
Il calciomercato di Serie A, in tier list
I movimenti dell'estate del calcio italiano, come se si parlasse di frutta di stagione.
È successo per davvero: il calciomercato, dopo l’inizio del campionato, è finalmente terminato, con grande gioia degli allenatori. C’è chi ama questo periodo: l’attesa di un'ufficialità comunicata dalla propria squadra; la gioia di accogliere un giocatore in città; le speranze e le illusioni che solo gli aggiornamenti del calciomercato sanno regalare. Altri lo odiano: la snervante attesa di risvolti delle trattative; i mille nomi fatti senza fondamento; l’assenza di calcio giocato (al di là delle amichevoli); le scrollate compulsive dell'X di Fabrizio Romano.
Di sicuro, questo periodo è uno dei più caratterizzanti della vita di tifoso. Parlando della nostra Serie A, di anno in anno stiamo perdendo giovani promettenti che migrano verso lidi più proficui e stelle ormai anziane (calcisticamente parlando) per rimanere ai massimi livelli. Calafiori e Zirkzee hanno lasciato Bologna andando in Premier; Luis Alberto e Immobile, due dei giocatori più importanti del campionato italiano nel corso della scorsa decade, non giocheranno più alla Lazio. Salutate le vecchie glorie, però, si fa spazio a nuovi giocatori e a nuove storie da raccontare.
Ci sono squadre che si sono contraddistinte rispetto alle altre per colpi importanti, alcune hanno fatto il compitino e altre ancora che hanno deluso. Smaltita la sbornia degli ultimi giorni di calciomercato, calmatesi le acque in tempesta del mondo degli svincolati e lasciati sedimentare i sentimenti contrastanti che hanno dominato le scorse settimane, abbiamo provato a suddividere il panorama di squadre di Serie A in 5 categorie per ciò che hanno mostrato da inizio giugno a fine agosto. Per rinfrescare la monotonia delle tier list, a ognuna abbiamo associato un frutto estivo, in ordine di bontà, freschezza, piacevolezza e sapore. E non stiamo parlando solo della frutta.
Premessa: le tier list sono fatte di opinioni personali pronte a essere discusse, per scambiarsi opinioni, scannarsi a vicenda e per dire la propria. Vi aspettiamo nella sezione commenti dei nostri social per sapere la vostra sul calciomercato estivo di Serie A. Non fate i timidi.
Tier 1 – Anguria
Non c’è niente di meglio al mondo che tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro o di studio nell’afa opprimente delle estati nell’era del cambiamento climatico che trovare una bella fetta gigante, rossa e succosa di anguria ad aspettarti freschissima nel frigorifero. Una buona anguria non è soltanto un frutto eccellente ma è anche un ottimo viatico per tutte le tristezze che possono affliggere la nostra vita, una scarica di dolcezza e freschezza ideale per mettersi alle spalle i momenti difficili e voltare pagina, guardare con più dinamismo al futuro. È, pure nelle sue imperfezioni, il frutto giusto al momento giusto.
Juventus
I bianconeri sono stati per distacco la squadra che ha operato di più in sede di calciomercato. I tifosi della Vecchia Signora si sono spesso lamentati in tempi recenti del centrocampo: Giuntoli, con la sua bacchetta magica, lo ha rivoluzionato. Ora Thiago Motta può contare su tre giocatori di livello assoluto: Koopmeiners, Douglas Luiz e Khéphrem Thuram. I bianconeri hanno poi effettuato un cambio generazionale in porta, acquistando Di Gregorio e svincolando Szczesny, e sul centrosinistra della difesa, con Cabal al posto dell’ormai impresentabile Alex Sandro. Gli acquisti di Conceição e Nico Gonzalez hanno rivoluzionato le fasce, e i giovani Mbangula e Savona hanno completato la rosa dopo un periodo di formazione nella Next Gen.
La Juve è sembrata la squadra con le idee più chiare: ha preso una direzione, l’ha mantenuta e ha investito senza aumentare i costi della rosa, accaparrandosi asset che potranno poi essere rivenduti (potenzialmente) a fior di milioni. Ha infine sfoltito un gran numero di esuberi (tra i quali Chiesa), concludendo alla grande. Le basi gettate da Giuntoli in questa sessione estiva sono ottime: i tifosi juventini non possono che essere soddisfatti.
Tier 2 – Pesca
La carnosità di una pesca è perfetta per iniziare la giornata col piede giusto, per chiudere degnamente un lauto pasto, per essere darti il kick e affrontare un pomeriggio o una serata di impegni sociali o lavorativi. Non raggiunge i livelli di goduria mangereccia che riesce a procurare l’anguria, ma lascia soddisfatto, carico e ottimista.
Como
Varane (in teoria), Sergi Roberto, Belotti, Cutrone e Simone Verdi. Potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta, se non fosse che l’allegra brigata non è né su un aereo che sta precipitando né dentro un bar ma si ritrova ogni giorno sui campi di allenamento del Como neopromosso in Serie A.
I lariani erano fin dai giorni immediatamente successivi al ritorno in massima serie destinati a essere gli osservati speciali del calciomercato: non si può dire che abbiano deluso. Il mix di potenza di fuoco economica della proprietà, ambizione internazionalista della dirigenza e carisma della guida tecnica hanno permesso l’allestimento di una rosa affascinante, ricca di spunti e giocatori da seguire ma anche di importanti punti interrogativi.
A rubare la scena è stata la trafila di campioni d’Europa e del Mondo arrivata sulle sponde del lago; ma dietro ai nomi più altisonanti, la dirigenza è stata brava nell’inserire elementi funzionali e rodati per il nostro campionato e per le ambizioni di classifica che nutrirà il Como almeno per questa stagione (Mazzitelli e Dossena) nonché un nugolo di profili più o meno giovani e interessanti (Maximo Perrone, Nico Paz ed Engelhardt su tutti). Il ritorno in A arriva sotto buoni auspici, ma forse non sotto i migliori.
Le operazioni legate agli arrivi di Varane e Pepe Reina sembrano già mezzi fallimenti per motivi tecnici e fisici, mentre l’impatto e l’ambientamento dei tanti volti nuovi è ancora da valutare. Sarà interessante capire se una rosa composta in buona parte da giocatori non avvezzi alle brutture della lotta salvezza riesca a calarsi nella parte e adattarsi rispetto a un nuovo tipo di esigenze, in un campionato che è maestro nel trascinare nella lotta nel fango anche squadre dai propositi più validi e interessanti. La coppia d’attacco Belotti-Cutrone, ma potremmo sicuramente sbagliarci, potrebbe non essere una garanzia sufficiente.
Nel complesso, il calciomercato del Como è forse il peggiore di questo tier ma è di sicuro uno dei migliori tra le squadre coinvolte nella lotta salvezza. Il voto così alto è frutto della curiosità nel vedere all'opera profili come Paz e Engelhardt e dalla consapevolezza che il Como ha costruito una squadra che saprà farci divertire.
Hellas Verona
Non lasciamoci trarre in inganno né dall'esoticità dei nomi né dai meme: fra le squadre impegnate nella lotta salvezza, l'Hellas Verona è forse quella che più di tutte si è mossa in maniera intelligente e funzionale, confermando lo status di Sean Sogliano come uomo calciomercato del momento. A rubare l'attenzione dei commentatori sono stati gli acquisti di Rocha Livramento e Daniel Mosquera: i due attaccanti, provenienti rispettivamente dalla Serie B dei Paesi Bassi e dal campionato colombiano, hanno scatenato le ironie dei tifosi, che hanno visto la naturale prosecuzione del mercato mirabolante e futurista del gennaio 2023.
In realtà, dietro a questi nomi che stuzzicano la fantasia c'è stato un calciomercato fatto di acquisti mirati, sostenibili e di categoria, che ha puntellato una squadra che negli ultimi 9 mesi ha sorpreso tutti per la sua aggressività.
Lontani dai riflettori sono arrivati Kastanos, Bradaric e Daniliuc dalla Salernitana, Harroui dal Frosinone, con una dose massiccia di esuberanza in grado di fare la differenza. Dall'estero, oltre alla scommessa Frese, è arrivato Casper Tengstedt, attaccante reduce da una serie di stagioni deludenti ma che si colloca potenzialmente su un livello superiore rispetto ai terminali offensivi delle dirette concorrenti.
La cosa che ci rende ancor più fiduciosi e soddisfatti del calciomercato gialloblù è il fatto che, al di là dei due danesi, gli altri siano innesti destinati a dare profondità alla panchina: l'ossatura fondamentale della squadra della scorsa stagione (Suslov, Duda, Serdar e Tchatchoua) è stata confermata in blocco, con le sole due cessioni estremamente remunerative di Noslin e Cabal. Insomma: in attesa di capire se a gennaio dovrà esserci l'ennesima rivoluzione, il Verona si porta in pole position per la salvezza.
Napoli
Se avessimo considerato solo il tenore degli avvicendamenti in campo e in panchina, il Napoli avrebbe avuto un posto di diritto nel primo tier. L’arrivo di Antonio Conte ha imposto un calciomercato in entrata massiccio e costoso, dall’alto tasso di compatibilità tattica con i dettami dell’ex Inter e Tottenham: Lukaku, Neres, McTominay e il sottovalutato Gilmour avvicinano in modo netto la squadra alle esigenze di Conte e alle contendenti quantomeno per un posto in Champions League. Ma è soprattutto l’arrivo di Buongiorno a colorare il mercato partenopeo di un’altra tonalità di azzurro, più intensa e accesa: sarà la pietra angolare formidabile su cui DeLa costruirà la difesa napoletana del futuro.
Nella valutazione non possono non pesare alcune criticità. Il ritardo negli arrivi di gran parte degli acquisti, attesi colpevolmente troppo a lungo; le vistose lacune irrisolte sulle fasce; le enormi difficoltà nel condurre un mercato in uscita efficiente. Il caso Osimhen è sicuramente il problema più importante di tutto il fronte cessioni: il modo in cui si è risolta una telenovela di queste dimensioni e ampiamente preannunciata lascia perplessi e dubitanti.
Più in generale, il Napoli avrebbe fatto meglio a segnare in modo più netto una forte discontinuità col passato, che però non è arrivata: quasi tutti gli acquisti della passata stagione hanno già lasciato il Maradona, altri elementi indesiderati sono rimasti, diventando un fattore che Conte dovrà necessariamente gestire. Il miglioramento rispetto al recentissimo passato resta comunque netto.
Parma
Difficile trovare una squadra più affascinante e elettrizzante del Parma di agosto di Fabio Pecchia. Il calciomercato estivo ha confermato la fattura di un progetto che sta portando risultati ma mira a continuare a darli. Al fronte di un numero di cessioni dalla caratura limitata (vedere Gennaro Tutino in Serie A sarebbe stata l’ultima frontiera del romanticismo), la dirigenza emiliana è stata brava a confermare in blocco la squadra che ha conquistato la brillante promozione della scorsa stagione: immaginare che i Bernabé, Sohm, Man, Mihaila, Bonny e Circati non abbiano avuto mercato è utopia, motivo in più per rendere merito ai dirigenti crociati.
In entrata, il Parma sembra essersi mosso poco ma bene, e mai come in questo caso less is more. Mandela Keita potrebbe essere il centrocampista rivelazione del campionato mentre l’investimento su Leoni dalla Sampdoria potrebbe essere utile già nel bereve periodo. Se sull’arrivo di Zion Suzuki concediamo il beneficio del dubbio dopo tre partite convincenti a tratti alterni, il neo del calciomercato parmense potrebbe essere rappresentato dalla mancanza di un innesto d’esperienza in difesa, in grado di assicurare leadership a una retroguardia sostanzialmente esordiente in Serie A.
Roma
Il calciomercato della Roma è stato quello di una squadra che sembra aver finalmente voltato pagina, che appare più leggera e ottimista e che vuole proiettarsi al futuro dopo una crisi d’identità. È stato un mercato che ha mandato un messaggio importante: dopo anni passati a ricercare affermazioni più o meno possibili nel modo più brutale, la Roma ha deciso di costruire e ricostruire.
Come non considerare in modo positivo il radicale svecchiamento di una squadra che sembrava destinata a diventare sempre di più un cimitero degli elefanti, come non valutare benignamente l’aver detto basta a prestiti insostenibili e controproducenti di giocatori che non erano altro che i simulacri di ciò che erano all’apice della loro carriera e che venivano invocati in nome dell’esperienza e del carattere?
A questa pars destruens, la Roma ha fatto seguire una pars costruens interessante, facilitata da conti decisamente più sostenibili e ispirata all’idea che la squadra di De Rossi sia all’inizio di un percorso e non alla sua conclusione. Soulé, Le Fee, Koné, Dahl, Saelamaekers e Dovbyk: la Roma vuole aprire un ciclo che, a differenza del precedente, può e vuole permettersi un periodo di crescita e assestamento. La prospettiva non è forzare il presente, ma costruire il futuro.
Non tutto fila liscio, bisogna anche scendere a compromessi. La sensazione è che la rosa a disposizione di De Rossi sarebbe stata ancora più completa e di livello se la questione Dybala si fosse risolta prima e diversamente. Forse, l’aspetto più negativo del primo mercato del DS Ghisolfi sta nell’aver gestito in modo non proprio brillante gli imprevisti e le complicazioni: l’andamento del tema difensore centrale ne è un altro importante esempio, con la Roma che ha risposto in modo confuso e poco sostenibile ad un’esigenza d’organico ben presente fin dall’inizio del mercato.
Anche le dinamiche dell’arrivo di Koné restituiscono l’idea di un mercato interessante ma che poteva essere ancora più efficiente. Soprattutto se la rosa fosse stata allestita in modo più veloce, senza attendere i primi di settembre per trovare gli accordi con Hummels e Hermoso.
Tier 3 – Ciliegie
Una tira l’altra, il suo sapore è indiscutibile nella sua delicatezza e pastosità. Ma è anche vero che non esistono ciliegie senza noccioli: se bisogna sempre stare attenti a non ingoiarli, soprattutto quando siamo avviluppati nella frenesia delle cose della vita (o del mercato), pagare le ciliegie in base al peso significa anche pagare qualcosa di immangiabile e difficilmente riutilizzabile. Bene, ma non benissimo.
Atalanta
Il calciomercato dell’Atalanta ci ha fatto venire la labirintite. Una campagna acquisti dal tasso di locura crescente in modo esponenziale, partita in sordina con acquisti di minor cabotaggio ma funzionali come Godfrey e Sulemana e che è terminata in una spirale di acquisti e cessioni vorticosa. L’addio a tanti eroi di Dublino e l’arrivo in pieno stile Football Manager di Cuadrado e Rui Patricio, per capirci.
Fare un bilancio dell’estate dell’Atalanta è estremamente complicato, non fosse altro per la mole di trasferimenti da prendere in considerazione: scelte in equilibrio tra la volontà di rinnovare e rinforzare la rosa e la presenza di forze centrifughe che hanno nel bene e nel male condizionato l’andamento del mercato. Una squadra così rinnovata non si può giudicare dalla carta, bisognerà necessariamente aspettare le prime indicazioni del campo. Nel frattempo, per il bene di questa tier list, il giudizio non può che essere positivo, ma con delle riserve.
La squadra è profonda ma presenta alcune lacune organiche in caso di una situazione di infortuni simile a quella di fine agosto. L'Atalanta ha effettuato una serie di operazioni molto intelligenti (Kossounou e Samardzic su tutti) e acquisti utili e interessanti ma forse meno calibrati (Brescianini e Bellanova), spinti anche da una serie d’imprevisti come l’infortunio di Scamacca. Ha scommesso su Retegui e Zaniolo ma ha dovuto gestire la volontà di El Bilal Touré di trovare più minutaggio dopo appena una stagione dal rientro condizionato dall'infortunio dei primi mesi.
La Dea è riuscita a trattenere Lookman ma non Koopmeiners, che per dinamiche e contesto della cessione rimane il vero capolavoro di Tony D’Amico e Luca Percassi. Insomma, in attesa del vaticinio del campo, un calciomercato così eclettico, così ricco e interessante ma anche pieno di incognite e compromessi pericolosi merita la piena sufficienza e anche qualcosa di più.
Cagliari
Dopo la salvezza da filibustieri ottenuta nella scorsa stagione, il Cagliari cambia allenatore ma sostanzialmente non filosofia. Davide Nicola è uno degli allenatori più sottovalutati del panorama calcistico italiano, la sua fama da esperto in salvezze impossibili per certi versi non gli rende giustizia. Il Cagliari rimane comunque una squadra che continuerà a fare dell’esperienza e dell’intensità il perno della stagione. Il mercato ne è la riprova, a partire dalla permanenza di Yerry Mina e gli arrivi di Luperto e Palomino che mantengono alto il tasso di maestranza della difesa isolana.
Il Cagliari sembra lontano da quello slancio che aveva segnato i primi anni della gestione Giulini e che vedeva i sardi non accontentarsi di fare il minimo indispensabile per ottenere la permanenza in Serie A. Oggi l’obiettivo dichiarato è quello di mantenere quelle fatidiche tre squadre tra sé e la B (anche se in sordina i sardi continuano ad aggiungere pedine importanti per il futuro con l’arrivo di Mattia Felici, che fa il paio con quello di Matteo Prati nella scorsa stagione): per quanto l’aspirazione non sia esaltante, il calciomercato estivo sembra averla raggiunta in pieno.
In avanti un Piccoli in crescita può dare garanzie fisiche e un rendimento decisamente migliore delle punte presenti in rosa nella scorsa stagione (e che in parte sono rimaste a Cagliari). Con il ritorno di Gaetano in Sardegna, che l’anno scorso si era reso protagonista di sei mesi decisivi, si potrebbe creare una bella connection. Zortea, invece, porta con sé il brio dell'ultimo semestre ciociaro, mentre il già citato Luperto è una garanzia da non sottovalutare. Nel suo piccolo il Cagliari si è mosso bene, con un calciomercato all’insegna del solito pragmatismo ma questa volta connotato da una piccola dose di coraggio in più.
Inter
Lo aveva già annunciato Piero Ausilio il 23 aprile 2024: “Ci credi se il calciomercato dell’Inter è già finito?”. In pochi ci avevano creduto: l’Inter aveva vinto da appena un giorno lo Scudetto, aveva forse fin troppe questioni da risolvere per limitarsi all’arrivo dei già preannunciati Zielinski e Taremi a zero. L’età di Acerbi e De Vrij, la cessione di Dumfries, la questione esuberi in attacco, la conseguente problematica di un attacco da rinnovare almeno per metà, i rinnovi di Barella e Lautaro Martinez.
Con sorpresa ingiustificata, invece, abbiamo scoperto che Ausilio aveva detto la verità: i Campioni d’Italia hanno confermato la loro squadra con operazioni in uscita di piccolissimo peso, gli arrivi del secondo portiere Martinez dal Genoa e del giovane Palacios dall’Independiente Rivadavia. Tutte le altre questioni sono rimaste irrisolte, tranne quelle legate al rinnovo di capitano e vice, a cui si è aggiunto il prolungamento del contratto di Simone Inzaghi, meritato e simbolico.
La cifra con cui interpretare il calciomercato dell’Inter è quindi quella della volontà di investire in un gruppo fortissimo e vincente, che ha ancora ampi margini di crescita e che è stato integrato da due pedine di livello internazionale che assicurano al tecnico piacentino due alternative credibili nelle rotazioni dei titolari, anche se sul loro ingaggio e sulla loro durata qualche perplessità rimane, ma è comunque da elogiare il tempismo con cui Marotta e Ausilio si sono mossi in anticipo rispetto alle concorrenti e al passaggio di società da Suning a Oaktree.
L’arrivo di Zielinski e Taremi, i rinnovi di Barella, Lautaro e Inzaghi e l’aver saputo trattenere il resto della formazione titolare permettono all’Inter di conquistare una sufficienza piena e meritata ma valutare il mercato nerazzurro in modo ancora più positivo non è francamente possibile.
A pesare sul giudizio complessivo è stata l’impossibilità di completare la rosa con l’acquisto di tre profili preziosissimi per evitare soluzioni di fortuna e insoddisfacenti: un difensore centrale, un esterno destro e una punta. A monte c’è la consueta difficoltà che l’Inter incontra nel fare calciomercato in uscita perché piazzare Arnautovic, Correa, Dumfries e De Vrij avrebbe sbloccato le entrate in modo salvifico. Ma per vendere, ancora più che per comprare, bisogna essere in due e il fatto che nessuno volesse investire su profili di questo genere, in particolar modo sui due attaccanti, era ampiamente preventivabile. I problemi quindi rimangono e potrebbero avere un peso decisivo.
Lecce
Per il Lecce di Pantaleo Corvino è stata un’estate senza particolari variazioni sul tema calciomercato, potremmo dire omologata. Due cessioni record (Pongracic e Gendrey), l’ennesima girandola di nomi improbabili e scommesse provenienti dalla provincia europea (netta predilezione per i campionati francesi) e l’arrivo di giocatori d’esperienza e di categoria: Coulibaly, Bonifazi e la sorpresa Ante Rebic. Nel mezzo, la notizia forse più inaspettata: la conferma della spina dorsale della rosa della scorsa stagione, con Gotti che potrà continuare a lavorare per trasformare Patrick Dorgu nel nuovo Bale, Nikola Krstovic nel futuro attaccante della Fiorentina e Gallo e Falcone nei futuri punti fermi della spedizione italiana del prossimo Mondiale 2026.
La sufficienza è piena: la squadra appare forse globalmente indebolita, ma più varia. Qualcosa in più in difesa e a centrocampo sarebbe stato forse necessario, ma proveremo a fidarci delle due scommesse dirimenti di Corvino: l’affermazione di Kialonda Gaspar e Filip Marchwinski permetterebbe ai salentini di avere una marcia in più rispetto a tante altre concorrenti per la salvezza.
Udinese
A Udine si respira un’aria nuova. L’inizio di un nuovo corso tecnico e dirigenziale ha restituito prospettive ed entusiasmo a un ambiente che sembrava essersi avviluppato in una spirale sempre più triste e decadente. Troppo poco per una società prestigiosa come quella friulana, continuare ad accontentarsi di vivacchiare a fondo classifica speculando sulle difficoltà delle altre passando da una salvezza sempre più stiracchiata all'altra. Il nuovo assetto guidato da Inler e Runjaic ha impresso una svolta decisiva anche sul calciomercato.
La rivoluzione ha interessato una serie di pilastri delle passate stagioni: Pereyra, Samardzic, Ebosele, Silvestri, Walace e Perez sono stati epurati o ceduti per lasciare spazio a un’infornata di nuovi giocatori scovati in giro per l’Europa. Tra questi spiccano due talenti che potrebbero davvero incarnare al meglio gli entusiasmi del nuovo corso, Ekkelenkamp e Iker Bravo, ma anche scommesse meno chiacchierate come il giocatore più alto della storia della Serie A Isaak Touré dal Lorient e Jesper Karlström, infaticabile mediano svedese già affrontato in Polonia da Runjaic e destinato ad essere l’ago della bilancia della stagione bianconera.
Tra tanti giocatori da scoprire e inventare è tornato anche qualcuno che non ha bisogno di presentazioni: Alexis Sanchez, al netto dei suoi importanti limiti fisici, segna sicuramente una nota positiva del mercato friulano per le sue caratteristiche, il carisma e la capacità di aggiungere al calciomercato una tinta di romanticismo e nostalgia che fa sempre bene al cuore. L’Udinese rimane un’incognita che potrebbe confermare quanto smentire abbastanza velocemente quanto di buono fatto vedere nelle prime 3 giornate: l’entusiasmo e il coraggio di cambiare vanno però sempre premiati.
Tier 4 – Albicocche
Per carità, le albicocche saranno pure buone. Ma visto che sei uscito per andare a fare la spesa, già che c’eri potevi comprare due pesche invece di un frutto dalla sapidità limitata e sopravvalutata che offre poco di più rispetto ad altri frutti più saporiti e meno costosi. Insomma, nessuno si lamenterà delle albicocche (ma magari qualcuno del tuo mercato o della tua gestione sì) ma forse potevi impiegare meglio i tuoi soldi. Un’opportunità sprecata.
Bologna
Ammettiamolo fin da subito: il posto del Bologna in questa tier list forse doveva e poteva essere più basso. Vogliamo concedere a Sartori, Di Vaio e Italiano quantomeno il beneficio del dubbio. Dopo un calciomercato che ha visto movimento in uscita come in entrata, rimane l’amaro nelle bocche dei tifosi e degli osservatori che speravano in un mercato con prospettive e idee diverse. Nessuno si aspettava la permanenza di Zirkzee e Calafiori, in pochi credevano davvero in una sessione sfarzosa sull’onda della storica qualificazione in Champions League.
Eppure, le aspettative sono state in gran parte deluse visto: quello rossoblù è stato un calciomercato in cui sembrano essere mancate idee e fantasia, ciò che aveva permesso a Sartori di allestire la rosa della scorsa stagione. La dirigenza ha sicuramente avuto fiducia nella crescita del gruppo che è stato confermato, nella sua formazione ideale, per 8/11, ma il mercato è apparso eccessivamente timido e conservativo.
Da un punto di vista logico, Holm, Erlic, Pobega e Casale ha un senso, ma sembrano essere più legati alle occasioni che si sono via via presentate e che ha permesso il loro arrivo a prezzo di saldo piuttosto che a una vera e propria strategia di crescita. Lo sfortunato Cambiaghi e il suo sostituto Illing-Junior sono sicuramente più stimolanti, ma appaiono comunque non adatti a garantire il salto di qualità sulla corsia di sinistra.
A salvare questa sessione di calciomercato potrebbero essere dunque solo l’affermazione di Juan Miranda e, soprattutto, l’esplosione di Thijs Dallinga: l’ex Tolosa è stato l’acquisto più sartoriano dell’estate ma anche il più difficile visto l’importanza del ruolo e la delicatezza del compito che è stato assegnato all’oranje, cioè quello di sostituire l'altro tuilpano Zirkzee. Se il nuovo attaccante dovesse rivelarsi una scommessa vincente, la valutazione del mercato rossoblù diventerebbe decisamente diversa.
Fiorentina
Nell’estate della Fiorentina c’è il catalogo di tutti gli eventi e di tutte le situazioni che una squadra di calcio può vivere nel corso di un calciomercato.
Gli acquisti intelligenti e funzionali capaci di incuriosire ed esaltare (Richardson e Colpani); il grande acquisto che è destinato a fare molto bene ma che porta con sé anche una certa dose di incertezze (Gudmundsson); la quintessenza del panic buying caratteristico degli ultimi giorni di mercato concretizzato dall’arrivo in serie di Adli, Bove e Cataldi. L'arrivo di grandi campioni in decadenza (De Gea) e di quelli alla ricerca disperata di un rilancio, come Gosens.
Operazioni economicamente nonsense come l’alternanza tra Milenkovic e Pongracic. La solita girandola di operazioni eticamente e tecnicamente dubbie con la Juventus e per l’atavica difficoltà di vendere e piazzare gli esuberi: aver mantenuto in rosa Ikoné e Sottil e aver ceduto solo in prestito N’Zola, Amrabat, Barak e altri membri della compagnia degli orrori di Pradè è davvero troppo grave per soprassedervi. Nel mezzo, il cambio di allenatore e il passaggio a un diverso stile di gioco rischiano di amplificare i difetti di una rosa incompleta.
Saremo sinceri: agli occhi di chi scrive, gli acquisti di Colpani, Gudmundsson, Richardson e Pongracic (considerati in assoluto e in relazione al loro potenziale) sembravano abbastanza per collocare il mercato della Fiorentina su un gradino più alto, ma la verità è che ci troviamo di fronte all’ennesimo mercato viola un po’ raffazzonato, caotico e privo di una vera direzione strategica, in cui le intuizioni e i colpi esaltanti si alternano con scelte che appaiono affrettate. Il discorso per la Fiorentina rimane sempre lo stesso: quantity over quality.
Genoa
Quello del Genoa è stato un calciomercato di reazione e conservazione, incentrato fondamentalmente, come prevedibile, sulla monetizzazione degli asset di maggior valore e dalla loro sostituzione più rapida e indolore possibile. Un esempio è arrivato in modo lampante dalla gestione della cessione di Retegui e del ritorno fulmineo di Pinamonti dal Sassuolo.
Tra le squadre presenti in questo tier, il Genoa è sicuramente quella che si avvicina di più alla sufficienza: gli addii di Martinez, Gudmundsson e del centravanti della Nazionale sono stati affari economicamente importanti che fanno carambola con quello che ha portato Dragusin al Tottenham a gennaio, sono stati riscattati una serie di elementi importanti come Thorsby, de Winter e Vitinha e in generale, grazie anche agli innesti di Miretti e Zanoli, la squadra mantiene un certo margine di distacco qualitativo dal resto delle rose di bassa classifica.
Ma chi non avanza, arretra. Quel distacco si è assottigliato in modo importante: non è detto che Gilardino possa ripetere l’eccellente lavoro dell’ultima stagione su un gruppo rimaneggiato in alcune parti. La forza propulsiva che aveva spinto il Grifone al ritorno in A grazie a una serie di investimenti interessanti sul calciomercato sembrerebbe essersi esaurita. Non può far piacere.
Lazio
Il grande dilemma che accompagna la valutazione del calciomercato biancoceleste è relativo al significato più sincero delle strategie messe in atto dalla società capitolina. Ricostruzione o ridimensionamento? Volontà di aprire un nuovo ciclo o di disimpegnarsi in maniera sostanziale?
Il dubbio è legittimo, se consideriamo quanto e come la gestione tecnica e la rosa siano cambiate in questi ultimi mesi, che hanno visto la Lazio di Sarri, Immobile, Felipe Anderson e Luis Alberto squagliarsi come neve al sole per lasciar in definitiva spazio a Marco Baroni e a una rosa evidentemente non progettata per competere con il resto delle prime della classe, almeno nel breve.
Al posto dei veterani e colonne portanti delle precedenti gestioni sono arrivati giocatori da costruire e valorizzare al servizio di un allenatore che negli ultimi anni si è costruito la fama di mago delle squadre impossibili da gestire ma portate sempre brillantemente alla salvezza.
Dal calciomercato sono arrivate scommesse ad alto tasso di aleatorietà: Dele-Bashiru, Tijani Noslin e Loum Tchaouna, tre investimenti interessanti e intelligenti ma che potrebbero ricoprire in questa stagione un ruolo forse troppo importante per le sorti dell’annata biancoceleste. Al loro fianco, un’infornata di profili in cerca di identità o riscatto come Castrovilli, Dia e Tavares che a loro modo potrebbero incidere pesantemente sui destini laziali ma che rappresentano quasi un salto nel vuoto a vario titolo e prima di tutto per questioni di carattere fisico o comportamentale.
Anche volendo apprezzare la scelta della Lazio di ripartire da zero e aprire un nuovo ciclo su premesse nettamente diverse, la ricostruzione poteva avvenire in modo sicuramente meno radicale e dolorosa e sulla base di scelte più ambiziose e, forse, meno rischiose. Il modo in cui si è conclusa la telenovela Folorunsho negli ultimi giorni di mercato forse vale più di tante elucubrazioni per cogliere davvero lo spirito del tempo in casa Lazio.
Milan
Cosa dire in merito al calciomercato del Milan che riesca a sfuggire a quanto è stato già detto e ridetto e alla polarizzazione quasi ideologica che si è ormai costruita attorno alle sorti della squadra rossonera? Se le vie del Signore sono infinite, quelle del Milan spesso sfuggono a ogni senso logico.
Al fianco di operazioni interessanti e calibrate (Pavlovic e Fofana), ne troviamo una serie che attirano la nostra curiosità quanto i rebus della Settimana Enigmistica, sfidando il nostro intelletto alla costante ricerca di quali possano essere le ragioni che hanno spinto la dirigenza milanista a prendere decisioni così apparentemente prive di raziocinio.
Inseguire così insistentemente Zirkzee - la giusta risposta ad un problema annoso e ormai inevitabile come quello del centravanti - per poi arrestarsi di fronte alla questione delle commissioni, di certo ampiamente preventivabile; scegliere con così ostinata decisione di effettuare il terzo investimento più importante del mercato su Emerson Royal, uno dei pochi non in grado di essere un vero upgrade rispetto a Calabria; concludere uno scambio così economicamente sfavorevole come quello che ha portato all’arrivo di Tammy Abraham.
In questo marasma di scelte sconclusionate, o peggio improvvisate, anche l’acquisto di un giocatore dal talento e dalla funzionalità di Alvaro Morata perde tristemente di senso. Francamente era difficile immaginare un mercato così negativo, un mercato che è l’ennesima occasione persa per permettere ad una squadra forte di fare il definitivo salto di qualità e che viene (parzialmente) salvato solo da qualche sparuta intuizione.
Torino
Il Torino, all’inizio della stagione estiva, aveva davanti a sé un’opportunità importante. Con la Lazio e la Fiorentina impegnate a ricostruirsi e con il preventivabile ridimensionamento del Bologna, sembrava potersi aprire una finestra per il ritorno del Toro in Europa, una serie di condizioni favorevoli che i granata, anche dopo l’avvicendamento in panchina tra Juric e Vanoli, avrebbero potuto sfruttare confermando l’ossatura fondamentale della squadra e integrandola con degli investimenti mirati.
Ovviamente le cose non sono andate così. Non solo la proprietà non ha avuto la minima intenzione di provare a fare finalmente il salto di qualità per cui il miglior Torino di Juric sembrava per lo più pronto ma è arrivata l’ennesima serie di addii e partenze che ha ridimensionato ancora una volta le aspettative dei tifosi. A preoccupare non è tanto il lato economico delle operazioni in uscita quanto, soprattutto nel caso di quella di Bellanova, la loro intempestività e il fatto che la sostituzione di tre pilastri come l’esterno della Nazionale, l’ex capitano Rodriguez e soprattutto Buongiorno sia stata per larga parte improvvisata e affidata a soluzioni per lo più estemporanee e di fortuna.
Gli arrivi di Coco e Adams sono intriganti così come quello di Sosa che, nel giusto contesto, potrebbe davvero rilanciare una carriera stagnante. Ma in generale, considerando anche lacune che sono rimaste non colmate, il giudizio complessivo sul calciomercato granata non può che essere negativo. Quanto ancora il Torino potrà continuare a sopportare questo continuo susseguirsi di occasioni mancate?
Tier 5 – Melone (giallo, arancione, verde, non importa)
Se fra tutte le bontà che la natura ci mette a disposizione scegli di acquistare o mangiare il melone in una qualsiasi delle sue pleonastiche varianti, mi dispiace ma meriti di essere ostracizzato ed escluso dal consesso della vita civile e sociale. O la retrocessione.
Empoli
Si sta in Serie A, nel 24/25, l’Empoli. Se Ungaretti fosse esistito nel terzo millennio probabilmente per comunicare a suo modo l’idea di un’esistenza caduca e fragile avrebbe utilizzando l’immagine evocativa e terribile al tempo stesso dell’Empoli che si appresta a giocare, per la prima volta, la 4° stagione consecutiva in Serie A con la forte sensazione che non ce ne sarà una 5°.
Tutto nella rosa e ancor di più nel mercato dei toscani trasmette provvisorietà e sfiducia negli esiti di un’annata ancora più difficile e incerta, se possibile, di quella conclusasi con una salvezza miracolosa e a tratti inaspettata. L’addio di Nicola e Mbaye Niang (inaspettato protagonista del miracolo azzurro) e quelli di Walukiewicz e, soprattutto, Luperto, hanno tolto parecchi punti di riferimento ad una squadra che appariva già traballante, mentre il colpo di grazia è arrivato da un calciomercato in entrata fatto quasi esclusivamente di prestiti di esuberi dalle big.
Esposito, Colombo. De Sciglio, Vasquez, Solbakken sono stati a conti fatti i profili su cui l’Empoli ha deciso di puntare, sollevando tutte le sopracciglia del caso, mentre la partenza dell’ancora su cui si è fondata la difesa azzurra nelle ultime stagioni, Luperto, è stata ovviata col ritorno, sempre in prestito di Mattia Viti, che di certo non offre le stesse garanzie.
Insomma, proprio l’evidente volontà societaria di non scoprirsi economicamente sul mercato lascia pensare che la retrocessione è uno spettro che aleggia prepotentemente sulla squadra di Roberto D’Aversa, che dovrà riscattarsi dalla triste piega che sta prendendo la sua carriera cavando da questa squadra carente e incompleta una salvezza simile a quella che ottenne, in condizioni non poi così diverse, con il Parma nel 2019.
Monza
Lo avevamo intuito la scorsa estate e ne abbiamo avuto la conferma in quella che sta volgendo al termine. Dopo la morte di Silvio Berlusconi il progetto Monza, dopo anni di travolgente ascesa, è stato messo quanto meno in stand by se non addirittura in procinto di ridimensionamento. Le cessioni di Di Gregorio e Colpani completano un processo di smantellamento ormai già ben avviato e il fatto che i due giocatori più importanti della rosa siano stati sostituiti con due prestiti la dice lunga su quali siano le prospettive dei brianzoli. Le speranze di salvezza del Monza sono così affidate al rendimento di un nucleo storico sempre più rimaneggiato.
Pessina, Pablo Marì, Gagliardini, Djuric ci ricordano sempre di più le truppe italiane impegnate nella battaglia di El Alamein: sempre di meno eppure chiamati a realizzare un compito sempre più difficile. Il calciomercato in entrata, semplicemente, non ha aiutato: Il ritorno di Daniel Maldini continua a conservare profili dubbi di utilità, quello di Stefano Sensi sembra più il classico esempio di riconoscenza berlusconiana ad imperitura memoria mentre gli arrivi di Omari Forson dallo United e di Alessandro Bianco, fedelissimo di Nesta, devono essere ancora valutati nell’apporto che possono concretamente fornire alla causa.
L’unico acquisto che sembra convincere in modo più sostanziale è quello di Stefano Turati, sempre in prestito dal Sassuolo: sebbene non abbia il carisma e l’esperienza di altri portieri accostati in estate ai brianzoli (Szczesny e Navas), l’ex Frosinone ha disputato una buona stagione d’esordio e ha dimostrato di poter essere un fattore decisivo per la salvezza. Ma appare comunque troppo poco e Nesta, altro vecchio scudiero dei bei vecchi tempi, non ha ancora dimostrato di essere davvero all’altezza di questo compito difficile.
Venezia
Ci aspettavamo qualcosa di più dal Venezia sul calciomercato? Si, se ripensiamo all’effervescente mercato che aveva preparato nel 2021 il ritorno del Venezia in Serie A. Rispetto a tre anni fa, invece, la campagna dei lagunari è stata decisamente meno eclettica e hipster e più pragmatica nelle azioni e nelle intenzioni. L’attenzione è stata rivolta principalmente al mercato italiano, alla ricerca di quella esperienza che era mancata l’ultima volta e che è stata trovata, in verità solo in parte, e innestata soprattutto a centrocampo con gli arrivi di Oristanio, Duncan e Hans Nicolussi Caviglia, tre profili che possono effettivamente dire la loro nella stagione veneziana.
Ma il resto del mercato non convince e non incuriosisce, se non per il terzino Sagrado, belga di appena vent’anni. Seppur in assoluto quello del Venezia non sia il mercato peggiore del campionato, probabilmente lo diventa se messo in relazione alla rosa che avrebbe (solo in potenza) dovuto rafforzare, che è almeno sulla carta sicuramente quella meno attrezzata della Serie A. Persino la cessione di Tanner Tessmann e più in generale il modo in cui è stata gestita la questione lascia perplessi per le cifre definitive dell’affare.
In tutto questo, al comando di questa galera dall’andatura incespicante, c’è il sopracomito Eusebio Di Francesco, che dopo il triste epilogo dell’esperienza ciociara ritorna a guidare una squadra incompleta e da inventare, confermando la piega da Sisifo del calcio italiano che ha preso la sua carriera negli ultimi anni.
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