il giocatore sia quindi invogliato a venire, che sia a suo agio, che si trovi bene col gruppo e con lo staff per poi dare tutto in campo. (P.S. L'attaccante del Napoli ha chiesto di non essere convocato per le sfide di Nations League contro Italia e Romania per "poter lavorare individualmente a Napoli per tornare in condizione")
A lei è capitato sia di subentrare a stagione iniziata che di essere sollevato dall’incarico dopo solamente poche partite dalla partenza di un’annata, e in entrambe le stagioni in cui è rimasto tutto l’anno sulla stessa panchina è arrivato 2°. Dove sta il confine tra scelte prese “di getto” e separazioni invece più giustificate? È più una questione di tempo, di rapporti umani o di comunicazione?
Bella domanda, ma allo stesso tempo dalla difficile risposta. Non penso che ne esista una universalmente corretta, perché ogni situazione vale solo per se stessa. Ma credo che una certa dose di coerenza e fiducia reciproca siano la combinazione migliore per aumentare le possibilità di successi duraturi.
Una figura chiave nell’ultimo Europeo è stata Yannick Ferreira Carrasco, la scelta per la maglia da portiere sta ricadendo con maggiore costanza su Koen Casteels. Sta notando una differenza poi non così marcata tra il campionato arabo e i principali tornei europei, a livello di motivazioni e mantenimento fisico?
Euro2024 ha dimostrato che anche giocatori del campionato dell'Arabia Saudita possono competere al livello più alto. Nel caso di Carrasco, posso assicurare per esperienza diretta che era in forma eccezionale, era in grado di dare il 100%. Lo è stato ad esempio anche N'Golo Kanté: giocarci contro negli ottavi con la Francia è stata tosta come sempre.
Quali pensa che saranno le prossime novità a livello tattico che spingeranno questo sport verso un ulteriore cambiamento? Nel caso, saranno diverse tra calcio di nazionali e calcio di club o sono contesti tatticamente equiparabili?
Il calcio è in continua evoluzione. Non nel senso di una rivoluzione tattica, ma nel senso che alcune dinamiche vengono ulteriormente sviluppate o reinterpretate. Di recente, ad esempio, diverse squadre stanno passando con maggiore costanza a sistemi di marcature orientati sull'uomo o con sovraccarichi nelle zone centrali.
Queste tendenze non nascono dalle Nazionali ma, com'è logico che sia, dalle proposte delle squadre di club: vedendo i giocatori quasi ogni giorno, il mister può lavorare molto più meticolosamente sui processi tattici. Da CT del Belgio e di qualsiasi Nazionale, invece, si ha molto meno tempo da spendere sul campo coi ragazzi, è più complicato creare qualcosa dal nulla.
Qual è stato sinora il momento più felice legato a un campo da calcio della sua vita? Come ha vissuto invece quello più difficile?
Ho avuto la fortuna di vivere grandi momenti in ogni tappa del mio percorso. Alla mia prima esperienza ad Aue, in Zweite Bundesliga, siamo riusciti a evitare clamorosamente la retrocessione: non molti pensavano che potessimo raggiungere la salvezza. Siamo arrivati secondi in campionato con Schalke e Spartak Mosca. Col Lipsia abbiamo raggiunto le semifinali di Europa League e vinto la DFB-Pokal (Coppa di Germania, nda), il primo titolo nella storia del club. Sì, forse quest'ultimo è stato il momento più speciale.
Il momento personalmente più tosto è stata l'eliminazione a Euro2024: un autogol all'85' agli ottavi con la Francia, tanta sfortuna. Semplicemente perché non puoi rimediare immediatamente all'eliminazione da un torneo importante col Belgio stesso. Mancano altri 2 anni alla prossima competizione internazionale (Mondiale 2026), e prima dobbiamo affrontare tutto il percorso di qualificazione per accedervi di nuovo. Ecco perché la sconfitta ha fatto davvero male.
Tra 5 anni, quale pensa che sia l’aspetto del Domenico Tedesco allenatore che sarà più “diverso” rispetto a oggi? Perché e grazie a chi/cosa?
Che tu sia un allenatore o una persona, si è sempre in evoluzione. Si acquisisce esperienza, si imparano cose nuove. Almeno, questa è l'aspettativa che ho di me stesso. Voglio rimanere aperto a nuovi sviluppi: i suggerimenti in tal senso possono venire da amici o familiari, colleghi, collaboratori o persone che ti ispirano. Devi solo attraversare il mondo con gli occhi aperti.
Your captain Kevin De Bruyne has been talking about a Belgium no longer up to par since Euro2024. Following last Nations League match against France, he explicitly said that there are elements who are neither ready nor willing to play at this level. How stimulating is it to relate to such a technical and charismatic leader as De Bruyne? What is he adding to your wealth of information relating to group management?
I'm sure that every coach in the World would like to have Kevin in his team. He is an exceptional player, probably the best in the world in his position. But he is not only a fantastic footballer, he is also an absolute personality. He is our captain, so of course we exchange ideas regularly.
How did you learn to manage the possibility of having much more time to study, analyze and review high-level football and the compression of training camps, condensing all the knowledge acquired in the months between one match and another?
That is certainly the biggest difference between working as a Club coach and a National coach. When you work for a club, things happen in quick succession - especially when you have international games. As a national coach you only have a few days to rehearse things, so the planning has to be detailed and good. That was a bit of an adjustment, especially at the beginning, but I really like both ways of working.
If we are not mistaken, he had not coached any Belgian player before accepting the Red Devils' bench. Have you found, by coaching players from the same country, "unique" characteristics of Belgian football? Is there a difference compared to the Italian or German ones?
I don't think you can say that. Belgium is a very multicultural country. Moreover, many of our players play in different countries for different clubs with different philosophies. All these influences are also reflected in the national team.
In Italy we now know Romelu Lukaku like the back of our hands. We have learned, and the start of the season with Napoli of Antonio Conte is further proof of this, of how much he is a player capable of raising the performance of all the teams in which he plays if supported by the full trust of the environment. How can a coach build such a context? How do you train it?
That is a very important point. Regardless of whether you work in a club or are a national coach, it's always about creating an atmosphere in which the players can develop optimally. In the national team, perhaps even a little more. We don't see each other that often and we don't have much time together - it's all the more important that the players enjoy coming to us, feel comfortable and are ready to give their all. (P.S. The Napoli striker has asked not to be called up for the Nations League matches against Italy and Romania in order "to be able to work individually in Naples to get back in condition"
It happened to you both to take over at the beginning of the season and to be relieved of your duties after only a few games from the start of a year, and in both seasons in which you remained on the same bench all year you finished 2nd. Where is the boundary between choices made "on the spur of the moment" and separations that are more justified? Is it more a matter of time, human relationships or communication?
That's a good question. But also a very difficult one. I don't think there is one and only answer to it. Because every situation is different. But I do believe that a certain level of consistency and a trusting relationship between those responsible increases the chances of lasting success.
A key figure in the last European Championship was Yannick Ferreira Carrasco, the choice for the goalkeeper jersey is falling more consistently on Koen Casteels. Are you noticing a not-so-marked-difference between Saudi Pro League and main European tournaments, in terms of motivation and physical shape?
I think the European Championship showed that the players employed in Saudi Arabia can compete at the highest level. In the case of Yannick Carrasco, I can 100% confirm this from my own experience; he was in excellent shape. As was N’Golo Kante, for example, who played a strong tournament for France.
What do you think will be the next innovations on a tactical level that will push this sport towards a further change? If so, will they be different between NT football and club football or are they tactically comparable contexts?
Football is always evolving. Not in the sense of a tactical revolution – more in the sense that some things are being developed further or reinterpreted. Recently, for example, some teams have been playing very man-oriented or overloading the center. Now we need to find answers to these questions. However, these trends tend to come from the clubs, which is entirely logical. As a club coach, I see the players almost every day and can work much more meticulously on tactical processes. As a national coach, you spend much less time with the players on the training pitch.
What has been the happiest moment of your life on a football pitch so far? How did you live the most difficult one?
I was lucky enough to experience great moments at every one of my stops. At my first professional stop at second division club Aue, we managed to sensationally avoid relegation, which not many people thought we could achieve. We finished runners-up with Schalke and Spartak Moscow. With Leipzig, we reached the Europa League semi-finals and won the cup, the first title in the club's history. That was really a very special moment.
The hardest thing for me was the late exit due to an unfortunate own goal in the Round of 16 of Euro2024 against France. Simply because you can't immediately make up for being knocked out of a major tournament with the national team. It's another two years until the next tournament (2026 World Cup, authors' note) - and you have to qualify for it again first. That's why this defeat hurt a lot.
In 5 years, what do you think is the aspect of Domenico Tedesco as a coach that will be more "different" than today? Why and thanks to whom/what?
Whether as a trainer or as a person: you are always developing. You gain experience and learn new things. At least that is the expectation I have of myself. I want to remain open to new developments. The suggestions for this can come from friends or family, from colleagues, employees or people who inspire you. You just have to go through the world with your eyes open.
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