
God Save the Premier #3 - Incubo United
Il disastro del Manchester United, l'affermazione di Cole Palmer, i problemi del City senza Rodri e altro dalla Premier.
Buongiorno appassionati di calcio inglese (e non),
questa è God Save the Premier, una rubrica che vi terrà compagnia fino a fine stagione per raccontarvi con cadenza settimanale tutto quello che succede nel massimo campionato inglese di calcio. Uscirà ogni martedì, per darvi il tempo di recuperare dal solito weekend impegnativo a base di calcio e divano.
La rubrica sarà strutturata in questo modo: un tema centrale sviluppato in chiave tattica (nell'uscita di oggi: Il teatro degli incubi di Ten Hag), due o tre avvenimenti di Premier League che hanno attirato l'attenzione, spesso situazioni di partite, descritte in poche righe ma nella maniera più esaustiva possibile (oggi: Le Meraviglie di Cole Palmer, Il Manchester City deve trovare un'alternativa a Rodri (ma anche altro) e La continua ascesa di Anthony Gordon).
Spiegazione terminata, cominciamo!
Il teatro degli incubi di Ten Hag
È dura vedere una squadra con una storia così dirompente come quella del Manchester United essere ridotta a barzelletta della Premier League, perché di questo stiamo parlando. Non può essere considerata nemmeno più appartenente alle Big Six, perché di buono nel lato rosso di Manchester c’è poco e questo poco è spesso incasinato, soppresso dall’aura e dalla storia che questo club ha e deve avere. Domenica i Red Devils hanno perso la seconda partita di fila in casa per 0-3, rimanendo a 7 punti conquistati dopo 6 giornate, record negativo alla pari con le stagioni 2013-2014 e 2020-2021. I 5 gol segnati sono la peggior prestazione dopo i soli 4 messi a referto nella stagione 2007-2008.
Un disastro di dimensioni sconfortanti, inaccettabili.
Gary Neville ha definito “disgustosa” la prova della sua ex squadra contro il Tottenham, che in un solo match a Old Trafford è riuscito a collezionare più xG di quanto lo United abbia fatto in casa dall’inizio della stagione.
Sulle possibilità del suo esonero Ten Hag ha detto nella conferenza stampa post-partita che non ci sta pensando, che in estate lui e la società hanno preso la decisione di continuare questo progetto insieme, che sono tutti sulla stessa barca e che alcuni giocatori (come Ugarte) sono arrivati a fine mercato e devono ancora inserirsi nel gruppo a pieni giri. Una risposta di facciata - a mio avviso - di un allenatore che ci sta capendo poco e che soprattutto non sa come risolvere i problemi strutturali, che essi siano di approccio o di campo.
Di approccio, perché subire quel gol al terzo minuto, con quella discesa di Van Den Ven nel nulla più totale del centrocampo prima e della difesa poi del suo United è scoraggiante: Ugarte non attacca l’olandese che sta scendendo indisturbato verso la propria area di rigore e De Ligt lo fa quando ormai è troppo tardi. Sullo sfondo dell’inquadratura, nel momento in cui il difensore del Tottenham serve Johnson solo sul secondo palo, si vede Dalot alzare la mano come ammissione di colpa per non aver seguito la corsa del gallese, una fotografia di questi anni del Manchester United, tutto troppo poco e troppo tardi.
Come troppo tardi è arrivata la reazione, dopo essere rimasti in 10 per un cartellino rosso discutibile estratto a Bruno Fernandes, che ha cercato di rimettere in sesto la partita da una posizione di inferiorità, salvo poi venir trafitta dal gol di Solanke, che tutto solo da due passi ha battuto un’immobile Onana.
A inizio ripresa era arrivato il 2-0 di Kulusevski sulla solita inconcepibile transizione difensiva sbagliata, che denota una squadra con le maglie troppo ampie, con i reparti troppo distanti, e con una buona dose di errori individuali, il cui apporto non è mai mancato in questo inizio di Premier.
Le inefficienze in campo sono a questo punto secondarie, anche se piuttosto evidenti: non sono sicuro che Fernandes sia totalmente funzionale al tipo di gioco che Ten Hag vuole con il suo 4-3-3; Zirkzee è un’attaccante ma non è una punta e forse dovrebbe provare a giocare con Højlund, che sulla carta è a posto fisicamente, ma continua a vedere il campo troppo poco; la continua rotazione a centrocampo non aumenta la continuità di nessuno degli interpreti, semmai acuisce la loro mancanza di rendimento costante; in difesa la coppia De Ligt-Martinez non sembra a proprio agio nel coprire così tanto campo, anche se il tutto parte da 50-60 metri più in avanti e poi si riverbera su di loro; Ten Hag ancora una volta non ha saputo fare degli aggiustamenti in corsa quando era chiaro che Postecoglu stava riuscendo nel suo obiettivo di creare superiorità numerica a centrocampo, portando Garnacho e Rashford a dover stringere su Udogie e Porro o su Maddison e Kulusevski in base a dove si posizionava il giocatore più interno del Tottenham, lasciando Mazraoui o Dalot sempre in 1 vs 2 contro i terzini avversari.
Tuttavia, le disfunzionalità tattiche passano in secondo piano di fronte alla mancanza di durezza mentale di questa squadra, che si sfalda ad ogni minimo accenno di difficoltà. Non sono però solo i giocatori, non è solo ten Hag, ma è anche la società, che ha confermato l’allenatore in estate per poi mettergli accanto come vice quello che probabilmente sarà il suo sostituto in caso di esonero, Van Nistelrooy. Qualcuno che ha fatto la storia di questo club, della Premier League e del calcio in generale, diceva poco tempo fa che bisogna ripartire da zero. A me pare che si riparta da molto più in basso.
Le meraviglie di Cole Palmer
Con i 4 gol di sabato fanno 6 in 6 partite di Premier, 31 gol da quando veste la maglia del Chelsea conditi da 19 assist in 53 partite. Dall’inizio della scorsa stagione ha più contribuzioni in Premier (gol+assist) di Erling Haaland, 43 contro 41, e già questa è una notizia. Ne ha segnati 4, ma, come ha detto Maresca in conferenza stampa dopo la vittoria contro il Brighton, ne poteva fare 2 o 3 in più; aggiungo io, con quel sinistro che si ritrova può creare arte come pochi e il terzo gol su punizione dovrebbe essere esposto al Louvre.
Nel 1874 venne organizzata la prima mostra impressionista da coloro che non aderivano ai canoni artistici dell’epoca: Palmer, ribelle, non ha mai aderito a nessun paradigma e si è creato la sua galleria d’arte costringendo tutti gli altri ad ammirarla. Avviso ai naviganti: a Londra fa freddo.
[nota a margine: Barney Ronay sul Guardian ha definito la linea difensiva alta del Brighton "se non la più stupida di sempre, sicuramente la più stupida finora" e che Hurzeler si è "sparato nei piedi" utilizzando questa tattica.]
[Altra nota a margine: la prestazione di Cole Palmer ha messo in quarto o quinto piano i due errori scellerati di Robert Sanchez nell’occasione dei due gol del Brighton: Sanchez, la galleria del compagno di squadra, la deve finanziare profumatamente.]
Il Manchester City deve trovare un'alternativa a Rodri (e non solo)
Da quando è arrivato dall'Atlético Madrid nel 2019, l’influenza di Rodri è stata facilmente palpabile: il City ha perso solo l'11% delle partite con lui in campo rispetto al 24% senza di lui e, questo weekend, il Newcastle ha capitalizzato sulla mancanza di una soluzione di Guardiola per sopperire allo spagnolo. Il Manchester City ha costruito molto da dietro, con Akanji e Dias più bloccati e Gvardiol che si alzava sulla linea del centrocampo, mentre Lewis aveva la libertà di cercarsi la migliore posizione per creare superiorità numerica sulla trequarti.
Come contro l’Arsenal, però, il City ha faticato ad attaccare il blocco basso degli avversari, nel secondo tempo contro i Gunners e dopo il pareggio di Gordon contro il Newcastle. L’assenza di De Bruyne e il fatto che Foden non abbia ancora realmente iniziato il suo campionato stanno ingabbiando una squadra che ha fatto del possesso palla e della superiorità numerica relazionale la propria forza. Le difese avversarie sembrano aver accettato di difendersi bassi e compatti contro Guardiola, togliendo tra le altre cose la profondità ad Haaland, il vero jolly in queste situazioni.
La continua ascesa di Anthony Gordon
Dopo che in estate il suo passaggio per 90M al Liverpool sembrava cosa fatta (poi i Magpies hanno sistemato i suoi conti rientrando nei parametri delle “Profit and Sustainability Rules” - il FFP della Premier League - vendendo Elliot Anderson al Nottingham Forest e Jankuba Minteh al Brighton per un totale di €76 milioni), Anthony Gordon è sempre più stella di questo Newcastle, tanto che i suoi tifosi hanno esposto la sua maglia sugli spalti per omaggiarlo delle grandi prestazioni mostrate giornata dopo giornata in Premier.
Dall’inizio della scorsa stagione ha segnato 13 gol e fornito 10 assis
Sabato contro il Manchester City, per via delle assenze di Isak e Wilson, ha giocato da falso centravanti, con Barnes e Murphy ai lati: non sarà una soluzione che Eddie Howe può adottare in molte partite, ma in certi accoppiamenti a mio avviso l’ex Everton può sparigliare le carte partendo centralmente, specie contro le squadre di Premier che difendono molto alto e che lasciano molto campo tra il portiere e i difensori.
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