
Ricardo Centurión, la vita un sorso alla volta
Le ricadute, le fughe, i lampi di genio e di follia dell'ex Genoa non finiranno mai
Il 31 marzo 2019 è un giorno di festa: Il Racing è tornato campione d’Argentina dopo 5 anni a secco di trofei. L’ultimo campionato risale al 2014, corrisponde anche all’ultimo trofeo sollevato da Diego Milito con la maglia dell’Academia. Diventato poi direttore sportivo, l'ex centravanti è colui che ha costruito la squadra che sta festeggiando al centro del Cilindro. Però non è del tutto sereno: al Principe sembra mancare qualcosa. O meglio, qualcuno.
Passa in rassegna tutti i giocatori che a turno stanno abbracciando e facendosi una foto con la coppa. Quando il giro è finito capisce il motivo di questa sua incompletezza: il più talentuoso, suo ex compagno nel gruppo vincente del 2014, è stato escluso dai festeggiamenti.
Adrián Ricardo Centurión non può partecipare ai festeggiamenti, perché Chacho Coudet lo ha messo fuori rosa un paio di mesi prima. A gennaio il Racing sta giocando al Monumental, il River è sopra di due gol. Al 66' Coudet richiama Centurión dal riscaldamento e gli dà indicazioni per entrare in campo: l’attaccante non degna nemmeno di uno sguardo il suo allenatore ma anzi, lo spinge via per evitare di ascoltarlo. Entrerà in campo e giocherà una mezz’ora ridicola. Proverà anche a chiedere scusa a Coudet nei giorni seguenti, ma l’allenatore si rifiuterà di riceverlo e lo spedirà ad allenarsi con le riserve.
Il gesto di Centurión sembra folle. Se vieni da un posto come Villa de Luján, se cresci come è cresciuto lui, allora è perfettamente coerente con l’immagine di te stesso che devi proporre al mondo.
Ricardo Centurión nasce il 19 gennaio 1993 a Villa de Luján, nella parte sud di Buenos Aires. Già da bambino la vita gli riserva sfide e ostacoli insormontabili: a 5 anni perde il padre nell’esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio dove lavorava; la madre – addetta alle pulizie all’hotel Sheraton –, già non molto presente, è costretta a cercare un altro lavoro per mantenere Ricardo e le sorelle e lo affida alla nonna Yaya, super tifosa del Racing. Ricardo, in casa con la nonna, ci sta poco o nulla. Sempre per strada, sempre alla ricerca di un modo per fare soldi velocemente, magari divertendosi.
Il calcio entra nella sua vita grazie ai tornei di quartiere organizzati nella Villa. I tornei, tipici dei barrios popolari di Buenos Aires, si reggono su una rete di scommesse illegali: i giocatori che vi partecipano arrivano a guadagnare come uno delle serie inferiori. Ricardo inizia la sua carriera nei potreros a 15 anni e subito capisce che, per farsi strada, nella Villa e nel mondo bisogna diventare duri, serve sembrare sempre incazzati, costruendo una corazza di rabbia perlata con la spuma di una birra, per difendersi dal mondo.
“In questi tornei è pieno di giocatori dal talento di Centurión”, dichiara un vicino di Villa Luján al Clarín, “il problema è che di tre ragazzi che vedi ad un angolo va bene se se ne salverà uno. Prendi i compagni di squadra di Ricardo, chi non è morto è in galera”. Quando non si litiga per soldi o per droga il motivo è solo il calcio. Un altro abitante della Villa ha raccontato che, appena conclusa una partita, un giocatore è stato ucciso per terminare una discussione iniziata in campo. Una cosa normale, in un torneo dove volano calci al petto, dove i campi sono presidiati da camere di sicurezza e filo spinato.
Centurión sguazza nel sottomondo che è la Villa. Non abbandonerà mai il suo quartiere, nemmeno quando si trasferirà in Italia, Brasile o Messico. La sua storia ricorda quella di Pity Álvarez, leader di Viejas Locas ed Intoxicados: nonostante un talento fuori dal comune e possibilità di successo tendenti a infinito, Pity è stato risucchiato in una spirale di droga e violenza che lo ha portato a commettere un omicidio nel 2018 - Álvarez si trova ora in una struttura preposta al trattamento della dipendenza da sostanze stupefacenti, in attesa di giudizio -, interrompendo bruscamente la carriera musicale.
Grazie a questi tornei di quartiere, Centurión viene notato dal Racing: a 15 anni gli si aprono le porte del Predio Tita Mattiussi. Il centro di formazione dell’Academia è uno dei più floridi e meglio strutturati di tutta l’Argentina: Ricardo ingrossa le file di una generazione di talenti come, fra gli altri, De Paul, Vietto e Bruno Zuculini. Ricardo è l’unico villero: traspare da come gioca, traspare da come si comporta fuori.
Il Racing intuisce che questo ragazzo ha il talento necessario per farcela in Primera e lo aspetta. Lo corregge, lo modella. Vengono mandate lettere a casa se Ricardo non si impegna in allenamento oppure se l’allenamento lo salta proprio, e nonna Yaya provvede a ristabilire l’ordine. Con una struttura intorno, Centurión inizia sempre di più ad assomigliare a un calciatore professionista: nel 2012 arriva la chiamata dalla prima squadra del Racing, allenata da Luis Zubeldía, che lo fa partire titolare nel derby di Avellaneda.
Il Cilindro ribolle. Centurión ci mette molto del suo per alzare ancora di più la temperatura: largo a sinistra nel 4-4-2 di Zubeldía, componendo un triangolo con Camoranesi e Pepe Sand, farà a quest'ultimo l’assist del 2-0. Gioca una partita impensabile per qualsiasi giocatore che non sia cresciuto in una villa, con 1vs1 continui contro ogni difensore del Rojo che prova a fermarlo: falli da dietro, entrate a due piedi, spinte, placcaggi. A fine partita, 4 gialli sono direttamente causati da un dribbling o da una finta del Wachiturro.
Centurión – che aveva già segnato il suo primo gol la giornata precedente contro l’Argentinos Juniors – conquista il popolo del Racing, mettendo sul piatto tutto ciò che ha: dribbling, finte, sfacciataggine, un talento generazionale anche per una grande istituzione come l’Academia.
Dopo la prima stagione fra i pro', Centurión ha acquisito uno status che gli permette di pensare al salto verso l’Europa. Approda a Genova, sponda rossoblù, come aveva fatto il suo idolo Milito prima di lui. Va tutto storto, in campo e fuori: gioca appena 581' senza segnare ma colleziona due denunce per disturbo della quiete pubblica. La cumbia è troppo alta, i vicini non gradiscono, siamo in mezzo ai carruggi non in un cortile di Villa Luján.
A gennaio torna al Racing, riaccolto a braccia aperte. Il Racing lo aveva salutato voltandosi dall’altro lato, per non far vedere una lacrima che scendeva sul viso, e contava i giorni per il ritorno: diventa il fulcro della squadra che conquisterà il campionato 2014, formando una coppia di attacco fra le meglio assortite col Principe Milito e segnando il gol decisivo per la vittoria finale - un colpo di testa deviato in porta da un difensore - contro il Godoy Cruz.
Centurión è tornato un uomo felice. Si sente amato dai tifosi, dal suo quartiere. Si sta consolidando come uno dei più forti esterni di tutto il continente, si parla di un suo possibile approdo a una tra Boca e River. Il Racing, però, lo vende in Brasile.
Nell’agosto 2016, il San Paolo lo presterà agli xeneizes per 12 mesi con un riscatto fissato a 6 milioni di dollari. Il suo approdo alla Bombonera si presenta come il matrimonio perfetto. Un giocatore del genere sembra destinato a vestire i colori gialloblù.
Boca Juniors, per Centurión non vuol dire solo la squadra di suo padre e delle sue sorelle. Vuol dire un’esposizione mediatica alla quale non è abituato, una lente di ingrandimento continua che ne evidenzia errori, colpi di testa e sbandate. Ricardo si autoesclude, gettandosi nel personale abisso di alcol e solitudine. Pochi giorni dopo essere diventato un bostero si mette alla guida, ubriaco, e dopo aver distrutto quattro auto si dà alla fuga.
Vuole scappare, non si sa da cosa. Probabilmente da sé stesso.
In campo prende il ritmo da subito, partendo sempre esterno alto nel 4-2-3-1 di Barros Schelotto e formando un tridente micidiale con altri due pibes de la villa come Carlos Tevez e Dario Benedetto, artefice dell’assist per il primo gol di Centurión contro il Quilmes.
Quando la palla oltrepassa la linea, la Doce esplode: vuole andarlo a prendere, abbracciarlo, ricordagli quanto è bello far parte della mitad mas uno che vibra per quei due colori saldati insieme in maniera indissolubile. Ricardo ci si tuffa, come faceva nella birra. Questa volta non vuole scappare, vuole prendersi quell’abbraccio e morirci dentro.
Centurión sembra sempre alla ricerca di altro, di una nuova emozione, di un avversario più forte per mettersi alla prova. L'11 dicembre 2016, il rivale indossa una maglia bianca fasciata da una banda rossa, risponde al nome di Club Atletico River Plate. Le due squadre arrivano al Superclasico in maniera opposta: il Boca sta letteralmente volando sospinto da Tévez-Benedetto-Centurión - 22 gol in tutto, 7 vittorie in 12 partite; il River invece sta faticando un po’ di più, avendo vinto due partite in meno del Boca.
Barros Schelotto decide di non concedere troppo al River: opta per un 4-3-3 facendo partire Centurion dalla panchina. La partita – che terminerà 2-4 per il Boca – è un ottovolante di emozioni con continui ribaltamenti di risultato. Il Boca si regge sulle spalle di Tévez che però ha bisogno di un compagno di attacco degno per battere (e umiliare) il River. Il compagno d’attacco, che neanche a dirlo è Centurión, entra in campo al 66’ e usa il prato del Monumental come foglio per scrivere un trattato su come si debba giocare un Superclasico.
Non è sfacciato, è l’arroganza in pantaloncini e scarpe da calcio. Quando punta i difensori avversari lo fa a passo di danza, ben consapevole che con un minimo movimento di bacino avrebbe mandato al bar il marcatore e le prime dieci file dello stadio. Propizia la terza rete – autentica perla di Tévez – e poi vince la partita con un gol che ha marchiata a fuoco la sua effige. Raccoglie con la coscia il rinvio del portiere e, ancor prima che il pallone possa toccare terra, Centurión lo tocca dolcemente con il destro per scavalcare Batalla, uscito per chiudergli lo specchio. Per essere sicuro che nessun difensore possa interferire, spinge il pallone in porta con la testa.
Già, la testa.
Molti – fra cui Oscar Ruggeri – lo avevano accusato di essere pazzo, di non avere la mentalità per giocare in una grande squadra, di essere un problema per compagni e allenatori. Ricardo ha risposto così: togliendosi la maglia per festeggiare il gol e offrendosi ai carnefici. Spogliato di ogni corazza, nudo di fronte ai dardi ma completamente e sinceramente autentico, nella forma in cui solo le persone buone e ingenue sanno esserlo.
Ricardo pensa che da questo momento possa aprirsi un nuovo capitolo della sua carriera ma, purtroppo, le cose iniziano a precipitare. A febbraio 2017, poco prima di un Superclasico prestagionale, viene alle mani con alcuni compagni di squadra. Poche ore dopo filtra un video in cui lo si vede maneggiare una pistola. Il Boca decide di passarci sopra, alla fine del semestre l’idea è addirittura quella di riscattarlo. Purtroppo, però, gli xeneizes non hanno fatto i conti col Centurión che la sera prima della firma viene coinvolto in una rissa. L’avvenimento fa saltare il riscatto e porta Ricardo a pensare di ritirarsi. Ha 24 anni.
Solo, disorientato, ubriaco, bisognoso di aiuto. Centurión riesce a scappare, destinazione Genova. I rossoblù provano a ridargli fiducia offrendogli un contratto di 4 anni. Ricardo capisce ora che, per quanti aerei possa prendere e per quanti km possa mettere fra sé e i suoi problemi, non potrà mai scappare da ciò che lo tormenta. Torna indietro, dopo aver giocato 5 partite senza segnare, richiamato da Milito che lo vuole al centro del Racing. Pian piano, però, Centurión si sta mangiando – bevendo – Ricardo.
Di quello che fa in campo interessa sempre meno: fuori è così esagerato e sopra le righe da offuscare tutto.
Nei successivi 4 anni mette insieme un’esperienza negativa via l’altra: viene cacciato dall’Altetico San Luis dopo che era stato visto in compagnia di 7 donne alle prime luci dell’alba e, andandosene, parla male del Messico, della città di Potosí e dei suoi tifosi; prova a dargli una chance il Velez ma la pandemia, durante la quale Ricardo perderà la sua compagna Melody in un incidente d’auto, non fa che acuire i problemi psicologici di Ricardo, inchiodandolo alla lancinante e ineluttabile solitudine e facendolo rituffare ancora di più nell’alcol.
Le ultime partite, Centurion le ha giocate con indosso la maglia del Barracas Central. Centurión è tornato troppo invadente per essere sopportato da Ricardo, le birre sono diventate più degli allenamenti, le feste più dei gol, le tenebre più delle luci. A novembre 2023 il baratro si è fatto ancora più profondo: Ricardo è trovato positivo alla cocaina in un controllo della polizia stradale a Villa Soldati. Ancora una volta era il Pity Álvarez, solo eccessi-sostanze-critiche-scherno. Nessuno che chiedesse Ricardo, come stai? Quand’è che tutto è iniziato ad andare male?
L'unico a credere in Ricardo Centurión è Gustavo Quinteros, allenatore del Velez, che lo fa allenare con la squadra a partire dal gennaio 2024. Ma se Quinteros crede di poter salvare Centurión, Ricardo lo tira ancora più giù. Nel maggio 2024 si rende irreperibile per 10 giorni, tutti pensano al peggio. Quando riappare non ha molto da dire se non che aveva sofferto una ricaduta: l’alcol e la coca stavano diventando sempre più divertenti del pallone. Ricardo - ancora una volta - voleva scappare, dal vuoto che sentiva dentro e dalla solitudine che lo circondava fuori.
Non sappiamo se Centurión tornerà ad essere un calciatore rilevante. Come cantò – ovviamente - Pity Álvarez, "la vida no es rosada y hay momentos que brillas y otros te encandila tu propria oscuridad". L'augurio a Ricardo, a Centurión e a Ricardo Centurión è che scopra sempre più spesso i primi, perché dei secondi si è già ubriacato a sufficienza.
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