
Medina è ciò che serve alla Fiorentina
Un centrocampista di gamba e qualità, con qualcosa di speciale da ben prima che arrivasse al Boca.
In un articolo del settembre 2010, Bleacher Report ha classificato i 20 più grandi derby calcistici del mondo. Alla posizione numero 8, il Súperclasico di Buenos Aires: Boca Juniors e River Plate, una sfida che trascende il calcio per mischiarsi con politica, storia e fatti di attualità. Buenos Aires è città che trasuda calcio, piena di squadre di Primera Division molto forti e tutte connesse al tessuto cittadino.
Il Súperclasico non è l’unico derby che si disputa nella città porteña: Huracán e San Lorenzo danno vita ad uno dei Clásicos più antichi del calcio argentino; Racing e Independiente si contendono il predominio di Avellaneda in sfide che finisco quasi sempre in 10 contro 10 (quando l’arbitro è particolarmente clemente); Atlanta e Chacarita Juniors, scendendo di categoria ma non di furore agonistico, infuocano la città ogni volta che si giocano il Clásico di Villa Crespo.
Però il Súperclasico è qualcosa di differente – tanto da meritarsi il prefisso di Súper: vede affrontarsi le due squadre più titolate del paese, porta con sé una carica valoriale che le altre partite non hanno. Sarà per sempre la partita che paralizza l’Argentina e fa tremare le gambe a chi deve scendere in campo per disputarla: la partita che contrappone i Millonarios, mai perdonati per essersene andati dalla Boca, e gli Xeneizes, ancorati alle loro radici portuali e proletarie; la finale di Madrid contro il fantasma della B; Francescoli contro Maradona, Gallardo come erede-deuteragonista di Bianchi.
Per questi, e molti altri motivi, ogni Súperclasico è speciale e porta una storia a sé. Quello del 25 febbraio 2024 aveva però un motivo in più per essere una partita di cartello del calcio sudamericano: era la prima partita di Juan Roman Riquelme come presidente del Boca. La lista guidata dall’ultimo diez del calcio argentino aveva sconfitta appena due mesi prima l’opposizione, guidata da Ibarra e Macri e supportata anche da Milei, eletto poche settimane prima come Presidente della Repubblica.
Il Súperclasico di febbraio, dunque, era un ottimo biglietto da visita per Riquelme per far capire quale sarebbero state le sue intenzioni. Gli Xeneizes arrivano allo scontro con una ritrovata solidità difensiva e un ottimismo figlio del nuovo ciclo, ma a passare in vantaggio è il River: tap-in di Solari, che inganna un Romero già sbilanciato da una prima conclusione dello stesso numero 36. Il Boca però non si dà per vinto, grazie a un arrembaggio che arriva soprattutto dalla fascia sinistra. Gli Xeneizes trovano così il pareggio al 76'.
Il gol del Boca è un manifesto. Esprime perfettamente il calcio che richiede – pretende – Diego Martínez. La cartina di tornasole perfetta per capire che tipo di giocatore è il marcatore: Cristian Nicolás Medina.
Medina viene notato dal Boca quando ha appena 10 anni, nel 2012, mentre milita nel Club Social y Deportivo El Fortín di Moreno, a una trentina di km a ovest di Buenos Aires. Arrivato alla Boca viene affidato alle sapienti mani di Diego Mazzilli – istituzione fra gli allenatori giovanili – e di Hugo Perotti, il cui figlio nel frattempo sta facendo ammattire le difese di mezza Europa con la maglia del Siviglia. Come già successo agli osservatori che lo prelevano da Moreno, i due si pongo immediatamente una domanda: che ruolo avrebbe questo negrito di periferia?
Non che Medina faccia molto per aiutarli: si trova a suo agio in qualunque ruolo debba coprire dal centrocampo in su. Al provino a Moreno aveva fatto addirittura la punta: in un’intervista a Olè del giugno 2012 dichiara “Adesso gioco come enganche, libero. Mi muovo per tutto il fronte d’attacco e le mie caratteristiche sono la velocità e il gioco 1v1”.
Le qualità con la palla fra i piedi sono più grandi dei dubbi su dove debba effettivamente posizionarsi in campo. Medina viene notato anche da Diego Placente, che lo vuole con sé per disputare il Campionato Sudamericano Under-15 proprio in Argentina; con lui c’è anche il suo compagno di giovanili Exequiel Zeballos, che sarà capocannoniere del torneo con 5 gol. Placente ha un’intuizione non da poco: osservando Medina – secco, ma una testa in più degli altri – arretra il suo raggio d’azione facendolo giocare da centrocampista centrale in un centrocampo a 2, arrivando ad alzare la coppa in finale contro il Brasile di Kaio Jorge.
L’esperimento sembra intrigare anche gli allenatori xeneizes che, nel frattempo non staccano di dosso gli occhi a Medina, convinti di avere fra le mani un investimento sicuro da spendere in prima squadra quando arriverà il tempo opportuno. Medina fa parte di una generazione – la 2001/2002 – fra le più floride del vivaio gialloblù - per citarne solo alcuni: Alan Varela, Luca Langoni, Exequiel Zeballos, Equi Fernandez.
Proprio quest’ultimo è costretto a un anno di prestito, chiuso dallo straripante e cerebrale talento di Alan Varela e dalla duttilità e dall’esuberanza di Medina che nel frattempo – a San Valentino 2021 – ha debuttato in prima squadra contro il Gimnasia di La Plata. Nel canonico 4-4-2 di Miguel Angel Russo, Medina è quasi sempre impiegato come doppio 5 accanto a Varela, con l’esplicita richiesta di creare superiorità numerica in mezzo al campo.
Il duo viene spesso integrato anche da Agustin Almendra, per creare un centrocampo utopistico per la reale dimensione del Boca in quel preciso momento storico, falcidiato dall'indisciplina tattica di Almendra e Varela a minare il rendimento del trio. Il Boca deve sacrificare un ingranaggio affinché il meccanismo possa continuare a funzionare: Almendra viene a poco a poco escluso per poi essere ceduto al Racing, contestualmente Varela viene venduto al Porto e le chiavi del centrocampo passano – tacitamente – nelle mani di Medina che, nel frattempo, ha capito cosa dovesse essere da grande.
Senza badare al modulo – 4-3-3 con Battaglia, 4-4-2 con Almirón, 4-4-2 con Martínez – Medina ha quasi sempre giocato con accanto un centrocampista più posizionale - alla Fiorentina potrebbe essere Amrabat, che gioca quasi sempre dietro la linea della palla e ha compiti di prima impostazione piuttosto che di inserimento. Era molto raro vedere Medina basso fra i due centrali o al limite della sua area per chiedere palla, anche per mascherare le non eccelse doti di passatore quando si tratta di risalire il campo.
Medina si trova molto più a suo agio quando deve attaccare dopo un’uscita pulita, possibilmente sul lato destro del campo associandosi molto spesso con il terzino - al Boca Advincula spinge molto con caratteristiche simili a Dodô – creando ribaltamenti per imbucare sul lato debole. Nonostante queste ottime qualità, forse il miglior pregio dell'argentino è la conduzione palla, sia in situazioni di transizione che contro una difesa schierata. Qui Medina può far valere tutto il bagaglio tecnico che lo rendeva un trequartista degno di paragoni con Riquelme - prontamente smentiti da Cristian stesso in un’intervista a La Nacion pochi giorni dopo il suo debutto.
Potendo contare su lunghe falcate e sullo slancio dato dal partire da una posizione più arretrata, Medina libera tutta la sua velocità quando deve puntare l’uomo, poggiando sulla combinazione tra una buona tecnica di base e gambe forti che lo aiutano nei contrasti. Non è un giocatore da tacchetti e sombreri, però quando parte è difficile toglierli il pallone dai piedi, soprattutto se lanciato in velocità. Medina arriva spesso a calciare anche per via della innata capacità di inserirsi palla al piede – nell’azione del gol nel Súperclasico non tocca il pallone se non per tirare in porta dal dischetto del rigore – e ciò che sorprende è la capacità di lettura della situazione.
Ogniqualvolta si inserisce lo fa con la (quasi) certezza di poter arrivare sul pallone e di finalizzare, caratteristica tremendamente manchevole nell'arsenale di soluzioni dei centrocampisti della Fiorentina, altrimenti si apposta al limite dell’area per non mandare in inferiorità la difesa o per provare una conclusione da fuori - quest’ultima non un cavallo di battaglia del repertorio.
Forse la caratteristica che farebbe più comodo alla Fiorentina è che Medina è un giocatore dal pensiero sempre verticale, con lo sguardo rivolto verso la porta avversaria e un’idea di calcio molto vicina a quella richiesta da Palladino, che vuole centrocampisti dinamici e che impattino il gioco nell'ultimo terzo di campo.
Inoltre, Medina è un giocatore che ben si sposerebbe coi centrali di centrocampo già presenti in rosa: sia Amrabat che Mandragora sono visti dall’allenatore napoletano più come costruttori che come assaltatori; discorso analogo vale per Richardson, che ha doti di palleggio non indifferenti ma non ha la gamba di Medina e nemmeno la sua capacità di calcio.
Il giocatore ha fatto sapere di voler cambiare aria verso la fine della sessione di mercato estiva, le due pretendenti più accreditate erano il Fenerbahce e la Fiorentina. Per la Viola di Palladino sarebbe un fit perfetto: in risposta al tono di voce alzato dalla piazza dopo un inizio di stagione deludente, la Fiorentina potrebbe colmare le lacune espresse dalla struttura di Palladino e abbracciare un altro argentino dal Boca dell'estate 2024 dopo Nicolás Valentini.
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