
Fedez sa ancora rappare
E pure bene.
Quando ho ascoltato L’infanzia difficile di un benestante, la prima replica di Fedez al dissing di Tony Effe, ho fatto un salto indietro nel tempo. Ero un ragazzino di prima liceo, completamente perso nelle sabbie mobili dell’adolescenza, che al posto di studiare passava ore tra Facebook - per chattare con gli amici - e YouTube - per ascoltare rap italiano e per guardare gli highlights di Mike Tyson. E proprio in quel periodo, nei miei pellegrinaggi pomeridiani online che sembravano tempo perso ma che mi stanno tornando utili, mi imbatto nel primo videoclip di Fedez, allora artista emergente. Si chiama Anthem Pt. 1 ed è un pezzo crudo, rappato, con forti connotati di denuncia sociale, che mostra già la vena dissacrante, irriverente e sfrontata dell’artista. Nei singoli successivi, a questa caratteristica viene cucito addosso un suono sempre più orecchiabile, che prima strizza l’occhio alla musica elettronica - si parla di elettrorap - e poi al pop, creando così la cifra stilistica di Fedez, che ne ha decretato il successo.
Non è quindi un mistero che Fedez sappia rappare, considerando anche che viene dal freestyle, dall’improvvisazione in rima, una delle discipline cardine dell’hip hop come movimento culturale. Anzi, è proprio così che nascono i rapper più tecnici e bravi a scrivere i testi dei brani, tra incastri di rime, giochi di parole e padronanza del lessico. Che Fedez però sapesse ancora rappare - per di più con questa grinta, rabbia e soprattutto fame, o che sarebbe tornato a farlo - non era così scontato. L’attacco di Tony Effe lo ha riportato nella sua dimensione originaria e gli ha dato l’occasione ideale per tornare, con tanto di effetti speciali. Fedez sembra esaltarsi in due circostanze: nei conflitti e quando ha i riflettori puntati addosso, situazioni che spesso combaciano. E adesso? I ritorni in grande stile sono di moda nel rap italiano, basti pensare ai Club Dogo e ai Co’Sang, anche se aspettarsi un disco rap di Fedez che suoni come i suoi primi album sembra improbabile.
Intanto ci sono altri due temi interessanti relativi al dissing di questi giorni. Il primo ha mostrato i riflessi sociologici (o addirittura antropologici?) del cambio di posizionamento di Fedez, passato da essere un artista - che macina grandi numeri - a diventare un influencer - che macina numeri enormi - dopo l’unione con Chiara Ferragni. Dalla separazione in poi, però, il trend sembra essersi invertito, con il cantante che sta tornando sui propri passi lasciando spaesato chi lo seguiva e conosceva solo in quanto marito della Ferragni, padre, personaggio pubblico che ogni tanto sforna una hit estiva. Persone che hanno tutt’altro background, riferimenti, età rispetto al genere rap e alla carriera precedente di Fedez, e che quindi non sanno cosa sia un dissing e soprattutto quanto sia una forma di confronto aspra, personale, con ben pochi tabù, come ci insegnano i padroni di casa, gli americani, e davanti a cui non c’è da indignarsi e da fare la morale.
Una chiosa finale la merita il marketing, un’altra freccia che Fedez ha nel suo arco. È interessante notare come Tony Effe abbia lanciato lo scontro all’interno di un format di Red Bull, il 64 Bars - che tempo fa ha rifiutato l’autocandidatura di Fedez -, insultando la bevanda del collega, Boem, tacciata di avere un saporaccio. Fedez ha replicato: “Red Bull ti ha messo le ali, Fedez ti ha messo una Boem su per il c*lo”. I brand, seppur non appartengano alla stessa categoria merceologica, sono stati quindi contrapposti e ne hanno beneficiato in termini di visibilità (dato che vendono principalmente ai giovani), registrando un incremento di follower sulle rispettive pagine social.
Secondo alcuni, il dissing a cui abbiamo assistito rappresenta la frivolezza, il nulla cosmico e la mancanza di spessore di alcuni esponenti dell’immaginario collettivo e della società di oggi. Io invece credo che queste reazioni scaturiscano dal fatto che si sia trattato del primo dissing arrivato al grande pubblico, che non ha gli strumenti per capire questa tipologia di scontro in rima e in generale i canoni e il linguaggio, a volte aspro, provocatorio, spinto, sicuramente non inclusivo e progressista, del rap. La sfida è stata interessante e i risultati gradevoli. Un appello: Fedez, rifallo.
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