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Parma Fiorentina
, 17 Agosto 2024

La Fiorentina è ancora un cantiere aperto


Al Tardini è il Parma a brillare, e non esce dal campo con i tre punti più per sfortuna che per meriti avversari.

Palladino apre la stagione della Fiorentina omaggiando le tradizioni "italianesche" di casa viola: subito sparigliato l'undici titolare, che alla vigilia prevedeva Biraghi nei tre dietro (per sostituire lo squalificato Ranieri) e Sottil sulla trequarti accanto a Colpani. Partono dall'inizio invece il giovane Comuzzo nei tre dietro, con Biraghi dirottato sulla più rassicurante corsia laterale e Kouamé sulla trequarti in coppia con Colpani. Scelte per certi aspetti conservative, ma scelte soprattutto che non pagheranno granché per i viola. Quantomeno su un piano atletico (terreno sul quale la Fiorentina ha sofferto per larghi tratti di gara), chi è subentrato dalla panchina, da Kayode a Sottil passando per un Parisi però ancora arrugginito a livello difensivo, ha mostrato una freschezza ben diversa da molti partiti dall'inizio, anche rispetto ai sostituti di parte emiliana.

La prima cosa che emerge da questa gara è quanto può esser importante la differenza tra una squadra consolidata nei principi e che si trova a memoria, e una rivoluzionata nell'organico e nell'impianto tattico. L'intensità e la consapevolezza che il Parma mette fin dal primo minuto sono ben lontani dal possibile timore reverenziale da neopromossa, e nasconde un gap tecnico che in certi elementi è forse minore di quanto ci si potrebbe aspettare tra i crociati e i gigliati. Come ad esempio nel caso di Dennis Man, bravo a piazzare il sinistro alle spalle di Terracciano a metà di un primo tempo dove il Parma, pur prendendosi dei rischi, martella incessantemente una Viola tenuta a galla più che altro dal suo portiere.

La Fiorentina, nonostante i tanti cambiamenti di organico, ha dato l'impressione di non esser ancora ben settata sui meccanismi tattici chiesti da Palladino. In particolare, almeno finché il Parma ha avuto benzina nel motore, i viola hanno pasticciato parecchio in fase di impostazione, dove l'idea palleggiare per attirare il pressing avversario si è esplicitata in tanti, troppi sanguinosi palloni persi in uscita con annesse imbucate subite a difesa aperta. Il 3+2 della prima costruzione ha sofferto l'aggressività avversaria, ma nemmeno sembra proponibile con un duo di centrocampo Mandragora-Amrabat quasi sempre non solo incapace di girarsi e scoprire il pallone, ma anche di reggere l'urto con l'avversario.

Tanto hype per Zion Suzuki tra i pali degli emiliani, primo portiere giapponese della storia della Serie A. Ma la sua è una partita a due facce: decisivo nei primi 60 minuti con almeno due interventi non banali (specie su uno spento Colpani), disastroso sul pari di Biraghi, dove regala con un'uscita fuori dall'area una punizione dal lato corto alla Fiorentina e poi rimane di sale sulla sassata del capitano viola spedita direttamente in porta. Forse severo dire che è costato i tre punti al Parma (il calcio di Biraghi è comunque a dir poco pregevole), ma tra lui e l'errore nel finale di Cyprien davanti a Terracciano la squadra di Pecchia lascia una partita che forse avrebbe meritato di vincere.

Se mai ci fossero stati dubbi sui problemi di profondità di organico della Fiorentina nel reparto arretrato, sono arrivati a ribadirlo i 10 minuti finali vissuti dai viola senza centrali di ruolo in campo, con una linea difensiva improvvisata Kayode-Amrabat-Biraghi. Tutto a causa dell'espulsione per doppia ammonizione di un ancora opaco Pongracic, utile in cabina di regia ma apparso appannato nelle scelte e nelle letture di gioco. Rosso pesante perché contro il Venezia domenica prossima la difesa sarà di nuovo da inventare, ma anche perché di nuovo inverte l'inerzia di una partita che i viola, dopo aver trovato il pari al 75', sembravano aver le risorse fisiche e mentali per poter ribaltare.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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