
Nicolò Rovella è pronto a prendersi la Lazio
Dopo una stagione travagliata, il regista vuole recuperare il tempo perduto.
Estate 2023: tifosi della Juventus e addetti ai lavori si interrogano sull'operazione, comprensibile dal punto di vista contabile molto più che da quello sportivo, che porta Nicolò Rovella in prestito con diritto di riscatto alla Lazio per €18 milioni. Tolto l'adattato Locatelli, i bianconeri si ritrovano senza un regista vero e proprio in rosa, tanto che alla fine verrà confermato Hans Nicolussi Caviglia, di ritorno dal prestito alla Salernitana.
Estate 2024: la Juventus a centrocampo acquista Khéphren Thuram, Douglas Luiz e, dopo una lunghissima telenovela di mercato, Teun Koopmeiners.
Il mondo capovolto, nel giro di un solo anno solare, ha una spiegazione: alla fine del 2022/23, Rovella era reduce da un campionato strepitoso col Monza, pronto a giocare l'Europeo Under 21 con la numero 10 degli Azzurrini. Nonostante la spedizione fallimentare, in molti si aspettavano che la Juventus potesse puntare su Rovella per puntellare la propria mediana, capace di portare qualità e intensità in egual misura e dalle potenzialità ancora non del tutto esplorate.

Cos'è successo nel frattempo? Perché parliamo di Rovella come un giocatore che, a 23 anni ancora da compiere, è già in cerca di rilancio? La stagione del ragazzo cresciuto nel Genoa è stata estremamente travagliata, principalmente per colpa degli infortuni, triste leitmotiv della pur giovane carriera. Al Monza il centrocampista era considerato un inamovibile da Palladino; nonostante ciò, le presenze da titolare sono state appena 21, limitate da due fastidiosi stop nella parte centrale del campionato che ne hanno minato la continuità.
A Roma Rovella arriva senza aver effettuato tutta la preparazione in precampionato, a causa di un infortunio muscolare occorso durante la tournée americana della Juventus che lo costringe a tornare anzitempo in Italia. Maurizio Sarri sembra volergli affidare le chiavi del suo 4-3-3 ma, anche vista la condizione non ottimale, preferisce inserirlo gradualmente, affidandosi in prima battuta a Cataldi come vertice basso in campionato, mentre in Champions League è rispolverato Matias Vecino. Rovella si prende la titolarità a inizio ottobre ma, quando sembra finalmente diventato un punto fisso dei titolari biancocelesti, ecco affacciarsi il sinistro spettro della pubalgia.
Per la quasi totalità del mese di gennaio, Nicolò scende in campo già condizionato ma è a inizio febbraio che tale problema lo costringe a fermarsi e lo terrà ai box per oltre due mesi, ponendo di fatto fine al girone di ritorno: tornerà titolare solamente il 19 maggio alla penultima di campionato, servendo un assist per Kamada nella gara contro l'Inter. Al termine del 2023/24 il centrocampista conta 16 presenze da titolare in Serie A, più altre 4 divise tra le altre competizioni, con soli 1600' disputati in totale.
Rispetto a quando il classe 2001 ha vestito per la prima volta la maglia della Lazio, molte cose sono cambiate in casa biancoceleste: a Sarri, che nel marzo 2024 ha lasciato la panchina biancoceleste per motivi personali, è succeduto Igor Tudor, a sua volta chiamatosi fuori per divergenze con Lotito, così la panchina è stata affidata a Marco Baroni. Reduce da una salvezza impensabile con l'Hellas, il tecnico ha imposto fin da subito il 4-2-3-1 - con qualche spruzzata di 4-3-3 o di 4-4-2 a gara in corso, a seconda degli interpreti - che ha fatto le sue fortune in quel di Verona, riportando così Rovella nel ruolo di mediano a due ricoperto a Monza.
Baroni stesso, dopo Lazio-Milan, ha confermato come il centrocampo a due, anche a livello di compiti, sia a oggi l'habitat naturale del calciatore: “Il regista? Rovella per me é più mediano che vertice basso. Mi é piaciuto tantissimo, si assumeva anche la responsabilità di portare la prima pressione". La fiducia dell'allenatore e della società nel ragazzo è elevatissima: negli ultimi giorni di mercato si è scelto di lasciar andare Cataldi, direzione Fiorentina, e di restare con il solo Vecino come alternativa alla coppia titolare Rovella-Guendouzi, in attesa di capire quale potrà essere la dimensione in biancoceleste di Gaetano Castrovilli.
Dal canto suo, il regista di Segrate non ci ha messo molto a ripagare la fiducia dell'ambiente e diventare un punto di riferimento della nuova Lazio, cosa tutt'altro che scontata. Il battesimo del fuoco in gare ufficiali è stato in realtà più complicato del previsto: da una sua leggerezza è nato il vantaggio del Venezia alla prima di campionato, ma il numero 6 biancoceleste non si è lasciato condizionare e non è sparito dalla gara, tutt'altro.
L'ex Monza si è fatto trovare spesso dai compagni, risultando il 3° giocatore per palloni giocati (84), rispettivamente a 1 e 4 tocchi da Casale-Romagnoli, pur avendo disputato 65' contro i 90' della coppia centrale. Rovella ha messo in mostra il campionario completo, risultando il migliore della Lazio anche per intercetti (2), dribbling effettuati (3 su 3 tentati) e percentuale di passaggi riusciti (96%).

Tenuto fuori nella trasferta di Udine a vantaggio di Vecino, Rovella ha ripreso il suo posto in mediana nella già citata gara col Milan: Baroni ha chiesto a lui e Guendouzi il delicatissimo compito di sostenere due ali teoricamente votate al solo attacco come Zaccagni e Tchaouna e due attaccanti centrali più "puri" come Castellanos e Dia.
La missione può dirsi a posteriori riuscita. Era stato lo stesso Rovella nel prepartita su DAZN a evidenziare come, per la Lazio di Baroni, sorreggere 4 profili offensivi in contemporanea fosse assolutamente possibile: "Non conta chi va in campo, ma come ci va - aveva sottolineato immediatamente il centrocampista - Anche se abbiamo qualità offensiva oggi, conta l'atteggiamento e come si va su ogni pallone". Per sostenere un assetto sulla carta sbilanciato, Rovella e Guendouzi si sono sobbarcati un grande lavoro in ampiezza ma anche in profondità, coprendo ampie porzioni di campo e andando a tamponare sia davanti alla difesa che in posizione più avanzata quando la Lazio provava a impedire l'uscita con la palla del Milan.

Una delle critiche mosse a Rovella nelle stagioni precedenti è relativa a una regia poco verticale, finalizzata principalmente al consolidamento del possesso e a un'avanzata lenta ma priva di acuti volti. Un'osservazione condivisibile, se si osservano i numeri di Monza per passaggi progressivi e palle filtranti: nel calcio ricercato da Baroni per la sua Lazio, non si può però prescindere dal pensiero (e quindi dall'azione) in verticale dei suoi centrocampisti.
Due gare rappresentano un campione esiguo, certo, ma allo stesso tempo dipingono la volontà di Rovella di fornire una nuova versione di sé, più completa e più intraprendente in rifinitura: in Lazio-Milan è stato il secondo dopo Zaccagni a completare più passaggi sulla trequarti offensiva. Relativamente al gioco lungo, a Rovella viene chiesto di lanciare più di quanto non facesse con Sarri, avvicinandolo a quel che abbiamo visto a Monza: contro il Milan il centrocampista ha tentato 7 lanci lunghi completandone 4, numeri (anche in %) molto simili a quelli del periodo trascorso alla corte di Palladino.

Rovella sta prendendo il meglio dalle sue precedenti esperienze per recuperare il tempo perduto: già pienamente fiducioso nei propri mezzi, il mediano biancoceleste ha solo bisogno di trovare la continuità, specialmente dal punto di vista fisico, che non ha quasi mai avuto in carriera. Al ritorno dalla sosta, la Lazio dovrà affrontare un calendario di Serie A fitto ma non impossibile, con la trasferta di Firenze come unico big match fino a Juve-Lazio di metà ottobre; per la tenuta fisica di Rovella sarà un banco di prova importante, dato che raramente in carriera il calciatore è stato sottoposto al doppio impegno settimanale.
Lo scorso anno era finito nel dimenticatoio, ma oggi Rovella è pronto a (ri)emergere come uno dei talenti più fulgidi della Serie A. Per mettere magari in difficoltà Luciano Spalletti, che nel ruolo di mediano ha già ruotato diversi calciatori senza trovare una soluzione definitiva. Per abilità nel controllo, capacità di gestione della sfera sotto pressione e letture in non possesso, il #6 laziale è ancora da considerarsi uno dei migliori centrocampisti in Italia. Sta a lui, settimana dopo settimana, ricordarlo al CT e a chi lo dava già per desaparecido.
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