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Morfeo Parma Cagliari
, 28 Settembre 2024

Quasi gol


Parma-Cagliari, l'insolente e indolente Domenico Morfeo, la bellezza di una rete sfiorata.

Correndo verso l'area avversaria spesso non si ha davvero contezza di ciò che si sta facendo. Il movimento di un calciatore, soprattutto in base al ruolo che ricopre in campo, è il più delle volte meccanico, dettato da una memoria atletica che ne comanda involontariamente i movimenti.

Perciò, nella frazione di secondo in cui si sta battendo a rete, si chiudono gli occhi prima di calciare in porta: è per certi versi un modo di dire, ma la sua memoria sa bene ciò che sta facendo. Semplicemente, lo sguardo alla porta avviene qualche secondo prima di calciare, richiamando la memoria visiva.

Una volta cristallizzata l'immagine nella propria testa, l'attaccante colpisce: nel migliore dei casi, quando alza la testa, la palla è già in rete. Le forze residue sono ricavate per correre sotto lo spicchio o la curva occupata dai tifosi, scavando nell'adrenalina del momento. Vivono di questo, i marcatori: un attimo, una fotografia, una corsa prodotta dalle molecole di felicità.

Questo è lo scopo del calcio stesso, è ciò su cui si può discutere: gol bello, fortunoso, viziato da demeriti difensivi, ma alla fine si finisce a parlare della bellezza e dell'importanza di una marcatura. Si discute quasi mai sulla bellezza del rimpianto, sulla meraviglia di un quasi gol.

La cultura pop ricorda il quasi gol più bello, Roberto Baggio contro la Francia ai quarti del Mondiale '98, e pochi altri. Il quasi gol può definirsi carico di meraviglia, come questo, o un elogio del rimpianto: restando in tema di Italia e di sfide di importanza titanica contro i francesi, l'errore di Del Piero davanti a Barthez nella finale di Euro 2000 è uno di quelli. Fresco fresco è quello di Krstovic al 90' di Lecce-Parma, con i giallorossi avanti 2-0 e rimontati nei 6' di recupero.

Eppure ogni occasione da rete porta con sé un carico adrenalinico-emotivo anche estetico, un replay che si ripropone nelle nostre teste fino a idealizzarlo e a renderlo positivo (gli esperti la chiamano "distorsione cognitiva") a prescindere dall'esito.

A proposito di Parma e di rimonte sul filo dell'insensatezza da ultimi secondi di gioco, c'è stato un tempo in cui il quasi, il se, il condizionale, sono stati resi carne, ossa e muscoli da un giocatore atipico e decifrabile. Un aggettivo che stona con l'interpretazione concettuale dell'atipico, ma che è la chiave per definire Domenico Morfeo.

L'atipicità di Morfeo passa già dalla definizione del suo ruolo: a Bergamo gioca di fianco a Pippo Inzaghi aiutandolo a diventare capocannoniere della Serie A '96-'97; a Milano, con Inter e Milan, gioca poco, e lo fa da esterno d'attacco; a Firenze, Trapattoni inizia facendolo convivere con Rui Costa come rifinitore e con ottimi risultati, fino a quando gli si comincia a preferire O'Animal Edmundo.

Poi arriva a Parma, dove ritrova il Prandelli che lo ha allenato nelle giovanili dell'Atalanta. Il mister lo conosce, lo ha formato in un ruolo che è quello che meglio gli si cuce addosso: il fantasista, ruolo oggi difficilmente incasellabile nel calcio cervellotico e fisico.

Domenico Morfeo è decifrabile invece per l'atteggiamento indolente e insolente: come se, nel corso della carriera, non avesse mai voluto fare quello sforzo in più che gli avrebbe consentito di essere ricordato come uno dei migliori giocatori d'Italia. A volte, per farlo, sapeva di dover tenere a bada il carattere, piegandosi alle richieste dei suoi allenatori seppur non condivise: per sua stessa ammissione, però, non ha mai voluto e per questo non ha mai mostrato rimpianti.

In tema di rimpianti e di quasi gol che ne sono un elogio, nelle immagini e nella testa di molti è passata in sordina un'azione di Morfeo che, benché non sia stata sigillata con lo scopo di questo sport, è una Monna Lisa dei quasi gol.

La Gioconda è stata dipinta e poi esposta nel museo del Tardini il 6 marzo 2005: Morfeo è ancora al Parma ma agli ordini di Carmignani e i gialloblù, come nella 6° giornata di Serie A che si sta avvicinando, stanno per sfidare il Cagliari.

Se i ducali vivono un periodo concitato, complice il crac della società del loro ex presidente Tanzi che ha costretto la squadra ha cambiare denominazione da FC Parma ad AC Parma per evitare il fallimento, la partita con il Cagliari è lo specchio di quel momento.

Morfeo, come a Bergamo, gioca leggermente dietro una punta, Alberto Gilardino: quell'anno e il precedente, Morfeo incarterà talmente tanti palloni da rendere Gila un gran goleador, tanto che nel 2006 andrà a vincere il mondiale in Germania e quello dopo ancora sarà uno degli attaccanti che comporrà la rosa dell'ultima vittoria in Champions League del Milan, coincidenza, insieme a un altro dei beneficiari storici della chicche morfeane come Pippo Inzaghi.

Il Cagliari va avanti dopo 4' per un autogol di Bonera, poi dal 10' al 17' Gilardino e Bovo ribaltano tutto.

L'espulsione di Frey al 66' mette in grave difficoltà il Parma, che al 90' subisce il pareggio di Suazo. In inferiorità numerica e con un gol subito praticamente alla fine, questa rete sembra una sentenza per i gialloblù, che resterebbero impantanati nel fango della lotta per non retrocedere.

L'Hainaut che sabato ha ripreso il Lecce è, nel marzo 2005, Fabio Simplicio: un gol in pieno recupero di quelli che salotti e giornali definiscono splendidi. Lancio di Gilardino, stop e controllo orientato, saltato Del Nevo e incrocio centrato dalla distanza a freddare un sorpresissimo Iezzo.

Se la bellezza di questo gol - che si coniuga all'influenza nella stagione di un Parma che alla fine riuscirà ad agguantare il Bologna e a batterlo nello spareggio per rimanere in Serie A - è un concetto legato alla forza e alla violenza con cui si infila sotto al sette, l'opera estetica pennellata in precedenza da Domenico Morfeo lo supera per intenzione, velocità d'esecuzione e romanticismo: un assunto, quello del romanticismo, reso tale dall'incompiutezza dell'opera.

Pier Paolo Pasolini ha scritto Petrolio, uno dei libri più enigmatici e affascinanti della sua produzione artistica, opera resa tale dal fatto che non sia mai stata portata a termine.

Così è anche il gol mancato di Morfeo, che ha poi permesso la piena valenza del destro di Simplicio. 33': Gilardino sta lottando dentro l'area di rigore con due difensori del Cagliari; seppur in precario equilibrio, il centravanti riesce a girarsi e servire Morfeo, che si trova di spalle alla porta all'altezza del vertice alto dell'area piccola, contrastato da Lopez.

Edmund Burke sosteneva che normalmente l'istinto suggerisce cosa fare prima che la mente lo immagini: è la rappresentazione ideologica e plastica di tutto ciò che è nella memoria atletica di Morfeo. Un trequartista - questo doveva essere quel Morfeo che da esterno arretrava e si accentrava - che interpreta tempi e stili di gioco non così distanti da ciò che oggi viene richiesto agli epicentri tecnici della squadre.

Due palleggi senza guardare la porta - l'ha già fotografata accompagnando l'azione -, colpo di tacco, pallone che, come una sferetta da paintball, colora il palo alla destra di Iezzo e ritorna in campo.

Nessuno dei ducali va a riprenderlo, i difensori allontanano e l'azione prende un'altra piega: è accaduto così velocemente che nessuno si è reso quasi conto di nulla.

Rapportato alle dinamiche di gioco del calcio contemporaneo, uno degli aspetti più enigmatici e assurdi è che Morfeo non cerca mai il contatto col marcatore diretto. Non mette nemmeno un braccio dietro il corpo per tenere lontano l'uomo, come i fondamentali insegnerebbero in una situazione spalle alla porta.

L'istinto del trequartista è diverso da quello di una prima punta. Anche la tecnica è spesso più raffinata, ponderata, dettata dalla necessità di decidere quando è il momento giusto per partire in progressione o servire un passaggio oltre le linee.

Morfeo aveva la capacità di tenere un ritmo più lento palla al piede, come se volesse appararsi alla mitologia del Dio del sonno che porta il suo nome, e allo stesso tempo di rendere illeggibili le sue giocate. Forse la difesa del Cagliari ha sottovalutato la lentezza atavica, finendo per addormentarsi e poi risvegliarsi di soprassalto, sudata, quando i palloni finivano sui piedi o sulle teste dei suoi compagni smarcati e liberi di colpire a rete, ad occhi aperti o chiusi.

Di questa partita a Parma ricordano tutti il gol di Simplicio. Il giorno successivo, l'azione di Morfeo viene descritta solo come un'occasione mancata, così anche nelle cronache che ancora oggi si trovano in rete.

Quel quasi gol è stata un'epifania sottovalutata, come lo è stato il Domenico Morfeo calciatore, che a Parma ha deciso di trascorrere la sua vita dopo il calcio.

Sul suo profilo Instagram è solito condividere ancora qualche immagine con suoi vecchi compagni di squadra, corredata da descrizioni tra il simpatico e il semplicistico. Ciò che sappiamo è che oggi gestisce un affittacamere di cui fa parte anche un ristorante, o viceversa.

L'ultima foto postata risale al 23 maggio di quest'anno mentre esulta in volo a braccia aperte: l'immagine è una celebrazione per la vittoria dell'Atalanta in Europa League. Lui ha uno strano numero 3 stampato sulla schiena. Indecifrabile stavolta, come lo è stato in troppe occasioni per dirigenti e allenatori incontrati durante la carriera.

Ma Domenico Morfeo era un calciatore semplice, caratterialmente decifrabile, che non ha mai avuto la voglia di consacrarsi al pari del suo talento. L'equivalente dell'intelligenza senza uno slancio di reale applicazione.

Un quasi gol e un quasi campione, un elogio del rimpianto per chi lo ha visto giocare. Cioè tutti, a parte lui.

  • Terrone del nord arrivato con tutti gli accenti nel bagaglio a mano. Un tempo bucava le reti di sinistro, poi ha scoperto i libri e il vino.

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