
Come sono andate le italiane in Champions League femminile
Roma, Juventus e Fiorentina hanno affrontato l'andata del 2° turno preliminare di UWCL.
Tre squadre italiane - per la prima volta - sulla strada per la fase a gironi di Champions League femminile, tre prestazioni molto diverse messe in mostra da Roma, Juventus e Fiorentina in questa giornata d'andata del secondo turno preliminare: da pronostico ma non senza patemi le giallorosse, sorprendenti le sfavorite bianconere, malamente affondate le viola. Tutte impegnate in casa, Roma e Juventus si sono infatti imposte entrambe per 3-1 su Servette e PSG, mentre la Fiorentina ha subito una sonora e traumatica sconfitta per 0-7 contro il Wolfsburg.
Al Tre Fontane, la squadra di Spugna che ci si aspettava contro le svizzere si è vista solo negli ultimi 20 minuti, riuscendo a chiudere le avversarie e a non farle finalmente uscire dalla loro trequarti. È proprio nel lasso di tempo finale che la Roma trova i due gol di Viens che portano il risultato sul 3-1, chiudono la partita e danno un po' di serenità per il ritorno in terra elvetica e il passaggio di turno in Champions League.
Per tutta la partita la Roma è sembrata nervosa, non precisa, non fiduciosa dei propri mezzi, come se da un momento all’altro tutto potesse finire, quasi con la paura di non riscoprirsi più la macchina vincente delle passate stagioni ma solo un castello di sabbia che alla prima onda cade giù. Anche i gol segnati tradiscono una generale ansia e frustrazione. Non arrivano mai da uno sviluppo pulito (marchio di fabbrica giallorosso nell'ultimo triennio), ma da calcio piazzato come i gol di Minami (1-0) e di Viens (3-1), oppure da azioni di forza come il recupero in pressing quasi nell’area di rigore avversaria nel caso del 2-1 sempre di Viens.

Appena le avversarie superano la prima pressione giallorossa – al momento molto lontana da quella macchina perfetta che andava in scena in ogni partita della scorsa stagione – la Roma si scopre fragile e vulnerabile e le avversarie ne approfittano, svelando una goffaggine difensiva a cui non eravamo abituati e che emerge nel pallonetto di Korhonen, che pareggia i conti al 55’.
Le giallorosse ancora non hanno la fluidità dei giorni migliori, i meccanismi consolidati fanno fatica ad innescarsi e bisogna sempre forzare la giocata. La Roma si appoggia all’ampiezza e ai dribbling di Haavi e Glionna – non sempre risolutivi ma pericolosi – e tuttavia con l’incapacità di riempire l’area come sa fare, senza quindi concretizzare l’azione offensiva. Per questa gara di Champions League femminile, la Roma ha riabbracciato le vecchie sicurezze del 4-3-3 che l’ha vista dominare la passata stagione, come si fa con quel maglione alle prime piogge di settembre dopo un estate chiuso nell’armadio nella speranza che possa riscaldarti – e rassicurarti – come ricordi. Tuttavia, ancora manca in molti elementi chiave la giusta condizione, problema che sembra andar oltre i riferimenti e la disposizione in campo.
Nell’ultimo quarto di partita, Spugna ha rispolverato Troelsgaard davanti alla difesa, che si è andata a prendere il centrocampo con arroganza, spostando di peso qualsiasi cosa si trovasse sulla sua strada. La Roma si ritrova con un assetto superoffensivo con Giugliano e Dragoni come mezzali, pronte a tentare ogni carta del mazzo pur di vincere: la vittoria, alla fine, è molto frutto dell'enorme serbatoio tecnico a disposizione delle giallorosse.
Merita una menzione l’impatto che ha avuto sulla partita Alice Corelli, che forse sarà più che una semplice gregaria quest’anno. La classe 2003 ha portato la spensieratezza necessaria alle giallorosse, andando a fare sempre una corsa in più, osando quando possibile e in generale dando l’impressione di non sentire la pressione che in queste settimane gravava sulle campionesse d’Italia. Come chi, pur vedendo i nuvoloni fuori, esce senza ombrello. La Roma trova il gol del 2-1 proprio grazie alla pressione di Corelli che si sgancia dalla sua posizione e si accanisce su Serrano mettendola in difficoltà e rubandole palla. Bell'impatto, per essere l'esordio in Champions League.
La vittoria aiuterà sicuramente dal punto di vista mentale le giallorosse, che ancora devono trovare la giusta quadratura. Per ora, la priorità per la Roma è trovare la vecchia continuità nei risultati, vincendo le prossime partite e conquistando l’accesso ai gironi di Champions, arrivando al meglio possibile agli scontri contro Inter e Juventus.
A Biella invece, la Juventus conferma di essere la squadra italiana più in forma al momento e lo fa vincendo 3-1 contro un PSG un po’ sciapo. Mister Canzi è stato capace di rigenerare una compagine bianconera svuotata dall’esperienza Montemurro: sembrava destinata a un periodo di transizione tra un ciclo finito e uno nuovo, e invece la Juve appare tirata a lucido, tornata ai fasti dei giorni migliori e subito competitiva. E decisa, nonostante il sorteggio sfavorevole, a ritornare ai gironi di Champions League femminile
La nuova Juventus sembra aver già assorbito una serie di meccanismi che le permettono di poter interpretare ogni partita al meglio, portando sempre a casa il risultato. Questo 3-4-3 che Canzi sta cucendo sulla sua squadra è come un pantalone appena comprato, che sai essere della tua taglia ma lo devi portare un po' per allentarlo. La Juventus sta perfezionando le misure di questo nuovo vestito che le calza divinamente, e la vittoria contro le parigine lo conferma. Le bianconere hanno interpretato perfettamente il contesto della gara, rinunciando all'approccio proattivo delle prime uscite in campionato senza per questo perdere il controllo della gara, dove ha lasciato l'onere del possesso palla alle avversarie e puntato efficacemente su ripartenze e transizioni con il tridente Cantore-Vangsgaard-Beccari.
Di contro il PSG ha indubbiamente affrontato questo preliminare d'andata di Champions League femminile con troppa superficialità. La fase di impostazione delle parigine è lenta, il pallone sembra percorrere un campo in terra e non uno in erba per quanto gira in modo impreciso e lento. La Juventus aspetta, occupando bene la propria metà campo con Benninson e Caruso, che sono ovunque, aiutate dal costante rientro di Beccari. Le fasce sono state dominate da Bergamaschi e Krumbiegel, autrici di un doppio lavoro fondamentale per l’esito della partita, abbassandosi fino a fare le quinte di difesa, per poi alzarsi e creare superiorità in attacco. La Juventus d'altronde conferma quanto di buono fatto vedere finora in campionato: crea molte occasioni pulite, che sfrutta al massimo dimostrando un cinismo degno della propria storia.
La Juventus subisce gol nell’unica frazione di gioco in cui si è trovata in inferiorità numerica a centrocampo. Il PSG, con un pressing più o meno organizzato, riesce a impossessarsi del pallone e a girare velocemente – per l’unica volta in tutta la partita – su Samoura che, puntando Bergamaschi, rientra sul sinistro e tira come se fosse un unico movimento, accompagnando la palla sotto l’incrocio dei pali. Da qui in poi, la Juventus continua come se niente fosse, ma anzi aggiustando quella sbavatura che ha portato al gol e rientrando in controllo della gara.
Il gol di Cantore al 33’ (lo vedete qui) è un po' l'emblema della condizione psicofisica eccezionale delle bianconere. Una palla recuperata da Bergamaschi nei pressi della propria area di rigore, verticalizzata di esterno destro, lungo la linea laterale, raccolta da Cantore che in velocità prende in controtempo l'avversaria. Tunnel per saltare il difensore e taglio dentro con conclusione potente sul secondo palo, che piega le mani di Earps. Dominante.

La nuova Juve di Canzi è intelligente nell’adattarsi al tipo di partita che sta giocando, arricchita da un mercato estivo che è andato a colmare le lacune tecniche della passata stagione. Le senatrici si sono messe a disposizione accettando anche dei ruoli più periferici, ma non per questo meno importanti, nella costruzione del gruppo. Come se Canzi avesse spolverato un vecchio libro lasciato per troppo tempo sullo scaffale a ingiallirsi con il passare del tempo, la Juventus femminile sembra essere tornata per gioco espresso, coerenza e solidità la squadra vincente di qualche stagione fa.
Ben diversa la musica in casa Fiorentina. Le viola, dopo il superamento del 1° turno nel percorso piazzate (eliminate in successione Brøndby e a sorpresa Ajax, sempre con il punteggio di 1-0) si erano viste accoppiate con il Wolfsburg, nobile del calcio femminile teutonico dal curriculum europeo importante ma non più una diretta competitor per il titolo continentale.
Sorteggio che era stato valutato come relativamente fortunato (vista anche la caratura delle altre avversarie), ma rispetto al quale la squadra gigliata partiva comunque sfavorita. Al Viola Park le cose però sono andate oltre le peggiori previsioni: la formazione del giovane allenatore tedesco (classe '88) Stroot ha messo in atto un dramma teatrale, svelando la differente caratura tecnica, atletica e mentale non solo tra le due compagini ma forse anche, scendendo appena di un gradino dal vertice della classifica, tra campionato, e movimento femminile, tedesco e italiano.
Il tennistico punteggio di 0-7 racconta di una Fiorentina maltrattata dalle Lupe, colpita già dopo 6' da Hegering sugli sviluppi di calcio piazzato e sgretolatasi rapidamente in una sequela di errori e vivide paure. Sotto il diluvio di Firenze, De La Fuente aveva cercato di preparare un piano gara che combinasse la messa in campo della qualità offensiva delle viola con la necessità di arginare un Wolfsburg più prestante sul piano tecnico e atletico. Ma sono subito emerse, in maniera anche traumatica, le difficoltà di approccio della squadra gigliata, che hanno tradito tanto a livello individuale quanto collettivo un'inadeguatezza rispetto alla dimensione internazionale dell'avversario.
I tanti errori in costruzione, le difficoltà costanti sulle marcature e nei duelli, i momenti di vero e proprio stato confusionale di alcune calciatrici (su tutte, impressionante in negativo la prova di Toniolo in difesa) sono stati tasselli di una disfatta anche difficile da analizzare, che di fatto chiude già l'avventura europea delle viola e che dovrà esser attenzionata soprattutto per il rischio di strascichi in campionato. Un peccato, perché al netto della disparità l'avvio di stagione delle viola era stato positivo anche in Serie A, con due vittorie di misura su Napoli e Milan. Una vera doccia scozzese questa, per le gigliate. Anzi, tedesca.
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