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Torino calciomercato
, 22 Agosto 2024

Cosa deve fare il Torino sul mercato?


Qualche possibile innesto per ridare entusiasmo a una piazza ormai esausta.

Nel diciannovesimo mercato da quando è presidente del Torino, Urbano Cairo non è più una incognita per la tifoseria granata: se il patron di RCS è stato, per il Torino degli ultimi anni, una garanzia di stabilità, è chiaro che i sogni di gloria non sono di casa sotto la Mole, o almeno su questa riva del Po. Troppo spesso, il mercato di Cairo ha seguito un copione ben preciso: vendere i giocatori che meglio avevano figurato nell’ultima stagione, ricavarne un bel gruzzoletto (l’imprenditore di Masio è un ottimo venditore), ma reinvestirne solo una parte nella rosa, solitamente in scommesse alla ricerca della plusvalenza futura.

Qualche eccezione c’è stata (Zapata e Ilic su tutte, ultimamente), ma non si può dire che questa formula possa galvanizzare l’ambiente, che ogni volta in cui sogna di poter spiccare il volo, o quantomeno alzare il tiro delle proprie ambizioni, viene riancorato a una realtà sospesa a metà classifica.

Dal punto di vista della cessione importante per fare cassa, nemmeno la sessione di mercato dell'estate 2024 ha fatto eccezione. Il capitano Alessandro Buongiorno ha salutato il Filadelfia, dove era cresciuto, per cedere alla corte di Antonio Conte a Napoli. Come da copione, sinora Cairo ha reinvestito circa un terzo del ricavato: la notizia che sta facendo più scalpore è però quella dell'ormai probabilissima partenza di Raoul Bellanova, che sta per cedere alle lusinghe di Gasperini per un ritorno all’Atalanta.

Se così fosse, in questa sessione Urbano Cairo andrebbe oltre ogni più fosca aspettativa, vendendo ben due pezzi pregiati senza alcun ingresso di rilievo. Probabilmente il mercato del Torino non è finito qui: le caselle da riempire non mancano, ma bisogna capire le reali intenzioni della proprietà. A 10 giorni dalla fine della sessione, i granata sono un cantiere aperto a cui mancano, almeno, tre pedine. Per ora gli ingressi sono stati pochi e folkloristici (con la perla di Antonio Donnarumma e del "retrocesso" Pedersen), ma ancora qualche giorno può cambiare le cose. Insomma, alla domanda"Cosa deve fare il Torino sul mercato?", la risposta sarebbe semplice: operare diversamente da quanto fatto negli ultimi 18 anni. Ma oramai è tardi.

Da Juric a Vanoli, cosa cambia

Dopo un triennio targato Juric, sulla panchina granata siederà Paolo Vanoli. Qualcuno l’ha vista come una scelta low cost, per sopportare quella tipologia di mercato di cui sopra senza avere la statura per potersi lamentare più di tanto, in cui Ivan Juric era invece uno specialista assoluto. In realtà, il tecnico ex Venezia ha da subito stupito per personalità: il suo modus operandi sta incuriosendo non poco ambiente e tifoseria, complice una prima uscita contro il Milan per 88' assai incoraggiante.

Pur confermando la difesa a 3 che contraddistingueva il passato, le differenze filosofiche sono enormi: se Juric applicava un uomo contro uomo a tutto campo, Vanoli chiede una zona con raggi ben definiti; se il primo puntava sul recupero palla immediato, il secondo non ha timore di abbassarsi; se il calcio del croato era muscolare, quello del varesino è più votato al fraseggio; se l'ex Hellas prediligeva il doppio trequartista in un 3-4-2-1, l'ex Venezia opta per un 3-5-2 puro di matrice contiana, con mezz’ali di inserimento anziché fantasisti. I cambiamenti non sono pochi, ma probabilmente l’ambiente aveva bisogno di una sterzata: per fare un passo in più però, bisognerebbe accontentare Vanoli sul mercato.

Se in porta Vanja Milinkovic Savic è nettamente cresciuto e oggi offre maggiori garanzie rispetto al passato, la difesa resta il vero cruccio granata. La partenza di Buongiorno non è stata la sola: oltre a lui sono usciti anche Ricardo Rodriguez, Djidji e Lovato, e non si conoscono i tempi di recupero di Schuurs, tornato sotto i ferri dopo la rottura del crociato anteriore. Dal reparto che aveva fatto la differenza negli ultimi due anni, di fatto escono di scena ben 5 pedine, e la difesa granata è da reinventare completamente: l’unico arrivo è stato quello di Saul Coco, che ha ben figurato contro il Milan all’esordio e ha molta esperienza in Liga, ma di certo non può bastare.

Ai lati, al momento, stanno giocando Masina e Vojvoda: il primo è stato elevato di grado, da sostituto a titolare, mentre il secondo è un adattamento operato da Vanoli. Viene difficile pensare che questo settore possa reggere così com’è, anche perché in panchina per ora siede solo Sazonov, che non ha mostrato sinora grande affidabilità. Mettiamo dunque almeno un post-it alla voce difesa nella ricerca dei profili.

Il centrocampo è, al momento, il reparto che mostra maggiore affidabilità: dopo aver respinto le sirene russe, Ilic si è preso la cabina di regia in comproprietà con Ricci, dando vita a un doppio play che può calzare a pennello nelle richieste di palleggio del nuovo tecnico. Al loro fianco, non mancano gli scudieri: sia Linetty che Tameze hanno muscoli a sufficienza per coprire le spalle ai due cervelli granata. Si deve contare anche sul giovane Gineitis, che dopo un anno di apprendistato potrà mettersi più in luce, ed eventualmente su Nikola Vlasic, che quando rientrerà dall’infortunio potrebbe anche esser provato da mezz’ala offensiva per aumentare la qualità degli inserimenti (dal momento che il gioco di Vanoli non prevede rifinitori tra i due davanti). Sugli esterni, l’arrivo di Borna Sosa ha riempito una casella vacante da troppo tempo a sinistra, dove Lazaro giocava adattato: il vero problema si pone ora a destra, dove l’eredità di Raoul Bellanova sarebbe difficile da colmare, e non si può pensare che il solo Pedersen (appena retrocesso, nemmeno da titolare, a Sassuolo) sia la soluzione.

In attacco Duvan Zapata si è preso il ruolo di totem e la fascia di capitano, dopo un primo anno in doppia cifra ed un amore scoccato immediatamente con la tifoseria: accanto a lui è arrivato Che Adams, che stuzzica il palato della piazza e si contenderà il posto con Tonny Sanabria, sempre che il paraguaiano sopravviva sino al 31 agosto, figurando spesso nella lista dei potenziali partenti. Come quarta punta, Vanoli potrebbe contare su Pellegri e Karamoh, ma nessuno dei due sembra sufficientemente affidabile: l’ex Monaco non ha mai risolto del tutto i problemi muscolari che lo attanagliano, mentre l’ex Parma non ha mai convinto in carriera, ovunque sia sceso in campo. Anche qui, numericamente il Torino potrebbe esser a posto, ma volendo fare un salto di qualità, servirebbe un intervento.

Difensore Centrale

Numericamente servirebbero due ingressi in questo reparto, rimasto sguarnito dopo la rivoluzione estiva. Con la partenza di Buongiorno e Rodríguez, il Torino ha di fatto perso due tra i difensori con il miglior rendimento dell’intera serie A: se sull’operazione che ha coinvolto l’ex capitano molto si è detto, è passato quasi in sordina il saluto allo svizzero, il cui contratto non è stato rinnovato. Ricardo Rodríguez, da braccetto di sinistra, garantiva grande affidabilità alla retroguardia granata, e anche la sua assenza si farà sentire. Più che andare nome per nome, divideremo in categorie le possibili scelte del DS Vagnati, che dovrà provare a innalzare il livello della retroguardia sperando che il rientro di Schuurs, per tempistiche e qualità, sia positivo.

Gli improbabili: Hummels e Natan

Fatto salvo il buon impatto di Saul Coco a San Siro, servirebbe un arrivo che abbia uno spessore, ed anche se i due nomi che proponiamo sono stati accostati come suggestione per il Torino, potrebbero essere operazioni sensate. Per entrambi, diciamolo subito, ci sarebbero non poche difficoltà: il tedesco ha trentacinque anni e un ingaggio pesante, e Cairo non ha mai accordato di buon grado operazioni su atleti blasonati over 30. Natan non rientra al momento nei piani di Conte, e viene da una stagione con più ombre che luci: si tratterebbe di scommettere su una rinascita, ma l’entry fee potrebbe non rientrare nel piano spese dell’imprenditore alessandrino - l’ingaggio del brasiliano non supererebbe comunque il tetto salariale granata.

Da un punto di vista tecnico, su Hummels c’è ben poco da discutere: si tratta di uno dei pezzi più pregiati del panorama internazionale, e il suo arrivo garantirebbe una quota importantissima di carisma ed esperienza, a guidare un reparto in ricostruzione. Natan, invece, affascina per altri motivi: in primo luogo, è mancino, e coprirebbe il vuoto lasciato da Rodriguez; in secondo luogo, è difficile pensare che quelle qualità per cui è stato portato a Napoli siano improvvisamente svanite. Con lui Vagnati acquisirebbe un difensore veloce e integro, di soli 23 anni, che senza la pressione patita nell’annus horribilis partenopeo potrebbe rilanciarsi. Infine, è evidente quanto sia complicato trovar una formula per l’ex Borussia, su cui c’è tantissima concorrenza, mentre probabilmente sarebbe più facile per Natan: un prestito con diritto di riscatto potrebbe fare al caso sia del Torino, sia del Napoli.

I low cost: Jerry Mina, Nastasic, Becão

In un reparto pieno di novità, poter contare su una dose di esperienza senza scucire troppi milioni, come nella consuetudine di Cairo, potrebbe esser una buona idea: un apporto di solidità e fisicità potrebbe arrivare dai nomi di cui sopra. Per tutti questi nomi, il punto debole potrebbe essere la rapidità, ma dipende sempre dai meccanismi in cui vengono inseriti. D’altro canto, potrebbero portare in dote anche delle efficaci sortite offensive, che per squadre come il Torino, che nell’ultimo triennio ha avuto parecchie difficoltà sotto porta, non guastano di certo.

Nastasic ha 31 anni e può vantare presenze in tutti i maggiori campionati europei (Liga, Bundesliga, Serie A e Premier). Gli eventuali dubbi sono legati soprattutto allo stato di forma: dopo l’ultima esperienza al Maiorca si allena da svincolato. Per quanto riguarda la posizione, essendo mancino, potrebbe tranquillamente svolgere il ruolo di braccetto alternandosi a Masina, ma anche collocarsi al centro dei tre in assenza di Coco.

Jerry Mina, invece, è sotto contratto a Cagliari, dove ha svolto una buona seconda parte di stagione: sarebbe un’operazione più onerosa, ma si darebbe in mano a Vanoli un giocatore che già conosce il nostro campionato ed è nell’età della piena maturazione (29 anni). La sua caratteristica migliore è la abilità nei duelli aerei, ma anche, per quanto sembri strano, un gioco spesso alla ricerca dell’anticipo, peculiarità che oggi mancano a Vojvoda, con cui si contenderebbe il posto, più propenso all’impostazione che alla guardia.

Un nome da sempre accostato al Torino è infine quello di Rodrigo Becão: l’ex Udinese e Fenerbahçe  sarebbe il più classico degli “usati sicuri”, con caratteristiche fisiche molto simili ai due precedenti e tantissima esperienza in Serie A, il che non guasta ma nemmanco entusiasma.

Le scommesse: Hajdari e Van de Bosch

Visti i recenti mercati granata, quasi sicuramente uno degli arrivi sarà una scommessa, e per questo andiamo a presentare questi nomi: di Hajdari si è parlato moltissimo, e di solito quando le trattative iniziano così Vagnati poi sposta le attenzioni altrove; Van de Bosch è invece un nome totalmente nuovo. Il belga è ora in forza all’Anversa e ha caratteristiche diverse da tutti quelli sinora citati: pur essendo alto 191 cm, ha ottime doti di impostazione col destro, che ne farebbero l’alternativa perfetta a Vojvoda e poi, con una maturazione successiva, un leader difensivo adatto al gioco di Vanoli. La giovane età (classe 2003) e il costo contenuto potrebbero esser fattori favorevoli alla trattativa.

Hajdari avrebbe gli stessi costi ed età del belga: è un prodotto della Juventus Next Gen che ha trovato spazio in Svizzera, suo paese natale. Hajdari è finito sulla lista di Vagnati prima di tutto perché mancino e molto rapido, il che gli permette di giocare sia a sinistra (dove ad oggi figura il solo Masina) sia al centro. Con il Lugano Hajdari ha disputato una stagione molto promettente, conquistandosi anche il posto fisso nella nazionale Under 21 elvetica: chissà che alla fine il suo nome non ritorni in auge, e a sostituire Rodríguez non arrivi proprio un suo connazionale.

Entrambi sono chiaramente delle scommesse per la Serie A, ma sono anche i colpi che il Torino sa disegnare meglio. Avrebbero bisogno di un periodo di ambientamento, perché arrivano dal campionato belga e svizzero, ma superato l’apprendistato potrebbero essere il genere di giocatori che in granata trovano un gate per la loro carriera regalando a Cairo una plusvalenza, che è senza dubbio ciò a cui tiene maggiormente.

Esterno destro

Se, come sembra, partisse Raoul Bellanova? Il Torino avrebbe in realtà due esterni destri, con l’acquisto di Pedersen e il possibile spostamento di Vojvoda (o l’eventuale promozione del giovane Dembelè), ma visto che il kosovaro viene prediletto nei 3 di difesa da mister Vanoli, non è impensabile che si aggiunga una pedina.

Rick Karsdorp

Oramai separato in casa alla Roma, potrebbe cercare di riabilitare la sua carriera in un’altra dimensione. Con l’esterno giallorosso, il Torino ritroverebbe un po' di quella velocità che perderebbe immancabilmente con la cessione di Bellanova, ma ci sono anche dei buoni motivi per non condurre questa operazione: prima di tutto l’ingaggio dell'olandese, ad ora decisamente troppo alto rispetto a quelli granata, ma anche gli atteggiamenti avuti dal giocatore in passato, che mal si sposerebbero con un tecnico ed una piazza come quelli granata, che non tollerano star e primedonne.

Per queste ragioni, un arrivo di Karsdorp sotto la Mole sembrerebbe piuttosto improbabile, ma in fin dei conti da qualche parte l’ex Feyenoord dovrà pure andare a giocare, dal momento che il suo tempo a Roma è terminato, ed il Torino potrebbe provare a puntarci.

Davide Faraoni

Dopo la grigia parentesi con la Fiorentina, il giocatore è tornato all’Hellas Verona di Zanetti, che però non sembra intenzionato a renderlo centrale nel progetto. Sebbene non si tratti di un fuoriclasse, Faraoni potrebbe portare alla causa granata la sua abilità nel cross nell'e assist e un discreto fiuto del gol, merce assai richiesta ai quinti nei disegni tattici di Vanoli.

Certamente, stiamo parlando di un atleta di 32 anni, che potrebbe aver già toccato il picco della sua carriera, e come già detto raramente Cairo accorda questo tipo di trasferimenti: un arrivo di Faraoni dove c’era Bellanova non scalderebbe i cuori, ma in generale, visto il buco creatosi a destra, potrebbe trattarsi di una soluzione low cost che comunque garantirebbe esperienza e stabilità alla corsia granata.

Paul Joly

Dovrebbe andare al Rennes per sostituire Lorenz Assignon, ma questo grafico non poteva passare inosservato nel cercare quinti di destra con propensione ed efficacia offensiva.

Ok, nel 2023/24 era in Ligue 2 e non è qui paragonato ai top5 campionati europei. Però intanto, all'esordio in Ligue 1 con l'Auxerre, ha già servito questo assist.

Attaccante

È molto difficile che al Filadelfia sbarchi un’altra punta, perché significherebbe che il Torino è riuscito a mettere sul mercato Pellegri e Karamoh. Tuttavia, come ampiamente asserito in precedenza, nessuno dei due può considerarsi una alternativa valida per quanto dimostrato sinora. Di certo il Torino con tre attaccanti come Zapata, Sanabria e Adams non può cercare un pezzo grosso, e si dovrebbe accontentare di soluzioni low cost, a meno che…

La soluzione di buonsenso: Joel Pohjanpalo

Se Urbano Cairo volesse accontentare le richieste del suo allenatore e dotare il Torino di quattro attaccanti di buon livello, potrebbe fare uno sforzo per portare sotto la Mole l’attaccante finlandese, reduce da un ottimo campionato cadetto al Venezia sotto la guida di Vanoli. Ad oggi, il suo valore di mercato si aggira sui 6 milioni, una cifra non irrisoria per un quarto attaccante di 29 anni, ma nemmeno troppo alta vista la considerazione che ha di lui il tecnico granata.

Pohjanpalo porterebbe con sé non solo la stima di Vanoli: il senso del gol è sì esploso in Serie B (22 realizzazioni nella stagione passata), ma potrebbe confermarsi in A. La fisicità e la conoscenza dei sistemi di gioco già sperimentati in Laguna potrebbe far la differenza. Da un punto di vista tattico, in realtà, non è facilissimo pensare il finlandese in tandem con Zapata, ma piuttosto come alternativa del colombiano, sia come prestanza atletica sia come contributo in fase realizzativa: Duvan viaggia verso le 34 primavere, trovare una alternativa gradita al tecnico e senza spendere un capitale potrebbe essere una mossa intelligente e di prospettiva.

La “cairata” del 31 agosto: Gianluca Lapadula

Sarebbe il classico colpo dell’ultimo minuto dell’ultimo giorno di mercato a la Cairo: sfumate tutte le altre trattative, pur di dare numericamente un elemento da aggiungere alla rosa, il presidente granata ripiega sul carrello dei bolliti misti, vendendo la sua mossa come una ricerca di esperienza. Intendiamoci, nulla da rimproverare a Lapadula, che ovunque sia andato ha mostrato grande attaccamento e professionalità, oltre che una carriera in cui, nei momenti migliori, ha avuto un buon rapporto con la rete: il neo sta nella carta d’identità, che segna 34 primavere e non aggiungerebbe niente in termini di progettualità al roster granata.

Se arrivasse, si tratterebbe di un acquisto volto a offrire un sostituto generoso per i finali di gara di lotta e ricerca della rete, più che di un’alternativa sui 90’. Conoscendo il mercato di Cairo, che fu capace di vendere Cerci all’ultimo giorno di mercato ripiegando su un Amauri svincolato, non potremmo definirci sorpresi se l’attaccante italo-peruviano facesse le foto di rito nella sede del Torino, spostata a Milano, il 31 agosto.

E se invece...? Domenico Berardi

Se invece il club granata volesse scrollarsi di dosso alcune etichette e ridare un minimo di entusiasmo ad un ambiente scontento, o forse anestetizzato, potrebbe virare sul Mimmo nazionale. Berardi è reduce da un infortunio serio, ha 30 anni ed è arcinoto per la sua fragilità fisica, ma tolte questi elementi, non c’è un solo buon motivo per non provarci. In primo luogo, proprio i motivi di cui sopra abbassano non poco il costo dell’operazione, e possiamo dire senza timore di esser smentiti che non ci sono dubbi sulla qualità che aggiungerebbe al gioco di Vanoli.

Certo, la sua collocazione tattica sarebbe da definire, ma negli schemi del Torino attuale Berardi potrebbe agire da seconda punta insieme a Zapata, facendo quel lavoro di raccordo che oggi spetta a Sanabria, e svolgendolo con un tasso tecnico e balistico di tutt’altra categoria (e se Duvan dovesse rifiatare, sarebbe il paraguaiano ad agire da prima punta con Mimmo a mantenere le stesse competenze).

Berardi ad oggi non è stato mai accostato al Torino, probabilmente perché Vanoli non usa trequartisti nel suo 3-5-2: più probabilmente andrà altrove semplicemente perché si conoscono i cordoni della borsa ben stretti del DS Vagnati, e soprattutto perché questo atteggiamento ha reso il Torino una squadra di transito verso lidi migliori, ed è legittimo che nella sua ultima occasione, l’attaccante del Sassuolo cerchi un’altra dimensione.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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