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Fiorentina mercato
, 16 Agosto 2024

Cosa deve fare la Fiorentina sul mercato?


La Viola prova ad aprire un nuovo ciclo, con Palladino e con nuovi giocatori. Ma quali ancora mancano?

Se non è rivoluzione, poco ci manca. In casa Fiorentina è tempo di riforme radicali, a partire dalla nuova guida tecnica. L'arrivo in panchina di Raffaele Palladino significa, pur confermando le ambizioni in termini di possesso palla e controllo del gioco, un cambio dell'impianto di gioco e anche un refresh di elementi-chiave: via Milenkovic dopo 7 anni a Firenze; via Bonaventura, forse più di tutti il giocatore centrale nel sistema di Italiano; via Duncan, Castrovilli, Arthur, e altri con le valigie in mano.

I gigliati stanno operando una profonda ristrutturazione della rosa per provare ad adeguarla alla nuova architettura tattica, a partire dalla necessità di passare a una prima linea di impostazione a tre, dopo un triennio di rigida disposizione a quattro.

In questo, la Viola si è da subito mossa su più fronti, a partire dall'ennesimo cambio nella casella del centravanti. La scelta è caduta su Moise Kean, dalla Juventus per una cifra che dai €13 mln iniziali può salire a €18 mln coi bonus. Scelta a dir poco azzardata, visto lo 0 che tristemente si staglia sulla casella dei gol fatti nell'ultima stagione dall'ex bianconero.

Scelta fin troppo facilmente sembra destinata a infilarsi nel filone Jovic-Belotti, ossia grandi promesse non mantenute e oramai decadute. Eppure le potenzialità tecniche di Kean sono ancora tutte lì, intatte e in gran parte inespresse con frequenze accettabili. Palladino e la Fiorentina potrebbero dare all'attaccante vercellese due variabili quasi sempre mancate nella sua carriera, ovvero garanzie di fiducia e continuità di utilizzo: forse, le chiavi giuste per sbloccare - e responsabilizzare - un giocatore mai del tutto esploso.

Sulla linea di trequarti la Fiorentina ha dato modo a Palladino di proseguire la proficua collaborazione tecnica e umana con Andrea Colpani, giocatore esploso a Monza proprio sotto l'allenatore campano. Sarà da capire se ci sarà margine per creare un'intesa di coppia in quella zona di campo con Nico Gonzalez, sempre che i destini del calciomercato non decidano diversamente.

A livello tattico, significherebbe riportare l'argentino a operare sul centrosinistra (dopo due anni e mezzo a Firenze passati sul lato opposto di campo), ma anche allestire un duo di trequarti molto prolifico per gol e assist e sufficientemente variegato per caratteristiche: Nico vertice alternativo per soluzioni in uscita dirette e l'ex brianzolo più naturalmente disposto ad arretrare il raggio d'azione per supportare la fase di sviluppo?

In difesa, Marin Pongracic è il pezzo pregiato dei rinforzi, "scippato" al Rennes - che lo aspettava per le visite mediche di ritorno dalle vacanze post-Europeo - grazie a un investimento da €15 mln più bonus, il più caro della Fiorentina tra i giocatori "difensivi". Fronte Lecce, questa è l'ennesima masterclass economica e tecnica di Pantaleo Corvino (appena €2 mln in uscita da un'esperienza ai limiti del tragico a Dortmund, accollandosi anche il rischio di un ingaggio pesante).

Fronte Fiorentina, si tratta di inserire un giocatore reduce da una stagione ben più brillante di quella del ceduto Milenkovic, dal profilo tecnico più completo e soprattutto più indicato del serbo nel fare da "perno" centrale della difesa a tre, tipologia di giocatore di cui i viola erano completamente sprovvisti.

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Il croato, nell'ultimo anno in Salento, si è rivelato un difensore fuori categoria per la bassa Serie A: potente, reattivo negli intercetti grazie a notevoli mezzi atletici, difficile da superare tanto sui duelli aerei quanto palla a terra, Pongracic è anche particolarmente abile nella trasmissione verticale e lunga (più scolastica e di tendenza su linee orizzontali quella corta), offrendo una soluzione alternativa importante nelle opzione in costruzione bassa. Non a caso, Palladino in tutto il precampionato ha lavorato affidandogli le chiavi della regia di gioco viola.

In attesa di capire cosa fare con l'argentino ormai ex Boca Nicolas Valentini (già definito il suo arrivo a gennaio, resta ancora in gioco l'opzione di uno sbarco immediato a Firenze), la linea titolare è definita: Martinez Quarta-Pongracic-Ranieri, con le opzioni alternative, più volte sperimentate nelle amichevoli precampionato, di un riutilizzo di di Biraghi a sinistra e Kayode a destra come braccetti di difesa, lasciando il ruolo di laterali a tutto campo a Parisi e Dodô.

L'ipotesi non è da scartare, specie per la possibilità di ampliare col capitano viola l'arco di opzioni in costruzione e di guida dentro al campo - anche se Biraghi in passato ha mostrato difficoltà nel mantenere la lucidità in uscita se pressato forte in zone molto arretrate.

Senza contare che sul piano delle caratteristiche più prettamente difensive, entrambi i giocatori rischiano di non esser adeguati per un loro riciclo in quella posizione: Kayode avrebbe da buttare sul piatto quantomeno una buona esuberanza atletica, oltre ad aver mostrato una rassicurante capacità di apprendimento e applicazione con Italiano; Biraghi anche per limiti di età non avrebbe a disposizione nemmeno queste carte.

Intanto, un vistoso cambio è avvenuto tra i pali. L'ex Manchester United David De Gea, dopo un anno da svincolato, sarà il nuovo portiere della Fiorentina. All'apparenza netta la bocciatura di Terracciano (pur fresco di rinnovo) e soprattutto di Christensen da parte di Palladino: lo spagnolo è il rimedio in extremis. De Gea arriva per prendersi il posto da titolare, lasciando in rampa di lancio il giovanissimo Martinelli - giocatore verso il quale la Fiorentina ripone grandi speranzie - e assicurandosi (sulla carta) un upgrade importantissimo nel ruolo.

Da valutare tuttavia il suo stato psicofisico, dopo un'intera stagione passata senza squadra e soprattutto senza la tensione della gara, e anche la confidenza dello spagnolo nel prendersi responsabilità con i piedi per garantire pulizia nella prima costruzione del gioco: una situazione di gioco nella quale non ha mai brillato.

In extremis rispetto all'inizio del campionato è anche arrivato dallo Stade de Reims Amir Richardson, mancino classe 2002, dalle grandi doti atletiche e di spiccate abilità in interdizione e conduzione. Ma il figlio d'arte (suo padre è l'ex cestista Sugar Ray) è stato fino a pochi giorni fa impegnato il torneo olimpico di calcio (dove ha vinto il bronzo con il Marocco), ed è da capire quando sarà effettivamente a completa disposizione di Palladino, che nel frattempo se lo porterà a Parma per la prima di campionato. Ma allora, in questo turbine di giocatori, cosa manca ancora alla Fiorentina?

Difensore centrale

Il problema principale dei viola nella retroguardia resta numerico. Definito il trio titolare, a scarseggiare sono le alternative. Nelle amichevoli Palladino, oltre ad aver tentato sperimentazioni sull'utilizzo di Biraghi a sinistra e Kayode a destra come braccetti, ha dato spazio agli ex Primavera rientranti (come Krastev, Baroncelli, Lucchesi), ma ad oggi oltre alle prime linee sembra poter realmente contare solo sul giovane Comuzzo. E a Parma, causa squalifica di Ranieri, per la prima stagionale subito si dovrà optare con l'adattare proprio Biraghi.

Nicolas Valentini (subito)

L'argentino del Boca Juniors è già, in pectore, un giocatore della Fiorentina. A gennaio, alla scadenza del suo contratto con gli Xeneizes, arriverà a Firenze: il suo contratto è già stato firmato e depositato. Tuttavia, i viola hanno provato a prenderlo subito per metterlo già ora a disposizione di Palladino, salvo desistere giudicando la richiesta economica degli argentini troppo alta.

Ma ci sono almeno due aspetti da considerare, che dovrebbero far pensare di stringere i tempi. Il primo è che Valentini è un elemento interessante, di prospettiva, ma bisognoso di esser sgrezzato e con un minutaggio andato sempre più scemando al Boca a causa della situazione contrattuale. Difensore imponente e dominante sui duelli fisici, ruvido talvolta oltre la soglia di tolleranza, è ancora difettoso nelle letture dei tagli e delle palle profonde e avrebbe bisogno di lavorare su questo aspetto.

Ad oggi, pur con la prospettiva di poter diventare anche il perno centrale di una difesa a tre (viste le sue buone qualità in trasmissione), il ruolo indicato sarebbe quello di terzo di sinistra. E qui subentra l'altro aspetto, fondamentale in realtà da tener presente: al 16 agosto 2024, la Fiorentina ha solo quattro difensori a disposizione. Serve un ulteriore innesto per affrontare anche la prima parte di stagione, e chi se non il già promesso argentino?

Ahmetcan Kaplan

Il turco classe 2003 di proprietà dell'Ajax è un profilo "di fantasia", che ad oggi è difficile pensare in uscita dai lancieri né tantomeno da accostare realisticamente alla Fiorentina. Tuttavia, la valutazione di €10 mln di Transfermarkt lo renderebbe in potenza un giocatore accessibile - e appetibile - per i viola. Centrale difensivo di piede sinistro, Kaplan è stato lanciato titolare in prima squadra lo scorso febbraio, smaltito l'infortunio al crociato che lo ha tenuto fermo quasi un anno.

Un difensore molto strutturato fisicamente, più portato a usare il corpo sui duelli che a leggere gli intercetti, molto a suo agio palla al piede, con spiccate qualità da regista arretrato tanto in trasmissione corta quanto lunga. Sempre utilizzato in una linea a 4 come da tradizione olandese, nell'impianto tattico della nuova Fiorentina all'oggi potrebbe essere un'ottima soluzione sempre come braccetto sinistro, capace di uscire senza troppi problemi dal pressing, entrare in guida dentro al campo e trovare preziose linee di passaggio in avanti.

Più difficile pensare a un suo utilizzo anche da vertice difensivo, visti certi limiti a livello di concentrazione e di disciplina in campo (tre ammonizioni e un'espulsione nelle ultime 11 presenze).

Centrocampista centrale

Il reparto è rivoluzionato: della pattuglia dello scorso anno è rimasto il solo Mandragora. Le amichevoli sono state una giostra di tentativi per capire su chi poter contare in quella zona di campo, dei quali è difficile valutare la fattibilità in stagione: Bianco, Amatucci (già girato in prestito alla Salernitana), il rispolvero dell'oggetto misterioso Gino Infantino (10 presenze per 277' nella scorsa stagione), persino l'arretramento di Barak nella coppia e il reintegro - in attesa di ulteriori sviluppi - di un Amrabat possibile figliol prodigo, candidato alla maglia da titolare per la trasferta di Parma. Oggi, l'innesto del solo Richardson non può bastare.

Tanner Tessmann

Il centrocampista del Venezia è diventato un po' il tormentone del calciomercato estivo. Dopo l'ottima stagione personale (7 gol e 3 assist) segnata anche dal ritorno in A dei lagunari, allo statunitense si sono interessante varie squadre. E tutte si sono scontrare con lo spinoso problema delle commissioni da versare ai suoi procuratori, oltre a quello del suo impiego alle Olimpiadi, dove è stato capitano della selezione USA.

Ad oggi, la pista che porta all'americano è a dir poco raffreddata, ma per caratteristiche sarebbe uno dei migliori profilo da combinare con Richardson: dotato di buona visione di gioco, con qualità di palleggio e quindi risorsa importante in termini di creazione e distribuzione, Tessmann è anche un giocatore dalle grandi doti atletiche e capace di strappare fin dentro l'area, dove ha nei piedi le giocate di rifinitura, 1vs1 e finalizzazione che oggi mancano all'ex Stade de Reims.

Al contempo, il marocchino per amalgamare la coppia metterebbe come ingredienti la sua fisicità nei duelli, le doti di interdizione e la capacità di uscire dalle retrovie palla al piede di forza. Tutto bello sulla carta, ma tra la Fiorentina e l'entourage del giocatore sembra esser sceso il gelo.

Johnny Cardoso

Il centrocampista del Betis classe 2001 dal doppio passaporto brasiliano-statunitense è un profilo molto particolare, e forse unico, di mediano. Negli ultimi sei mesi a Siviglia (il Betis lo ha acquistato lo scorso gennaio dall'Internacional) ha mostrato una sintesi di capacità tecniche, mentali e fisiche di altissimo livello, che lo rendono un prospetto potenzialmente dominante nel calcio europeo. Non a caso, è finito sul taccuino di molte grandi europee, tra cui il Milan.

In fase di non possesso, si parla di uno dei migliori centrocampisti in circolazione, il migliore della Liga per duelli vinti, nonché il migliore nei top 5 campionati europei tra gli Under 25. Questo grazie non solo alle sue eccellenti qualità fisiche, ma anche alla rara capacità tattica rara di legger in anticipo le situazioni di gioco, cosa che lo fa sempre trovare al posto giusto per contendere con successo il possesso grazie alla esuberanza atletica.

A differenza di un giocatore come Amrabat, che sfoga la sua forza in maniera anarcoide e senza alcun raziocinio posizionale, con una serie di furiose aggressioni sulla palla scoperta e disperate transizioni negative, Cardoso sa dove e quando andare a ringhiare, completando il tutto con le qualità tecniche per consolidare il possesso senza rischi e provare a far ripartire l'azione in avanti.

La tendenza alla pulizia del pallone e al consolidamento esalta da un lato le qualità di Cardoso nel resistere alla pressione avversaria, dall'altro alle volte lo porta a sottoutilizzare la sua capacità di giocare palle verticali capaci di tagliare il campo. In questo il giocatore, completamente ambidestro e difficile da leggere in anticipo, non sembra avere ancora la piena comprensione delle proprie potenzialità, tendendo ad assecondare più le sue doti naturali di interdizioni nonostante le ottime skill tecniche.

Nel 4-2-3-1 del Betis, Cardoso ha principalmente fatto coppia con Guido Rodriguez formando un doppio pivot, vedendosi affidati da Pellegrini compiti maggiori del compagno nel far progredire il gioco tra le linee, lasciando più all'argentino il ruolo di "distruttore", niente affatto portato alla costruzione. Chissà se un impianto a tre dietro, con più possibilità di coprirsi a vicenda in caso di perdita di possesso, non favorirebbe sul piano mentale Johnny a rischiare qualche giocata verticale in più...

Sandi Lovrić

Il centrocampista sloveno dell'Udinese è un nome da un po' di tempo sui taccuini viola per provare a completare la coppia di mediana. Molto versatile, con una buona capacità di saltare l'uomo e brillante nelle transizioni positive, è un ottimo rifinitore di gioco ed è dotato di una buona lettura dello spazio, cosa che lo rende utile anche in fase di non possesso soprattutto in termini di intercetti. Tutto bene quindi?

In realtà Lovric ha almeno due punti a sfavore. Il primo, quello della continuità di rendimento. Per quanto in questo la stagione negativa dell'Udinese lo abbia penalizzato - stagione nella quale comunque ha fatto vedere di esser fra i profili più interessanti dei bianconeri dal punto di vista tecnico - lo sloveno, con solo un gol (proprio alla Fiorentina) e tre assist nella scorsa Serie A, non si presenta come il più invitante dei profili nella veste di centrocampista offensivo.

Il secondo è che, per convesso, le qualità migliori di Lovric si vedono quasi solo dalla metà campo in su, soprattutto palla al piede. Complice una certa pigrizia in non possesso, è un giocatore che tende ad attivarsi solo quando la palla rotola in avanti. In questo, e seppur di piede opposto, "rischia" di essere più un doppione di Colpani per caratteristiche e zone di azione, piuttosto che l'uomo giusto in mezzo al campo.

Weston McKennie

L'americano (l'ultimo di questa lista) sembrava destinato a restare fuori dai piani di Motta ed è in uscita dalla Juventus, con la quale la Fiorentina ha forse, chissà, per ipotesi, una trattativa aperta (o da riaprire) in uscita relativa a Nico Gonzalez. E allora, perché non pensare proprio al centrocampista bianconero per completare il reparto?

Nel marasma tattico dell'ultima Juventus, il centrocampista statunitense si è rivelato un elemento importante sia sul piano tecnico che su quello tattico. McKennie è un giocatore poliedrico (pur senza esser davvero eccellente in niente), e Allegri ha spremuto questa sua capacità facendolo giocare in posizioni e ruoli molto diversi, ottenendo quasi sempre il solito buon rendimento.

Versatile e in grado di adattarsi a compiti e contesti diversi, con la gamba necessaria per coprire il campo lungo allegriano, ha giocato sia da mezzala che da quinto/esterno di centrocampo, con incarichi tanto di interdizione (che resta la sua dote migliore, purché non affrontato in 1vs1) che di invasione. Nell'ultimo anno, anche a dispetto della sua immagine di giocatore "da corsa", ha mostrato qualità persino inaspettate da rifinitore, realizzando 7 assist in campionato e 3 in Coppa Italia (in luogo della casella dei gol rimasta ferma a 0), e ricordando di avere qualità non secondarie nel calciare il pallone.

In un centrocampo pensato sulle leve lunghe e senza particolari compiti di regia, McKennie potrebbe esser un giocatore capace di sfruttare gli spazi ampi in verticale ricercati da Palladino, sia con le conduzioni che con i movimenti tra le linee. A livello tattico, un possibile fattore a sfavore è la sua poca attenzione posizionale, soprattutto senza palla. Una carenza che nell'organico viola solo Mandragora ha le caratteristiche per compensare, mentre Andando sul vile denaro, il suo stipendio resta a oggi ampiamente fuori portata per le tasche della Fiorentina.

Edoardo Bove

Il centrocampista della Roma, nome uscito a più riprese in ottica Fiorentina e all'oggi non una prima scelta per De Rossi, è un profilo abbastanza diverso dai sopracitati. Giocatore di grande intensità, molto aggressivo in pressione e sulle seconde palle, Bove è una mezzala brava soprattutto a leggere lo spazio e a muoversi di conseguenza, in entrambe le fasi di gioco.

Con l'idea della ricerca continua del terzo uomo nelle delicate uscite da dietro richieste da Palladino, il centrocampista giallorosso potrebbe, con la sua mobilità senza palla e il suo naturale capacità di scansionare il campo, esser un elemento utile non solo per le sue qualità di interdizione, ma anche per offrire soluzioni di passaggio continue in costruzione e in ripartenza.

I contro? Al di là del costo del cartellino (la Roma lo valuta tra i 15 e i 18 milioni), per quanto visto finora nella capitale il classe 2002 palla al piede è un giocatore poco pulito, non sempre in grado di mettere a frutto le sue abilità di lettura del gioco. Gli score in termini di gol e assist sono stati modesti, è carente nella conduzione della palla in campo aperto, e le sue buone (ma non eccezionali) percentuali di precisione sui passaggi calano troppo bruscamente dal momento in cui si prendono in considerazione i passaggi progressivi, ovvero le giocate in avanti.

Se da un lato è vero che Palladino sembra sempre più orientato ad affidare compiti di regia solo ai difensori, dall'altro un profilo con tali attitudini di aggressore rischia di esser troppo simile ad altri già presenti nella rosa viola. In tal senso, Bove potrebbe non essere necessario alla Fiorentina.

Trequartista

Il tetris del calciomercato e i tanti potenziali esuberi rendono complicato provare a definire quale sarà e come si muoverà la coppia di trequarti dei viola. Dando per scontata la titolarità di Colpani, tra chi è quasi certo di arrivare (Gudmundsson), chi vorrebbe partire (Nico Gonzalez), e tra i tanti in dubbio dell'anno scorso alla ricerca di conferme o di una sistemazione (Sottil, Brekalo, Ikoné, Barak), proviamo a capire cosa potrebbero dare ai gigliati alcuni papabili più o meno credibili al ruolo di trequartista della Fiorentina.

Cameron Puertas

Il 25enne centrocampista spagnolo ma cresciuto in Svizzera è una delle tante pescate di scounting dell'Union Saint-Gilloise. Il suo score dell'ultima stagione, dove Blessin lo ha avanzato da mezzala creativa a trequarti proprio in un 3-4-2-1/3-4-1-2, parla da solo: 14 gol e 23 assist in 56 presenze sparse tra campionato belga, coppa nazionale, Europa League e Conference League.

Destro naturale, chiamato a galleggiare tra le linee nella zona di centrosinistra, è un giocatore capace di uscire da ogni situazione di pressione in maniera pulita e servire oltre la linea i compagni sugli inserimenti, anche su tracce di passaggio all'apparenza complicate. Un elemento che diventa, in termini di creazione di superiorità numerica, una risorsa preziosissima.

Nella Fiorentina potrebbe agevolmente occupare la casella di trequarti di centrosinistra, in coppia con Colpani/Nico e con caratteristiche ben diversificate, fungendo da innesco tanto per loro quanto per le sovrapposizioni dei laterali di centrocampo.

https://www.youtube.com/watch?v=6gpqRHD39xA

E attenzione, nonostante lo spostamento del suo raggio d'azione in avanti nell'ultimo anno, Puertas per certi versi - all'opposto di Lovric - resta un'opzione più che valida anche nella coppia centrale di mediana. Pur rimanendo un giocatore oramai sempre più incisivo soprattutto nella zona di rifinitura, è un giocatore molto aggressivo in fase di pressione, con ottime capacità nei contrasti nei duelli e un buon senso della posizione senza palla.

In mezzo sarebbe una soluzione comunque valida di regista offensivo, e una chiave per garantire, al contempo, ritmo in riaggressione e ulteriore pulizia nella circolazione della palla. Perfetto in coppia con un centrocampista più strutturato fisicamente.

Sondre Ørjasæter

Il colpo hipster che non accadrà mai. Ørjasæter è un esterno norvegese classe 2003, con un profilo da "testa calda" e che oggi calca i freddi bassifondi della massima serie norvegese con la maglia del Sarpsborg 08, dove curiosamente gioca un'altra vecchia conoscenza viola di epoca Corvino, ovvero Zekhnini. Ma la non ancora 21enne ala è anche diventata subito, appena sbarcato in Eliteserien, il miglior u23 del campionato, con a referto 4 gol e 3 assist in 17 gare giocate.

Miglior crossatore del torneo (tema particolarmente sensibile e sfruttato all'interno del tifo fiorentino), Ørjasæter è soprattutto un rifinitore grazie all'ottima capacità di scelta nella giocata e alla buona visione del gioco intorno a sé, accompagnando il tutto con skill in dribbling e nell'1vs1 ingiocabili per il campionato norvegese.

Dove posizionarlo nel 3-4-2-1 di Palladino? Considerando il suo essere un destro naturale schierato a sinistra, potrebbe trovare spazio come trequartista di centrosinistra in coppia con Colpani, magari più deputato a lavorare sull'ampiezza e in intesa con il laterale di parte viste le sue doti associative.

Alcuni istanti della sua passata stagione in seconda serie: oggi, in prima, sta facendo cose ancor più interessanti.

Albert Gudmundsson

L'islandese è obiettivo di lungo corso per i viola, almeno dal tentativo mai portato a termine dello scorso gennaio per rimediare alle (gravi) carenze sugli esterni offensivi. Oggi Gudmundsson, per il quale siamo alle visite mediche per la Fiorentina e oramai manca solo l'ufficialità, è un tassello del domino dei fantasisti in Serie A: se - o più probabilmente, quando - il Genoa troverà un sostituto, il fantasista del Grifone partirà destinazione Firenze, con probabilmente l'uscita da casa gigliata di Nico Gonzalez, anche al netto delle smentite del patron Commisso.

Se nel mercato invernale lo si era individuato come profilo per il ruolo di ala sinistra nel 4-3-3 di Italiano, con Palladino la posizione naturale di Gudmundsson nel nuovo scacchiere tattico dei viola sarà quella di trequartista di centrosinistra. Casella più congeniale per islandese rispetto a quella di esterno nel tridente, casella molto simile a quella occupata all'ombra della Lanterna, perfetta per provare a replicare i 14 gol (e 4 assist) della passata stagione dopo che, in Serie B, Gilardino era riuscito a liberarne il talento nonostante un inizio difficile.

Giocatore a tratti anarchico, che necessita di una centralità nell'impianto di gioco e soprattutto che la squadra si sappia orientare in sua funzione, alleggerendolo il più possibile dal lavoro senza palla, ripaga tutto ciò con una capacità sistematica di creazione di superiorità numerica, fatta a colpi di dribbling e transizioni incontenibili. L'idea di Palladino di attirare il pressing avversario per poi innescare i giocatori negli spazi sembra cadere a pennello sul fantasista del Genoa, per quanto ci possa esser da lavorare proprio sull'aspetto dell'intesa e degli automatismi con i compagni nella zona centrale.

Il vero punto critico (che esula ogni aspetto tecnico) riguardo Gudmundsson è lo stesso che aleggia sul giocatore da un anno, e che si è recentemente riaperto: un procedimento in corso per violenza sessuale davanti alla giustizia islandese. Il caso (risalente al 2023) era stato archiviato la scorsa primavera, ma lo scorso maggio è stato riaperto e ha portato al rinvio a giudizio del giocatore. La questione arriverà in tribunale il prossimo autunno, e se difficilmente sarà ostativa per il suo arrivo a Firenze, pone dilemmi pratici ma soprattutto etici che dovrebbero essere considerati.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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