
Atalanta-Fiorentina 3-2, Considerazioni Sparse
La pausa per le Nazionali ha fatto bene solo all'Atalanta.
Al Gewiss Stadium splende il sole dopo una settimana di pioggia, alluvioni e fango da spalare (a proposito, si segnala lo striscione solidale degli ultras ospiti, ben memori di quanto accadde quasi un anno fa a Campi Bisenzio), e splende anche l'Atalanta di Gasperini, che torna a vincere dopo le due sconfitte contro Torino e Inter con cui si era lasciata alla pausa delle nazionali. Vittoria perentoria nonostante un avvio tentennante; vittoria nel segno del solito Ademola Lookman, capace di dare lo strappo necessario a ribaltare una partita approcciata non nel migliore dei modi. In vista dell'esordio in Champions con l'Arsenal, la Dea inizia ad alzare i giri del motore.
Atalanta e Fiorentina sono due squadre che hanno cambiato tanto nell'ultima estate, e che per forza di cose devono lavorare e ritrovarsi direttamente sul campo. Ma la continuità di guida tecnica e le maggiori risorse qualitative dei bergamaschi incidono tanto sulla capacità di uscire, a differenza dei viola, dalle situazioni difficili. Palladino mette in cascina il 3-4-2-1 e si presenta con un 3-5-2 dal trio Bove-Cataldi-Mandragora in mezzo, che ambisce ad accettare i duelli a tutto campo dell'Atalanta ma limitando gli spazi da concedere in transizione negativa, e con la speranza di arginare di sfoghi sulle corsie laterali dei nerazzurri. Mossa che sembra funzionare con la Fiorentina due volte avanti (prima Martinez Quarta, poi Kean e sempre con il contributo di Mandragora nella rifinitura e Gosens nell'invasione dell'area), ma che non riesce a lungo a nascondere le fragilità - individuali e collettive, tecniche e mentali - del pacchetto arretrato.
Lookman è la chiave di volta della gara di un'Atalanta brava e cinica nel riprendersi dal torpore iniziale. Un'Atalanta letale nel primo tempo (Retegui di nuovo in gol per il primo pari, altro regen del Gasp?) e perfino sciupona nella ripresa, dove avrebbe meritato di arrotondare il gol ma ha difettato di precisione nella conclusione. In questo, il nigeriano con un gol e un assist (e almeno altre tre occasioni pulite costruite) è stato semplicemente ingiocabile sul suo lato di campo, trascinando la squadra nel momento di difficoltà e cambiando l'inerzia di una partita che a più riprese nel tambureggiante primo tempo sembrava sempre più pendere in favore della Fiorentina.
Fra gli altri, a fare le spese dello show di Lookman è stato Edoardo Bove, all'esordio dal primo minuto e schierato nel ruolo di mezzala destra. Se l'idea era sfruttare l'aggressività dell'ex romanista per garantire intensità nelle fasi di recupero palla e limitare le ripartenze avversarie, l'esperimento per ora può dirsi fallito. 8 duelli su 16 vinti non valgono gli 11 possessi persi e una percentuale di passaggi riusciti sotto il 50%. Non che i colleghi di reparto abbiano fatto meglio: fra i tre, il migliore forse è stato Mandragora, incisivo in avanti ma troppo superficiale nella propria metà campo, con più di qualcosa da farsi perdonare anche sui primi due gol. A oggi, Palladino non ha ancora trovato certezze a protezione della difesa, i cui numeri sono decisamente preoccupanti.
Preoccupante in casa gigliata è anche il crollo emotivo pressoché totale provocato dai due gol subiti in un minuto poco prima dell'intervallo. Nonostante i cambi, i tentativi di alzare il baricentro della squadra, lo stato di forma di Moise Kean francamente invidiabile (chiedere a Hien) e l'ottimo impatto dell'ex di turno Gosens (uno degli ultimi a uscire dalla partita), per la Fiorentina l'essersi trovata sotto al 45' dopo aver visto il tabellino a suo favore per due volte è stato fatale. Non è la prima volta che i viola in questo inizio di stagione hanno dei vistosi blackout mentali. Allora, il sospetto è che, al di là degli errori (Ranieri oggi terrificante versione centrale dei tre), delle scelte tecniche (perché Ikoné dentro per Colpani al 60'?), della condizione da trovare per tutti e dell'assimilazione dei concetti tattici ancora da affinare, a mancare sia anche la giusta sintonia, la giusta conoscenza reciproca tra squadra e tecnico. Il cantiere viola è ancora indietro sulla tabella di marcia, quello atalantino invece sembra aver accelerato i lavori.
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