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Juventus Fiorentina femminile
, 1 Ottobre 2024

Juventus-Fiorentina 4-0, Considerazioni Sparse


Nello scontro alla testa della Serie A femminile, altra debacle delle viola per mano di una smagliante Juventus.

Partiamo da un fatto. Gli attaccanti che nella recente storia della Juventus Women hanno sempre fatto la differenza sono giocatrici che dispongono di una caratteristica ben precisa: la propensione al sacrificio.
Si pensi a Girelli: attaccante molto prolifica, in grado di sfornare una grande quantità di gol spesso molto pesanti e decisivi, ma capace al contempo di essere un solido sostegno per la squadra anche in fase difensiva, oltre a mettere spesso e volentieri anche altre compagne nella condizione di segnare, che sia attraverso gli assist o attraverso lo zampino nella manovra. Questo è esattamente il motivo per cui Amalie Vangsgaard è il prototipo di attaccante perfetto per la Juventus, ed è anche il motivo per cui sembra che giochi a Torino da una vita. Cinica quando serve, feeling con la porta, e capacità di fare la cosa giusta al momento giusto, come rinunciare ad un gol quasi fatto a tu per tu con il portiere per servire una compagna in una posizione migliore della sua. Non scontato.

La Fiorentina sembra una squadra bifronte, ma più probabilmente è solo a metà di un guado che non riesce (o non può) attraversare. Le tre vittorie pulite nelle prime tre giornate, e l'eliminazione prima del Brøndby e poi soprattutto dell'Ajax in Champions, portano con sé un'altra faccia oscura, quella dei tracolli contro il Wolfsburg e quest'ultimo contro la Juve. Quando alle viola viene alzata l'asticella tecnica e soprattutto mentale, sembra quasi avvenire una crisi di rigetto, un rifiuto della dimensione di big del calcio italiano. Lo scorso anno, soprattutto nella prima parte di stagione, la Fiorentina aveva pur con fatica mostrato quantomeno la voglia di stare a quel tavolo. Ma lo stesso raggiungimento del terzo posto durante la poule scudetto si era trasformato in una Via Crucis, con il picco raggiunto a fine aprile nell'incredibile rimonta subita (da 4-1 a 4-4) nel giorno in cui al Viola Park si pensava di festeggiare la qualificazione matematica all'UWCL, seguito tre giorni dopo dal pari contro l'Inter riacciuffato a tempo scaduto che ancora rinviava il discorso. La situazione non pare essere cambiata: tolte poche individualità, la squadra non appare matura per andare oltre la propria attuale dimensione.

Guardando il campo, ci sono temi irrisolti della Fiorentina che curiosamente la accomunano con la sua controparte maschile, ovvero squadra troppo lunga e grande difficoltà a costruire. Senza palla, la squadra gigliata è aggressiva, cerca il duello, prova a difendersi in maniera proattiva. Ma fatica a lavorare su reparti così distanti, e la disposizione della Juventus che complica i riferimenti 1vs1 ha portato le ragazze di De La Fuente a rincorrere fin troppe volte la palla. Poi c'è il problema di come risalire il campo. La Fiorentina tende a giocare molto diretta e verticale, ma orfana di una punta pesante come Hammarlund le manca un vertice dove appoggiarsi. La sua costruzione trova quasi sempre su una Janogy isolata a destra, chiamata ad addomesticare il pallone e a giocarsi l'1vs1 sul terzino di turno. Tutto troppo freneticamente verticale e soggetto all'errore, in un'impianto dove anche la classe di Vero Boquete sembra perdersi, costretta troppe volte a mettersi l'elmetto per provare a gestire e ripulire palloni.

La forza principale della Juventus di Canzi in questo momento è la varietà, una qualità che può rivelarsi molto utile specialmente nel lungo periodo: varietà nelle marcatrici in ogni singolo match, varietà nel modo di schierare le giocatrici in campo dal primo minuto, varietà nel modo in cui i gol arrivano. Qualcuno parlerebbe di fluidità, di calcio fluido. In aggiunta, tra Champions e campionato abbiamo visto diversi gol arrivare da situazioni di palla inattiva, prodotto di schemi ben precisi che la squadra sembra aver assimilato molto bene e che in qualche modo rafforza il concetto secondo cui questo gruppo funziona perché fa cose semplici in modo assolutamente corale.

Una delle chiavi tattiche della partita è stata la facilità (e l'efficacia) di Cascarino nel prendersi, dalla sua zolla di braccetto difensivo di sinistra, il ruolo e i compiti di regista, supportata dal notevole lavoro con e senza palla della 2005 (con personalità da veterana) Schatzer. Complice la difficoltà negli accoppiamenti e un primo pressing blando della Fiorentina - che puntava alla riconquista della palla nella propria metà campo per far scoprire le avversarie - la francese ha trovato più volte quei traccianti che permettevano alle bianconere di saltare una se non due linee di pressione. Senza trascurare l'aspetto mentale, il progressivo sfiancamento delle viola passa anche dalla precisione in costruzione delle bianconere, padrone dei loro principi di gioco e quindi in grado, sull'arco dei novanta minuti, di colpire e affondare per sfinimento un'insicura Fiorentina.


Queste considerazioni sparse sono realizzate in collaborazione con Ceretta, pagina sul calcio femminile curata da Valentina Forlin.


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