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Napoli Monza
, 30 Settembre 2024

Napoli-Monza 2-0, Considerazioni Sparse


È un Napoli che studia da grande; è un Monza che studia alla ricerca di sé.

Pochi rischi, pochi fronzoli, due gol fatti contro zero subiti, tre punti portati a casa: "è il Conte-ball signori, avete capito bene". La semi-cit. vorrebbe a questo punto che aggiungessi, come un novello René Ferretti "perché a noi la qualità ci ha rotto il cazzo", ma faremmo peccato di ingiustizia nei confronti di questo Napoli messo a punto dal tecnico leccese, che di calcio piacevole ne ha prodotto, quanto meno nella prima frazione: certo, è lontano nel tempo e soprattutto nello spirito il Napoli tutto fraseggi, accelerazioni e ricerca spasmodica di un altro, ennesimo gol in ogni partita, quasi come se fermarsi fosse un po' morire. Questo Napoli accetta le pause, accetta la gestione, e nonostante ciò ottiene quello che vuole: poco importa se questo vuol dire inserire Mazzocchi per Kvaratskhelia, lasciando solo le briciole al pimpante Neres.

È un Napoli che come detto studia da grande squadra: essere tali vuol dire anche saper leggere i momenti, capire quando aggredire e quando attendere, saper non solo aggredire all'arma bianca ma sapersi anche mettersi dietro lo scudo lasciando il possesso palla agli avversari, specialmente quando si ha il controllo territoriale delle operazioni: il Napoli ha sì tirato solo due volte in porta e tentato meno passaggi del Monza, completandone anche di meno della squadra brianzola, ma lo ha fatto in piena sicurezza, ovvero sul 2-0 a favore e costringendo il Monza a giocare tutti quei palloni principalmente nella propria metà campo.

Non inganni quindi il palleggio incallito della squadra di Nesta, perché esso è stato tanto tambureggiante quanto sterile: un solo tiro nello specchio di Caprile, tra l'altro parecchio inoffensivo, è stato il risultato di tutta questa fitta ragnatela di passaggi. Tanto rumore per nulla, avrebbero detto quelli bravi: il Monza è stato una sinfonia a tratti noiosa che si mette in sottofondo al bar, ma priva di squilli acuti o memorabili in grado di distrarre gli avventori dalle loro conversazioni.

Una partita che, nei fatti, si decide nella seconda metà del primo tempo: dopo un'iniziale e lunga fase di studio è il Napoli a trovare il bandolo della matassa e a sbloccare l'incontro grazie all'iniziativa tambureggiante di un sempre prezioso Politano. È poi il guizzo del campione, il solito Kvaratskhelia, a ribadire definitivamente che la gara avrebbe preso un indirizzo chiaro in direzione Fuorigrotta. Il resto l'ha fatto la gestione tenace, per certi versi sparagnina ma di sicuro molto pragmatica degli azzurri, che grazie a un centrocampo in cui Lobotka e Anguissa sono tornati in cattedra e una difesa nella quale Buongiorno ci ha messo poco a ribadire le sue doti di leadership ha regalato 45 minuti di tranquilla attesa per il fischio finale ai tifosi azzurri: una tranquillità che la passata stagione è sembrata una chimera.

Il Monza è invece una squadra ancora indecifrabile e probabilmente alla ricerca della sua identità: dopo due stagioni targate Palladino, che ha lavorato da discepolo di Gasperini impostando una squadra intensa e verticale a tutto campo, il passaggio di consegne alla leggenda vivente Alessandro Nesta si è rivelato più ostico del previsto: una squadra che prova a cambiare pelle, cercando un palleggio più lento e ragionato, ma che si trova bloccata in un impasse dal quale l'ex Lazio e Milan non riesce ad uscire. I punti lasciati per strada, intanto, iniziano ad essere davvero tanti e rimane la sensazione che il punto strappato all'Inter sia più merito del caso e delle colpe nerazzurre: gli sarà concesso altro tempo per terminare la trasformazione tattica che ha in mente per il suo Monza?

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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