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, 16 Agosto 2024

Com'è andata la pallamano a Parigi


Dall'oro della Danimarca fino alla delusione della Francia: il torneo olimpico di pallamano in breve.

È stata l’Olimpiade di Mathias Gidsel. Il terzino danese classe 1999 si è messo al collo l’oro portando a casa anche i titoli di MVP e top scorer del torneo maschile con 62 gol (record alle Olimpiadi) in 8 partite. Non solo, la sua inclusione nell’All-Star Team è la sesta di fila per lui tra le varie competizioni internazionali: solo un certo Ivano Balić, uno dei più grandi giocatori di sempre, è riuscito nella sua stessa impresa tra il 2004 ed il 2008.

Gidsel è sotto l’occhio dei riflettori da un tempo relativamente breve, visto che ha fatto il suo esordio con la Danimarca ai Mondiali 2021, ma ha già dovuto affrontare momenti difficili, con un periodo di depressione da cui è uscito grazie all’aiuto psicologico di un professionista ma anche ai consigli dei compagni di Nazionale. Con il ritiro di Mikkel Hansen e Nikola Karabatic, Gidsel è pronto per essere non solo il leader della sua selezione (lo è già) ma anche il nuovo volto della pallamano.

È stata l’Olimpiade degli addii. Ne avevamo parlato nella guida, e Parigi 2024 è stata l’occasione per ammirare le ultime partite di alcuni campionissimi dell’handball mondiale. Nel torneo maschile, la Danimarca ha potuto salutare con una medaglia d’oro il terzino Mikkel Hansen, che di fatto ha giocato da specialista dei tiri di rigore (nella pallamano i cambi sono volanti ed illimitati) segnando dai 7 metri 26 delle sue 29 reti e tirando dal campo solo 5 volte, ed il portiere Niklas Landin, nominato miglior portiere della competizione; il dubbio che sia un premio alla carriera c’è, perché il compagno di reparto Emil Nielsen - segnatevi il nome - ha avuto numeri migliori sia per i tiri parati (53 contro 41) che per la percentuale (32.9 contro 26.7), ma si tratta ancora di uno degli estremi difensori più decisivi del mondo ed in finale ha mostrato sprazzi di classe sopraffina. Anche la Norvegia, nel torneo femminile, ha dipinto d’oro due addii importanti: il portiere Katrine Lunde, a 44 anni compiuti, ha vinto la palma di MVP (curiosamente, non quella di miglior portiere) grazie ad un 41% abbondante di parate (72 su 172 tiri), mentre il centrale Stine Bredal Oftedal si è tolta la soddisfazione di conquistare la prima nomina nell’All-Star Team della competizione.

Ha avuto molto meno da festeggiare il “GOAT” Nikola Karabatic. Il francese ha chiuso tra le lacrime (sue, ma soprattutto nostre) una carriera irreale, che i numeri possono descrivere solo in parte: ha giocato 23 stagioni da professionista vincendo 22 campionati nazionali, tre Champions League, tre Olimpiadi, quattro Mondiali e quattro Europei; soprattutto, però, è stato il volto globale della pallamano, tre volte giocatore dell’anno (come lui solo Hansen), il giocatore più pagato al mondo ed il più costoso di sempre quando il PSG lo ha acquistato dal Barcellona per 2 milioni di euro nel 2015. Tutti si aspettavano un finale diverso, ma…

La Francia ha deluso tutti. La selezione padrona di casa, grande favorita sia al maschile che al femminile, non è riuscita a salire sul gradino più alto del podio. Nel torneo femminile le ragazze di Oliver Krumholz, campionesse mondiali ed olimpiche in carica, hanno fatto un percorso immacolato prima di inchinarsi alla Norvegia in quella che era la finale prevista un po’ da tutti. Le transalpine hanno comunque portato tre giocatrici tra le sette dell’All-Star team e restano tra le formazioni migliori del panorama globale, ma davanti al proprio pubblico l’occasione di bissare l’oro di Tokyo era davvero troppo ghiotta. Chi resta a leccarsi le ferite è la squadra maschile. Nell’ultimo torneo di Nikola Karabatic, i bleus hanno fatto tanti, troppi passi falsi: dopo due sconfitte, un pareggio e due vittorie nel girone, la Francia ha chiuso al quarto posto il Gruppo B trovando la Germania nei quarti di finale; gli uomini di Guillaume Gille erano sopra di 2 gol a 13 secondi dalla fine, con il pass per le semifinali praticamente in mano, poi il disastro; la Germania trova il gol del -1 e sulla ripresa da centrocampo Dika Mem la passa ad un avversario: pareggio e supplementari. Lì, i bleus non hanno avuto semplicemente la forza di reagire alla delusione, e si sono dovuti inchinare 35-34 nonostante la chance per il pareggio, che avrebbe portato ai tiri di rigore, ed il thriller-VAR finale. Un finale shock che ha rappresentato però l’epilogo quasi naturale dopo le difficoltà che nessuno si sarebbe aspettato nei gironi: con i Mondiali in programma a gennaio come reagiranno Prandi e compagni?

La finale maschile è stata un grande spot per il volley. Scherzi a parte, mentre le ragazze di Julio Velasco trovavano l’oro più bello e pubblicizzato dell’Olimpiade italiana, a Lilla si consumava la più impari delle sfide. La Danimarca ha spinto sul gas dall’inizio alla fine, la Germania è arrivata stanca ed ha potuto lottare per meno di dieci minuti: avanti 6-5 a 7’53”, la Danimarca ha infilato un parziale di 7-0 che ha chiuso la pratica e ci ha regalato 45 minuti di accademia. I tedeschi, che non arrivavano in finale alle Olimpiadi da Atene 2004, hanno provato più volte a rendere lo svantaggio quantomeno dignitoso, ma senza successo: 12-21 il punteggio all’intervallo (il parziale più ampio di sempre alle Olimpiadi), e 26-39 dopo 60’; un risultato senza appello, che ha mostrato a tutto il mondo la superiorità di Mathias Gidsel (11 gol in finale, tanto per gradire) e compagni. Anche le statistiche raccontano di una finale pulitissima (solo due sospensioni!) ma finita ancor prima di iniziare: la Danimarca ha capitalizzato praticamente ognuno dei tanti errori tedeschi, convertendo 5 contropiedi su altrettanti tentativi e segnando 9 reti da 10 ripartenze veloci, mentre la Germania non è riuscita a superare la difesa scandinava, faticando non poco a trovare occasioni di tiro pulite.

La Germania, comunque, ha un gran futuro. I tedeschi potranno contare ancora per qualche anno sul portierone Andreas Wolff (quasi il 31% di parate nel torneo, con un irreale 49% nella semifinale vinta 25-24 sulla Spagna) ma alle sue spalle scalpita David Spath, ed in campo la linea verde è guidata da Juri Knorr (classe 2000), Renars Uscins (2002, 14 gol nei quarti con la Francia) e Marko Grgic (2003). Il movimento dell’handball tedesca è sempre estremamente prolifico sia a livello di club che di giocatori da Nazionale, come dimostra il gradino più alto del podio conquistato ai Mondiali under 21 del 2023. D’altronde, la pallamano l’hanno inventata loro: chissà che già ai prossimi Mondiali 2025, Danimarca permettendo, non possano dire “es kommt nach hause”.

La pallamano piace a tutti, tranne che al CIO. Ormai è una tradizione: al termine di ogni Olimpiade, ci si chiede quale sarà l’ultima a vedere in campo i campioni del 40x20. La ragione è comprensibile: dovendo fare spazio a skateboard e breaking, è naturale sacrificare uno sport olimpico da 50 anni che fa sold out praticamente ogni partita. Polemiche a parte, nonostante un ottimo gradimento da parte del pubblico, la pallamano è notoriamente tra gli ultimi sport delle “fasce di valutazione” in base alle quali il Comitato Olimpico Internazionale sceglie quali sport restano olimpici e quali, invece, spariscono dalla rassegna dei cinque cerchi.

Intanto, a LA 2028 la pallamano ci sarà, e sarà interessante vedere la reazione del pubblico a stelle e strisce: già incuriosito ma non proprio appassionato a Tokyo e Parigi, gli USA hanno tutti i presupposti per diventare, se dovessero appassionarsi, una superpotenza della pallamano. Certo, la Nazionale non è un granché ed il campionato di fatto non esiste, ma esplodere nel ricco ed annoiato mercato americano sarebbe la manna dal cielo per la IHF e per lo sport in generale.


  • Mi emoziono con la tripla di Rubén Douglas e Four Days in October. “Who died and made you Mark Bellhorn?”

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