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Inter Milan, derby di Milano
, 22 Settembre 2024

Inter-Milan 1-2, Considerazioni Sparse


Fonseca spezza l'incantesimo: il Milan si aggiudica meritatamente il Derby contro l'Inter.

Il Milan si risveglia da un incubo lungo 6 derby e lo fa con una bella prestazione e una vittoria meritata frutto anche delle scelte di Paulo Fonseca, che si spezza ma non si piega e regala ai tifosi milanisti il primo sorriso stracittadino dopo tanto tempo. A fare le spese di una partita intensa e attentissima è l'Inter che dopo l'ottima trasferta a Manchester conferma i dubbi sulla forma e sul gioco della squadra d'Inzaghi: i nerazzurri faticano a costruire e forse ancor più a difendere, mostrando delle difficoltà quasi inedite nel 2024 per un gruppo che questa sera forse non si aspettava un avversario così fiero e si spegne nel secondo tempo dopo un pareggio agganciato con un gioiello ma più con la foga che con l'autorevolezza.

L'Inter fa fatica a entrare in partita e comincia a macinare gioco, o almeno a provarci, solo dopo il vantaggio di Pulisic. Anche nel momento più alto della sua prestazione, però, appare evidente come i padroni di casa non abbiano né la forza né la sicurezza per imporsi in modo autorevole sui rivali stracittadini. Le gambe pesanti, la mente annebbiata e una mente non sgombra dalle preoccupazioni appaiono chiaramente però soprattutto nel secondo tempo: l'Inter non riesce a sfruttare i tratti caratteristici del gioco d'Inzaghi, a partire dalla fluidità dei movimenti e dalla qualità del palleggio. Non solo l'Inter subisce il Milan e le sue transizioni ma non appare quasi mai in grado di far male alla difesa rossonera, né quando è schierata né quando gli spazi sono più aperti per le ripartenze.

A pesare sulla prestazione complessiva della squadra nerazzurra è un mix letale di fattori negativi. Ad una forma fisica non ideale si aggiunge uno stato mentale che si fa ben presto nervoso e pesante: l'Inter comincia a temere il Milan come non era mai accaduto nei mesi precedenti mentre un certo nervosismo prende i nerazzurri fin dalle prime battute della gara, quello stesso nervosismo che sale quando le giocate non riescono e i passaggi sono fuori misura. In questo momento, forse, l'Inter non ha le condizioni fisiche e mentali per riproporre quel tipo di gioco dominante e totale che le aveva permesso di divorare la scorsa stagione e il confronto con la prestazione di Manchester rende questo ancora più evidente: manca il ritmo e l'intensità per imporre il proprio gioco sugli avversari in maniera efficace e in questo limbo incontrare un avversario più affamato e con (poche) idee chiare rende tutto più difficile.

Dal canto suo il Milan non è di certo al massimo della forma ma a fare la differenza sono l'atteggiamento arrembante e propositivo della squadra ma soprattutto le scelte tattiche di Fonseca che dall'essere quella della disperazione fanno il giro fino a diventare vincenti e azzeccate. La coppia Abraham-Morata duetta bene grazie ai continui movimenti di due punte abnegate e formidabili nello smuovere lo schieramento difensivo avversario e ad aprire gli spazi per la velocità nelle transizioni di Leao e soprattutto di Pulisic, . Questo 4-2-4 esalta poi le qualità nelle due fasi di Reijnders e Fofana, che fanno da diga ad un reparto arretrato finalmente registrato e adatto allo scopo. Favorita anche dalla prestazione monstre di Gabbia, la difesa milanista appare solida e organizzata, capace di fare un sol boccone dell'attacco impalpabile dei nerazzurri.

Oltre alla vittoria anelata e attesa per troppo tempo, il Milan è bravo soprattutto nel sovvertire finalmente l'inerzia mentale del confronto cittadino. Per la prima volta dopo due anni i rossoneri scendono in campo senza remore o timori referenziali, mostrando di rimanere consapevoli e sicuri delle proprie possibilità anche dopo il pareggio nel primo e le occasioni sprecate nel secondo tempo. L'essere riuscito a trasformare in vincente un gruppo che sembrava ormai accontentarsi del suo ruolo da vittima sacrificale è un merito enorme di Paulo Fonseca, che pianta un seme ben augurante per una sua permanenza sulla panchina del Milan forse oggi meno traballante.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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