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, 17 Agosto 2024

Il Milan rimonta il Torino con i cambi


Un ottimo Torino sfiora il colpaccio all'esordio, Morata e Okafor salvano il Milan in extremis.

La “premiere” di Fonseca alla Scala del calcio è anche quella di Vanoli, che è addirittura esordiente nella nostra serie A: e per poco non era proprio quest’ultimo a viver una serata memorabile, perché il Torino sino a 2’ dal 90’ era clamorosamente avanti 2-0. Quel che è successo dopo è presto detto: dopo i rispettivi cambi, c’era una squadra che ha aumentato vertiginosamente la sua qualità (Morata, Hernandez, Okafor, Rejinders), l’altra non è riuscita a portar avanti il lavoro svolto dall’undici titolare (Karamoh, Dembelè). Il 2-2 finale, raggiunto al 94’, in realtà è un risultato corretto, perché premia la gara coraggiosa messa in campo dai granata ma anche la prestazione del Milan, che pur avendo evitato la sconfitta solo nel recupero, nell’arco del match intero aveva creato più occasioni ed ha avuto il grande merito di non demordere. Spesso le sorprese esistono alla prima giornata di campionato, e spesso è difficile per una big performare subito: il Torino è andato a 4’ dal certificare queste affermazioni, ma il Milan, sul più bello, ha dimostrato che vuole esserci dal principio.

Se il nuovo Torino esce con l’amaro in bocca da San Siro, è per i vecchi problemi con la zona Cesarini e con la panchina corta: al di là di questo però, i granata sino all’88’ hanno messo in campo una gara che, per personalità e quoziente tattico, è profondamente diversa dal recente passato e può dare buoni spunti, anche se 10/11 della line-up iniziale era la stessa della scorsa stagione. Un Torino che, in fase di possesso, ha cercato più qualità e pazienza nelle giocate, e proprio queste sono le due caratteristiche che hanno prodotto le azioni del gol: finchè Vanoli non è stato costretto alle sostituzioni, i suoi hanno mostrato una personalità importante che li ha portati ad un passo dalla vittoria. Tanto erano stati bravi i titolari (Saul Coco bella novità, ma Bellanova, Zapata e Ilic hanno confermato la loro importanza), quanto i cambi non si sono rivelati all’altezza, non solo per qualità ma anche per atteggiamento: da qui la rimonta rossonera, avvenuta nei minuti finali, perché da una maledizione che ti mangia l’anima da 3 anni non si guarisce in poche settimane. Certamente, Vanoli aspetta dal mercato ancora 2/3 arrivi, e proprio questa serata ne certifica la necessità: se si esce da questa gara, con un avversario come il Milan, con un punto e più di un rammarico, probabilmente si può dar fiducia alla strada intrapresa.

Se il Milan ha ripreso questa partita, una buona fetta del merito va al suo mercato: i rossoneri possono ancora contare su tutti i loro protagonisti, non avendone ceduto nessuno, ed hanno aggiunto delle pedine che possono rivelarsi decisive. Non è un caso che il pareggio arrivi proprio quando a suonare la carica siano i neo-entrati, che da freschi hanno abbattuto un Torino stanco e meno qualitativo: Morata è entrato con la voglia di chi vuole spaccar il mondo ed effettivamente ha cambiato il volto alla gara, Okafor l’ha ripresa con una prodezza, ma la luce l’ha accesa l’ingresso di Tijani Reijnders, che ha dato delle geometrie più lineari ed offensive alla manovra. Se si considera che anche Theo è partito dalla panchina, si può francamente pensare che, quando tutti saranno al meglio, questo Milan abbia tantissime frecce al suo arco. Meno bene ciò che si è visto in quanto a solidità della fase difensiva, ma va pur detto che il tempo a disposizione del nuovo tecnico Fonseca era pochissimo: la qualità davanti invece di certo non manca ai rossoneri, che hanno attaccato molto anche prima di segnare, seppur in modo decisamente più arruffone. Da questa partita complicata il Milan esce comunque con almeno due note positive: il modo in cui l’ha ripresa e la certezza di avere un roster lungo e competitivo.

Da Fonseca e Vanoli ci si aspettava qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto ai loro predecessori. Il portoghese è stato scelto sì per un calcio propositivo, ma anche per portare un equilibrio maggiore tra i reparti, che nell’ultima stagione con Pioli era venuto meno troppo spesso inducendo il Milan a concedere troppo: a giudicare da stasera, c’è ancora parecchio da fare, quantomeno in difesa dove i gol avversari sono arrivati con troppa facilità. Il Torino veniva invece da un triennio di Juric, con un calcio d'assalto costruito più sui muscoli che sui fraseggi: il tecnico ex Venezia è arrivato per invertire questa tendenza, con la richiesta precisa di abbinare alla fisicità (che essendo un figliolo di Conte, c'è eccome pur se applicata diversamente) una tipologia di possesso ben differente. Per quel che si è visto stasera, e per quanto una rondine non faccia mai primavera, la sua mano già si vede: il Torino è stato più camaleontico, capace di abbassarsi quando necessario ma anche di offrire una proposta di calcio coraggiosa e qualitativa con un 3-5-2 in cui l'apporto degli esterni è stato cruciale e può crescere quello delle mezzali. Entrambi i tecnici possono contare su gruppi che si conoscono bene e su una base certificata: da un lato, questo è sicuramente un elemento facilitatore del lavoro, ma dall’altro significa anche che devono lavorare su strutture già dotate di una loro prescindente solidità, e proprio su queste abilità si gioca il successo del loro intervento.

Quello che hanno fatto i due tecnici è dichiarare in conferenza stampa che le rispettive squadre sono incomplete, come peraltro la quasi totalità dei loro colleghi: senza dubbio è molto difficile dare torto agli allenatori, ma questo impone una riflessione quasi banale sulla Serie A. Se al 17 di Agosto si inizia il campionato ed al 17 di Agosto nessuna squadra è completa, esiste un problema: ed in larga misura, questo problema deriva dal fatto che il mercato è aperto sino al 1 di settembre. E’ anche vero, d’altro canto, che nessuno vieterebbe alle squadre di fare mercato con tempistiche diverse, sapendo che questa è la data di inizio della Serie A, per iniziare la stagione con la squadra che la disputerà. E allora, delle due, l’una: o si inizia il campionato più tardi, o le squadre debbono muoversi prima. Perché se tanto si parla di “regolarità” del campionato, non ha senso avere giocatori che sanno di esser partenti o rose con buchi evidenti che è più facile affrontar ad agosto che a novembre. E se tanto si parla di fascino del campionato, con quale spirito un tifoso può vedere questo calcio d’agosto, in cui i protagonisti sono i dilemmi tattici di squadre incomplete ed i mille interrogativi di mercato, peraltro spendendo sempre di più per poterlo fare?

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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