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Inter Torino
, 5 Ottobre 2024

Inter-Torino 3-2, Considerazioni Sparse


Il ciclone Thuram, il cuore di Zapata, le amnesie difensive nerazzurre: l'Inter vince ancora per 3-2.

Ad una settimana di distanza dalla vittoriosa trasferta di Udine, l'Inter conquista la seconda vittoria consecutiva con lo stesso risultato, questa volta però in casa e contro il Torino di un Vanoli squalificato che, di convesso, raccoglie la seconda sconfitta di seguito con lo stesso punteggio finale dopo quella di domenica scorsa contro la Lazio. Sulla loro strada questa volta i granata hanno trovato un ostacolo forse insormontabile: Marcus Thuram si conferma goleador da marcatura multipla e aggiunge al suo personalissimo score di due doppiette stagionali la prima tripletta con la maglia nerazzurra, una tripletta che permette alla sua Inter di conquistare tre punti meritati ma che ancora una volta arrivano con una dose di sofferenza e incertezza inaccettabili per una squadra che, pur agevolata dalla prematura espulsione di Maripan, ha dominato con larghezza ma vinto irrimediabilmente di margine.

Se l'espulsione del cileno ha inevitabilmente cambiato il catenaccio della partita, imponendo ad un Torino che aveva iniziato in modo arrembante un atteggiamento vanamente più conservatore, a cambiare la gara dell'Inter nello specifico è la prima delle tre reti del Tikus, peraltro di pregevole fattura. I padroni di casa si trovano così nel loro habitat ideale, il vantaggio immediato, con la possibilità di poter gestire il possesso e la gara più che con la sicurezza dell'uomo in più con la consapevolezza di rischiare di ritrovarsi impantanati in un assalto all'arma bianca contro il blocco bassissimo del Toro. Anche al netto della rete di Zapata, la prestazione dell'Inter fatta di ottimo pressing in riaggressione, circolazione prolungata e costante ricerca dell'ampiezza è merito di quella rete che regala ai nerazzurri serenità e presenza mentale per giocare al meglio delle proprie possibilità. Thuram ancora una volta si carica sulle spalle l'Inter come una sorta di Deus ex machina che a differenza delle vecchie tragedie classiche decide di sbrogliare la matassa fin dagli inizi della trama piuttosto che verso la sua conclusione.

Per la gioia dei classicisti, però, la partita si conclude in un crescendo di tensione ed emozione proprio come le tragedie di Eschilo, nonostante i tentativi in senso contrario del francese, un doppio vantaggio dei padroni di casa e l'inferiorità numerica degli ospiti. Come spesso le sta accadendo in questo avvio di stagione, l'Inter decide che in fondo vincere con tranquillità è molto meno divertente che lasciare il risultato in bilico fino all'ultimo nonostante una partita passata a creare, imporre e sprecare. All'errore grossolano di Bisseck che si perde Zapata sulla prima rete granata fa seguito il rigore regalato da Calhanoglu e trasformato da Vlasic all'ottantaseiesimo. Quella del croato non è semplicemente la rete della bandiera: è propiziata da quel lassismo e da quei cali di concentrazione che sembrano essere segni particolari dell'Inter 2024/2025 e che non possono semplicemente essere giustificati dal contesto favorevole della partita. Le nove reti subite finora dall'Inter, di cui ben cinque negli ultimi dieci minuti di gioco, sono spesso frutto avvelenato di amnesie difensive della retroguardia nerazzurra. I due gol subiti anche questa sera non sono altro che la conferma di come per recuperare la solidità della fase difensiva della scorsa stagione serva prima di tutto ritrovare la concentrazione e l'applicazione dei singoli in un contesto tattico che di per sé si conferma solido.

Sulla gara del Torino c'è invece tutto sommato poco da dire, condizionata com'è stata dall'espulsione di Maripan che ha in realtà avuto più effetti sulla fase offensiva che su quella difensiva. Vanoli aveva approntato una strategia basata sulla densità nelle vie centrali del campo e una linea del pressing molto alta per mettere in difficoltà l'Inter nell'uscita dal basso e che imponeva ai tre centrali un importante lavoro nella gestione delle due punte nerazzurre e di Frattesi. L'uomo in meno non ha fatto altro che esasperare la ricerca della copertura degli spazi soprattutto in mezzo al rettangolo di gioco dove effettivamente i padroni di casa hanno trovato poco spazio anche alzando enormemente il baricentro. Il risultato, però è stato permettere all'Inter di dominare il gioco sulle fasce dove Dimarco e Darmian, aiutati dalle mezzali, hanno avuto gioco facile di Lazaro e di Pedersen, autore di una partita propositiva ma che ha sicuramente messo in mostra le sue lacune difensive. Il pressing proposto ha inizio gara si è ovviamente perso nei meandri dell'inferiorità numerica prima di fare ritorno dopo la rete di Vlasic ma quando era già troppo tardi.

Il cartellino rosso ha annullato la fase offensiva granata, imponendo ad Adams di spostarsi prima sulla linea dei centrocampisti e poi in panchina per far spazio a Masina. Improvvisamente Duvan Zapata si è così trovato privo di punti di riferimento e del partner ideale per dialogare in quelle dinamiche che avrebbero potuto mettere concretamente in difficoltà la difesa interista. Se la partita dell'Inter si è conclusa con il pathos di una tragedia greca, quella di Zapata ha ricordato da vicino quella dei personaggi del mito ellenico. Un po' Sisifo per lo sforzo continuo profuso e un po' Edipo per la sua incapacità di modificare il destino forse immutabile della partita, il colombiano è stato sicuramente il migliore non solo dei suoi ma anche del resto dei giocatori in campo escluso ovviamente Thuram. Zapata ha fatto reparto da solo in modo egregio tenendo costantemente impegnata la difesa nerazzurra e non risparmiandosi neanche in fase di copertura. L'infortunio finale, peraltro abbastanza grave, favorito forse proprio dall'enorme sforzo fisico profuso rende ancora più amara una notte già molto difficile per il capitano del Torino e che non è stata addolcita neanche dalla rete trovata nel primo tempo.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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