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James Rodriguez
, 21 Agosto 2024

James Rodriguez, dove eravamo rimasti?


Ascesa, discesa e (possibile) nuova ascesa del futuro giocatore del River Plate.

Come nella vita, anche il calcio vive in un continuo susseguirsi di corsi e ricorsi storici. Quando pensi che niente possa stupirti più, dalla scatola dei ricordi ne viene riesumato uno dai contorni variopinti ma malinconici, un diamante perennemente grezzo. Il ricordo che si ha del proprio calciatore preferito in giovinezza è intriso di nostalgia, che ne distorce la memoria. Rivederlo ancora, nonostante tutto, sulla cresta dell’onda, ci rasserena.

Questo è ciò che abbiamo pensato tutti, dopo la Copa America di James Rodriguez.

El Bandito, come veniva chiamato ai tempi del Banfield, ha fatto un qualcosa di diabolico: ci ha fatto tornare indietro di 10 anni, al 2014, anno della consacrazione internazionale. Quel ventiduenne di Cucutà, con la faccia da bravo ragazzo, ha calato l’asso. Ha deciso di diventare eroe in patria in un Mondiale capace di incoronarlo come miglior marcatore con 6 gol.

L’arrivo nel calcio che conta

Il talento colombiano non aveva fallito l’appuntamento con la storia, decidendo di mettersi in gioco e di puntare a soddisfare platee esigenti. Porto prima e Monaco poi iniziano a stargli stretti: Florentino Perez bussa alla porta con €80 mln e una camiseta blanca con scritto “James 10”. Il preludio, questo, di una storia dai tratti romantici e di rivalsa sociale, per quel ragazzo dall’infanzia travagliata per via dell’assenza del padre biologico?

Non è che mancarono figure di riferimento: una su tutte quella il patrigno Juanca, figura mitologica e decisiva, che si incarica di spronare il giovanissimo James. Lo stesso Rodriguez che, per un motivo mai troppo chiaro, si è ritrovato in contesti non correlati con l'enorme talento. La carriera inizia a diventare torba, paradossalmente, dopo l’approdo al Real Madrid; una serie di infortuni cominciano a paventarsi arrivando a fargli saltare 24 partite nelle prime due stagioni coi blancos.

La luce in fondo al tunnel non si vede: l’unico faro si spegne quando Ancelotti lascia la panchina a favore di Benitez, col quale James non riuscirà mai a fare il salto di qualità decisivo. La flessione in termini di minutaggio e rendimento rappresenta, col senno del poi, un pessimo presagio. Una rivelazione a cui nessun vuole credere: l’unica cosa su cui si poneva estrema fiducia era nel mancino di quel colombiano, inquadrato come erede in patria di Carlos Valderrama.

James non ha una folta chioma bionda e riccioluta ma condivide col predecessore quell’innato talento e quella tecnica limpida. La partenza in prestito al Bayern Monaco sembrava un toccasana: la possibilità di rifarsi, di mostrare al mondo di essere lo stesso di quel capolavoro contro l’Uruguay in Brasile. In terra bavarese riabbraccia il suo fan #1, dopo mamma Maria e il patrigno Juanca. Carlo Ancelotti che, come una sineddoche, rappresenta una parte per il tutto.

Dà l’impressione di parlare a nome di tutti, capaci di credere sempre in James. La sfortuna, come la nuvola con Fantozzi, accompagna Rodriguez anche in Germania: una serie di infortuni (12 in tutto) costellano le due stagioni dove comunque segna, gioca e vince.

Non viene riscattato e torna al Real.

La seconda separazione da Carlo Ancelotti sa tanto di un arrivederci e non di un addio. Ancelotti decide di puntare di nuovo su James per la sua avventura all’Everton. Campionato nuovo, nuove sfide, stessa volontà di riscatto.

L’inizio di un declino

Il campo gli dà ragione, ma lo spogliatoio lo condanna a una fine che pare scritta. I compagni non mandarono giù l’estrema libertà lasciatagli dal suo patrigno in pectore. Gli stessi tifosi non digerivano le continue assenze per via degli infortuni: le avventure di James, dopo il Mondiale 2014. seguono tutte le stesso leitmotiv. Sulla scena ritorna incombente l’antitesi di Ancelotti, quel Rafael Benitez già incontrato nell’esperienza madrilena. Come nei blancos, così nei toffies, James non si trova. Lui e Benitez non parlano la stessa lingua.

L’allenatore non vede in lui ciò che vedeva Ancelotti. Benitez non capisce perché continuare questo supplizio ed esborso economico per mantenere uno James che ha dimostrato poco nulla, che non è adatto a un campionato inteso come la Premier League. In lontananza, dopo un ritorno al Real Madrid non memorabile, si intravedono dune del deserto e stipendio faraonico: nel 2022 per James si aprono le porte del Qatar, un’apripista di una tendenza comune degli ultimi anni.

James decide di riprovarci di nuovo in Europa, con l'Olympiacos, dove si trasferisce a titolo gratuito e con una forte riduzione dell’ingaggio. Nel 2024 è la volta dell'avventura oltreoceano, in quel Sud America che è stata la sua culla calcistica. Firma con i brasiliani del San Paolo, dove non si discosta da quanto fatte nelle sue avventure. Gioca poco, incide meno.

Cosa è successo a James Rodriguez?

Risulta inspiegabile il perché di una parabola discendente così clamorosa. Fermarsi a guardare solamente gli infortuni sarebbe riduttivo. I continui acciacchi - muscolari e non - sono solo una sfumatura che compone un percorso con più ombre che luci. Le difficoltà non erano fisiche ma psicologiche, a causa di perenni complicanze di adattamento in contesti sempre nuovi? Ha trovato più volte un punto di riferimento in Carlo Ancelotti, non uno qualunque, ma rimane una stella polare paradossale, in un continuo movimento che lascia lo stesso James spaesato quando non c’è.

Il ragazzo di Cucutà non è un bad boy. Non è una testa calda dall’enorme talento che rimarrà what if. Ha sempre avuto un’immagine pulita, refrattaria a qualsiasi controversia. Forse è stato l’eccessivo hype dopo Brasile 2014 che lo ha circondato, portato in ambienti troppo maturi per un talento, seppur innegabile, ancora troppo acerbo.

Si può avere ancora speranza

Aleggia sulla sua testa un mistero insolvibile, che si infittisce ancora di più dopo la Copa America 2024. James è tornato a esaltarsi ed esaltare. Mostrare al mondo di non essere cambiato, che quel talento non è mai andato via. MVP della Copa America, maggior numero di assist individuale e finalista nel torneo con i Cafeteros, coi quali ha tagliato il traguardo delle 100 presenze.

A 33 anni, nuovi orizzonti si aprono: la destinazione sembra ormai quasi con certezza essere l'Argentina, ma James è stato cercato anche in Italia. Lazio e Napoli si erano interessate: nel 2019 i partenopei, sulla cui panchina sedeva - guarda caso, quella stella popolare mai andata via - Carlo Ancelotti, erano molto vicini, ma alla fine non se ne fece nulla. Il fatto che squadre europee siano state sull’attenti è sintomo plateale di rinnovata speranza in James, come l’abbiamo sempre avuta tutti. La nuova tappa della carriera del colombiano sarà però il River Plate, nel paese da cui ha spiccato il volo quasi quindici anni fa. Tornare a terra per darsi la spinta per salire ancora più in alto. El Bandito riuscirà a farci ancora una volta innamorare di lui?

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