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Lazio Venezia
, 18 Agosto 2024

La Lazio è pronta, il Venezia non ancora


Si torna a parlare di campo e la Lazio dimostra di esserci, soprattutto mentalmente.

L'amore ruggisce, anche quando ferito e deluso. Quel sussulto che ti fa tremare il cuore ti fa dimenticare un'estate travagliata, difficile, complessa, densa di contestazione, astio, stupore e rabbia. Ciascun tifoso della Lazio sapeva perfettamente che non la si può abbandonare, proprio ora in un momento di profondo mutamento (o meglio dire ridimensionamento) e allora all'Olimpico, in una domenica sera di metà agosto più di quarantamila persone sono lì ai propri posti. Il calcio è questo, a ben pensarci: sentimento purissimo che difficilmente un Lotito qualunque può scalfire.

In questo inizio sul prato dell'Olimpico c'è una squadra che da un po' di tempo fa parlare di sé non solo calcisticamente ma anche, soprattutto, a livello di immagine: il Venezia. Una comunicazione sempre attenta e al passo, una proprietà che - suo malgrado - coinvolge Drake e la sua label che veste i lagunari. La squadra, però, soffre di assenze pesanti e un mercato non proprio di grido con un nuovo allenatore, Di Francesco, reduce dall'esperienza non felice al Frosinone. Eppure si presenta molto bene aprendo le danze dopo soli tre minuti gelando lo stadio. Squadra compatta, veloce, aggressiva e di pensiero rapido che durante tutta la partita impensierisce, a folate, la porta di Provedel.

La tenuta mentale era il grande banco di prova in casa Lazio. Le partenze eccellenti e il rinnovamento nello spogliatoio con giocatori giovani e, non ancora, di nome sembravano essere tutti fattori che ben shakerati erano in grado di far deflagrare ancora di più l'ambiente. Invece la squadra di Baroni ha immediatamente ribaltato il risultato a sfavore giocando un calcio gradevole nonostante lo stato di forma non ancora al massimo. Aggressione sulla trequarti avversaria in fase di non possesso, scambi rapidi, linea difensiva alta, lettura delle diverse fasi della partita e ampiezza in fase offensiva. Il centrocampo fisico puntellato dalla tecnica di Rovella regge bene, così come la difesa. La fase offensiva, anche dopo la girandola di cambi, mostra brillantezza come dimostra il risultato che poteva essere più rotondo.

Hombre del partido: Taty Castellanos. La responsabilità che ha sulle spalle è discretamente pesante visto che deve raccogliere l'eredità calcistica di un uomo che ha segnato 207 gol con la maglia della Lazio, un certo Ciro Immobile. Nonostante ciò, l'argentino non si fa per nulla intimorire e anzi segna un gol, si procura un rigore, prende una traversa e abbatte un palo. Gioca con e per la squadra senza mai perdere di vista gli undici metri. Ottima prova.

I lagunari, che come si diceva prima soffrono di assenze pesanti, sfoderano una buona prestazione giocando a tratti con intensità cercando sempre la verticalità in fase di ripartenza. L'assenza del capitano - centravanti Pohjanpalo si fa sentire in termini di peso offensivo e presenza in area dove Haps sbaglia un paio di occasioni gol sul due a uno per la Lazio che forse avrebbero potuto cambiare il verso alla partita. Di Francesco deve ancora lavorare per passare i propri principi tattici tentando in tutti i modi di mantenere la categoria. Tempo ce n'è e anche il materiale tecnico - umano per poterlo fare.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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