
Napoli-Palermo 5-0, Considerazioni Sparse
Troppo facile per il Napoli; poco da dire sul Palermo che affronta un avversario semplicemente oltre i propri mezzi.
Ci ha provato il Palermo, quantomeno nelle intenzioni: i rosanero di Dionisi hanno fatto del loro meglio, pur partendo guardinghi con un un 4-3-3 iper-difensivo, visto che sull'out mancino c'era Lund che spesso e volentieri partiva molto basso a dare una mano a Ceccaroni nell'affrontare l'uomo più tecnico degli avversari, ovvero quel Neres che agiva proprio sulle stesse zone di campo. Il piano, quantomeno nelle intenzioni del tecnico, era di resistere a oltranza e poi, se ci fosse stata la possibilità, di ripartire in transizione con le accelerazioni e la tecnica di Le Douaron e Brunori, gli uomini di maggiore qualità tra le fila dei siciliani. L'errore grave dell'espertissimo Sirigu, alla prima coi colori del Palermo dopo l'addio nel lontano 2011, ha di fatto trasformato la partita in un'impresa fuori scala per la sua squadra, che abbandona così la Coppa Italia con un passivo pesantissimo e tanti cocci da rimettere insieme.
Napoli-Palermo è stato, ben presto, qualcosa di sinistramente simile a un allenamento a porte aperte offerto agli oltre 30mila presenti sugli spalti del Maradona, numeri che raramente si vedono per un 2° turno di Coppa Italia. La differenza, sul piano tecnico-tattico, fisico e atletico, è troppo ampia tra le due squadre, nonostante il Napoli abbia giocato senza 10/11 della squadra "titolare", col solo Lobotka a restare stoicamente in campo. Una differenza tale da chiedersi cosa ci facesse il Napoli in campo stasera, in queste fasi ancora embrionali della competizione: il motivo è arci-noto, ed è frutto del disastroso capolavoro di autolesionismo che ha rappresentato il campionato 2023-2024 per la squadra partenopea, chiuso con un deludente decimo posto in classifica che ha rischiato seriamente di far deprimere in maniera irreversibile l'ambiente. La risposta della tifoseria, che stasera ha affollato lo stadio quasi come se andasse in scena una delle notti europee al quale il Napoli ha abituato i suoi sostenitori negli ultimi anni, è probabilmente la notizia più bella di questa serata, in cui la squadra è tornata a soddisfare la fame di calcio che questo pubblico continua a manifestare, oltre a un entusiasmo che sembra tornato di casa tea gli spalti del Maradona.
Come detto più volte, di fronte al Napoli c'era il Palermo, boccone sulla carta facile per la squadra di Antonio Conte, forte anche della categoria esistente a separare una squadra dall'altra. Le partite però, anche quelle dall'esito più scontato, vanno vinte sul terreno di gioco quando arriva il momento di farlo, come sa bene proprio il Napoli che un mese e mezzo fa offrì una prova gravemente insufficiente contro un'altra rappresentante del torneo cadetto, il Modena, regolato solo ai tiri di rigore dopo uno 0-0 ricco di sofferenza. Questa volta gli uomini di Conte non vanno per il sottile, imponendo il loro ritmo fin dalle prime battute e mantenendo sempre la compattezza e la concentrazione necessarie per non correre rischi. Ne viene fuori un "Napoli B" affidabile, capace di tenere il campo con autorevolezza, in grado persino di offrire spettacolo.
Parlare di tattica in una partita del genere, che il Napoli ha vinto in maniera netta sia per i suoi evidenti meriti, sia grazie alle circostanze che hanno spinto fin da subito il risultato al sicuro, come la papera di Sirigu sul tiro non irresistibile di Ngonge, o il fallo ingenuo di Vasic che ha lasciato la sua squadra sotto di un uomo (oltre che di tre gol) per più di mezz'ora di gioco, potrebbe sembrare un esercizio di stile piuttosto inutile. Eppure, di spunti la squadra di Conte ne ha offerti ugualmente: il 4-2-3-1 con il quale il Napoli si è messo in campo oggi, con la particolarità di un centrocampo leggero composto da due play come Lobotka e Gilmour a supporto di quattro attaccanti puri, ha offerto le dovute garanzie sia in fase di non possesso che in fase di possesso proprio grazie ai movimenti di Lobotka e Gilmour, che andavano a posizionarsi l'uno sulla verticale dell'altro, offrendo così contemporaneamente maggiore protezione alla difesa e aumentando le linee di passaggio in seconda linea, con Mazzocchi e Spinazzola più liberi di sganciarsi qualche metro più avanti. Uno stile di gioco che può essere ripetuto, anche se richiede maggior collaborazione in fase di non possesso da parte degli esterni offensivi.
Ngonge c'è e batte due colpi, di cui uno di pregevole fattura: chissà che con questi non possa rilanciarsi nell'ottica del proseguimento della stagione, nonostante la concorrenza da battere sia numerosa, che vede tra gli altri il solito Neres, che conferma l'eccezionale momento di forma confezionando l'ennesimo assist prima di mettersi in proprio trovando il gol del 4-0. Se proprio bisogna fare un appunto a questa squadra, trovando delle sbavature sulle quali Conte dovrà lavorare nei prossimi allenamenti, va rivisto il pacchetto arretrato, dove Caprile con un'uscita a dir poco allegra ha rischiato seriamente di concedere un rigore ingenuo che, chissà, avrebbe potuto riaprire il match, mentre l'esordiente Marin è apparso troppo insicuro col pallone tra i piedi, dando il là a ripartenze che, fortunatamente, si sono rivelate inoffensive.
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