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como Fadera Paz
, 27 Settembre 2024

Luna Park Como


Da dove vengono i protagonisti più esotici della squadra di Fabregas?

Siamo al 58' di Atalanta-Como, con gli ospiti sorprendentemente in vantaggio per 1-2 e capaci di rimontare il gol iniziale di Zappacosta, che lasciava presagire una gara a senso unico. La Dea aggredisce altissima come al solito, recupera palla su un lancio lungo di Audero e prova a coinvolgere Brescianini spalle alla porta.

L'ex Frosinone viene bruciato da Maxi Perrone, la palla finisce a Nico Paz che sventaglia lungo per Alieu Fadera: partenza in velocità sulla fascia sinistra, disorientato de Roon con una doppia finta e piatto all'angolino più lontano. Un'azione manifesto del Como di Fabregas, non tanto nelle dinamiche, quanto per la partecipazione di calciatori provenienti da ogni parte del mondo, che sembrano già poter giocare un ruolo di protagonisti in Serie A.

Che quello del Como non fosse il classico panic buying è emerso in tutta la sua chiarezza negli ultimi giorni di mercato: il club lariano ha messo in fila una serie di colpi di mercato tanto inaspettati quanto geniali, affrancandosi dalle etichette appiccicate fin troppo in fretta dai media sui comaschi.

Pepe Reina, Belotti, Alberto Moreno e Varane (subito chiamatosi fuori causa) parevano più figurine che veri e propri rinforzi da inserire in un progetto tecnico, giocatori sul viale del tramonto che da soli non potevano bastare a garantire la salvezza alla squadra allenata dal pur bravo Fabregas.

Serviva una fiducia cieca nel DS (nonché DG) Carlalberto Ludi per immaginare un Como capace di giocarsi la salvezza: l'ex difensore centrale visto in Serie A col Novara si è guadagnato il sostegno delle dirigenze anno dopo anno, coniugando duro lavoro, competenza calcistica e risultati ottenuti sul campo. La nuova proprietà indonesiana del Como, instauratasi nell'aprile 2019, sceglie proprio Charlie come responsabile principale dell'area sportiva, convinta "dalla sua conoscenza di tutte le categorie professionistiche e il suo modo di intendere la gestione manageriale di una squadra".

Ludi prende in mano un Como appena promosso in Serie C: 5 anni dopo si ritrova deus ex machina di una squadra che ha riagguantato la Serie A a 21 anni dall'ultima volta, capace di battere i vincitori dell'Europa League in casa loro. Per consegnare in mano a Cesc Fabregas - la cui chiamata in panchina è un altro colpo di genio - una squadra in grado di eseguire i suoi dettami tattici e nel contempo rivelarsi sufficientemente competitiva per la Serie A, Ludi ha setacciato ogni angolo d'Europa, con la partecipazione attiva del tecnico stesso alla selezione dei vari profili.

Prima foto ufficiale di Ludi con Fabregas, ancora nelle vesti di calciatore, al suo ultimo anno prima di appendere gli scarpini al chiodo (foto by Emilio Andreoli/Getty Images).

Non di soli giovani e scommesse si compone una squadra: un concetto che la coppia Ludi e Fabregas ha ben chiaro, visti i puntelli d'esperienza arrivati in riva al lago a fine mercato. L'approdo di Sergi Roberto in una neopromossa in A è un piccolo, grande capolavoro del DS e del mister; il calciatore, dal canto suo, dopo 15 anni di Barcellona si è calato alla perfezione in una realtà lontana anni luce dalla grandeur blaugrana, ed è diventato in breve tempo leader della mediana. Importante anche l'acquisto di Marc-Oliver Kempf, solido centrale tedesco con oltre 100 presenze in Bundesliga tra Berlino, Stoccarda e Friburgo, che ha immediatamente stabilito un'intesa naturale con Andrea Dossena, facendo dimenticare il caso Varane.

Je so' Paz

(Foto by Timothy Rogers/Getty Images).

Fatta la dovuta parentesi sugli acquisti più noti, non possiamo che partire con le presentazioni da Nicolas Paz Martinez da Tenerife, per tutti semplicemente Nico Paz. Figlio di Pablo - argento con l'Argentina nelle Olimpiadi del '96 -, il ragazzo era già noto in Italia per aver deciso Real Madrid-Napoli del novembre 2023 con un gran sinistro da fuori. Alla rete contro i partenopei non sono in realtà seguite esperienze significative in prima squadra: nel 2024, Paz ha disputato con la squadra di Ancelotti solamente 70' in Copa del Rey contro l'Almeria, mentre è stato capocannoniere del Real Madrid Castilla con 11 reti.

In tanti hanno speso belle parole sul talento naturalizzato argentino: Raul Gonzalez Blanco, leggenda madrilena ora alla guida tecnica del Castilla, Carlo Ancelotti e Lionel Scaloni, che l'ha già convocato in nazionale maggiore pur senza farlo debuttare. Parliamo comunque di un 2004 che fino a un mese fa aveva giocato quasi solamente nella terza divisione spagnola: una scommessa, anche se i €6 milioni investiti dal Como (con clausola di riacquisto e percentuale sulla rivendita in favore del Real) testimoniavano fin da subito le grandi speranze riposte nei numeri del ventenne albiceleste.

Partito con il 4-4-2 della strana coppia Belotti-Cutrone in avanti, dalla quarta giornata in poi Fabregas ha inserito Paz (sin lì 59' da subentrato) nell'XI titolare, virando verso un 4-2-3-1 decisamente più conforme alle idee del tecnico catalano. In B erano stati Cutrone e Verdi a dividersi lo slot di appoggio alle spalle di Gabrielloni: il nuovo numero 79 del Como sembra aver fatto piazza pulita di ogni possibile dubbio, con prestazioni sempre in crescendo e un'incidenza sul gioco della squadra via via maggiore.

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Un po' seconda punta, un po' rifinitore, Paz si connette con tutti i compagni del reparto avanzato e col regista della squadra, Maxi Perrone (grafico by McLachApp).

Alto e longilineo (186 cm per 74 kg), Nico Paz più che un fantasista può essere considerato illusionista: non è particolarmente veloce sul lungo, non è un dribblatore particolarmente abile in surplace, ma è estremamente abile nell'attirare l'avversario in pressione e batterlo con una croqueta, una sterzata o con un sombrero girato di spalle - mossa che ama particolarmente. La sua presenza genera automaticamente superiorità numerica in mezzo al campo: dopo alcuni passaggi a vuoto gli avversari faticano a comprendere quando aggredirlo alto e quando aspettarlo, col rischio di lasciargli spazio per le giocate.

La rifinitura, seppur in miglioramento, non è il piatto forte della casa. O meglio, non lo è ancora; per fare un paragone con un suo connazionale mancino, Dybala all'età di Paz era sicuramente più incisivo sotto porta e abile nel tiro da fuori, ma possedeva una visione di gioco e una capacità di pescare i compagni smarcati decisamente inferiori. In un'era in cui quasi nessuna squadra si affida più al trequartista classico, Nico Paz rappresenta una piacevole eccezione.

Maximo Pericolo

A coprire le spalle a Paz c'è un altro argentino, dalle caratteristiche diametralmente opposte ma altrettanto importanti per le sorti del Como. Di Maximo Perrone si parla da tempo, fin da prima del suo esordio da professionista con la maglia del Velez Sarsfield, il club che lo ha cresciuto, a 19 anni. Nemmeno il tempo di giocare un anno in Argentina che su di lui piomba il Manchester City, abile nel bruciare sul tempo la concorrenza e assicurarselo per €11 milioni.

Nella scorsa stagione Perrone ha giocato con la maglia del Las Palmas, accumulando 1627' spalmati su 33 presenze in Liga, di cui 20 da titolare. L'argentino classe 2003 ha sostanzialmente diviso il ruolo di numero 4 - tassello fondamentale nel 4-3-3 dei canàri - con il capitano Kirian Rodriguez, più incline di lui a eludere la pressione avversaria ma decisamente meno abile negli intercetti. Maxi ha indicato Sergi Busquets come suo modello non a caso, anche se in patria è stato già paragonato a Gago e Redondo.

A Como Maxi Perrone ha trovato un contesto abbastanza diverso per quanto concerne la posizione da occupare in campo, i compiti da svolgere e i compagni con i quali connettersi, anche se i principi di base del suo ex allenatore Garcia Pimienta non sono dissimili da quelli del calcio di Fabregas. Nelle Canarie il ruolo di faro della squadra spettava sempre a Rodriguez, anche quando il capitano si spostava nella posizione di mezzala per far posto a Perrone davanti alla difesa; nel Como, sia lui che Sergi Roberto sono chiamati a svolgere compiti di regia, di copertura e di interdizione, intercambiabili ma anche complementari.

Se da una parte i grafici di Perrone e Sergi Roberto sembrano sovrapponibili, dall'altra lo spagnolo ad oggi sembra quello più partecipe nella rifinitura dell'azione, anche se il campione è ovviamente ancora piccolo (grafico by McLachApp).

Perrone non è un centrocampista portato ad accompagnare l'azione offensiva: tira poco, segna ancora meno (soltanto 3 le reti in carriera), non possiede una grande propensione all'assist. Parliamo di un giocatore abile a controllare il ritmo della partita, dotato di una regia puntuale e senza particolari fronzoli né acuti, che sa nel contempo sporcarsi le mani e non si tira indietro quando c'è bisogno di affrontare avversari più imponenti fisicamente - pesa appena 67 kg distribuiti su 178 centimetri.

Per una squadra come il Como, che verrà aggredita alta da molte avversarie ma che vuole provare a dominare il possesso, Maxi Perrone è l'uomo giusto al momento giusto. Giocare sotto pressione, ripulire il pallone per dare il via alla manovra, prendersi responsabilità quando c'è da soffrire: tutte caratteristiche che il centrocampista di proprietà del City saprà sfoggiare nel migliore dei modi. Gli stessi Cityzens ai quali oggi, stante la rottura del crociato di Rodri, forse Perrone avrebbe fatto molto comodo.

Il volo di Ignazio

(Foto by Timothy Rogers/Getty Images)

Inizio del secondo tempo di Udinese - Como: dopo 45' tutto sommato sufficienti, il capitano del Como Alessio Iovine, pilastro della promozione dei lariani, lascia il campo. Al suo posto entra tale Ignace Van der Brempt, arrivato in riva al Lago quasi di nascosto, nel marasma generale dell'ultimo giorno di calciomercato.

Immediatamente si evince come il terzino belga abbia già una perfetta padronanza dei propri mezzi e del contesto che lo circonda; inizia a macinare chilometri sull'out di destra, mette in mezzo un paio di palloni invitanti e nega il primo gol in A a Iker Bravo. Un debutto impressionante, preludio al passaggio di testimone che si verifica due giornate più tardi, quando Van der Brempt al Gewiss gestisce senza problemi l'attacco dell'Atalanta, mentre Iovine siede per tutti i 90' in panchina.

Pur avendo compiuto 22 anni solamente lo scorso 1° aprile, Van der Brempt è alla ricerca del suo posto nel mondo del calcio da diverso tempo. La sua rincorsa inizia fin dal settore giovanile, quando a 8 anni si trasferisce dal piccolo Schelle, club della provincia di Anversa, sua città natale, al ben più grande Germinal Beerschot. Dopo aver girato diversi club della provincia, il giovane Ignace trova requie a Bruges, dove a 17 anni esordisce da professionista nel derby contro il Cercle.

I primi assaggi di Italia per Van der Brempt arrivano del 2019, quando partecipa con l'U19 del Club Bruges al Torneo di Viareggio, trovandosi di fronte il Milan di Tsadjout e l'Inter di Mulattieri. Nel 3-5-2 dei belgi Ignace giostra da centrale di destra, già forte di un fisico statuario che ora è arrivato a toccare il metro e 87; in prima squadra verrà impiegato in fascia, sia a destra che sul piede debole, e la sua unione di una grande fisicità con una tecnica sopra la media fa colpo sul Salisburgo, che se lo assicura per €5 milioni.

Alle prime uscite in Champions, Van der Brempt si è trovato a fronteggiare un'istituzione del suo ruolo come Joao Cancelo (foto by Getty Images)

In casa Red Bull, però, Van der Brempt fatica più del previsto, lo spazio per lui è ridotto e il Salisburgo decide di testarlo in Zweite Bundesliga, mandandolo in prestito all'Amburgo. In terra anseatica il terzino, stabilmente impiegato sulla destra, disputa la sua prima stagione da titolare lontano dal Belgio, un'annata positiva ma evidentemente non a sufficienza da convincere il Salisburgo a reinserirlo in squadra per il 2024/25. Qui subentra il Como, che strappa agli austriaci il prestito del ragazzo, con obbligo di riscatto fissato a €5 milioni al verificarsi di determinate condizioni.

Nelle prime uscite in Serie A abbiamo visto all'opera un terzino solido come una roccia, fortissimo nei contrasti ma anche pulito nella gestione del pallone, quasi fin troppo per ciò che siamo abituati ad aspettarci da un calciatore della sua stazza. In realtà, in un periodo storico in cui i laterali difensivi strutturati ed esplosivi vanno per la maggiore, Van der Brempt può certamente recitare un ruolo da protagonista; oggi, in quel di Como, domani, su palcoscenici di livello europeo.

Como Testarossa

Arriva dal Belgio, pur se di nazionalità gambiana, l'ultimo dei jolly pescati dal Como: un esterno classe 2001 la cui carriera è già piena di stravolgimenti. Per Alieu Fadera, nell'estate del 2023 si era scomodato addirittura il Bologna, nella persona di Giovanni Sartori, che aveva individuato nell'esterno allora in forza allo Zulte Waregem il profilo giusto da regalare a Thiago Motta per completare il reparto avanzato. Alla fine non se ne è fatto nulla: Fadera è rimasto un altro anno in Belgio, trasferendosi al Genk. Il DG Ludi si è innamorato delle sue serpentine e a fine mercato l'ha portato sul lago di Como, intestando ai belgi un assegno da €5 milioni.

La carriera di Fadera è stata tutt'altro che lineare: nato a Bakau, Fadera deve spostarsi nella vicina capitale Banjul per esordire da professionista, non ancora diciottenne. Propedeutica al trasferimento in Europa è la sua partecipazione al torneo WAFU Under 20, competizione giocata dagli stati appartenenti alla cosiddetta ECOWAS, la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale. Nel 2019 il Gambia chiude 3°, sconfitto in semifinale dal Senegal solamente ai rigori: Fadera, che gioca due anni sotto età, è tra i protagonisti della nazionale degli Scorpioni. Ad accorgersi di lui sono gli slovacchi del Pohronie, che nel marzo successivo completano il suo arrivo nel Vecchio Continente.

Basta solo una stagione, condita da 6 reti e 9 assist, per capire che Fadera è fuori scala per la Nike Liga; i club belgi sono spesso tra i primi ad adocchiare i talenti provenienti dall'Europa minore, e Fadera non fa eccezione. Nell'agosto del 2021 viene infatti prelevato dallo Zulte Waregem per €800mila. La cifra fa sfregare molto presto le mani ai dirigenti dello Zulte: dopo una prima stagione di assestamento, Fadera prende le misure anche al campionato belga, sfoderando una seconda annata vicinissima alla doppia doppia (9 gol, 9 assist) e mostrandosi a suo agio nel giostrare su tutto il fronte d'attacco, abile tanto nelle accelerazioni quanto in finalizzazione.

Indicato come ala sinistra, ruolo in cui lo sta impiegando anche Fabregas al Como, Fadera è in realtà capace di incidere giostrando anche a destra e addirittura da quinto di centrocampo.

La grande stagione allo Zulte doveva essere propedeutica a un nuovo upgrade per Fadera, dato che oltre al Bologna su di lui c'era l'interesse di diverse squadre dei maggiori campionati europei, vista anche la scadenza del contratto nel 2025. Alla fine non se n'è fatto niente e l'esterno è rimasto in Belgio, spostandosi da Waregem a Genk per €4 milioni, 5 volte la cifra che lo Zulte aveva investito su di lui due anni prima. Complici alcuni infortuni, con la maglia dei Puffi Fadera non incide come in passato, faticando oltremodo a trovar posto tra i titolari.

Un'annata storta non azzera certo le doti di un calciatore: lo sa bene Charlie Ludi, convinto che quello di Genk sia solo un incidente di percorso, tanto da mettere sul piatto €5 milioni per il club e mezzo milione per 4 anni per il calciatore. Alla prima da titolare col Bologna, Fadera ha messo in mostra una facilità di corsa impressionante, tale da mandare in tilt un difensore solido come Posch; alla seconda, a Bergamo, il gambiano ha sfoggiato tutte le sue doti in dribbling e in finalizzazione, realizzando la rete che vi abbiamo raccontato in apertura di articolo. L'impressione è che Fadera abbia ancora molto da mostrare, al Como e a chi si è già innamorato delle sue serpentine.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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