
Come andò tra Eriksson e l’Inghilterra
Storia di una rivoluzione mancata e di una mancata riconoscenza.
Se in Italia il compianto Sven-Göran Eriksson sta venendo omaggiato per i suoi successi con Roma, Sampdoria e soprattutto Lazio, oltremanica il ricordo è legato soprattutto a quando, tra il 2001 e il 2006, fu il primo CT straniero della nazionale inglese e si ritrovò a gestire, con alterne fortune, la cosiddetta Golden Generation: tra gli altri, Gerrard, Lampard, Beckham, Owen, Rooney, Neville, Terry, Ferdinand, Cole e Scholes.
Non vinse trofei - come ogni allenatore dei Tre Leoni da quasi sei decenni a oggi - ma diede stabilità a una nazionale reduce dall’eliminazione ai gironi di Euro 2000, portandola per tre volte su tre ai quarti di finale (e venendo eliminato lì tutte le volte) nei grandi tornei in cui ha allenato. Un’esperienza, di cui parleremo qui sotto, tutto sommato buona, da cui però è uscito con un certo amaro in bocca dovuto alle ingerenze dei media inglesi nella sua non sempre esemplare vita privata.
Nel 2000 l’ambiente intorno alla nazionale inglese vedeva affievolirsi quell’entusiasmo generato dall’Europeo del 1996 ospitato in casa, tanto che dopo una semifinale persa ai rigori contro la Germania nella succitata competizione, segnata dall’ormai celeberrima canzone “It’s coming home”, e un’eliminazione agli ottavi ancora ai rigori contro l’Argentina a Francia ‘98, i Tre Leoni a Euro 2000 non andarono oltre il girone iniziale, concluso al terzo posto per via del rigore di Ioan Ganea a un minuto dalla fine della partita decisiva contro la Romania.
Il commissario tecnico Kevin Keegan rimase in carica tra la sfiducia generale prima di dimettersi al termine della sconfitta per 0-1 contro la Germania nella gara d’esordio delle qualificazioni al Mondiale 2002, in una partita passata alla storia per essere stata l’ultima giocata nel vecchio Wembley.
Per sostituire Keegan vennero fatti molti nomi, da Arsène Wenger - priorità della FA, ma preferì rimanere all’Arsenal - fino a Terry Venables, già CT dal 1993 al 1996, Roy Hodgson (che poi allenerà l’Inghilterra tra il 2012 e il 2016), Martin O’Neill e la leggenda del calcio inglese Bobby Robson, valutato come commissario tecnico ad interim ma senza che il Newcastle, squadra che allenava allora, aprisse alla possibilità. Tuttavia la federazione alla fine scelse di andare su Sven-Göran Eriksson, l’allora allenatore della Lazio, che verso fine ottobre 2000 venne ufficializzato come nuovo commissario tecnico a partire dal giugno successivo.
Se gli inglesi sono un popolo conservatore già di per sé, lo sono ancora di più quando si parla di football. Si può dunque capire perfettamente come l’arrivo dello svedese Sven-Göran Eriksson sulla panchina della nazionale degli inventori del calcio fosse stato accolto da un generale scetticismo quasi scandalizzato, che talvolta degenerò anche in toni forti: “abbiamo venduto il nostro diritto di nascita lungo il fiordo a una nazione di 7 milioni di sciatori e lanciatori di martelli che trascorrono metà della loro vita nell’oscurità” titolò Jeff Powell del Daily Mail, in un articolo francamente delirante tutt’oggi facilmente consultabile sul web.
Chi meglio di Eriksson, tuttavia, per gestire una squadra abbastanza giovane formata da future stelle, visto che Svennis alla Lazio aveva vinto una Serie A, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea dovendo gestire fuoriclasse del calibro di Nedved, Salas, Nesta, Mihajlovic, Mancini, Veron, Almeyda, Simeone, Boksic, Crespo, Stankovic e Conceiçao. E poi, oltre a questo, Eriksson era, a differenza di molti suoi predecessori, un indiscusso vincente. Caratteristica quasi banale ma che senza dubbio doveva aver fatto la differenza agli occhi dei dirigenti della FA.

Forse anche a causa di quell’annuncio, comunque, l’andamento dei biancocelesti in Serie A peggiorò notevolmente, portando Eriksson ad andarsene a gennaio 2001 e ad anticipare di qualche mese l’inizio del suo mandato alla guida dell’Inghilterra.
Eriksson, una volta arrivato, ci mise poco a zittire le critiche: a un netto 3-0 alla Spagna all’esordio in amichevole al Villa Park seguono un 2-1 alla Finlandia e un 1-2 all’Albania nelle qualificazioni al Mondiale, un 4-0 al Messico in amichevole e una vittoria per 0-2 in Grecia sempre per le qualificazioni al Mondiale. 5 vittorie su 5.
È subito dopo la prima sconfitta - uno 0-2 in amichevole contro i Paesi Bassi - che l’avventura di Eriksson nella nazionale inglese tocca il suo apice: i Tre Leoni distruggono la Germania con un netto 1-5 (anche questa, curiosamente, fu l’ultima partita di calcio di uno stadio storico: l’Olympiastadion di Monaco di Baviera), umiliando gli storici rivali, prendendosi una delle vittorie più belle della loro storia e riaprendo la contesa per il primo posto nel girone che vale il pass per il mondiale in Corea del Sud e il Giappone senza passare dai playoff. Già un colpo quasi definitivo ai critici della prima ora del tecnico svedese.
L’Inghilterra quel primo posto se lo prenderà con il brivido: arrivata all’ultima giornata con gli stessi punti della Germania e una differenza reti maggiore, otterrà il gol del 2-2 contro la Grecia solo grazie a una punizione di Beckham nel recupero del secondo tempo, mentre i teutonici non andranno oltre uno scialbo 0-0 in casa contro la Finlandia. Eriksson celebra la qualificazione al Mondiale concedendosi un garbato abbraccio al suo assistente Steve McClaren, ma non va oltre: non è nel suo stile, non lo è mai stato.
I Tre Leoni dunque si avvicinano al Mondiale 2002 con un discreto ottimismo, tuttavia ridimensionato dall’essere stati inseriti nel "girone della morte" con Argentina, Svezia e Nigeria e soprattutto da una sfilza di infortuni ai limiti del tragicomico, che costringe Neville e Gerrard a seguire il Mondiale da casa e Beckham a presentarsi in Asia non al 100%. Non solo: i tabloid inglesi si avventano senza remore su Eriksson non appena scoprono che si stesse frequentando con la presentatrice televisiva svedese Ulrika Jansson sebbene fosse già fidanzato con Nancy Dell’Olio.
Questa fuga di notizie delude molto Svennis, costretto a scusarsi dopo aver imparato a sue spese come per i media inglesi il confine tra calcio e vita privata non esista. Ad aggravare la situazione ci si mette poi il litigio tra le sue due compagne: Jonsson dirà che “Eriksson si sta comportando come un bugiardo. Mi ha promesso che era finita con Nancy, ma poi la porta fuori a cena e non mi chiama nemmeno”. Più avanti la presentatrice svedese dirà addirittura che il sesso con Eriksson fosse “emozionante quanto montare una libreria dell’IKEA”, descrizione non proprio lusinghiera per Svennis.
Il 2 giugno 2002, in ogni caso, la parola passa al campo: a Sapporo l’Inghilterra sfida la Svezia, paese di nascita di Eriksson, per l’esordio al Mondiale. La partita è deludente, perché i Tre Leoni passano in vantaggio con Sol Campbell circa a metà primo tempo ma passano il resto della partita arroccati dietro, subendo il pareggio nel secondo tempo da Alexandersson e chiudendo con un 1-1 che forse gli va anche largo. Alla seconda partita arriva la svolta, perché l’Inghilterra offre una prestazione molto solida contro l’Argentina di Bielsa e la sconfigge per 1-0 grazie a un rigore di Beckham. Arrivata seconda nel girone a causa dello 0-0 contro la Nigeria all’ultima giornata, all’Inghilterra agli ottavi tocca la Danimarca, che viene spazzata via con un netto 3-0.
Segue un quarto di finale contro il Brasile che è stata forse la partita migliore del Mondiale per la qualità tecnica in campo, ma l’Inghilterra delude: passata in vantaggio con Owen nel corso del primo tempo, la nazionale di Eriksson si fa rimontare da Rivaldo e Ronaldinho e non crea praticamente più nulla, nonostante il Brasile avesse trascorso in dieci uomini l’ultima mezz’ora per un rosso di Ronaldinho. Un’eliminazione molto spiacevole più che altro per la pochezza della partita giocata, sebbene comunque arrivare tra le prime otto del mondo - perdendo contro i futuri campioni - non possa essere considerato un risultato assolutamente negativo.
Molte le ragioni tirate in ballo per quella sconfitta, dal caldo di Shizuoka alla stanchezza generale della squadra fino ai troppi infortuni e all’approccio eccessivamente speculativo di Eriksson. Fatto sta che si torna a casa, con la sensazione che forse si sarebbe potuto fare qualcosa in più.
Altro giro, altra corsa: l’Inghilterra riparte dalle qualificazioni a Euro 2004 in Portogallo, un appuntamento da non mancare. I Tre Leoni sono inseriti in un girone ostico che contiene anche la Turchia, arrivata sorprendentemente terza all’ultimo Mondiale, e faticano praticamente in ogni partita, financo quella casalinga contro il Liechtenstein, il cui primo tempo si chiude a reti bianche prima che Owen e Rooney nel giro di sette minuti portino il risultato sul definitivo 2-0.
La gara decisiva è quella di Istanbul dell’11 ottobre 2003: l’Inghilterra, che aveva un punto di vantaggio sulla Turchia, riesce a bloccare i padroni di casa sullo 0-0 qualificandosi per l’Europeo dopo aver mostrato una compattezza difensiva notevole nonostante la bolgia dei padroni di casa e avendo anche sbagliato un rigore con Beckham. L’urna di Lisbona dice Francia, Svizzera e Croazia: girone ostico ma abbordabile.
L’Inghilterra si avvicina all’Europeo con ancora più ottimismo rispetto al Mondiale di due anni prima, forte di una generazione d’oro che si poteva definire al suo picco, tra Beckham reduce dalla sua prima stagione al Real Madrid e Gerrard e Owen colonne del Liverpool. Non c’è il Brasile, l’Italia non sa più difendere, la Germania ha perso 1-5 contro la Romania, il Portogallo padrone di casa è bello ma non balla, alla Spagna mancano i difensori centrali, l’Olanda ha perso la gara di andata dei playoff contro la Scozia salvo poi rimontare al ritorno: certo, c’è la Francia di Zidane e Henry, ma per il resto chi può insidiarci? Questo il pensiero del The Guardian, pubblicato a quattro giorni dall’inizio della competizione.
Almeno stavolta, comunque, non si può fare una colpa ai giornalisti inglesi: non sono stati solo loro a non aver indovinato chi avrebbe effettivamente vinto quell’Europeo.
In ogni caso, parola al campo: la gara d’esordio è una beffa, perché l’Inghilterra contro la Francia passa in vantaggio con Lampard e sbaglia anche il rigore del possibile 2-0 con Beckham a venti dalla fine, ma si fa rimontare nel giro di due minuti nel recupero del secondo tempo da una punizione e un rigore di Zidane. I Tre Leoni non si scompongono e battono la Svizzera con un rotondo 3-0 frutto della doppietta di Rooney e del gol di Gerrard, dunque a decidere sul passaggio ai quarti di finale sarà la partita contro la Croazia, nella quale alla squadra di Eriksson basterà il pareggio.
I balcanici passano in vantaggio con Kovac dopo sei minuti, ma Scholes e una doppietta di Rooney portano la partita sull’1-3, prima che Tudor per la Croazia e Lampard per l’Inghilterra fissino il risultato sul definitivo 2-4. Nel post-partita Eriksson definirà l’impatto sull’Europeo di Rooney, arrivato a quattro gol in tre partite, paragonabile solo a quello di Pelè sul Mondiale 1958 in Svezia, il torneo che fece appassionare Svennis al calcio.
Per l’Inghilterra ai quarti ci sarà il Portogallo padrone di casa, arrivato primo nel girone nonostante la sconfitta all’esordio contro la Grecia. La partita del da Luz è una guerra: l’Inghilterra passa in vantaggio dopo soli tre minuti con Owen per poi concedere spesso il possesso della palla al Portogallo, soffrendo molto ma creando anche occasioni per raddoppiare. Il meritato pareggio dei padroni di casa arriva a sette dalla fine con Postiga, prima che i Tre Leoni passino di nuovo in vantaggio nei minuti di recupero salvo vedersi annullare il gol di Campbell, che sarebbe valso la semifinale, per un fallo di Terry su Ricardo.
Ai supplementari il Portogallo passa poi in vantaggio al 110' con Rui Costa, ma l’Inghilterra non muore mai e si prende clamorosamente il gol del 2-2 cinque minuti dopo grazie a Lampard. Tiri di rigore: l’errore di Beckham è compensato da quello di Rui Costa, quindi si va a oltranza dopo otto trasformazioni su dieci, quattro per parte. Al settimo rigore l’eroe è il portiere portoghese Ricardo, che prima para il tiro di Vassell e poi si presenta sul dischetto per segnare la rete che vale la semifinale, mandando in delirio i suoi tifosi. L’Inghilterra, anche questa volta, torna a casa tra i rimpianti.
Forte del rinnovo fino al 2008 con uno stipendio da £6 mln annui firmato pochi mesi prima, Eriksson viene confermato al termine dell’Europeo. A mettere i bastoni tra le ruote alla sua traiettoria, però, intervengono ancora una volta l’amore e i tabloid inglesi, perché la scoperta della sua relazione segreta con l’impiegata della FA Faria Alam porta la la federazione inglese a prendere le distanze da lui con un comunicato. Inizialmente si pensava addirittura che il caos mediatico potesse portare all’addio di Eriksson, alla fine però il commissario tecnico rimane al suo posto.
La stessa Alam lascerà poi Eriksson quando scoprirà che stava frequentando contemporaneamente altre 5 donne (!), mentre la separazione con la fidanzata Nancy Dell’Olio avverrà nel 2007. A sua discolpa, Svennis più avanti dirà che “non sono mai stato infedele perché non eravamo sposati”. Pur tra le polemiche, quindi, l’Inghilterra inizia la fase di qualificazione al Mondiale 2006, che viene giocata in maniera molto brillante - otto vittorie, un pareggio e una sconfitta - e chiusa al primo posto davanti alla Polonia grazie al 2-1 di Old Trafford all’ultima giornata, sebbene comunque la qualificazione non fosse in dubbio per via del posizionamento almeno da migliore seconda che era già garantito (e infatti anche i polacchi volarono direttamente in Germania).
Il vero guaio per Eriksson si materializza nel gennaio 2006: Mahzer Mahmood, giornalista del News of the World, si traveste da sceicco e chiede allo svedese di andare ad allenare a Dubai, incassando una risposta positiva e la proposta di Eriksson di comprare l’Aston Villa affinché potesse andare a lavorare lì. Nella discussione finiscono anche giudizi su Rio Ferdinand - "pigro" - e Rooney - "irascibile". L’intervista-trappola viene pubblicata, scatenando le polemiche di tutta l’Inghilterra.
Un gesto di una vigliaccheria inaudita, la goccia che fa traboccare il vaso dei già pessimi rapporti del commissario tecnico con la stampa locale e che porta la FA ad annunciare che Eriksson avrebbe lasciato la nazionale al termine del Mondiale in Germania, sebbene avesse un contratto fino al 2008. “Quell’uomo è stato un disastro per la mia carriera. L’Inghilterra era il lavoro più importante della mia vita e lui me l’ha portato via. Probabilmente sarei stato licenziato se l’Inghilterra non avesse vinto la Coppa del Mondo 2006, ma in realtà sono stato licenziato a causa del falso sceicco."

Il giornale si scusò sei mesi dopo, ma ormai era troppo tardi: "Avevo perso il lavoro più importante della mia vita e la mia reputazione era a pezzi” dirà Eriksson anni dopo. Mahmood nel 2016 andrà infine in carcere per un falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia.
Il commissario tecnico svedese si avviava così a disputare il Mondiale 2006, quello in cui la Golden Generation avrebbe forse toccato il proprio picco, da separato in casa. Il girone dell’Inghilterra comprendeva la Svezia, come nel 2002, il Paraguay e Trinidad&Tobago. L’esordio di Francoforte è vittorioso: i Tre Leoni battono il Paraguay per 1-0 grazie a un autogol dopo 3' di Carlos Gamarra, nonostante una prestazione non troppo soddisfacente che ha condotto a un secondo tempo di sofferenza.
La seconda partita è contro l’esordiente Trinidad&Tobago, che tiene gli inglesi sullo 0-0 per oltre ottanta minuti prima di arrendersi ai gol di Crouch e Gerrard e consegnare gli ottavi di finale alla squadra di Eriksson, che qualche giorno dopo si prenderà anche il primo posto - importante per evitare la Germania - con il 2-2 contro la Svezia dell’ultima giornata. L’ottavo di finale di Stoccarda contro l’Ecuador è molto più sofferto del previsto: i sudamericani sfiorano il gol nel primo tempo con Carlos Tenorio e vengono piegati solo da una splendida punizione di Beckham nella ripresa. L’Inghilterra è di nuovo ai quarti e sfiderà il Portogallo, in una riedizione della gara di due anni prima.
A Gelsenkirchen, in uno stadio colmo di tifosi inglesi, l’epilogo però lo stesso: i Tre Leoni resistono per un’ora in dieci uomini dopo il rosso di Rooney, ma ai tiri di rigore gli errori di Lampard, Gerrard e Carragher e la trasformazione decisiva di Ronaldo portano il Portogallo in semifinale. Eriksson conferma l’addio a fine partita lasciando il testimone a Steve McLaren, che aveva appena portato il Middlesbrough a giocare la finale di Coppa UEFA contro il Siviglia (che, essendo il Siviglia, vincerà 4-0). A posteriori, il bilancio dell’avventura di Svennis è ambivalente: l’Inghilterra sotto la sua gestione era passata dal diciassettesimo al quinto posto del ranking FIFA, ma non era riuscita a vincere un trofeo - e non ci era neanche andata vicina - pur avendo una rosa di tutto rispetto.
Eriksson, comunque, si era affermato come il CT con la media punti più alta della storia dell’Inghilterra dopo il leggendario Sir Alf Ramsey e poteva gloriarsi di aver perso soltanto cinque partite ufficiali in sei anni, di cui due dopo i tempi regolamentari. Nel complesso è stata una rivoluzione mancata perché la FA si era affidata a un allenatore straniero di successo per vincere e non aveva vinto, ma a sua discolpa si potrebbe dire: chi è che ha vinto con l’Inghilterra dal 1966 a oggi, che fosse inglese o no?
I suoi successori non fecero meglio: Steve McClaren venne esonerato dopo aver clamorosamente mancato la qualificazione a Euro 2008, Fabio Capello non andò oltre gli ottavi del Mondiale 2010, Roy Hodgson venne eliminato ai quarti di Euro 2012 e ai gironi del Mondiale 2014 prima di venire congedato dopo la storica (in negativo, ovviamente) eliminazione contro l’Islanda agli ottavi Euro 2016. Il solo Gareth Southgate, pur vituperato dai tifosi inglesi, è riuscito a ottenere risultati migliori di Eriksson, sfiorando la vittoria in due Europei consecutivi.

Svennis, dal canto suo, dopo l’Inghilterra non allenerà mai più squadre di alto livello, se si esclude una stagione al Manchester City (che però non era certo quello di oggi) nel 2007/08. La sua carriera nel mondo delle nazionali, però, non finisce con il Mondiale 2006, perché intanto ha la possibilità di allenare anche il Messico, la Costa d’Avorio, con cui ha partecipato al Mondiale 2010, e le Filippine, con cui ha partecipato alla Coppa d’Asia 2019.
Proprio in quest’ultima manifestazione, il gol di Stephan Schröck nella sconfitta per 3-1 contro il Kirghizistan è allo stesso tempo il primo delle Filippine in una Coppa d’Asia e l’ultimo della carriera di Sven-Göran Eriksson, che non allenerà mai più. Nel dicembre 2022 il Karlstad, squadra di terza serie svedese, lo mette sotto contratto come direttore sportivo, ma Eriksson già nel febbraio successivo si dimette per problemi di salute. Le paure di molti vengono confermate, e a gennaio 2024 arriva arriva la notizia che nessuno voleva sentire: tumore al pancreas, rimane ancora un anno di vita.
Quella tragica notizia dara il via a un tour d’addio bellissimo quanto struggente, che vedrà Eriksson sedere sulla panchina delle leggende del Liverpool - la squadra che ha sempre tifato - in una partita contro le vecchie glorie dell’Ajax e salutare per un’ultima volta gli stadi di Benfica, Göteborg, Sampdoria e Lazio. Ad accoglierlo una serie di calciatori che ha allenato che spesso erano comprensibilmente commossi, e che si trovavano davanti il sorriso di una persona che sapeva di aver fatto ciò che doveva.
L'addio è del 26 agosto 2024, preceduto dall’ultimo messaggio che Eriksson ha voluto mandare al mondo tramite il documentario “Sven” prodotto da Amazon Prime: “Ho avuto una bella vita, sì. Penso che tutti noi abbiamo paura del giorno in cui moriremo. Ma la vita riguarda anche la morte. Spero che alla fine la gente dirà, sì, era un brav'uomo, ma non tutti lo diranno. Spero che mi ricorderete come un ragazzo positivo che cercava di fare tutto il possibile. Non dispiacetevi, sorridete. Grazie di tutto, allenatori, giocatori, il pubblico, è stato fantastico. Prendetevi cura di voi stessi e prendetevi cura della vostra vita. E vivetela. Ciao”.
È veramente difficile rimanere indifferenti di fronte a tanta dignità.
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