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Parigi 2024 low cost
, 19 Agosto 2024

Parigi 2024 low cost


Come andare a Parigi, godersi la città e assistere a una finale olimpica con poco più di €300.

Céline Dion, in piedi su una Tour Eiffel più scintillante che mai, mentre canta l’Hymne à l’amour, con il viso tremante a tradire l’emozione di chi ha il mondo ai suoi piedi per una notte, ma la voce più dolce e sicura che mai, è una di quelle scene che marcano un’era e che restano nell’immaginario collettivo dell’umanità intera, per sempre. È il preambolo di un’Olimpiade ancor più indimenticabile delle altre.

La torcia olimpica che si staglia ogni giorno sul cielo di Parigi, le stoccate al Grand Palais, la Tour Eiffel sullo sfondo del beach volley, le gare di equitazione a Versailles, gli sport di strada a Place della Concorde, i giochi di luci prima delle finali a La Défence e a Saint Dénis, l’arrivo della maratona all’Hôtel des Invalides, sono solo una spettacolare e scenografica conseguenza, in un’edizione che ha ridefinito il concetto di Olimpiadi.

L’unico rischio era che passasse il concetto di scarsa inclusività, di un’esperienza solo per pochi. Non è stato così. Con €300 si poteva essere lì, per tre giorni, a vivere un’atmosfera che resta nei polmoni per tutta la vita. E noi ci siamo stati. Chiaramente, sono esclusi i pasti e qualunque altro extra, che dipendono anche dal tenore di vita che si vuole tenere. Anche qui, nonostante tutto, spendere poco era tutt’altro che impossibile.

Volo e trasporti: 160€

Milano Linate - Parigi Charles de Gaulle - Parigi Charles de Gaulle - Milano Malpensa. €118, ma anche meno se comprati con maggior anticipo.

L’esperienza olimpica comincia appena scesi dall’aereo. La sede di Air France in lontananza è la prima cosa che sai vede una volta alzato lo sguardo dopo aver sceso l’ultimo scalino. Per l’occasione, come tanti altri edifici della capitale, si è messa il vestito più bello: sulla facciata compare una donna dal viso dipinto con i colori della bandiera francese e la scritta “Orgogliosi di accogliere il mondo”.

Dentro, l’aeroporto sembra una lunghissima sala d’attesa olimpica: è totalmente tappezzato, come il resto della città, con il look and feel (come dicono nel marketing) di Paris 2024, ci sono giochi, postazioni per le foto, schermi che trasmettono live le gare e persino un magazine in omaggio, realizzato apposta per i Giochi. Io scelgo quello che ha in copertina Teddy Riner, il judoka francese capace di conquistare due ori nell’edizione di casa (dopo averne vinto almeno uno consecutivamente da Londra 2012).

Per le Olimpiadi, la città di Parigi ha messo a disposizione un pass ufficiale di Paris 2024 che consente di accedere a tutti i mezzi di trasporto, facilitando non poco la vita e facendo anche risparmiare soldi, considerando che per muoversi da una sede all’altra a piedi non sempre è possibile. Costava €42 per tre giorni ed è un vero e proprio passepartout. Alla stazione dell’aeroporto c’erano volontari che consigliavano di farlo, per fortuna.

Parigi 2024 torre eiffel
(Foto: Andrea Barbuti)

Nelle due settimane olimpiche, Parigi non era più la stessa. L’aura romantica della capitale francese, complice anche la fuga dei parigini, era più inconsistente che mai. Lasciava il posto, però, ad un potentissimo ed avvolgente spirito olimpico, alimentato dai milioni di tifosi giunti da tutto il mondo, dai 30 mila volontari vestiti di turchese al loro servizio, dalle migliaia di poliziotti in giro per la città con un insolito, costante sorriso (a questo proposito c’era un bellissimo articolo su Le Figaro di domenica 11 agosto, a pagina 2) e dall’arredamento della città.

Lungo le vie più importanti c’erano festoni che rimandavano alle Olimpiadi. Il Louvre e la Tour Eiffel erano decorati coi cinque cerchi, mentre l’Arc de Triomphe col simbolo delle Paralimpiadi, altri luoghi iconici portavano i segni delle Olimpiadi, come la scritta Paris 2024 davanti alla piazza della fontana dei Jardins de Luxembourg a Montparnasse, o la scalinata colorata di Montmartre.

Airbnb a La Defense, due notti: 92€

Chissà come sarebbe l’enorme piazzale del centro direzionale della Défense in un qualunque altro sabato 10 agosto. Forse qualche JBL sulle gradinate, qualche skate qua e là e ruscelli di persone a fare avanti e indietro dalle entrate/uscite del centro commerciale Westfield. Il tutto, racchiuso da imponenti grattacieli che ospitano le sedi di importanti multinazionali e di qualche costosissima business school. Su tutti svetta la cosiddetta Grande Arche, una enorme (davvero, fa impressione) arcata rettangolare.

Scendendo qualche scalata e via pedonale si ha l’impressione di entrare in un altro mondo: un quartiere residenziale con complessi di case abbastanza basse - soprattutto se in contrasto con il panorama di 200 metri più in là - stradine deserte e tanti alberi che creano un’ombra costante, un po’ creepy a dire il vero, ma utilissima a tenere una temperatura nel quartiere di qualche grado inferiore rispetto al resto della città. Un monolocale in questo posto surreale che sembra pensato per essere abitato esclusivamente da top manager e da studenti fuori sede figli di altri top manager, costa €92 a notte e può ospitare due persone.

Finali di pallanuoto femminile: €51,50

Il sabato 10 agosto dell’anno delle Olimpiadi a Parigi, giorno delle finali di pallanuoto femminile, il piazzale della Défense era pieno zeppo di tifosi. Nessuno skate, nessuna JBL, andirivieni dal centro commerciale probabilmente finalizzato esclusivamente a cibarsi in presenza di aria condizionata. Maglie arancioni dei Paesi Bassi, gialle dell’Australia e rosse della Spagna ovunque. Ogni tanto spuntava anche qualche italiano, ungherese, statunitense o francese, ma a prevalere orgogliosamente erano i colori che avrebbero poi formato il podio olimpico.

Parigi 2024 la defense arena
(Foto: Andrea Barbuti)

Alla Défense Arena si arriva percorrendo una strada pedonale piuttosto larga, costeggiata su un lato da ristoranti eccessivamente non francesi e perciò anch’essi inondati di tifosi con davanti un hot dog e una birra. Più ci si avvicinava all’arena, più si addensavano anche bar provvisori, adibiti a stazione di servizio per i rifornimenti di carburante alcolico dei tifosi, ovviamente, visto il luogo, per nulla a buon mercato.

Il programma della giornata era piuttosto denso: finale per il 7° posto e finale per il bronzo al mattino; finale per il 5° posto e finale per l’oro al pomeriggio; finale per il 7° posto maschile alla sera. Con €50 più commissioni era possibile assistere a Italia-Ungheria per il 5° posto e Spagna-Australia per l’oro, da una posizione “con visibilità ridotta”: in terza fila dietro a uno dei quattro angoli della piscina, avere parte del gioco coperto dalle teste dei fotografi a bordo vasca, ma anche vedere la partita da vicinissimo ed essere in prima fila per le premiazioni, anche se da dietro.

Prima di ogni partita, l’atmosfera viene resa elettrica da un gioco di luci blu, viola e rosa. Poi, sui maxischermi in alto dietro alla piscina, una qualche strana tecnologia fa apparire, fra le ninfee di Monet, uomini e donne, intente a nuotare e fare i movimenti classici della loro sport acquatico.

È un’introduzione scenografica ed emozionante ad un momento attesissimo dalle migliaia di persone sedute sugli spalti (Wikipedia dice che la Défense Arena ha una capacità di 32 mila posti, che però sono consistentemente ridotti da un’imponente tribuna stampa che occupa quasi un quarto di stadio).

L’Italia riesce a perdere una partita incredibile, che non era quasi mai sembrata in discussione nonostante l’equilibrio nel punteggio. Avanti di due gol nell’ultimo quarto, le azzurre sembrano in controllo, ma regalano gli ultimi due possessi all’Ungheria e prendono due gol nel finale. Finisce 11 a 11, poi l’Ungheria segna 4 rigori e l’Italia 1: azzurre seste.

La partita successiva, per tensione, coraggio delle giocatrici in campo e cifra tecnica, tutto amplificato sicuramente dalla posta in palio enorme, è un meraviglioso spot per la pallanuoto. Dopo un inizio equilibratissimo, le spagnole trovano la chiave giusta per alzare il livello e trovare gli spazi per andare in rete e, fra il secondo e il terzo quarto, mettono un break di tre gol fra loro e le avversarie, che diventa impossibile da ricucire nonostante le australiane ce la mettano davvero tutta.

Finisce 11 a 9. Oro alla Spagna, argento all’Australia e bronzo ai Paesi Bassi, conquistato in mattinata.

https://www.youtube.com/watch?v=VHKippIFKQc

Vedendo le premiazioni si ha la sensazione di uno sport genuino, vicino, fatto da ragazze all’apparenza normali, con le famiglie e gli amici che le aspettano in prima fila sugli spalti per abbracciarle e vedere da vicino la medaglia. L’emozione di quei momenti, i più belli delle loro vite, è contagiosa. Qualche tifoso, chiede selfie alle giocatrici di cui prima sapeva poco o niente. Per capirci, la fuoriclasse della Spagna, Bea Ortiz, autrice di 4 gol, ha meno di 14 mila follower su Instagram.

La veterana Maica Godoy Garcia, autrice di due gol pesantissimi, ne ha poco più di undicimila. Il portiere classe 2002 Martina Terré, migliore in campo di gran lunga, ne ha 5 mila. L’australiana Alice Williams, capocannoniere della partita con 5 gol, ne ha circa mille in più. Le loro stories del giorno dopo sono una sfilza di repost di selfie e foto ricordo con parenti e amici.

L’arrivo delle maratone: 0€

Tra sabato 10 e domenica 11, giorni delle maratone maschile e femminile, a cavallo delle quali si è corsa la prima maratona non competitiva della storia delle Olimpiadi, attraversare la Senna nella zona che va da Notre Dame alla Tour Eiffel era praticamente impossibile se non tramite la metropolitana. L’arrivo era previsto, attorno alle 10.30, davanti all’imponente Hôtel des Invalides, un enorme complesso barocco dal cupolone dorato che un tempo serviva da ricovero dei veterani resi invalidi dalle guerre, mentre oggi, oltre alla tomba di Napoleone, ospita il museo delle armi.

Qui sono stati allestiti gli spalti di una specie di stadio provvisorio, il cui accesso era, giustamente, tutt’altro che gratuito. Non era però l'unico luogo da cui vedere l’arrivo della maratona. All’imbocco dello stadio, centinaia di persone erano addossate alle transenne. Altri erano in piedi sul muretto dei giardini di accesso di Invalides.

Uno addirittura si era seduto su un davanzale della filiale Crédit Agricole che dava sul percorso ed era, probabilmente, quello che aveva la visuale migliore di tutti sul record olimpico di Tamirat Tola o sulla volata di Siphane Assan, senza spendere un euro.

Le fan zone del centro: 0€

Oltre alle location delle competizioni e alle decorazioni in città, un altro elemento che ha reso speciali questi giochi Olimpici sono le fan zone, popolate non solo da stranieri ma anche e soprattutto dai tanti francesi che in questi luoghi si univano nel sostegno ai loro atleti come mai prima d’ora. Il Parc des Nations, allestito alla Villette, che ospitava la “casa” di diverse delegazioni fra cui quella francese, era aperto al pubblico, così come altre zone con giochi, punti ristoro e maxischermi in giro per la città.

C’erano anche fan zone non ufficiali, come quella che ha costruito Nike davanti al Centre Pompidou, che ospitava una serie di eventi legati al mondo street, con campetti da basket e ospiti speciali. Una delle facciate era adibita a cartellonistica digitale: vi era costantemente proiettata una pubblicità di Nike, che sembrava pensata (e probabilmente lo era), per essere vista chiaramente da uno dei punti turistici più alti della città: la scalinata di Montmartre.

Nike ha poi chiuso le proprie Olimpiadi a modo suo: un iconico concerto di Central Cee davanti alla facciata principale del Centre Pompidou.

Una fan zone, però, le ha superate tutte: il Parc des Champions, nei giardini del Trocadero, davanti alla Tour Eiffel. Era una sorta di passerella dove i medagliati andavano a prendersi l’affetto dei loro tifosi il giorno dopo le proprie gare. Tutto attorno sono stati costruiti degli spalti per permettere a più persone possibili di assistere. Nei tempi morti c’era animazione musicale e, come nelle altre fan zone, si potevano vedere le gare dai maxischermi. Con una differenza però.

Una delle tribune era costruita esattamente di fronte alla Tour Eiffel. Poteva esserci anche la finale di calcio sui maxischermi ma era davvero impossibile staccare lo sguardo per un tempo prolungato dal panorama che ci si ritrovava, increduli, davanti.

(Foto: Andrea Barbuti)

La torre di ferro più famosa del mondo, nella sua versione a cinque cinque cerchi è ancora più ipnotica. Guardandola, si ha la sensazione che Gustave Eiffel l’avesse progettata apposta per accogliere, nella sua pancia, il simbolo delle Olimpiadi. Ora che è stato rimosso, per un periodo si avrà sempre l’impressione che le manchi qualcosa, tanto stavano bene insieme.

Esserci: non ha prezzo

In tutte le fan zone era possibile comprare da mangiare, da bere e dei souvenir ufficiali di Parigi 2024, ma l’unico metodo di pagamento accettato (oltre in alcuni casi ai contanti), era Visa, che era uno dei principali sponsor dell’evento.

Ci perdonerà il marketing di Visa se per descrivere questa edizione dei Giochi Olimpici utilizziamo il payoff del loro nemico numero uno, ma ci è inevitabile. Essere lì non ha davvero avuto prezzo.

Farsi avvolgere da quell’atmosfera contagiosa, vedere da due passi l’emozione negli occhi di una ragazza normale mentre si rende conto di aver realizzato il proprio sogno e aver reso orgogliosa una nazione intera, farsi ipnotizzare dall’oro di una medaglia a due spanne dal proprio naso, ascoltare i francesi a migliaia cantare la marsigliese con la Tour Eiffel e i cinque cerchi sullo sfondo. Nessuna cifra sarebbe abbastanza per giustificare tutto questo.

Ed è stato così anche per i francesi. Si stima che per l’organizzazione di questi giochi siano stati spesi €12 mld, ma anche in questo caso il solo indotto economico (comunque molto probabilmente superiore all’investimento) non basta a spiegare che cosa sono state queste due settimane per la Francia e per Parigi.  Bastano, forse, le parole di Yves Théard nel suo editoriale intitolato “La metamorfosi” nella prima pagina dell’edizione dell’ultimo giorno delle Olimpiadi del giornale Le Figaro.

Le Figaro Parigi 2024

“Il nostro paese è su una nuvola. Abitualmente così scorbutico, patologicamente querelatore, conosciuto per il suo cattivo umore, vive un momento di grazia nazionale. E viene ammirato dal mondo intero, impressionato dalla sua metamorfosi. I francesi, uniti dietro i loro campioni che brillano, si sorprendono loro stessi. Sono fieri. […] Al gusto dello spettacolo e della performance sportiva si aggiunge un desiderio di comunione, un ardore patriottico, una passione blu-bianco-rossa. Non sono dei sentimenti così frequenti. E condividerli non suscita, come di consueto, sospetto di trappola o devianza ideologica. […] Dopo mesi di preparazione burrascosa, fatta di polemiche e scoraggiamento, il paese era ponto all’appuntamento. La bellezza delle immagini di Parigi, della sua regione e degli altri luoghi, il fervore del pubblico, i primi exploit tricolori sono stati bastati a impacchettare il paese. Durante questi Giochi, la Francia, nazione fratturata, irrigidita, ammaccata, s’è rialzata. Ha ritrovato l’appetito di vincere”.

Ancor di più, basta il titolo con cui ha aperto quell’edizione Le Figaro: “Paris 2024, la France heureuse”. La Francia felice. Si sa, la felicità non ha prezzo. E fra un anno e mezzo toccherà a noi…

  • Un altro ragazzo col vizio dell’overthinking e la passione per i mediani intelligenti e i mezzi trequartisti inconcludenti.

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